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Elemosinieri ed Elemosinanti.

di Enzo C. Delli Quadri con musica di Ludovico Einaudi

Domenico di Bartolo, Distribuzione delle elemosine, Siena, Sala del Pellegrinaio dell'Ospitale di Santa Maria della Scala
Domenico di Bartolo, Distribuzione delle elemosine, Siena, Sala del Pellegrinaio dell’Ospitale di Santa Maria della Scala

Avevo 10 anni (1950 in Alto Molise). Sia che andassi a scuola, sia che andassi gironzolando per il paese o per le campagne, dappertutto vedevo gente al lavoro: ramai, mugnai, stagnai, contadini, sellai, fabbri, calzolai, fornai, orefici, orologiai, carbonai, muratori, carpentieri, … … … Li rivedevo, vestiti a festa, solo la domenica o nei rari giorni di Fiera. Erano poverissimi (come me), le mani callose e dure, ma li vedevo ugualmente allegri e soprattutto orgogliosi di loro stessi; compravano quelle poche cose che potevano servire per la casa o la campagna e si divertivano con poco: un ballo sull’aia, un giro per il paese dietro ad un organetto, la gioia dei rari giorni di festa.

Ramai

Avevo 30 anni (1970), ero “emigrato” a Torino; di ritorno al paese, per i pochi giorni di ferie a disposizione, venivo avvolto da entusiasmo e gioia. L’Italia, tutta, era percorsa da forte ottimismo. Erano state create le Regioni e, con esse, erano arrivati gli uomini della Provvidenza.

A livello nazionale, la pensione era stata agganciata all’ultima retribuzione mensile, le pensioni di invalidità venivano concesse con una certa facilità, le medicine, le visite mediche, i ricoveri negli ospedali erano gratis, … … …

A livello locale, erano state istituite la Regione Molise e la Provincia di Isernia: una abbuffata di incarichi politici e pubblici, appalti facili, assunzioni facili … … … e un mio parente mi indicava ramai o muratori o contadini o calzolai o fornai … … e diceva:
“hanno lasciato il loro lavoro; ora lavorano alla regione o alla provincia” ……
“a che fare?”
“Mah, penso a migliorare i sevizi al cittadino!!!”

Tra i laureati in economia, tutti coscienti che occorresse rispettare un certo parametro tra cittadini dediti alla creazione di ricchezza e quelli che l’amministrano o semplicemente ne usufruiscono (difficile immaginare un sistema con uno solo che lavora e nove che amministrano o consumano) ci si chiedeva:
D: Ma chi paga tutto questo?
R: Lo Stato!!
D: Si, va bene ma chi?
R: Oddio, non vuoi capire, lo Stato!!
D: Si, va bene, ho capito, lo Stato, ma dimmi almeno come fa e, poi, mi dirai chi!!!
R: Semplice, o stampa carta moneta o si indebita
Oddio, ma sappiamo bene che se lo Stato stampa carta moneta senza creare ricchezza fa crescere l’ inflazione e impoverisce le categorie deboli, indifese e con esse tutto il sistema; se, viceversa, si indebita, trasferisce il sacrificio sulle spalle delle generazioni future (cosa che è avvenuta)

In spregio ad ogni legge economica o anche di buon senso, imperavano gli uomini della Provvidenza, i grandi ELEMOSINIERI con la loro enorme capacità di distribuzione dei finanziamenti che arrivavano dallo Stato. Tutti accomunati nella superba capacità di raccolta e distribuzione dei fondi dello Stato, ma del tutto incapaci e/o impossibilitati a creare un tessuto produttivo regionale che consentisse alla Regione di vivere in accettabile autonomia finanziaria e in equilibrio sociale. E, imperterriti, operavano gli ELEMOSINANTI, cioè i tanti (non tutti) amministratori locali che si aggiravano attorno al banchetto regionale per raccoglierne eventualmente anche le bricciole.

elemosinieri ed elemosinanti

Avevo 50 anni (1990). Impegnato in analisi economiche connesse allo sviluppo del Sistema Italia e delle sue Regioni, mi ritrovai ad esaminare anche la situazione della Regione Molise. Ebbene le preoccupazioni del 1970 si stavano traducendo in fatti concreti: Il Debito Pubblico era salito alle stelle (molto vicino a quello attuale) e la Regione Molise galleggiava pericolosamente su questo Debito: tutto il sistema economico era schiavo delle casse dello Stato, in un momento in cui stava venendo meno sia la solidarietà delle regioni del Nord sia quella europea che, con la caduta del muro, doveva preoccuparsi dei Paesi dell’Est.

Si evidenziavano chiari segnali di insofferenza economica e finanziaria dell’Italia e ancor più di regioni come quella molisana che dipendeva, come ancor più dipende oggi, dalla finanza dello Stato , con ricadute pesanti su flussi emigratori, desertificazione delle aree interne, impoverimento generale dei servizi, aumento della pressione fiscale. Gli unici che pensavano di non dovere temere erano i Centri regionali, provinciali e la Costa. Continuavano ad operare senza alcun segnale di ravvedimento operoso gli uomini della Provvidenza, i grandi ELEMOSINIERI, in Regione, gli ELEMOSINANTI, sul territorio.

sprechi
sprechi di danaro pubblico

Ed arriviamo ad Oggi. Gli elemosinieri e gli elemosinanti son sempre lì.

Politici di destra si sono alternati con politici di sinistra e viceversa, ma, salvo la quantità sempre più ridotta di finanziamenti statali, i comportamenti sono sempre gli stessi: Elemosinieri, in Regione, Elemosinanti, nei territori comunali.

E sono rari i sensi di disgusto, da parte delle amministrazioni comunali, non tutte, verso questo sistema clientelare che in decenni ha addomesticato coscienze, avvelenato gli animi e portato desertificazione materiale e morale in molte zone interne. Per lo più si assiste a lotte intestine o partitiche per accaparrarsi quel po’ che rimane del potere di gestione del finanziamento dello Stato e quel po’ che rimane di incarichi pubblici.

E sono oggetto di riso se non di pianto i grandi appelli a difesa dell’autonomia delle Regioni, anche le più piccole, come il Molise. È di tutta evidenza che solo i pochi, che ne traggono vantaggi personali, possono condividere l’idea di tale autonomia, considerato che questa è servita e serve solo a mantenere in vita sistemi burocratici elefantiaci a danno di salute, trasporti, attività produttive, in una situazione di crescente sfilacciamento sociale.

diritto negati

Infatti, questa assurda autonomia non serve alla Gente di Montagna dell’Altosannio e alle migliaia di suoi giovani che sono stati e sono ancora costretti a lasciare le aree interne. Non serve alle migliaia di suoi anziani che restano abbandonati sotto la neve o il sole in nuovi inospitali ospizi. Non serve a chi ancora si affanna ad operare sul territorio, ma costretto ad elemosinare un impiego, un appalto pubblico, visto che manca un tessuto produttivo. Non serve a tutti coloro che, a fronte di servizi sempre più carenti, pagano tasse regionali e comunali crescenti.

Non serve alla Gente di Montagna cui, sempre per problemi legati alla finanza pubblica, viene negato addirittura un sevizio essenziale come quello sanitario?

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Paolino Amicarelli

    Condivido.
    Paolino

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