Ernesto, ovvero la felicità in uno sgabuzzino

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di Flora Delli Quadri [1]

Anno santo 1950
Festa della Montagna, 1954 – Sulla destra il piccolo negozio di Ernesto (foto di C. Zarlenga)

Si chiamava, e si chiama Ernesto. Quando ero piccola abitava nell’appartamento sopra al mio, due famiglie in tutto. Aveva il bernoccolo del commercio. Gestiva un negozietto di fronte casa, piccolissimo ma stipato di tutto: pasta, quaderni e penne, lucidi da scarpe, matasse di lana, baccalà, tinture per stoffe, chincaglieria, giocattoli… Se si cercava qualcosa di particolare, si diceva: “vai da Ernesto, lì sicuramente lo trovi”, quasi fosse un marchio di fabbrica.
Poiché il magro bilancio della mia famiglia consentiva di acquistare solo beni di prima necessità, mai una caramella o un giocattolo, il bugigattolo di Ernesto era per me fonte di infinite meraviglie.
Agli inizi degli anni ’50, quando scoppiò la moda all’americana delle insegne al neon, Ernesto fu il primo ad esporre un’insegna stratosferica luminosissima, “EMPORIO MOLISANO”, segno della sua incredibile capacità di seguire la corrente ed adeguarsi ai tempi.

sgabuzzinoAvevo forse sei anni quando un giorno, ai primi di dicembre, arrivò un corriere che scaricò un enorme scatolone, di altezza quanto una persona, di larghezza non ne parliamo.
A me piccolina sembrò davvero gigantesco. Ma la cosa più straordinaria di tutte fu che, essendo il negozio molto piccolo, l’enorme scatolone venne depositato in un locale antistante la casa, in uso alla mia famiglia. La sera dell’arrivo, io e le mie amiche ci girammo attorno a lungo chiedendoci cosa ci fosse, ma nessuno seppe risponderci. Né tanto meno poté darci retta Ernesto, occupato con la sua incredibile clientela. Ci rassegnammo.

Arrivò la domenica. Col negozio chiuso Ernesto, libero da impegni, si accinse finalmente ad aprire lo scatolone. Mi trovai per caso presente, le mie amiche non ne seppero niente. Fu così che da sola potetti gustare lo spettacolo, alla presenza di mia madre e della sua. L’enorme scatolone era pieno zeppo di giocattoli… come non ne ho più visti in vita mia, almeno nei ricordi: bambole e bambolotti, carrozzine, tricicli, automobiline, trottole, costruzioni, scimmiotti che suonavano il tamburo e giocolieri che lanciavano palle, pupazzetti su triciclo semoventi che se gli davi la corda si muovevano da soli, palle di tutte le dimensioni e tutto, proprio tutto ciò che la tecnologia dell’epoca produceva in questo campo.

Ero la spettatrice privilegiata ed Ernesto, col suo genio del commercio, mi usava per testare il successo o meno di tutto quel ben di Dio. Figurarsi! Per me che giocavo con bambole di pezza e sassolini, non c’era cosa che non avesse il sapore della magia. Fu in assoluto il pomeriggio più magico della mia infanzia ed Ernesto il mago, non c’erano dubbi!.
Il giorno successivo, lunedì, andai a scuola. All’una tornai a casa e mi precipitai nel locale. I giocattoli non c’erano più. Andai nel negozio sperando di rivederne qualcuno, ma niente, non era ancora la Befana e dei giocattoli nemmeno l’ombra, il bugigattolo li aveva divorati e assimilati. Né Ernesto, occupato com’era, ebbe compassione di me facendomene vedere anche uno solo.
Fu una grande delusione: non è un mago, conclusi, i maghi trovano sempre il tempo per le bambine! L’incantesimo si era rotto.

Qualche anno più tardi, Ernesto e la sua famiglia cambiarono casa e negozio. Nuovi locali, più lussuosi, non più l’insegna stratosferica, ma un più sobrio “ERNESTO T…” (nome e cognome).
Ciò nonostante il marchio di fabbrica, ovvero “vai da Ernesto, lì sicuramente lo trovi” resistette anche a questa trasformazione. Quando è andato in pensione, negli anni ’90, conservava ancora questa peculiare caratteristica.
Voglio molto bene a Ernesto, il suo negozio c’è ancora, si è specializzato e non è più lo stesso, ma quando torno al paese devo andarlo a visitare, altrimenti è come se mi mancasse qualcosa.
Anni fa, anni ’80, mi capitò di chiedergli se per caso non avesse la tintura per stoffe Super Iride. “Aspetta” – mi disse – “ci deve essere qualcosa in magazzino” ed è sceso nello scantinato. Ho fatto molta fatica a non seguirlo, poiché la mia curiosità era rimasta ferma a quel lunedì lì, quando lo scantinato aveva ingoiato il tesoro. E’ risalito poco dopo, trionfante, con una confezione in mano. A casa, abituata a leggere le etichette, l’ho scartato e ho letto! Sopra c’era scritto: “Prodotto Autarchico”.
Non era “il mio giocattolo” né un suo simbolico surrogato, ma la magia di farmi riappacificare con il mio Mago l’ha prodotta lo stesso!
Grande Ernesto!

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[1] Flora Delli Quadri,
 Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l’amore per il suo paese d’origine che coltiva in forma attiva.

[divider] Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine [divider]

 

6 Commenti

  1. Aveva il bernoccolo del commercio, ma soprattutto una cortesia proverbiale che ne facevano una delle persone da me più amate e apprezzate. Grazie Flora per averlo ricordato con tanto affetto.

  2. EH , ERNESTO ???… E COME SI FA A NON RICORDARLO ???   – Mia mamma , qualche giorno prima di sposarmi mi disse  hai comprato la bambola per mettere sul letto ? no ` le dissi, non si trovano , e lei mi rispose ; Vai Da` Ernesto, e cosi feci e che meravigliosa Bambola trovai e comprai da` lui !!! ( il primo negozio e anche il secondo erano sempre zeppi di ottima merce e lui ERNESTO era un vero Amico )

  3. cara FLORA   CHE BELLO QUESTO RACCONTO!MI HA RIPORTATO INDIETRODI TANTI MA TANTI ANNI,QUANDO ANCHE DI NASCOSTO DELLA MAMMA ,CON QUALCHE SOLDINO ANDAVAMO A COMPRARCI I PRIMI FONDOTINTA CHE NN SAPEVAMO NEANCHE METTERCI SUL VISO!!!!!!! E LUI Lì ERNESTO A CONSIGLIARCI L’USO PIù APPROPRIATO….CHE SIMPATICONE!AVEVA IL COMMERCIO NELL’ANIMA!                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           ero questo racconto Flora!Mi hai riportato indietro di tanti ma tanti anni 

  4. Cara Flora, è un racconto tenerissimo che porta alla mente tante cose del passato insieme ad Ernesto e alla sua cortesia. Pensare che mi era sfuggito!. Grazie ancora.

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