Da Celenza al fiume Trigno.

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Escursione tra i profumi della macchia mediterranea e gli antichi muretti a secco

Scritto da IVAN SERAFINI  il 23 luglio 2011 e pubblicato su www.altovastese.it, per gentile concessione dell’autore

Il Trigno

Dall’abitato di Celenza sul Trigno (Ch) si snoda un sentiero, lungo circa 3 km,  che  scende verso il fiume Trigno, in località Licineto e, oltre il fiume, al Santuario di S. Maria di Canneto. Un itinerario da fare a piedi, facile e breve, a stretto contatto con la natura mediterranea e con le tracce storiche di quest’area poco conosciuta del vastese.

Il percorso inizia dal centro storico di Celenza sul Trigno, nel quartiere Porta da Piedi. Da lì parte l’antica mulattiera, “la Via Vicchie” (via Vecchia), che porta al fiume Trigno.

Le ultime case del paese poggiano su uno sperone roccioso che presenta un bassorilievo di probabile epoca sannita o romana. L’incisione, poco visibile, rappresenta un simbolo fallico che aveva funzione apotropaica (allontanare gli spiriti maligni).

Il tragitto, tutto in discesa, prosegue in località Coste, un territorio soleggiato e sassoso.  Nel sottobosco della pineta,  cresce abbondante il fico d’India (Opuntia ficus-indica). Poco oltre fiorisce la valeriana rossa (Centranthus ruber) che tinge di scarlatto il paesaggio e fa da cornice al vicino Monte di Caccavone. Le fioriture e gli intensi profumi attirano numerosi insetti e farfalle come la vanessa atalanta e il podalirio.

Muretti a secco

Nel tratto successivo, il paesaggio si apre alla valle del Trigno, al Monte Mauro e al Mare Adriatico, con in alto i paesi di  Tufillo, Montemitro, Montefalcone e Roccavivara. Poco dopo si incontra il bivio che porta alla cima del Monte di Caccavone e a San Giovanni Lipioni. Da qui è visibile uno strapiombo alto un centinaio di metri detto “Spaccatura di Cesare” che, poco più in basso, termina con la cascata della Ripa la Longa, raggiungibile tramite un altro sentiero.

 Di seguito s’incontra la località di Santa Lucia, caratterizzata da ben conservati muretti a secco. In questa zona vegetano ulivi secolari che producono olio pregiato. Sui  lati del sentiero, a testimonianza del clima mite della località, vegetano molte specie dell’area mediterranea come il lentisco, la fillirea, il cisto, il ginepro rosso, il timo, l’elicriso e varie orchidee.

Nella tappa successiva troviamo località “Cerche marine” (Querce marine), una terrazza naturale da cui è visibile il mare Adriatico. Qui, nascosta dalla vegetazione, è presente  una formazione  rocciosa con profonde fratture e piccoli anfratti. Le leggende narrano di strane apparizioni che spaventavano i viandanti e di briganti che vi nascondevano  monete d’oro e  altri oggetti preziosi.

La Morgia delle Lame

Proseguendo il cammino, dopo una stretta curva, appare la Morgia delle Lame, una parete rocciosa liscia e compatta alta circa 30 mt e lunga un  centinaio, utilizzata sporadicamente come palestra di roccia dagli appassionati di  free climbing.
Quest’area è stata oggetto di rimboschimenti  a pini, abeti e cipressi che spargono nell’aria un gradevole profumo di resina. Successivamente s’incontra la deviazione per la “Sorgente di lisce e busse“. Il ripido viottolo che scende al Vallone è stato recentemente sistemato dai volontari della locale Protezione civile.

Il sentiero principale procede senza difficoltà fino a “Mezza via di Licineto” e poi al “Colle dei Santi”, un piccolo promontorio ricoperto di lecci.  Vi sorgeva un antico eremo, antecedente al X sec. d. C., di cui restano tracce delle mura perimetrali e delle fondamenta.
Di fronte al Colle dei Santi,  oltre il vallone, vegeta un esemplare isolato di  ginepro coccolone (J. oxycedrus ssp macrocarpa) che supera i 15 metri di altezza, dimensioni eccezionali per la specie.

Località Licineto

Nell’ultimo tratto, in località “Rocchie del giardino”, il percorso prosegue nel folto della macchia mediterranea e poco dopo giunge alla vallata del Trigno, in località “Licineto” (da licine= leccio),  coltivata sin dall’antichità.
L’area è suddivisa in piccoli appezzamenti dove, da alcuni anni, si pratica l’agricoltura biologica. Un esempio è dato dalla Biofattoria Licineto,  azienda agricola a gestione familiare che produce olio, miele e ortaggi biologici.

Giunti a Licineto, la “via vecchia”  si congiunge con la strada asfaltata. Qui troviamo una bella fontana realizzata dal maestro della pietra Sabatino Aquilano. Nei pressi della fontana di Licineto, sino agli inizi del ’900 era in funzione una piccola centrale idroelettrica, poi mulino, alimentata da un formale che convogliava l’acqua del fiume.

Il tratto asfaltato termina a pochi metri dalla sponda sinistra del Trigno.  Oltre il fiume, a poche decine di metri, si erge maestoso il Santuario della Madonna del Canneto. Purtroppo non è presente un ponte per raggiungere l’altra sponda e solo in estate il fiume è facilmente guadabile.
In questo punto la carreggiata non asfaltata si divide in due direzioni. A destra, piega verso la “Coda del Vallone” e termina sotto il “Colle a Luna“, molto interessante per la splendida fioritura di orchidee.  Sulla sinistra, proseguendo lungo il corso del fiume Trigno, si incontrano le “Macchie” dove sono presenti  esemplari molto siviluppati di fillirea (Phillyrea latifolia)  e poi la “Pingiarella“, località caratterizzata da calanchi argillosi.

Dopo circa 1,5 km, sempre costeggiando il Trigno, si giunge in prossimità della Torre della Fara, una costruzione  circolare realizzata in epoca longobarda (XII sec).

Torre della Fara

Poco oltre, la carreggiata costeggia l’area artigianale di Celenza, fino ad immettersi sullo svincolo della SS650 (Fondo Valle Trigno) per Celenza e Torrebruna, in località “Vallone Vecchio“.

Il territorio di Celenza e Torrebruna è attraversato dal trattuto Ateleta-Biferno, lungo circa 100 km.

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