32. I rivali di Roma – Mamerco – Parte trentaduesima

0
164

Storia, guerre, passioni nei trecento anni di lotta dei Sanniti, i veri rivali di Roma

 Storia romanzata di Paride Bonavolta  

 

313-310 a. C. – Mamerco è rabbioso per la politica troppo accondiscendente verso Roma – Mamerco va in visita in Etruria e ritrova il suo entusiasmo – Brutolo, suo figlio, vuol essere un soldato come il padre Mamerco, il nonno Tauro e il bisnonno Papio.

I rivali di Roma – Mamerco – Parte trentaduesima

313 – 310 a.C.Una volta ricongiunti alle truppe in Apulia fu ancor più duro constatare che in pratica non c’era nessun nemico da affrontare salvo cercare di arginare le truppe romane che stavano procedendo a riprendere ai sanniti il controllo di buona parte della Daunia occupata mentre le forze romane erano state richiamate per fronteggiare le minacce su Roma. Fu doloroso poi non intervenire in aiuto dei Marucini quando i romani intervennero per stroncare un loro moto di rivolta. Il sentimento generale nel paese fu che si fosse compiuto un madornale errore di valutazione confidando nello incerto intervento degli Etruschi e sopratutto ritenendo che la marcia conquistatrice di Roma potesse essere fermata anche senza arrivare ad una occupazione della città stessa. Qualche testa cadde fra gli anziani che sedevano in Consiglio e qualcuno preferì pagare l’errore togliendosi la vita con le proprie mani, ma questo ovviamente risultò, così stando le cose, del tutto ininfluente.

Ai romani, intanto, fu subito evidente che l’esperienza di Terracina aveva dimostrato che, in avvenire, per mantenere i contatti con il sud del paese la sola via che passava per Terracina non sarebbe stata sufficiente e che ne andava aperta un’altra che passasse per la valle del Liri. In pratica seguì una nuova tregua, seppur non dichiarata, anche se si ebbero scontri per il controllo di Fregelle, Teanum Sidicinum e Cales tutte rioccupate e spietatamente punite dalle truppe romane.

Nelle sue brevi ma frequenti visite a casa un Mamerco sfiduciato sfogò più volte la sua cocente delusione approfittando del paziente ascolto di Aracoeli.

Noi soldati siamo stati ancora una volta traditi dalla nostra dannata idea che la nostra penetrazione debba ricercare oltre ogni ragionevole limite le vie della integrazione pacifica. Per quale dannata iattura dobbiamo aver sempre paura di vincere Roma! Eravamo ad un passo dal successo e ci è stato detto “Aspettate gli Etruschi”, abbiamo insistito e ci è stato risposto “Il nostro obiettivo non è distruggere Roma ma ridimensionarla”. Dopo Caudium questa è la nostra seconda grande occasione perduta e sanno solo gli Dei se ce ne potrà essere una terza!
-Calmati Mamerco, tu non hai nulla da rimproverarti.
-Calmarmi?Come è possibile!In questi tempi sapessi quante volte ho rimpianto che tuo padre non fosse ancor vivo. Lui avrebbe sicuramente avuto il coraggio di non obbedire ad un ordine, magari fingendo di averlo frainteso. Forse avrebbe saputo inventare o creare pretesti, veri o falsi che fossero, per proseguire l’azione. Ma noi no! Noi obbediamo! Sembra che il grande sogno dei nostri politici sia solo quello di vedere gli emissari del Senato e del popolo romano che ci supplicano di concedere loro la pace! Roma invece questa pace non ce la chiede e ad ogni tregua lecca le sue ferite, riorganizza le proprie fila e si riarma per portare avanti la sua azione nei nostri confronti. Ho visto con questi miei occhi lo scempio fatto dai soldati romani sui popoli vinti senza fare distinzione di sesso ed età. Sarà disumano ma certo scoraggia le decisioni degli indecisi e ci isola da eventuali ipotetici alleati che potrebbero sentirsi più tutelati con noi ma che non avranno il coraggio di farlo se non il giorno in cui combattendo da soli potremmo garantir loro di aver debellato Roma. La politica di Roma sui vinti è crudele ma, ammettiamolo, è l’unica premiante se si è determinati a vincere, come loro sicuramente lo sono. E tremo pensando che un giorno tutto questo possa succedere alla gente del Sannio ma se ciò dovesse avvenire nei nostri confronti si agirà sicuramente con maggiore determinazione e crudeltà. Oggi possiamo ancora sperare che i romani non portino l’attacco decisivo contro di noi perché hanno paura che si possa aprire una guerra con gli etruschi.
-Smetti di tormentarti Mamerco, riposati, sei stanco. Pensa alla tua famiglia ed alle responsabilità che hai con i tuoi uomini quando tornerai fra loro.

