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Eldo Di Lazzaro

di Flora Delli Quadri sulle note di Rosabella del Molise, gran successo di Eldo Di Lazzaro

sce sce sceFine anni ’70. In viaggio con mia figlia, per rompere la monotonia le canto le canzoni della mia infanzia. Lei ride perché, dice, le canzoni antiche sono stupide. Gli anni ’60 hanno attraversato la storia, il rock è entrato nel sangue, ma lei scopre che per cantare a scquarciagola il rock non va bene, ci vogliono le canzoni all’italiana, quelle con le note lunghe. Ce n’è una in particolare che la fa ridere, con quel ritornello che parla di una molisana che scende dal Matese e incontra un pastorello innamorato. In particolare c’è il coro che accompagna i versi con un ridicolo scì scì, scè scè, scià scià. Che stupida canzone, fa lei! Ridiamo e la cantiamo volentieri perché è allegra e cantarla ci ossigena la mente e rende più sicura la guida.

Ho un solo ricordo dell’infanzia legato al nome dell’autore di questa canzone, apparentemente  insignificante come sono spesso i ricordi dei bambini. Rivedo mio padre strimpellatore che canta le canzoni accompagnandosi con la chitarra e mentre accorda un motivetto mi fa “Questa canzone l’ha scritta Di Lazzaro, un compositore di Trivento e lo dice con sussiego, quasi con orgoglio, come se l’avesse scritta lui.

trivento
Un’immagine di Trivento (CB), paese dove è cresciuto Eldo Di Lazzaro

Pochi giorni fa, navigando su Internet mi imbatto in “Reginella Campagnola” e allora mi torna alla mente la frase di mio padre. Con curiosità inizio una ricerca. Mi si apre tutto un mondo. Scopro uno dei compositori più prolifici che l’Italia abbia mai avuto, ha scritto musiche da film (anche per Totò) e molte canzoni, non solo quelle che facevano ridere mia figlia. Talune, in particolare “Reginella”, sono diventate famose grazie all’interpretazione di musicisti stranieri. Di recente Trivento lo ha celebrato con un festival intestato al suo nome.

Ecco come  lo descrive il Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 40 (1991)

Compositore versatile e particolarmente prolifico, il D. è considerato uno dei rappresentanti più genuini della canzone “all’italiana” fiorita tra il 1935 e il 1950; dotato di facile vena melodica, seppe assecondare i gusti del pubblico, mostrando di sapersi adeguare agli stili più diversi. Nella sua quasi trentennale carriera scrisse oltre duecento canzoni, riportando un successo straordinario anche sul piano della programmazione radiofonica e discografica; molte sue canzoni sono tuttora eseguite e utilizzate anche come sigle di programmi televisivi e radiofonici.

Un’immagine del “Premio Eldo Di Lazzaro” con Renzo Arbore

Man mano che vado avanti con la ricerca, altri ricordi mi tornano alla mente legati alle sue canzoni. Anni ’50. Una ragazza romana, molto carina e tutta pepe, veniva tutte le estati al paese. Quando passava davanti al bar, i maschietti si affacciavano sulla soglia e in coro cantavano: “La Romanina cantando, vien dal Gianicolo in fiore, ti dà un’occhiata passando, ti mette il fuoco nel cuore.”, e da lì complimenti a non finire. Non è che mi immedesimassi nella ragazza romana, ma da allora questa canzone diventò il cavallo di battaglia di una bambina che, tra le tante, sognava anche di fare la cantante.

Anni ’50: Festival che si teneva a Vasto, patron Eldo Di Lazzaro

Anno 1953: da Vasto a Sanremo. Al Festival cantano una canzoncina facile e canticchiabile. E’ intitolata “Lu passariello”. Esplode nelle feste di piazza cantata dall’orchestrina Cesare de Cesaris, viene suonata come ballabile nelle feste di famiglia e la cantano tutti perché quel ci ci ci ci ci ci ci passerottesco rievoca dolci climi familiari.

Ma poi, era proprio vero che fosse nato a Trivento?
Un testo dice sì, un altro dice no. Per qualcuno sarebbe nato a Trapani, ma da piccolo si sarebbe trasferito a Trivento, dove è cresciuto. Il padre, ufficiale dell’esercito e buon pianista, gli aveva trasmesso la passione per la musica. Napoli è stata la sua culla musicale, Milano la città del grande successo nazionale e internazionale.
Ma che vi sia nato oppure no, diventa secondario di fronte all’appassionata dichiarazione d’amore per la sua terra che traspare da questa canzone del 1941.

Rosabella del Molise*

Discende dal Matese / la molisana, la molisana / ha negl’occhi l’ardor / sulla bocca l’amor.
Fremente un pastorello / innamorato, innamorato / nel vederla ogni dì le sussurra così:

Rosabella dimmi di sì (scì scì) / io per sposa voglio te (scè scè)
Don Giacinto già lo sa (scià scià) / che sposarci dovrà
Le comari notti e dì (scì scì) / si preparano perchè (scè scè)
Rosabella sposerà (scià scià) / sposerà solo me.

