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I’ m’arrcord

di Bruno Marinelli [1]

I' m'arcord

I’ m’arrcord

Currevane, redenne, pe’ ‘stu prate,
decevane: “Acchiappace papà !!”,
me re stregneva, allora, forte, forte,
e ancora, tante, le vulesse fa.
Mo’ se so fatte gruosse tutt’e tre
e nen le pozze fa ch’ tenghe scuorne,
d’ vase e d’ carezze l’arregnesse,
e re vulesse, sempre, tenè attuorne.
Passane r’anne e cagnane le cose,
so’ tiempe ch’ nen puonne chiù turnà
e, dentre a ‘stu ciardine, m’arrepasse
la cuntentezza d’ tant’anne fa.
Vecine a ‘st’altalena arruzznita
I’ sente, ‘ngora, : “Vussace chiù forte !!”,
‘mpaurita, allucca, invece, : “ Fa chiù chiane !!”
la nonna ch’ se stava a zappà l’uorte.
Me zumpavate ‘nguolle, lappellà,
decenne : “ Forza, facce l’asinelle !!”,
i’ ch’ truttava ch’ la schina rotta
e ch’ ragliava …ma quant’eva belle…
‘Ngoppa a ‘ste chiante, d’ lecene e marene,
come tre hatte v’arrempcavate,
i’ ve curreva appriesse all’une e all’atre
ch’ la paure ch’ ve sdrupavate.
I’ m’arrcord… e ride sule, sule,
…a juorne è aùste e forse arrmenìte…
passa la gente e, come darre tuorte,
me uarda e pensa: ”S’è rncugliunite”.

 

Io mi ricordo

Correvano, ridendo, per il prato,
dicevano: “Prendici papà !!”,
me li stringevo, allora, forte forte,
e ancora, tanto, vorrei farlo.
Adesso sono diventati grandi tutti e tre
e non posso farlo perché mi vergogno,
di baci e di carezze li riempirei,
e vorrei, sempre, tenerli, intorno.
Passano gli anni e cambiano le cose,
sono tempi che non possono più tornare,
e, dentro questo giardino, ripenso
alla gioia di tanti anni fa.
Vicino a questa altalena arrugginita
Io sento, ancora, :”Spingici più forte !!”,
impaurita, grida, invece, : “ Fai più piano !!”
la nonna che stava zappando l’orto.
Mi saltavate addosso, all’improvviso,
dicendo : “Forza, facci l’asinello !!”,
io trottavo con la schiena indolenzita
e ragliavo…ma quant’era bello…
Su queste piante, di prugne e di amarene,
come tre gatti vi arrampicavate,
io correvo appresso a tutti e tre
per impedirvi di cadere.
Io mi ricordo…e rido solo, solo,
…a giorni è agosto e forse ritornate…
passa la gente, e come dargli torto,
mi guarda e pensa :” Si è rincoglionito”.

 

 

_____________________________
[1] Bruno Marinelli, molisano di Rionero Sannitico, costretto ad abbandonare gli studi universitari per dedicarsi al lavoro in banca, ha operato nel sindacato, senza mai abbandonare la sua passione per la poesia dialettale.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

 

 

About Bruno Marinelli

Bruno Marinelli, molisano di Rionero Sannitico, costretto ad abbandonare gli studi universitari per dedicarsi al lavoro in banca, ha operato nel sindacato, senza mai abbandonare la sua passione per la poesia dialettale.

3 commenti

  1. Bellissima la poesia di Bruno Marinelli. Un tenero quadretto familiare che ho letto con un nodo alla gola e che mi ha riportato ai miei tempi passati. Grazie per questa emozione. Il dialetto che io adoro e che per me è musica , rende ancora più bello il componimento. Complimenti.

  2. BELLISSIMI MOMENTI dell’intimità familiare come questi descritti dal poeta, con nostalgia ma non certo con tristezza; sono il termometro delle situazioni odierne, cioè con figli che vivono lontani per lavoro, ma tornano a rinvigorire l’unione della famiglia e fanno ….i nonni almeno durante le ferie. Che siano BENTORNATI TUTTI NEL LORO PAESE NATIO!

  3. HO RILETTO LA POESIA ED HO PENSATO:SPERIAMO CHE “TI RINCOGLIONISCA ANCORA E PIù SPESSO” CARO POETA BRUNO…VISTI I RISULTATI POETICI E FANCIULLESCHI CHE OTTIENI E CI TRASMETTI…

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