Aracoeli, quando il marito si lanciava in questi sfoghi, frutto di un suo tormento interiore, era spaventata come lo era dalla irruenza che metteva nelle sue argomentazioni quando veniva coinvolto in discussioni con coloro, e non erano pochi, che avevano opinioni divergenti dalle sue. Alle volte arrivò a desiderare che la sua permanenza fosse la più breve possibile anche perché la collera spesso improvvisa di Mamerco sembrava scuotere il piccolo Brutolo che scoppiava in pianti dirotti. Purtroppo doveva constatare che Mamerco, dopo essersi aperto nei suoi confronti, ora sembrava nuovamente richiudersi in sé stesso e conseguentemente disertava il suo letto preferendo prendere il proprio piacere, non coinvolgente e sicuramente brutale, con una delle loro schiave. Non gelosa ma offesa, aveva cercato conforto in Ovio che spingeva ad affrontare il cognato ed amico come unica possibilità di vedere tornare un po’ di tranquillità nel cuore di Mamerco e conseguentemente nella loro famiglia. Ma Ovio, che ben conosceva i pensieri e l’indole di Mamerco, cercava di tranquillizzarla.

Quanto sta succedendo a Mamerco non è affatto insolito in persone della sua intelligenza e del suo valore sottoposte allo stress di una guerra che noi non sapremo mai quali orrori comporti. Vedrai, tutto ritornerà come prima e sono certo che questa sua rabbia sia dovuta principalmente al pensiero del pericolo cui un giorno potreste essere voi stessi esposti. Non è il solo dei nostri soldati reduci dal fronte che si comporta in questo modo. Si sentono traditi e sarebbe quasi meglio per loro che questa inutile tregua avesse termine. Per loro sarebbe meglio tornare a rischiare la vita in battaglia piuttosto che attendere l’iniziativa altrui. Tutto andrà a posto, vedrai. Tu cerca di rimanergli vicina perché mai come ora ha bisogno della certezza del tuo amore.

E l’attesa continuava esasperante e per giunta le notizie che giungevano non erano delle migliori. Il console romano Giunio Bruto, entrato con le sue legioni in Campania aveva sanguinosamente sottomesse Calatia, Atella e Nola. La lega filosannita di Capua si era dissolta, Fregelle e Capua una volta riconquistate avevano subito il sistematico massacro di tutti coloro che erano sanniti, filosanniti o sospettati di esserlo e quelle città contavano ormai di una popolazione interamente romana. Nuove colonie, con metodi altrettanto sbrigativi, erano state impiantate a Suessa e Saticula e quest’ultima era una città sannita! Che l’inviolabilità sannita fosse alla fine?

Non meno buone erano le notizie dal nord, dove Sora aveva pagato nel sangue la sua insurrezione ed Interamna era stata trasformata in colonia.

E’ vero-sbraitava Mamerco- Interamna non è sannita ma una città dei Volsci ma per noi è sempre stata considerata come se fosse nostra ed ora costituisce per loro come Saticula una seconda comoda porta di accesso sul Sannio caudino. E noi che facciamo? Anche Satricum è caduta, dove sono dunque i nostri eserciti? Le nostre forze sono integre, il nostro potenziale bellico non è stato intaccato e noi stiamo fermi ed assistiamo al progressivo smantellamento di quanto realizzato in anni di guerra, mentre i romani non solo hanno recuperato quanto avevano prima di Caudio ma hanno dalla loro parte in Apulia Teanum Apulum e Canusium che sono altrettante spade puntate sulla Penuria e sull’Irpinia mentre Fregelle rimane la spina nel fianco del Sannio saraceno. In pratica ci hanno circondato e ci resta solo, finché ce lo consentiranno, l’amicizia dei Frentani per non considerarci del tutto accerchiati e per poter disporre di un accesso al mare.

