Germano D’Aurelio in arte Nduccio

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di Enzo Gentile
e con informazioni attinte dal sito di Nduccio 

Cosi scrive di lui l’amico Enzo Gentile:

Conobbi Dnuccio, all’anagrafe Germano D’aurelio, i primi tempi che ero in Abruzzo, a un matrimonio in cui si esibiva in un suo spettacolo. Ne rimasi fulminato. Nel suo spettacolo esprimeva una rara intelligenza e si capiva che dietro l’attore comico c’era molto di più. Così, nel tempo, lo seguii e presi a conoscere tutta la sua produzione artistica. Ne rimasi esterrefatto. Nduccio faceva l’artista comico ma questo era il meno. Era in realtà un grandissimo interprete della canzone abruzzese. Certi suoi pezzi sono di una grandezza ineguagliabile: da Borgo Marina all’interpretazione musicale delle poesie di Modesto Della Porta, ed anche ai brani più propriamente popolari che manifestano al di là dell’apparenza ridanciana, delle grandi verità. Conosciutolo di persona, ho avuto modo di rendermi conto di avere a che fare con un grande artista ma ancora più con un grande intellettuale con un immenso spessore umano. Resta il problema legato al fatto che in questi territori, sembra quasi che non ci si renda conto delle eccellenze culturali presenti e peraltro notevoli, quasi che la gente di queste terre sia distratta e non sappia riconoscere e promuovere questi talenti. in una terra in cui nemmeno si sa che AMARA TERRA MIA portata al successo da Domenico Modugno, è in realtà un canto abruzzese dal titolo CADE l’ULIVA e che MARE MAJE (o Scara Maje – Povera me) è un canto abruzzese del XIV secolo di una bellezza e di una modernità rare, che entra di diritto nella storia della musica italiana di rutti i tempi. Nè la politica, nè le istituzioni hanno mai fatto grande attenzione alla cultura di questo territorio. Ed è un vero peccato. Ricordo che io non sono abruzzese. E che debba dire tali cose uno che è nato a Milano, mi sembra un autentico paradosso.

Così si legge sul sito web di Nduccio

Nduccio, tipico caso di sdoppiamento di personalità, non risponde nè al telefono nè al nome di Germano D’Aurelio. Nato anni fa, nell’anno 1961 frequentava la prima elementare. Cancro, ascendente Capricorno e discendente di contadini, fu arrestato per ortaggio ripetuto, ortaggio e resistenza elettrica e meccanica. Rinchiuso in campagna “sott’a la capanna” sta scontando al tasso del 5%, un mutuo agevolato che aveva acceso con la benzina del trattore. Poca scuola, tante preoccupazioni, lo hanno rovinato soprattutto le conoscenze (che solitamente aiutano) ed il sapere (che se non lo avesse saputo era meglio). Tutta la sua folgorante carriera iniziò come un fulmine a ciel sereno, caduto il quale, perse tutti gli averi come la casa e la stalla, ed anche gli esseri come gli animali ed i parenti, nonché il vino, la botte la cantina e l’albero a cui tendeva la pargoletta mano.

La povertà fu la sua vera grande fortuna! Ha iniziato a frequentare la scuola nei giorni di chiusura quando ancora era sano di mente. Poi perito, fu sepolto, ma dal terzo giorno, come la pannocchia, non se ne seppie più niente! Abita a Pescara, una piccola cittadina abruzzese che si trova vicino casa sua. Per la sua grande passione per i numeri si è trasferito in una frazione, in via da denominatore comune, dove, col cavallo dei pantaloni, esercita l’equazione. Di tendenza acculturata riesce a coniugare i verbi all’infinito. È capace di farlo per molto, molto, molto tempo: all’infinito! Poi finito l’infinito può ripetere altre poesie anche dello stesso leopardo o di altri animali. Legatissimo alla propria terra si é fatto piantare a fianco della patata, di cui è ghiotto cosi tanto, da arrivare perfino a volte a mangiarla. Alla sua morte sarà cromato insieme allo scappamento del suo trattore.

Di carattere buontempone quando non piove, è a volte solare, a volte nuvolare, a volte fangio, a volte ferraro. A volte invece non corre, si ritira. È consigliabile concimarlo tre giorni prima di consumarlo. Non agitarlo prima dell’uso, ma durante.

È possibile trovarlo senza cercarlo e cercarlo senza trovarlo: una fortuna comunque! Per gli ultimi fedeli che lo richiedessero, chiamare o prima mezzogiorno o dopo mezzogiorno, oppure a mezzogiorno. Al suo telefono risponde il cognato e a suo cognato risponde il telefono: 338 8237873. Qualsiasi altra informazione la potete dare quando volete, scrivendo a: nduccio@nduccio.comoppure inviando una qualsiasi somma all’Iban IT61U0760115400000037314937. Qualcuno pregherà per voi, oppure sarà direttamente lui a pregarvi di farlo. Un bacio no che la piorrea esiste. Un saluto no, sembrerebbe l’ultimo… Un abbraccio si, ma… “circolare”! Che è più facile incassarlo.

Vengo a sapere da Wikipedia che:
Sono nato a Pescara l’11 Luglio del ’54. Sarà vero, ma non ricordo bene: appena nato ero piccolo e capivo meno di adesso!
Sono un musicista. Non proprio, anche se in chiesa, alla messa degli anziani, suono “Resta con noi Signore la sera“. Ma… oltre alle anziane non é restato manco Gesù.
Sono un cabarettista. Non credo. “Cabaret” é una parola francese che significa “vassoio“, io che c’entro con la Scuola Alberghiera?
“Mi propongo ” Io mi propongo? Caso mai mi indispongo!
“Lavoro in tutto l’Abruzzo“, ma quandomai Wikipè? Sono quasi sempre fuori. E non solo dall’Abruzzo.
“Canto il Folk“. Folk é una parola tedesca derivante dal Latino Vulgus. Sarò pure volgare e mi piace, ma Folk MAI! Forse “popolare“!
“Uso il Dialetto abruzzese prevalentemente pescarese“. Mah!? Veramon, dicevano i Francesi, uso l’Abruzzese arrangiato al “Meridionalese“.
“Nel 2008 pubblico“. Si ma dopo 14 pubblicazioni tra vinili, musicassette, stereo8, stereotipi, 45 giri ed LP, con Fonola, Rifi, Bess, La Voce del Cafone, e qualche altra che ho scordato…
“Ho fatto televisione con Renzo Arbore (Meno siamo, meglio stiamo).
Si, ma forse prima anche cose meno importanti tipo: Seven Show, Stand Up, Suonare Stella, Ride…Rai, Check In… E poi RadioRai: con Roberto D’Agostino “Fuori Onda“, con Ernesto Bassignano “Ho perso il Trend“, con Annamaria Orfeo e Giuliano Gomez per 3 anni tutte le mattine su Radio Delta 1, da ottobre su Rai 3 Abruzzo tutti i mercoledì a “Buongiorno Regione“.
Anche ti dico? – Vien e vedrai – diceva il barbone 2000 anni fa’.

E mo basta che mi sò stufate!

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