Concettina: le sue dolcezze le hanno valso il paradiso

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di Maria Delli Quadri [1]

zi cuncettina 1In Agnone c’era,  e c’è,  un antico forno, un tempo a legna,  gestito da sempre dalla famiglia Patriarca.
La capostipite era zia Concettina, figura mitica della mia fanciullezza e adolescenza. Gestiva l’attività per la strada di S. Antonio, via Cavour, mentre nascevano e crescevano i figli: Ada, Michele, Pasquale, Lina e Dina. Io, ragazza-signorinella-studentessa di liceo che impastava a casa il pane per la famiglia, la conoscevo bene e la frequentavo spesso sempre per via del pane. Era la zia diretta di mio padre, per cui ci univa anche uno stretto legame di parentela.

Alta, ieratica, solenne, con pochi denti, vestiva sempre di scuro con gonne lunghe e fruscianti su cui si spargeva come una seconda pelle uno strato di farina bianca. Infaticabile (si alzava di notte per accendere il fuoco),  spiava continuamente il portello del forno a legna, con la pala rimestava la brace, la spandeva di qua e di là, infilava le pizze, le controllava, le spostava poi, a cottura ultimata, le tirava fuori, le depositava su un tavolo; quindi era la volta del pane. Che profumi, che aromi si spandevano per la via! Erano odori di casa, di buono, di genuino, di sano appetito per cibi autentici e freschi. Non parlo poi dei dolci: ci vorrebbe un romanzo. Aiutata soprattutto da Ada, la figlia maggiore, ma anche dalle altre, da quel forno sono uscite tonnellate di dolci: per i matrimoni, per le comunioni, per i battesimi e compleanni per ogni circostanza di festa: loffe, castagne, tarallini, bigné con la crema, bocconotti, ed anche “abbottapezzenti” (biscotti per il latte o il vino), raffaiuoli, pagnuttoine (brioche), crostate, zeppole, torte e chi più ne ha più ne metta.

Zia Concettina e Ada non perdevano mai la calma: sempre il sorriso sulle labbra, con cortesia e gentilezza svolgevano il loro lavoro. Io ero la figlia di Peppino, il nipote prediletto. Per me c’era sempre il panelluccio o la pizzetta da portare a casa e, cosa più strabiliante, da una delle tante tasche delle gonne lunghe come palandrane, spesso usciva miracolosamente una 50 lire con la quale potevo comprare, a quei tempi, 3 quaderni, avendo anche il resto.

Memena e Pasquale Patriarca
Memena e Pasquale, nuora e figlio, che per molti anni hanno gestito il forno

Oggi il forno è gestito da Tonino, nipote della zia Concettina, figlio di Pasquale, aiutato da Adriana, la moglie. Prima c’era pure Memena, madre del titolare, a dare una grossa mano. E’ un po’ che non frequento il forno e devo dire che mi manca, anche se oggi del vecchio androne non è rimasto più nulla. Tutto è cambiato, si è modernizzato, i dolci si fanno ancora, si vendono sempre tanto e sono esposti in bella mostra in una apposita vetrina. L’antico forno a legna non c’è più, ma la pizza col pomodoro è sempre lì, rinomata e croccante. Il negozio oggi è più piccolo ma dietro al banco c’è sempre lui, Tonino, il poeta, l’autore di teatro dialettale, il maestro nell’arte del fare il pane e i dolci…

Antonino Patriarca e la sua famiglia
Antonino, l’attuale gestore del forno Patriarca, e la sua famiglia

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[1] Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti.

Musica: Rilassante     
Editing:
Enzo C. Delli Quadri

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