Come eravamo: I presagi di morte

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Lucia Amicarelli [1]

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Nel volgo è ferina la convinzione che ogni avvenimento luttuoso sia preceduto da segni premonitori. Perciò, se in casa c’è un malato, i familiari pongono la massima attenzione a non versare olio per terra o sale sulla tavola, a non rompere spec­chi, a non poggiare il cappello sul letto, a non aprire un ombrello dentro casa. Altri segni preannunzianti disgrazia si ritiene siano dati dalla voce di alcuni animali; così un tri­ste pronostico si trae se la gallina canta o il gallo ripete il verso della gallina, ed allora l’unico rimedio per allon­tanare la sciagura sta nell’ammazzare l’animale; c’é poi il verso della civetta animale che si crede senta l’odore del cadavere ancor prima che un individuo si ammali. Ad Agnone si ritiene che il canto della civetta porti sempre disgrazia, credenza alquanto diversa da quella abruzzese registrata dal Finamore[3] e in voga per esempio a Celenza, ove si dice che sarà colpita da lutto la casa verso cui la civetta guarda, ma avrà fortuna la casa sul cui tetto si é posata. Presagio sicuro di morte è anche il rodere dell’anofele, l’orlòggə də San Pasquàlə[4].

Grande fiducia si ha anche nei sogni e sono ritenuti particolarmente veritieri quelli che si fanno all’approssimarsi dell’alba. Sognare la morte di una persona ancora in vita sta ad indicare vita lunga e salute, ma sognare morti che chiamino qualcuno o la caduta di un dente, indica decesso di un familiare. Anche nel parlare si é molto cauti. Infatti, esprimi timori su un esito funesto della malattia e risponde il suono di una campana? Arrespónnə la cambàna sànda dice il volgo; e il suono costituisce una prova che l’ipotesi espressa si avvererà. É invece di buon augurio veder ronzare per casa una specie di moscone verdastro, chiamato ru ciéllə də Sand’Andònjə.

[divider] Questo articolo è tratto da libro “Tradizioni popolari di Agnone” di Lucia Amicarelli[1] e “Folklore di Agnone” di Michele Di Ciero, libro curato e valorizzato  dallo studioso molisano di tradizioni popolari Domenico Meo[2], il quale, nell’ introduzione, ha voluto accennare alla storia dell’antropologia culturale e fare il punto sui contributi folklorici e di lingua dialettale riguardanti Agnone dalla fine dell’Ottocento ad oggi.Questa imperturbabilità, che si mantiene inalterata di fronte ad avvenimenti lieti ed avversi e che potrebbe sembrare passiva indifferenza, cade in presenza della morte, la vicenda che conchiude il ciclo della vita umana e che desta sempre un angosciato stupore.[divider]

[1] Lucia Amicarelli, Molisana di Agnone (IS), fu Prof.ssa Di Lettere. Suo il libro su “Tradizioni popolari di Agnone”
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[3] G. Finamore, Tradizioni . . ., cit., p. 235.
[4] [N.d.C.] Si tratta di colpi a intervalli regolari simili allo scandire del tempo dell’orologio che si sentono d’estate nelle travi o nei mobili vecchi.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri

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