Da Roccavivara con affetto: La natura dorme, il contadino riposa

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di Mario Antenucci,
tratto dal suo libro “Pane e Vino” [1]

Dopo la festa di Sant’Antonio, tutta la natura dormiva; i contadini durante i mesi di gennaio e febbraio si concedevano un periodo di riposo, che interrompevano solo quando era il tempo di potare la vigna. Godevano del caldo del focolare intorno al quale tutta la famiglia si riuniva per gustare le castagne arrostite e un buon bicchiere di vino novello, che veniva sorseggiato lentamente proprio per assaporarne il profumo che sembrava provenisse dal profondo della terra. Qualche volta si pregava Iddio perché mandasse a tempo opportuno la pioggia e il bel tempo.

Si trascorrevano alcuni inverni nel chiuso delle case per il freddo rigido che incombeva. Il vento gelido soffiava la neve fin dentro la toppa della chiave di casa. Era persino difficile aprirla perché la tramontana s’infilava attraverso le fessure ghiacciando i miseri ambienti che si cercavano di riscaldare con la poca legna e il ceppame a disposizione. Ci si riscaldava davanti e si aveva freddo dietro.

Ricordo quando si andava a prendere l’acqua alla fontana con i tini di rame, perché non c’era ancora il prezioso liquido in casa; essa si ghiacciava per il freddo intenso.

Le case di pietra, le porte e i vetri delle finestre erano avvolti da un velo di neve ghiacciata: quando gli sportelli delle finestre e le porte interne sbattevano al soffio del vento sembrava che le case fossero disabitate o abitate da soli spiriti. Il silenzio freddo le avvolgeva come se fosse calata una cappa glaciale.

Dai cornicioni e dalle grondaie pendevano grossi ghiaccioli che, quando cadevano, facevano pericolosi tonfi. In questi frangenti il paese sembrava come se fosse stato abbandonato e nelle vie regnava una strana solitudine: si sentivano ringhiare solo i cani.

Nell’aria si levava un forte pulviscolo di neve e dalle finestre, a fatica, uscivano fiochi raggi di luce ambrata come miele.


[1]Pane e Vino, un libro molto prezioso , nella cui premessa si leggono queste frasi significative: “Un tozzo di pane e una ciotola di vino, per pochi, erano i componenti essenziali della nutrizione negli anni difficili della rinascita. Pochi tenevano sia l’uno che l’altro, sul desco, per ristorarsi nei giorni del solleone e per consolarsi intorno al camino nei giorni freddi dell’inverno.  Pane e vino costituiscono gli elementi sostanziali della liturgia nel Cristianesimo. “Senza di essi non si canta messa”, così si diceva e si dice ancora. Per dirla con Nedo Fiano, il mio intento è quello di “conservare, custodire e trasmettere la memoria”. Credo “fermamente nel dovere del ricordo perché il nostro passato è, in qualche maniera, memoria del futuro”.Chi fosse interessato ad avere il libro può scrivere a:   m.antenucci1947@gmail.com

 

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