Ex Convento di San Donato di Celenza sul Trigno (Ch)

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Informazioni storiche del Convento di San Donato di Celenza sul Trigno. Fondato nel 1598. Scritto di Ivan Serafini [1], 26 agosto 2010.

San-Donato_celenza_sul_Trigno_CHDescrizione dell’ex Convento di San Donato di Celenza. L’ordine francescano, dopo i primi due secoli di espansione, non aveva esaurito “il proprio slancio vitale” e le crisi o i fermenti all’interno dell’Ordine tra la fine del XIV e gli inizi del XVI secolo, sono manifestazioni di vitalità di questo movimento, che portò alla nascita di una nuova famiglia francescana degli Osservanti.

Questa nuova famiglia si distingueva dalla prima per le modalità insediative e per le forme architettoniche dei nuovi edifici. Nel Vastese si ha la presenza degli Osservanti sin dalle origini con i conventi di: Sant’Onofrio di Monteodorisio in località Cantalupo (1420); Sant’Onofrio di Vasto (1440); San Bernardino da Siena sempre a Monteodorisio (1460), a seguito dell’abbandono di quello precedente perché ritenuto non adatto il luogo; Sant’Antonio da Padova di San Buono (1500 o 1575); Santa Maria del Monte Carmelo di Palmoli (1583) e San Donato di Celenza sul Trigno (1598).

I conventi di Monteodorisio e Vasto erano collocati fuori le mura della città e in questo caso abbastanza distanti, come dai programmi insediativi della nuova famiglia (l’unica eccezione in Abruzzo su oltre quaranta conventi è il San Bernardino de L’Aquila).

Al di là delle motivazioni spirituali, evangeliche, culturali ed economiche di questa scelta, a cui si rimanda in bibliografia per gli approfondimenti, si deve aggiungere che questi conventi si presentavano, almeno agli inizi del nuovo movimento come “organismi omogenei”. La chiesa presenta dimensioni ridotte, normalmente ad aula unica, non più distinta dalla fabbrica conventuale, la sua lunghezza corrisponde ad un lato del chiostro. Gli esempi di Vasto e Palmoli sembrano corrispondere a questi canoni (per quanto la facciata principale del convento di Palmoli presenta un rivestimento con intonaci e cornici cementizie di epoca moderna), le chiese conventuali di Celenza sul Trigno e San Buono si distinguono la prima per una facciata moderna, sebbene d’epoca, e la seconda per una facciata molto particolare, frutto della committenza della potente famiglia Caracciolo, dove si è di fronte ad una grande “tarsia marmorea” all’aperto (purtroppo molto danneggiata durante i restauri del 1992), ove si vedono una mediazione riuscita “tra toni colti; accenti popolareschi e influssi del meridione” (L. Bartolini Salimbeni, cfr. bibliografia).

L’unico caso in cui viene rispettato l’impianto ad aula unica si trova a Palmoli, negli altri casi di San Buono e Vasto sono presenti, verso il lato esterno, una serie di tre vani comunicanti tra loro, adibiti a cappelle che formano una navata minore. Il caso anomalo rispetto alle disposizioni francescane, è rappresentato dal San Donato di Celenza sul Trigno, con chiesa trinavata. Tutte le chiese avevano, dietro l’altare maggiore, il retrostante coro, purtroppo l’unico sopravvissuto è quello, probabilmente seicentesco, di Celenza (negli altri conventi i cori sono stati trasferiti, nel caso di Vasto, o sono stati dispersi).

Nei primi secoli la chiesa, come per la famiglia dell’ordine dei Conventuali, doveva avere la volta solo nell’area absidale, mentre la navata aveva il soffitto a capriate.

A Palmoli è presente una volta a crociera con costoloni e chiave di volta in pietra che, nonostante i rivestimenti barocchi, è simile alle volte dell’edilizia mendicante e dell’architettura cistercense, ma forse appartenente a un edificio di culto precedente dei secc. XIII-XIV.

Sulle pareti spesso si trovavano dipinti murali, affreschi votivi (come a Sant’Onofrio di Vasto sulle pareti superstiti dietro l’altare privilegiato) e altari in legno intagliato e scolpito (con eleganti finiture della superficie, a partire dal Cinquecento, come dorature, stuccature, lacche e policromie, come quelle del polittico di Celenza sul Trigno e del Sant’Onofrio di Vasto).

