Da canto dell’alto sannio di Gustavo PetresineTempesta

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In queste foglie popolate di vento

ha messo nido lo stormire del tempo

e aleggia, fischietta e penetra

rovi contorti di atavica solitudine.

Qui, Dio è la testa di pecora

spolpata dal lupo affamato,

separata dal gregge a seminare

le pendici di Montecapraro.

Monte Capraro

Biancore d’ossa traviate,

peluria d’ortica,

lucore del cardo mariano;

frinire di un eco lontano.

Pietre di Montecampo

irte a dannare il cielo

accecate di bianco.

Spavaldo si drizza il lampone

orgoglioso di granuli rossi;

Sanguinare da frutti maturi

fra le crepe dei sassi, nei fossi.

Trova riposo il nibbio autunnale

nella fresca aria di tramonto,

pigola all’orizzonte e spiega l’ale.

Becca la solitudine e si bea

raspando il muschio che odora di madre

E dalla valle un canto lieto sale.

Dondola il cerro

e dolcemente Zefiro

schiuma le fronde docili

volgendole ai torrenti

fiume Sangro

E al fiume Sangro, armenti

si dolgono di liquido rancore.

Frullio di vento e foglie

che invadono i sentieri

tratturi sconnessi e cari.

E tu fiume tortuoso

nostalgico di acqua.

Ciottoli levigati, sparuta rena.

Sacrifica i tuoi giunchi

a un gracidar’ di rana.

Verrà verrà poi Marzo

a riportarti in piena

e tornerai con i gorgogli antichi

2 Commenti

  1. Versi che dimostrano e affermano la conoscenza e l’amore per la propria terra. 
    Amarezza e desolazione volte alla rinascita. 
    Splendida poesia.

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