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I contatti tra Luigi Sturzo e Torquato Di Tella: l’endorsement del filantropo capracottese in favore di Giuseppe Raimondi

di Francesco Mendozzi

Don Luigi Sturzo (1871-1959) e Torquato Di Tella (1892-1948).

Se in Argentina il nome di Torquato Di Tella è da settant’anni sinonimo di successo industriale ed impegno politico, a Capracotta, suo paese natale, la figura carismatica del Di Tella è stata riconosciuta relativamente tardi anche se gli sono stati tributati i giusti onori. In Italia, invece, il suo nome fatica a ritagliarsi lo spazio che merita nella galassia dell’antifascismo, forse perché operò da oltreoceano, parlando attraverso un altoparlante troppo poco ascoltato dalla nostra Resistenza.

Il primo storico italiano che gli ha dedicato uno studio approfondito è stato Bruno Tobia col suo saggio del 1993, in cui presentava il fitto carteggio tra l’imprenditore capracottese e Filippo Turati (1857-1932), leader socialista della Concentrazione antifascista. Pochi anni dopo la ricerca del Tobia, l’Istituto Luigi Sturzo di Roma ha pubblicato un volume di epistole tra il fondatore del Partito popolare italiano e Alcide De Gasperi (1881-1954), cofondatore, venerato come servo di Dio, della Democrazia cristiana, e di cui è tuttora in corso la causa di beatificazione. All’interno di questo carteggio ho rinvenuto una lettera inviata da don Luigi Sturzo il 22 agosto 1945 da Brooklyn e indirizzata a De Gasperi, a quel tempo membro del Comitato di Liberazione Nazionale e che di lì a poco ne diventerà presidente con responsabilità di governo. In quella missiva Sturzo ammette di aver ricevuto una telefonata dall’amico Torquato Di Tella.

Torquato, infatti, aveva raccolto le preghiere di Miguel de Andrea (1919-1960), vescovo di Temno (sede oggi soppressa), affinché raccomandasse Giuseppe G. B. Raimondi (1878-1955) «per qualche incarico di fiducia da parte del Governo italiano o del Partito della Democrazia Cristiana». Il Raimondi «appartenne al Partito Popolare e nel 1920 fu eletto consigliere provinciale di Alessandria per la circoscrizione di Tortona. Il 1921 fu nella lista dei candidati politici con Scotti e Baracco che riuscirono eletti. Poscia andò in Argentina dove esercita la professione di Ingegnere Enologo ed è vice presidente del Consiglio Agrario Nazionale». Insomma, Di Tella chiese a don Luigi Sturzo di adoperarsi affinché piazzasse l’uomo di fiducia del vescovo sudamericano in un futuro governo della nuova Italia.

I contatti tra Torquato Di Tella e Luigi Sturzo non devono stupire. Finora siamo stati abituati a pensare al nostro concittadino come a un fervente socialista. In realtà, nel suo antifascismo, egli manteneva intatta una formazione cattolica e tradizionalista ma, ancor più, era egli un perfetto peronista, seguace di un’ideologia dall’anima contraddittoria, tipicamente argentina, «in cui coabitavano spinte nazionaliste e rivendicazioni sindacali, una politica estera terzomondista unita a una repressione interna di matrice autoritaria». Offrire tuttavia un incarico al Raimondi presentava diversi problemi di natura burocratica, come si evince dal prosieguo della lettera, in cui Sturzo scrive:

«All’amico Ing. Torquato Di Tella, che mi ha telefonato oggi riferendomi la proposta di mons. De Andrea (che apprezza i sentimenti cattolici e le idee sociali del Raimondi) di metterlo in lista per l’Assemblea costituente, ho risposto che il Raimondi ha la nazionalità argentina. Potrebbe avere degli incarichi speciali (specialmente nel campo tecnico dell’enologia) in quello dei rapporti economici tra Italia e Argentina, ignoro come possa avere dei posti politici essendo tuttora cittadino argentino. Mons. De Andrea lo apprezza molto e insiste con me da vario tempo. Confesso che non avevo compreso fino a oggi, quali le aspirazioni dell’ing. Raimondi, di cui non avevo un ricordo chiaro. Ti prego di rispondere direttamente a mons. De Andrea, un grande amico mio e della Democrazia cristiana, inviandogli una lettera molto amichevole e tenendo conto di quei servizi che il Raimondi potrà rendere alla patria».

Ciononostante, di lì a poco Giuseppe Raimondi ebbe effettivamente un ruolo attivo nella Consulta nazionale (dal 25 settembre 1945 al 24 giugno 1946), nella successiva Assemblea Costituente ed infine risulterà eletto come deputato nella I Legislatura del Parlamento repubblicano, presentando ben sei disegni di legge, tra cui uno sulle disposizioni per un più stabile impiego della manodopera agricola disoccupata ed un altro sull’esenzione fiscale per l’Associzione nazionali mutilati civili. L’endorsement di Torquato Di Tella, insomma, andò a segno. Per il bene della Repubblica Italiana.


Bibliografia di riferimento:

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016;
  • F. Mendozzi, Torquato Ciro Mario Di Tella, in AA.VV., A la Mèreca. Storie degli emigranti capracottesi nel Nuovo Mondo, Cicchetti, Isernia 2017;
  • L. Sturzo, Politica di questi anni, a cura di C. Argiolas, Gangemi, Roma 1998;
  • L. Sturzo e A. De Gasperi, Carteggio: 1920-1953, a cura di G. Antonazzi, Ist. Luigi Sturzo, Roma 1999;
  • L. Sturzo e A. De Gasperi, Carteggio: 1920-1953, a cura di F. Malgeri, Rubbettino, Soveria Mannelli 2006;
  • B. Tobia, Scrivere contro. Ortodossi ed eretici nella stampa antifascista dell’esilio: 1926-1934, Bulzoni, Roma 1993.

Copyright: Letteratura Capracottese

About Francesco Mendozzi

Francesco Mendozzi è nato a Roma nel 1984 ed è laureato in Relazioni internazionali. Figlio di capracottesi, nutre da sempre una sconfinata e genuina passione per la propria terra d’origine, tanto da aver pubblicato la “Guida alla letteratura capracottese”: una bibliografia ragionata e commentata, in due volumi distinti, su tutto quel che è stato scritto e su Capracotta e dai suoi cittadini sparsi per il mondo. Le sue ricerche sulla letteratura e sul territorio altosannitico lo stanno portando a riscoprire ignote pagine di storia comune che via via troveranno spazio nella sua nuova collana editoriale degli “Argomenti di letteratura capracottese”.

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