In epoca successiva tutte queste chiese furono rivestite di murature, pilastri, volte, intonaci e stucchi nel XVII secolo. (M. Ma.)

Tipologia: Strutture abitative con chiostro e chiesa.
Ubicazione: Piazza Cavour – Celenza sul Trigno.
Utilizzazione: Fruibile, chiesa regolarmente officiata, strutture abitative adibite a struttura sanitaria.
Epoca di costruzione: 1598, rimaneggiato negli anni Cinquanta.
Stato di conservazione: Buono o discreto stato di conservazione per la chiesa e altrettanto per il convento. Il piccolissimo frammento di affresco nel chiostro segnala la presenza più estesa di dipinti murali in questa area prima dei lavori di adattamento a casa di riposo. Ciò nonostante si potrebbero avere informazioni sulle fasi evolutive della fabbrica e recuperare interessanti stratigrafie attraverso saggi di discoprimento e indagini archeologiche anche con l’ausilio di mezzi tecnici di rilevamento e con saggi di discoprimento degli intonaci nella chiesa e i locali annessi.

Bibliografia sull’ex convento di San Donato di Celenza

Si è fatto riferimento a L. Bartolini Salimbeni, Architettura francescana in Abruzzo, dal XIII al XVIII secolo, Pescara-Chieti, 1993 per il suo valore di studio generale sul fenomeno insediativo regionale. In particolare dal cap. V, Censimento generale degli Insediamenti francescani in Abruzzo, sono stati attinti e riportati i dati relativi all’ epoca di fondazione, all’epoca delle modifiche o […] rifacimenti sostanziali e allo stato di conservazione.
– L. Bartolini Salimbeni, Architettura francescana in Abruzzo, dal XIII al XVIII secolo, Pescara-Chieti, 1993;
– M. Cervone, Compendio di Storia de’Frati Minori nei tre Abruzzi, Lanciano, 1893;
– P. Giacinto D’Agostino, San Francesco e i Francescani negli Abruzzi, Volume IV, Lanciano, 1929;
– D. Forte, Movimento francescano nel Molise, Campobasso, 1975;
– V. Furlani, Studio e progetto di fattibilità recupero e valorizzazione centri storici recupero e sviluppo artigianato tipico. Comunità Montana AltoVastese, Schedatura Analitica parte II, Chieti, 1993;
– V. Furlani, Centri Storici. Interpretazione dei processi storico formativi e della dinamica aggregativi, Provincia di Chieti Assessorato Assetto del Territorio Settore V Urbanistica e Pianificazione territoriale, CD-Rom, s.d. [ma 1998-99];
– M. Massone, Proposta di intervento per il DOCUP Abruzzo – 2000-2006 [azione ammessa ma non finanziata per limiti delle risorse], Archivio Lightship, Vasto, 2003;
– M. Massone, Progetto di recupero Beni Culturali e valorizzazione “Torre della Fara”, relazione, Vasto, 2005;
– E. A. Paterno, Città e paesi d’Abruzzo e Molise, Pescara, 1963.

Antologia:

Giacinto D’Agostino, San Francesco e i Francescani negli Abruzzi, Volume IV, Lanciano, 1929, p. 156
«Nel 1598 fu eletto Provinciale degli Abruzzi il Padre Bernardino da Città di Penne (1). Sotto questo Provinciale morì Filippo II per effetto di una colluvie di malori, lasciando al figlio di nome pur Filippo, giovane inesperto e disapplicato, quantunque pio, una immensa monarchia nelle quattro parti del mondo, accresciuta col regno di Portogallo. Il nuovo Re fu con le solite formalità gridato in Napoli nel di 11 ottobre del 1598.
In questa medesima epoca si ebbe la fondazione del Convento di Celenza intitolato a San Donato. Di esso non troviamo che pochissime notizie. Soppresso nel 1811, fu riaperto l’11 gennaio del 1819 e poscia richiuso nel 1866 (2)».

