Fra i due orologi… il maestro gode: la scuola di Capracotta sul finire dell’800

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di Francesco Mendozzi

“Il Risveglio Educativo” fu un bisettimanale delle scuole elementari – o, per meglio dire, un monitore – fondato a Milano da Guido Antonio Marcati (1855-1922), maestro elementare e direttore didattico, e pubblicato dal 1884 al 1899 nella tipografia Bergonzoni, una rivista a cui collaboravano pedagogisti di chiara fama. Fra questi spicca un educatore – probabilmente un corrispondente dal territorio – che si firmava Penna d’Oca, responsabile della rubrica “Per il mondo”…

In alcuni numeri de “Il Risveglio Educativo” del 1894 ho scovato una divertente disputa che vede contrapposti due maestri di Capracotta – Ubaldo Di Nardo e Vittorio Conti – al regio delegato scolastico, disputa che venne risolta direttamente dal Ministero della Pubblica istruzione.

La contesa nacque «nientemeno che per causa degli orologi» poiché, al momento dell’uscita da scuola, quello del delegato scolastico segnava le 14:15 mentre quello dei maestri le 13:45. Lo scarto di mezz’ora tra i due orologi causò le accese rimostranze dei docenti, che – è lecito pensare – rimproveravano al delegato una certa fretta nel voler lasciare il posto di lavoro. Forse per principio, per antichi rancori personali o forse per quell’indole tipica dei montanari, Di Nardo e Conti portarono la vertenza al consiglio scolastico provinciale di Campobasso, «il quale diede torto all’orologio dei maestri e ragione a quello del sopraintendente», condannando i due insegnanti alla sospensione dello stipendio per ben 15 giorni! Penna d’Oca, con una sottile vena di sarcasmo, aggiunge che «la pena della sospensione dallo stipendio non esiste fra quelle che si possono infliggere ai già gravati di pene, maestri elementari».

Decisi ad andare a fondo, Conti e Di Nardo ricorsero direttamente al provveditorato di Campobasso il quale però respinse la richiesta e motivò la propria decisione sostenendo che «secondo l’art. 335 della legge Casati non è ammissibile un ricorso al ministero contro una sospensione».

Gabrio Casati (1798-1873)

La legge Casati era stata emanata dal Regno di Sardegna col decreto legislativo n. 3725 del 13 novembre 1859 e fu successivamente estesa a tutto il territorio italiano dopo l’unificazione. La legge, che deve il nome al Ministro della Pubblica istruzione Gabrio Casati (1798-1873), aveva riformato in modo sistematico l’ordinamento didattico, ribadendo la volontà dello Stato di intervenire in materia scolastica a fianco e/o in sostituzione della Chiesa, che da secoli ne deteneva il monopolio, introducendo altresì l’obbligo scolastico in tutto il Regno. L’articolo richiamato dal consiglio di Campobasso, il n. 335, recitava infatti: «Le pene sono pronunziate, dopo informazione, dal Consiglio provinciale per le scuole. Gli incolpati hanno diritto di essere sentiti nella loro difesa. Contro le deliberazioni portanti una delle due ultime pene, vi ha luogo a ricorso al Ministro della pubblica istruzione».

Piccoli skiatori capracottesi (1923)

A questo punto, in assenza di precedenti specifici, la vicenda assunse importanti connotazioni giurisprudenziali in quanto si configurò come casus novus. I maestri, proprio sulla base del richiamato art. 335 della legge Casati, trovarono il modo di inviare il ricorso al competente ministero, che il 12 luglio 1894 «annullò la deliberazione del consiglio scolastico per inosservanza dell’articolo 334 della legge organica». Difatti, nel precedente articolo, il n. 334, tra le possibili pene da infliggere ai maestri incolpati di «negligenza abituale», non figurava la sospensione dello stipendio bensì la censura, la sospensione dall’esercizio delle funzioni d’ufficio, la deposizione o l’interdizione scolastica.

Tuttavia, da questa spassosa e pervicace battaglia scolastico-amministrativa emerge un gran mistero. Come ha fatto il consiglio scolastico provinciale a certificare la precisione dell’orologio del delegato e, di contrappasso, l’inesattezza di quello dei maestri Ubaldo e Vittorio? Mi viene da pensare che sul finire del XIX secolo Campobasso, situata a oriente di Capracotta, adottasse un fuso orario diverso da quello della cittadina altomolisana: una fascia oraria di mezz’ora avanti, come l’India o lo Sri Lanka!


Bibliografia di riferimento:

  • M. D’Alessio, Vita tra i banchi nell’Italia Meridionale. Culture scolastiche in Molise fra Otto e Novecento, Palladino, Campobasso 2011;
  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, voll. I e II, Youcanprint, Tricase, 2016-2017;
  • Ministero della Pubblica istruzione, Codice dell’istruzione secondaria classica e tecnica e della primaria e normale, Sebastiano Franco, Torino 1861;
  • M. Monaco (a cura di), Guido Antonio Marcati. Una vita per la scuola e per i maestri, Aracne, Roma 2003;
  • G. Paglione, Piccoli skiatori capracottesi, in «I Diritti della Scuola,» XXIV:27, Roma, 13 maggio 1923.

Copyright: Altosannio Magazine

1 COMMENTO

  1. Bella, spassosa e significativa questa storia!.. Si potrebbe dire che che tra l’ orologio dei maestri e quello dei superiori ….spesso c’è lo scarto di qualche o alcuni minuti…in avanti o indietro…a seconda se si tratta dell’entrata o dell’uscita da scuola!VISTO ANCHE QUESTO “DEGNO PRECEDENTE” , a tal proposito mi piace ricordare che spesso un direttore didattico dei miei tempi soleva raccomandare agli insegnanti: “Dovete arrivare in orario a scuola, 10 minuti prima dell’inizio delle lezioni…! Se vi si ferma la macchina, prendete l’aereo!!!!”E la battuta, che al momento ci faceva sorridere, AVEVA/ ha il suo significato recondito….

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