Ci sposeremo a maggio / con tante rose, con tante rose / sull’altare quel dì / noi diremo un bel “sì”
Avremo una casetta / sulla montagna, sulla montagna / ed un giorno…chissà forse un bimbo verrà
Rosabella dimmi di sì…
Il giorno di Natale / se vien la neve, se vien la neve / presso il fuoco starem e felici sarem.
Invece a primavera / col nuovo sole, col nuovo sole / torneremo al lavor / con la gioia nel cuor
Rosabella dimmi di sì…

BREVI NOTE BIOGRAFICHE
Eldo Di Lazzaro-1Eldo Di Lazzaro nasce a Trapani il 21/02/1902. A febbraio 2002 avrebbe compiuto 100 anni.
Con lui piccolissimo, la famiglia si trasferisce a Trivento. Qui trascorre gli anni dell’adolescenza e della prima giovinezza, ed è qui che acquisisce l’amore per il mondo campagnolo che descrive tanto bene nelle sue canzoni.
Ancora giovanissimo raggiunge Napoli, capitale della musica. Il suo esordio nel mondo della canzone risale al 1921. Nel 1931 lascia Napoli per una breve parentesi abruzzese e nel 1932 si trasferisce definitivamente a Milano, dove incontra il successo. La sua specializzazione sono le canzoni popolari improntate a una forte regionalità.
Nel 1934 sposa Fulvia Donati.
Molto richiesto anche come compositore di musiche da film, dal 1935 al 1953 è un intenso susseguirsi di brani musicali che fanno il giro del mondo e di musiche da film.
E’ morto a Milano il 29 novembre 1968, all’età di 66 anni.

eldo6EDIZIONI FAMOSE
Qui di seguito i titoli di quelle che, a mio avviso, hanno avuto maggior successo radiofonico in un’epoca in cui la canzoni non invecchiavano, ma duravano 10, 20, 30 anni e anche di più.
Una breve ricerca su web e, voila, il divertimento è assicurato! Ecco alcuni titoli:

Chitarra romana (1935): di certo la più famosa, cavallo di battaglia dei più famosi cantanti melodici;
Il valzer della fisarmonica (Veronica) (1936): valzer che sottolinea un’epoca;
La Romanina (1937): omaggio alla bellezza delle donne romane;
Reginella Campagnola (1938): la canzone che lo ha fatto conoscere al mondo intero;
La piccinina (1939): con questa canzone la regionalità di Di Lazzaro si sposta al nord;
Pastorella abruzzese (1939): si muove sulle orme di Reginella, ma senza successo;
The Woodpecker Song (1940): edizione americana di “Reginella Campagnola”.
*Rosabella del Molise (1941): testo scritto sopra
Na vota ca’ sci!… ‘Na vota ca’ no!… (1946): cantata da Renzo Arbore e la sua “Orchestra”;
Lu passariello: presentata a Sanremo nel 1953, è stato il suo ultimo vero successo internazionale.

Negli anni 1956 e 1959, sempre al festival di Sanremo, presentò rispettivamente Io ti porto nel mio cuore” e Ti chiamerò Marina”; infine, nel 1962, una canzone dal titolo Pesca tu che pesco anchio”, ma senza successo. Ormai era l’epoca degli urlatori e “Volare” di Modugno aveva per sempre rivoluzionato il concetto di canzone.

tutte le canzoni
Una raccolta di alcune della copertine dei dischi di sue canzoni

Bibliografia: http://www.treccani.it/enciclopedia/eldo-di-lazzaro_(Dizionario_Biografico)/

Editing: Flora Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

About Flora Delli Quadri

Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine che coltiva in forma attiva.

5 commenti

  1. Enzo C. Delli Quadri

    Credo che questo sia uno dei miglior “articoli” finora inseriti nel sito.

  2. Brava Flora, l’ho letto proprio volentieri ed ho ricordato le canzoni di cui parli. Un abbraccio canoro per te.

  3. maria delli quadri

    Non sapevo di avere una sorella poetessa e ricercatrice. Brava! Seduta sul portone di casa a vico Savonarola io a due anni cantavo a squarciagola “La romanina cantando”.

  4. Bell’articolo FLORA! CI HAI RIPORTATO intera-mente di tanti anni indietro, e per me è stato bellissimo : ho cantato tutte quelle canzoni , ricca solo di gioventù, quando la voce e le membra si muovevano all’unisono…
    Anch’io quando stavo a TRIVENTO, in convitto, e durante “l’ora d’aria” cantavo con le compagne “Don Giacinto già lo sa che sposare ci dovrà”… le suore si arrabbiavano un po’ …
    “Semplicemente per INVIDIA.. dicevamo noi pettegole ragazze…
    Stamattina il tempo è CHIARO E C’è IL SOLE …e non solo metaforicamente… E GRAZIE ANCHE A TE, FLORA.

  5. Flora Delli Quadri ci racconta tanti suoi bei ricordi che quasi prorompono dalla sua penne, che traboccano dal “suo cuore”.
    Vi è ancora chi ricorda quei canti,
    o tutto è già “preda” dell’oblio?
    Flora Delli Quadri descrive tutto con uno stile che ci invita a leggere e che ci trasmette una parte della gioia che le danno ancora i suoi amari ricordi …
    Grazie, Flora Delli Quadri …

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