Danilo Di Nucci: la mia è una denuncia, non una resa

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di Danilo di Nucci (con breve annotazione finale di Enzo C. Delli Quadri)

 

L’altro giorno Enzo C, Delli Quadri ha provocatoriamente inserito nella sua pagina facebook questo post:

Per decenni AGNONE ha dovuto subire l’amministrazione di Isernia che, egocentricamente, ha sviluppato oltre misura il suo potere (oggi c’è anche l’Auditorium a suggellare il suo dominio), con un sacrificio immane delle Genti di Montagna, per il disastro demografico (spopolamento), patrimoniale (immobili e terreni non valgono più nulla), economico (si pagano le stesse tasse per servizi non resi), morale (sempre più vecchi nella loro solitudine).

L'interno dell'Auditorium di Isernia

Oggi, con le nuove disposizioni sull’ordinamento dello Stato, dalla eliminazione delle Province fino alle regole sull’ Associazionismo dei Comuni, AGNONE potrebbe diventare, con Castel di Sangro e Trivento e nel rispetto delle prerogative degli altri Paesi di Confine, punto di riferimento per tutto il Territorio dell’Almosava (Alto Molise Sangro Vastese già Diocesi di Trivento già Alto Sannio).
Perché rinunciarVi?

Per mancanza di idee?
Per mancanza di uomini?
Per timori reverenziali?
Per paura?
Per meschini calcoli personali? Per masochismo?
Perché?

Gli ho risposto:

 Il problema della crisi demografica dell’ ALMOSAVA (Alto Molise Sangro Vastese) ha ormai “scavalcato” una, due generazioni: questo significa che le ultime persone che hanno vissuto in un almosava dove c’era gente e un’economia tutto sommato florida sono, ormai, genitori anziani e nonni ancora più anziani.

 Le nuove generazioni, ovvero quelli nati dagli anni ’60 in poi, hanno visto e vissuto un ALMOSAVA molto simile a quella che viviamo oggi. È vero che negli ultimi anni le opportunità di lavoro si sono fortemente ridotte e lo spopolamento ha raggiunto livelli drammatici, ma le ultime generazioni hanno vissuto e vivono ancora convinti che da sempre siano esistite due regioni distinte e la provincia di Isernia e tutte le divisioni amministrative che conosciamo bene. Hanno vissuto immersi in un sistema sociale perennemente in crisi. E le uniche cose che ci hanno insegnato (mi ci metto anche io) sono che questa terra ha un glorioso passato ma nessun futuro.

Ferrovia Agnone-Pescolanciano

Ci hanno insegnato che l’unica alternativa è l’emigrazione. Ci hanno insegnato che il lavoro da artigiano non è gratificante. Ci hanno insegnato che oltre il confine, con l’Abruzzo,  non c’è niente di culturalmente, socialmente ed economicamente affine a noi. Quello di cui parla Almosava, pertanto, trova difficile diffusione nei giovani proprio perché certi concetti appaiono ai più come dei sogni irrealizzabili.

 A tutto ciò, inoltre, va aggiunta una classe politica che, già a partire dalle province, difficilmente digerisce ALMOSAVA perché, se andassero in porto alcuni progetti, si andrebbe seriamente ad intaccare un potere politico la cui unica aspirazione è quella di sparare cazzate sullo sviluppo, sulla valorizzazione del territorio e sui giovani ma che, in realtà, tende a lasciare tutto come sta. Quali sono stati, infatti, i miglioramenti per il territorio di Almosava negli ultimi 60 anni? Qui non si parla solamente con rabbia, ma con dati alla mano.
Se cambiassero le cose, inoltre, il potere politico perderebbe il controllo sull’elettorato.

Quindi, caro Enzo, le tue domande, in realtà, trovano tutte una risposta tristemente affermativa:

Per mancanza di idee? Sì, perché le uniche idee che ci inculcano fin da giovani sono che in questo luogo si possa trovare lavoro quasi solamente tramite raccomandazione politica e che nulla si potrà cambiare.

 Per mancanza di uomini? Sì, perché la crisi demografica ha fortemente impoverito il tessuto sociale del territorio e chi aveva il coraggio di osare il più delle volte ha osato altrove.

 Per timori reverenziali e per paura? Certamente, perché se coloro che appartengono alla classe politica bollano Almosava come pura eresia non sapendo nemmeno di cosa si tratta tale progetto, il popolino non può far altro che appiattirsi su tali situazioni.

 Per meschini calcoli personali? Sì, di determinati uomini che vedono in questa rivoluzione culturale, economica e sociale una perdita di potere e controllo.

 Per masochismo? Sì, perché oltre a tutte queste cose, in realtà siamo dei sadici che ci nutriamo delle nostre disgrazie.

Qualcuno ha inteso questa mia risposta come una resa.

 Ebbene non è così.  La mia non è affatto una dichiarazione di resa; io non mi sono mai arreso, tutt’altro. Forse, sono uno dei pochi che può parlare liberamente. Non devo ringraziare nessuno se oggi vivo ancora ad Agnone se non i miei genitori e i miei due fratelli. Non ho scheletri nell’armadio e tutto quello che ho fatto finora è sotto la luce del sole..