P. CERVONE, op.cit., pag. 137
P. CERVONE, op.cit, pag. 244

Massone, Progetto di recupero Beni culturali e valorizzazione “Torre della Fara”, relazione, Vasto, 2005, pp. 3-5
«La medesima proposta di intervento per una coincidenza viene formulata nel momento in cui è in corso d’opera una ricerca storica a cura del prof. C. Felice e una indagine archeologica nei terreni adiacenti all’ex Convento San Donato dei Frati Minori Osservanti (poi Riformati), fondato alla fine del XVI secolo e già oggetto di una ricerca di base a cura della scrivente associazione per essere inserito nell’Itinerario francescano in Abruzzo e Molise (iniziativa di studio, ricerca e valorizzazione promossa dalla Provincia di Chieti a partire dal 1996).
Questi terreni conventuali, molto probabilmente utilizzati come orti e giardino dell’insediamento religioso, sono sorretti da poderosi muri a ovest della fabbrica e facevano supporre l’esistenza nel terreno almeno dei resti ceramici impiegati dai frati e dalla comunità esistente (come accade spesso e a titolo di esempio si cita il Convento S. Maria in Colleromano dei Frati Minori di Penne, ove nel terreno sono stati ritrovati frammenti ceramici di XV-XVIII secolo.
Nel corso dei presenti lavori, ancora in corso d’opera, infatti, sono stati rinvenuti imponenti strutture murarie (murature, pilastri e scale a chiocciola in pietra, archi in laterizio) e reperti ceramici di epoche dal II sec. d.C. alla prima metà del XVIII secolo (con buona rappresentanza di reperti del XIV e XVI secolo).
Questi rinvenimenti si sono verificati, tra l’altro, in concomitanza di un altro evento di riappropriazione e valorizzazione di un bene culturale di Celenza sul Trigno rappresentata dalla antica Via di Canneto, cioè verso il monastero benedettino di Santa Maria di Canneto, nella valle del fiume Trigno e al di sotto dell’antico abitato.
Il percorso, utilizzato anche dai pellegrini diretti al citato santuario mariano, probabilmente risale a tempi ancestrali o comunque pre-cristiani, vista la presenza di graffiti fallici.
Questo ultimo intervento apprezzabile nella finalità poteva essere svolto con maggiore attenzione se discusso e condotto con la supervisione della Soprintendenza Archeologica per l’Abruzzo o ricondotto nell’ambito di un progetto scientifico più generale.
La piazza di nuova realizzazione al di sotto della Chiesa Parrocchiale S. Maria dell’Assunta, il deposito notevole di reperti lapidei in un magazzino comunale e i lavori per una strada di circonvallazione a ridosso dei muri di sostegno dei terreni conventuali, posti al di sotto di un centinaio di metri dei muri oggetto dell’intervento citato pongono con urgenza la necessità di razionalizzare al meglio gli interventi in atto da parte dell’Amministrazione Comunale di Celenza sul Trigno, visto il programma amministrativo e considerata la ricchezza del centro (ove a titolo di esempio si ricorda che erano presenti dieci chiese in luogo delle attuali tre, di cui una pesantemente ristrutturata per adibirlo ad ufficio postale).
Questi episodi (e parzialmente richiamati già dalla scrivente associazione nel lavoro svolto per l’Amministrazione in occasione di Cammini Europei 1996) insieme, a titolo di esempio, con la Tomba Pignatelli (cfr. T.C.I., 1978) o arca medievale della chiesa parrocchiale, alle maioliche in ceramica della sagrestia della stesa parrocchiale (caso raro almeno nella Provincia di Chieti e indizio stesso di una sensibilità cittadina verso la ceramica), il sito archeologico di Colle dei Santi, il “bene” demo-etno-antropologico legato al culto di San Donato, patrono degli epilettici, la via tratturale Ateleta-Candela, che attraversava questo centro, sottolineano la improcrastinabilità di un’opera interdisciplinare seria (archeologi, storici, architetti, restauratori, etc.) per affrontare con corretto approccio quello che si configura come un vero e proprio percorso museale di Celenza sul Trigno».


[1]  Ivan Serafini, Presidente del Centro Studi della Montagna Vastese e della Valle de Trigno, un’associazione senza fine di lucro finalizzata alla valorizzazione della cultura, della storia, dell’arte e dell’ambiente naturale del vastese (Medio e Alto Vastese), della Valle del Trigno e dell’AltoSannio.

Fonti sul Convento di San Donato di Celenza: le informazioni sono state tratte dal sito www.trignosinelloturismo.it/.  La foto della statua di San Donato, custodita presso la chiesa del Convento, è tratta dal sito del Comitato pro Coelentia.

Copyright ALTOVASTESEhttp://www.altovastese.it
Editing: Enzo C. Delli Quadri

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