Provvidenziale fu, dopo un anno di tregua, l’incarico che Mamerco ricevette di far parte di una delegazione sannita in Etruria allo scopo di sondare ulteriormente le intenzioni di quel popolo. Sei mesi dopo al suo rientro sembrò un uomo cambiato e tornò carico di raffinati regali per la famiglia e cercò in tutti i modi di farsi perdonare le precedenti intemperanze.

Ho sentito moltissimo la tua mancanza-sussurrò ad Aracoeli stringendola a sè-e quella di Brutolo. Non vedevo l’ora di riabbracciarvi e di farmi perdonare. Gli ultimi tempi devo proprio avervi creato un inferno ad ogni mia venuta. Mi sono comportato proprio come un animale e, se non ti conoscessi bene, non oserei confessarti che mentre rifiutavo te ho preso alcune delle nostre schiave. Mi perdoni?
Certo che ti perdono e poi l’ho sempre saputo. Le tue intemperanze sessuali con loro mi sono costate una serie di regali alle ragazze per il fatto stesso che dovevano sopportarti.

Mamerco scoppiò in una allegra risata.

-Dunque lo sapevi e per giunta le pagavi perché mi sopportassero. Forse che anche tu mi sopporti quando vengo nel tuo letto?
-Certamente, se non sei gentile e ti comporti come un soldato affamato di sesso.
-Anche oggi mi sono comportato così?
-Nient’ affatto, e ti dirò che siccome sei stato molto tenero con me, per sdebitarmi del piacere che mi hai dato, e che tra parentesi essendo una donna onesta mi mancava, vorrei ora essere io a sdebitarmi nello stesso modo con te.
-Accomodati moglie, sono tutto tuo!

Anche Brutolo, ormai decenne, ritrovò il padre affettuoso che conosceva. Poiché il ragazzo era diventato un abile cavaliere, padre e figlio presero l’abitudine di lunghe cavalcate che spesso finivano per tenerli lontani da casa per più di un giorno. Quelle giornate con il figlio divennero il piacevole mezzo con il quale insegnargli quanto necessario per la conoscenza dei boschi, delle piste e delle tracce da seguire, per valutare ogni terreno ai fini di un eventuale accampamento militare o campo di una eventuale battaglia. Brutolo, felice di questa riscoperta del padre, assimilava tutto con sorprendente facilità. Un giorno che dopo una lunga battuta di caccia riposavano lungo un ruscello Mamerco decise di affrontare qualche argomento più personale con il figlio.

Sarebbe ora di parlare di te giovanotto. Cosa vedi nel tuo futuro? Vuoi forse diventare un agricoltore come lo zio Ursidio o un sacerdote come lo zio Ovio?
-Perché non un soldato come te?-replicò pronto Brutolo- anche tuo padre, mio nonno era un soldato e così anche l’altro nonno.
E perché non, allora, uno studioso ed un medico come il bisnonno Papio? -replicò divertito Mamerco-

Brutolo sembrò scegliere le parole prima di formulare la sua risposta.

Sarò un soldato. L’ho sempre pensato. E -aggiunse- voglio essere anche un buon soldato come lo siete stati tutti voi. Puoi insegnarmi a diventarlo?
-Mi sembra che tu sia già sulla buona strada, ti ho visto maneggiare spada e giavellotto con grande padronanza e in queste nostre cacciate hai assimilate numerose cognizioni utili per essere un buon comandante. Vorrei poterti dissuadere ma non credo che né io né tua madre ci saremmo aspettati una diversa decisione.

Approfittando della stasi delle operazioni militari Mamerco si dedicò alla preparazione militare del figlio. Osservando lo sguardo di Aracoeli si sentì in dovere di chiederle un parere visto che lui aveva dato per scontata la sua acquiescenza al proposito del figlio di seguire la via delle armi.