 Con la mia laurea quinquennale in ingegneria elettronica, nel 2006, a soli 26 anni ho rinunciato ad una sicura carriera nel settore della mia laurea per tornare a vivere a casa mia, dove l’elettronica ancora non si è nemmeno capito che cos’è. Ho investito tutti i miei risparmi in una casa ad Agnone e non ho intenzione di andare a cercare fortuna altrove.

Se ho scritto alcune cose con una certa durezza è perché sono convinto che la verità vada sviscerata e presentata in tutta la sua crudeltà, senza mediazioni ipocrite, onde consentire ai più di uscire dallo stato comatoso cui sono stati condotti da una politica regionale e provinciale che ha premiato CASTA E COSTA e ha letteralmente dimenticato i paesi di confine di montagna salvo, poi, ricordarsi di certi territori solamente sotto campagna elettorale.

 Tuttavia è inutile piangersi addosso e sono convinto che la maggior parte dei nostri problemi nascano dalla stessa apatia della popolazione. La vicenda dell’ospedale di Agnone fornisce un esempio lampante di cosa possa produrre una presa di autocoscienza del territorio. Senza i comitati civici  e una protesta pacifica ma organizzata e perseverante della popolazione, l’ospedale di Agnone avrebbe chiuso da un pezzo. Probabilmente, se le idee Almosaviane non faranno presa, fra un paio d’anni i problemi si ripresenteranno, ma per il momento si è salvato per un motivo fondamentale: la popolazione ha vissuto fortemente tale problema, non si è sentita tutelata dalla classe politica e ha reagito di conseguenza.

IN DEFINITIVA, L’analisi che ho fatto è spietata, è vero, ma credo sia sicuramente utile in quanto da essa si deve partire per trarre alcune conclusioni:

1. se non si parla delle cose negative molti continueranno a credere che il mondo gira in questo modo e non può essere cambiato
2. se la situazione continua così, la morte del territorio è assicurata
3. quello di cui si necessita è un cambio repentino di mentalità e per fare ciò è basilare una forte presa di autocoscienza della popolazione, che può avvenire solamente lavorando sulla diffusione di alcune idee basilari, per altro ben racchiuse e rappresentate in ALMOSAVA.

Danilo di Nucci

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Breve annotazione finale di Enzo C. Delli Quadri: sono convinto che persone illuminate e coscienzose di tutto il territorio almosaviano stanno seriamente maturando l’idea che questo è IL MOMENTO STORICO per liberarsi dal giogo delle 4 provincie – l’AQ CB CH IS – che hanno ridotto l’ ALTO MOLISE SANGRO VASTESE  a stagni senza ossigeno. La ricomposizione di questo territorio, al di là della riunificazione o meno delle due regioni, segnerà l’inizio di un nuovo rigenerante flusso di aria nuova, di idee nuove, di progetti nuovi, di risorse nuove, con il non meno importante recupero di un passato gloriosamente vissuto dai nostri avi.

3 Commenti

  1. Bravo Danilo! Concordo pienamente con te! L’unica cosa che devi fare ora è pressare in modo continuo la tua amministrazione comunale che in alcuni elementi, non c’è bisogno che ti dica chi, è ancora recalcitrante. Dovresti ricordare loro che l’Atene del Sannio non esiste più!

  2. Caro Danilo, non possiamo più permetterci di rimanere a livello teorico. Faccio un esempio: il Veneto era una regione quasi interamente agricola, poi si è trasformata in patria della piccola e media industria, cioè ha venduto all’esterno una infinità di prodotti che le hanno porato ricchezza. Tutto questo è stato fatto dai suoi abitanti, non da marziani. E’ vero, eravamo ancora in una fase di sviluppo, anche se ottenuta indebitando tutta la nazione, ma il Molise nel frattempo cosa faceva? Aumentava il numero dei posti di lavoro pubblici, cioè quelli non produttivi di valore aggiunto, quelli che avrebbero dovuto assicurare servizi ai cittadini, e non sempre lo facevano. Ora lo sforzo maggiore deve essere rivolto alla produzione e alla commercializzazione di ciò che si riuscirà a produrre. (Un esempio negativo: non ho trovato in nessun bar del Molise lo zucchero prodotto dal nostro sopravvissuto zuccherificio. Dove finisce?) Purtroppo le condizioni non sono più favorevoli, ma in ogni caso non si può più aspettare. Danilo, sai che ti stimo, allora utilizza la tua preparazione modernissima per produrre qualcosa di originale ed importante; abbiamo molti esempi di giovani che riescono a sfondare in quel campo tanto nuovo quanto ancora inesplorato. Qualche esempio di giovani che si sono impegnati in iniziative imprenditoriali già esiste. E’ questa la via; tu comunque puoi essere un importante apripista. Vedrai che noi vecchietti ti sosterremo e, se necessario ti daremo una mano. Purtroppo non possiamo fare di più.

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