I guerrieri Sanniti della necropoli di San Pietro Avellana

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Il 4 novembre 2017 inaugura, nel museo del paese altomolisano, l’esposizione permanente con i resti rinvenuti nelle tombe del VII secolo a.C.

di Daniele Lombardi
con foto di Erika Iacobucci

Mostra dei materiali rinvenuti nelle Tombe Sannite della Piana del Fusaro San Pietro Avellana (IS)

“Circa un’ora prima l’uomo era giunto a Piana Fusaro, San Pietro Avellana, per cominciare il suo turno come guardiano degli scavi archeologici. Durante la realizzazione della linea del metanodotto, erano infatti venuti alla luce alcuni reperti che facevano supporre la presenza di un antico insediamento romano o italico”. Queste frasi sono contenute nel primo capitolo del romanzo sui Sanniti ‘La confraternita del lupo’, pubblicato nel 2011 ma la cui scrittura era iniziata già un lustro prima. Gli eventi del giallo prendono una piega inaspettata e a tratti feroce, la cui narrazione però è solo il pretesto per porre l’attenzione sull’avvenimento, effettivamente accaduto, che quell’incipit descrive.

Tomba Sannita Piana del Fusaro San Pietro Avellana (IS)

I lavori di raddoppio vennero, infatti, realmente eseguiti sulla linea del metano Campochiaro-Sulmona e nel dicembre 2004, in località Piana Fusaro – non lontano dalla Taverna del Sangro, già stazione di posta di epoca romana, riportata pure nella Tavola Peutingeriana -, furono rinvenute inizialmente due tombe. Il successivo scavo permise la scoperta di un’intera necropoli, costituita da ben venticinque sepolture, disposte ai lati di una strada utilizzata fin dal III secolo a.C. (probabilmente la via Numicia, che nei paraggi Konrad Peutinger ubicava). Ma le tombe erano ancora più antiche, databili tra il VII e il VI secolo a.C., quindi in età cosiddetta italica.

Che a San Pietro Avellana ci fossero degli insediamenti sanniti era già chiaro dalla presenza di fortificazioni, visibili in tre ordini di mura, sul monte Miglio, che domina l’abitato del paese altomolisano. La più alta, posta alla sommità dell’altura, si trova a 1300 metri sul livello del mare e permetteva di controllare buona parte del territorio e di comunicare con le altre popolazioni. D’altronde, tutta la zona che si sviluppa attorno ai fiumi Sangro e Trigno ha fatto da cornice ad un’intensa rete di rapporti e relazioni commerciali e culturali tra le popolazioni dell’epoca preromana, Caraceni e Peligni in primis, ma anche Piceni.

I materiali rinvenuti all’interno delle sepolture di età arcaica” si legge nelle relazioni predisposte dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio del Molise e dal Polo Museale del Molise, “mostrano stretti punti di contatto con la cultura picena” che si sviluppò tra Marche e Abruzzo. “Numerose sono le analogie tra gli oggetti rinvenuti nei corredi funerari della necropoli di Piana Fusaro (San Pietro Avellana) con quelli restituiti dalle necropoli di Alfedena (AQ), Loreto Aprutino (PE), Atri (TE) e nell’altopiano del Fucino” a testimonianza “dei fitti scambi che univano questo estremo lembo settentrionale del Sannio Pentro con l’orizzonte culturale dell’area aufidenate, attraverso la valle del Sangro e una fitta rete di percorsi tratturali”.

In questo contesto, il rinvenimento della necropoli di Piana Fusaro, va a rafforzare la tesi dell’esistenza di un villaggio sannita a San Pietro Avellana, malgrado ancora manchino le testimonianze che permettono di collocarlo con precisione. Ma dove ci sono i morti, logica vuole che una volta ci fossero i vivi.

Le venticinque tombe della necropoli di San Pietro Avellana avevano coperture di pietre e a tumulo, con i resti avvolti in sudari chiusi da fibule e posti in casse di legno. I defunti appartenevano a tutte le classi di età: dai feti prematuri agli anziani; le indagini svolte dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Molise hanno permesso di stabilire segni di consanguineità e affinità di corporatura come, ad esempio, una statura media di un metro e settanta per gli uomini e dieci centimetri in meno per le donne; erano individui muscolosi, dediti alla pastorizia e con buona disponibilità di cibo, in particolare carne. Le tombe maschili erano ornate da armi e rasoi mentre quelle femminili da utensili per attività tessili e gioielli (collane, fibule, bracciali, catenine).

Tra le altre, alcune tombe rivestivano particolare interesse: quella dell’uomo rinvenuto in una delle due tombe a tumulo, di rango elevato già solo per la poco frequente tipologia di sepoltura. L’alto lignaggio si evinceva pure dal pugnale e la lancia ritrovati nella sua fossa, oltre a un anello, una fibula ad arco serpeggiante e due vasi. Anfore, vasi, fibule e pugnali anche nella tomba di un giovane guerriero, esponente di spicco della comunità, di età compresa tra i 25 e i 30 anni.

Ma ad attrarre gli studiosi è stata soprattutto la tomba di una principessa bambina, in età prepuberale, deposta con un ricchissimo corredo che denotava l’agiatezza della sua famiglia. Raccolta in una veste ricercata, decorata con ornamenti complessi e lussuosi, la piccola portava alle dita anelli in bronzo e al collo una catenina di perle di ambra, ematite e pasta vitrea.

Successivamente al suo ritrovamento, la necropoli di Piana Fusaro venne ricoperta per consentire la prosecuzione dei lavori del metanodotto, rischiando così di perdere questi preziosissimi reperti. Per fortuna, dopo più di un decennio di oblio, tutto il materiale allora rinvenuto ed esumato, torna finalmente a disposizione dei cittadini, nella nuovissima ala archeologica, dal design avanzato, del “Museo delle Tradizioni popolari e del Costume d’epoca” di San Pietro Avellana.

Inaugurazione della Mostra dei materiali rinvenuti nelle Tombe Sannite della Piana del Fusaro San Pietro Avellana (IS)

Grazie alla sinergia tra l’Amministrazione Comunale, il Sindaco Francesco Lombardi e lo specifico Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell’ambito del programma governativo “Cantieri in Comune”, dal 4 novembre 2017, è aperta al pubblico la mostraUna finestra sul passato. La Necropoli Arcaica di San Pietro Avellana”, che ospita tutto il contenuto delle venticinque tombe, debitamente catalogato e ricostruito dalla Soprintendenza Archeologica e dal Polo Museale del Molise. L’esposizione permanente “Storia e glorie dei guerrieri di Piana Fusaro” – questo il sottotitolo – promette di far rivivere agli spettatori le magiche atmosfere e il fascino che i Sanniti si portano dietro da secoli. Proprio come il guardiano della necropoli, nel romanzo “La confraternita del lupo”, i visitatori potranno “immaginare le anime degli antichi guerrieri Caraceni vagare nell’aria, custodi dell’eroismo di un remoto e fiero popolo”.

Da non perdere.

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