-Sei forse contraria a quanto stiamo facendo io e Brutolo?
-Come potrei, sono figlia e moglie di un soldato e mi sarei stupita se nostro figlio non avesse deciso di seguire il tuo esempio. Se fossi nata uomo sarei stata anch’io un soldato.
-Hai ora l’occasione di dimostrarlo in privato. Difenditi!– e ciò dicendo caricò gioiosamente la moglie e la fece cadere per terra fingendo che nella foga della lotta le sue mani si fossero finite sotto i suoi vestiti e che ora per liberarle fosse costretto a denudarla. Aracoeli stette al gioco e le sue mani fecero altrettanto e ben presto la lotta si tramutò in ben altro, altrettanto estenuante ma infinitamente più piacevole. A lotta ultimata Aracoeli sembrò meditare a lungo prima di affrontare un argomento che doveva starle particolarmente a cuore.

-Prima di diventare troppo vecchia e quindi prima che tu cessi di desiderarmi non potremmo decidere di avere un altro figlio? Ho notato che eviti accuratamente che ciò possa accadere e spesso me ne sono chiesta la ragione. Ma. . . ma se non ritieni di dovermi dare una risposta rispetterò il tuo silenzio.

Mamerco cercò a sua volta le parole adatte anche se da tempo si aspettava quella richiesta.

-La stessa domanda me la sono posta io stesso molte volte. Ti confesso che avrei paura per un futuro che vedo incerto e pieno di pericoli sia per i maschi che per le femmine. So che quanto dico è irrazionale ma i tanti orrori che ho dovuto vedere hanno influito su questa mia scelta. Con Brutolo ho assicurato una discendenza alla mia stirpe e non voglio prendere in considerazione l’idea che, con i tempi che corrono, un solo figlio maschio possa essere insufficiente. Spero che al più presto si ponga lui il problema, ed il piacere, di assicurarmi una discendenza. A proposito sai che intenzioni ha al riguardo o se non altro verso l’altro sesso?
-Le premesse sono delle migliori. L’ho trovato spesso ad interessarsi delle nostre schiave più belle quando prendono in libertà il bagno. Anche le ragazze si sono accorte di lui ma non lo hanno dato a vedere forse per civetteria e per evitare che in lui possa subentrare della morbosità. Ho pregato Lucrezia, una giovane e bella ragazza sidicina, diciamo di. . . di assecondarlo nelle sue curiosità sull’altro sesso.
-Non sfugge niente al tuo controllo.
-Non è forse un mio dovere?
-Anche. Però il tuo primo dovere è principalmente quello di soddisfare gli smodati appetiti sessuali del marito.
-Agli ordini comandante! Cosa preferisce il mio signore?


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

[1] (Nota di Enzo C. Delli Quadri) Quando molti anni orsono, Paride Bonavolta, mise mano a questo lavoro fu a lungo combattuto tra l’idea di “scrivere di storia” e quella di “romanzare la storia” per renderla più avvincente se vissuta da personaggi con la stessa interagenti. Scelse la seconda, anche perché, di storicamente definito, nonostante l’opera del canadese E.T. Salmon professore emerito alla Mc. Master University in Canada e di altri studiosi, c’è poco e quel poco rifà alla storia scritta dai romani, cioè dai vincitori. Cosicché, i Sanniti, dai loro scritti, non hanno ottenuto quella visibilità e giustizia che forse avrebbero meritato.

Attraverso la vita di 7 personaggi immaginari (Papio, Tauro, Mamerco, Brutolo, Murcus, Gavio, Herio), la storia dei Sanniti di Paride Bonavolta si dipana dal 354 a.C.(data del primo trattato dei sanniti con Roma) al 70 d.C. (morte dell’ultimo dei sette personaggi, quasi 20 anni dopo la Guerra Sociale). Ma, attraverso i ricordi del primo personaggio, Tauro, la storia riprende anche avvenimenti iniziati nel 440 a.C.

I sette personaggi della stessa famiglia, nell’arco di questo periodo, vivranno gli avvenimenti storici che contrapposero romani e sanniti nel contesto più generale degli avvenimenti della penisola italica interagendo quindi con personaggi famosi quali il re epirota Alessandro il Molosso, Pirro, Annibale ed infine Spartaco.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here