E passe l’anne e passe…

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a cura di Paola Giaccio[1]

Panorama di Fallo
Panorama di Fallo

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E passe l’anne e passe…

Paese me famme arvinì
a la casette mi vuoglie murì…
Paese me famme arvinì
a la casette mi vuoglie murì…
(di A. Sigismondi)

A circa 80 km da Chieti, e 575 metri sul livello del mare sorge la cittadina di Fallo, su una ridente collina che si eleva dal sottostante fiume Sangro, il quale scorre, rumoreggiante, fra massi e ciottoli, in mezzo ai centri più noti di Quadri e Villa S. Maria, da cui dista quattro chilometri. L’antico paese sorgeva poco più vicino al fiume, sulla collina che si protende immediatamente sopra il Sangro e che oggi si chiama Contrada S. Nicola. Si narra che gli abitanti di Fallo dovettero abbandonare il paese spostandosi al sito attuale, in seguito ad una vera invasione di termiti. Secondo alcuni scrittori, queste termiti erano i saraceni che si spandevano a guisa di formiche, nulla lasciando ai miseri abitatori delle contrade da essi attaccate. Il nome del paese Fallo deriva dall’antico FALDUS, quasi a significare il sito: alle falde delle montagne, e con tale appellativo si trova in parecchi antichi documenti della diocesi di Chieti. Molte storielle simpatiche girano per questo paesino, tanto che Benedetto Di Sciullo[2] e Giovanni Mariano[3] ne hanno fatto una raccolta intitolata: “Gna’ dicette culle.”

Fallo di notte
Fallo di notte

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Eccone una: Lu liette miè zi chiemme Armando

Il tempo, si sa, è stato sempre tiranno. Siamo sempre più convinti che in qualsiasi periodo storico l’uomo abbia vissuto, non ha mai avuto tempo sufficiente per fare ciò che desiderava senza doversi affannare. In particolare, coloro che lavoravano la terra ed accudivano agli animali, erano costretti ad un ritmo di vita molto intenso che lasciava poco spazio ad altre attività. In alcuni casi non restava neppure il tempo necessario per svolgere le normali faccende domestiche che si rimandavano a momenti meno impegnativi, che non c’erano quasi mai. La frase sopra citata è quella che forse più di tante altre riassume tale condizione. Fu pronunciata da una donna di Fallo in occasione di una disquisizione in merito alle faccende domestiche che non si riuscivano a sbrigare o che, secondo lei, non si volevano svolgere. Una di queste faccende era, a suo avviso, rifare il letto. Non è dato sapere se la frase fosse stata pronunciata per celia o per far capire a chi doveva occuparsi del disbrigo di tale faccenda che non stava facendo il suo dovere, sta di fatto che la donna rivolgendosi alla sua conoscente pronunciò la mitica frase:

– Eh! A la casa nostre lu liette zi chiemme Armando, picchè nù, siccome nin tineme miè tiempe da rifàrele, l’arimmandame sempre. Quanna scime la matine da la case z’addummanname sempre: e lu liette? La risposte è sempre la stesse, arimmàndele. E cuscì, arimmànde auoje, arimmande dumane, lu liette ha cagnete nome, mò zi chiemme Armando.

– In italiano: – Eh! A casa nostra il letto si chiama Armando, perché, siccome non abbiamo mai tempo per rassettarlo, lo copriamo solamente. Quando al mattino usciamo di casa ci domandiamo sempre: e il letto? La risposta è sempre la stessa: copriamolo (arimmàndele in dialetto). E così, arimmànde oggi, arimmànde domani, il letto ha cambiato nome e ora si chiama Armando.

Ma ancora più arguta fu la risposta dell’altra donna che, con grande prontezza di spirito, rispose:

– Eh! Lu nome di lu liette miè è pure chiù difficile: zi chiemme Artìre, picchè nmece d’arimmandàrele l’aritirieme. Aritire, aritire!

In italiano: – Eh! Il nome del mio letto è ancora più difficile: si chiama Artire perché invece di coprirlo (arimmandàrle) lo “ritiriamo” (inteso nel senso di rassettarlo alla meglio: aritiriè in dialetto). –

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[1] Paola Giaccio, Molisana di Agnone, libera professionista, ama profondamente la sua terra d’origine e ad essa dedica tempo e risorse, per divulgarne la bellezza.
[2] Benedetto Di SciulloAbruzzese di Fallo (CH), libero professionista. Dedica tanto tempo alla cultura locale per mantenere concretamente vivi i palpiti di un mondo antico che accomuna tanti di noi e che, dal passato, ancora ci accarezza e ci emoziona superando oceani e continenti
[3] Giovanni MarianoAbruzzese di Fallo (CH), informatico. Cura con Benedetto Di Sciullo il sito dedicato a Fallo sapendo di fare piacere ai conterranei che apprezzano le abitudini, l’aria, i profumi dell’Alto Vastese.

le foto e le notizie sono state tratte da www.faldus.it

[divider] Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine [divider]

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