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La Guerra Italica

A cura di Enzo C. Delli Quadri
Ott. 2012

Schermata 2014-10-06 alle 11.18.53Nella sua espansione verso il resto della penisola, Roma aveva da tempo sottomesso le tribù italiche che erano state sue preziose alleate contro Annibale e in altre guerre. Nonostante questi servigi e le esplicite richieste, continuava a rifiutare loro la concessione della cittadinanza romana..

Marco Livio Druso fu il tribuno della plebe della Repubblica Romana che si schierò per la causa italica, avanzando proposte di legge a favore dell’estensione della cittadinanza, ma la proposta non piacque né ai senatori né ai cavalieri. E l’avversione fu tale che seguaci del consoleLucio Macio Filippo, il accanito degli oppositori, mandarono un sicario ad assassinarlo.

Era il novembre del 91 a.C. 

Questa fu la scintilla che diede fuoco alle aspirazione dei Municipia Italici: SannitiMarsi, Peligni, Marrucini, Vestini, Piceni si unirono in una confederazione (la Lega Italica), elessero capitale Corfinium (l’attuale Corfinio, presso Sulmona) ribattezzata per l’occasione Italica, e richiesero di nuovo ufficialmente la concessione della cittadinanza. Di fronte al rifiuto del Senato, scesero in armi contro Roma tiranna, scatenando la feroce Guerra Sociale, che divampò soprattutto in Abruzzo e in Campania. Più in particolare, la rivolta scoppiò ad Ascoli, nel Piceno: un pretore, un legato e tutti i romani residenti in città furono massacrati. Le tribù italiche confederate si diedero una struttura politica unitaria sul modello di quella dell’Urbe: elessero due Consoli scelti tra le due tribù preminenti (uno dei Marsi, Quinto Poppedio Silone, e uno dei Sanniti, Gavio Papio Mutilo), un’assemblea di ben 500 senatori, e soprattutto sancirono e simboleggiarono la loro unità politica e di intenti coniando una moneta comune, che Schermata 2014-10-06 alle 11.46.37riproduceva la cerimonia del giuramento di fedeltà comune alla causa, col dono delle fedi e il sacrificio di scrofe. Sul lato opposto, accanto ad una bellissima testa femminile cinta dell’alloro della vittoria, compariva per la prima volta nella storia il nome ITALIA. Alcune monete recanti, anche esse la scritta Italia, raffiguravano un toro che abbatteva la lupa romana.

La guerra si protrasse fino all’88 a.C. e Roma non vinse militarmente, come spesso si legge, ma seppe solo difendersi con Silla e Strabone. Lo scopo che gli Italici si erano proposto fu raggiunto, perché essi divennero a pieno titolo cittadini romani.

I timori che i Romani avevano dei Sanniti, comunque, non cessarono. Nei 20 anni successivi alla fine della guerra Italica, I Romani, e più di tutti, il dittatore Lucio Cornelio Silla, tentarono, invano, di sterminare la stirpe Sannita. Il Romanzo VITELIÙ di Nicola Mastronardi ne descrive le parti più significative.

I SannitiNon fuggivano la guerra: erano così lontani dallo stancarsi di una difesa, anche senza successo, della loro libertà, che preferivano essere sopraffatti piuttosto che rinunciare a battersi per la vittoria”. (Livio, X, 31.14)

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Fonti
: Reminiscenze Scolastiche – Viteliù di Nicola Mastronardi – I Sanniti di Davide Monaco – Wikipedia

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. REMINISCENZE di un giovane sannita, COSI’ BENE IMPRESSE ED ESPRESSE, MA SOPRATTUTTO TRASMESSE oggi con amore ed ardore di un uomo sannita, sostenuto, forse anche IERI- ma oggi di più, da un grande ideale di libertà e di CITTADINANZA “ALTOSANNITA”-

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