Come eravamo – Il convito funebre e le condoglianze

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di Lucia Amicarelli [1]  da un libro curato da Domenico Meo [2],

visite di condoglianze

Tornati a casa si trova già pronto il convito funebre  ovvero ru r’cunz’l’, e tutti siedono a tavola. Mentre nei paesi vicini continua l’uso di veri e propri banchetti come pranzo funebre, che a volte si protraggono per ore, ad Agnone, da circa una ventina d’anni, il costume ha preso un carattere di notevole sobrietà, tranne qualche caso sporadico tra contadini che ripetono l’antica tradizione. Così pure è cessata l’abitudine, a cui accennava il De Nino, di portare il pranzo alla famiglia del morto per un periodo molto lungo, a turno, da parte di tutti i parenti[3]. Sopravvivono invece al­cune superstizioni relative al pranzo funebre. Ad esempio, la persona che porta il pranzo, deve recare tutto l’occorrente per apparecchiare la mensa; sarebbe di cattivo augurio portare indietro gli avanzi che vengono dati ai poveri. Tale usanza, come asserisce il De Nino, è largamente diffusa in Abruzzo[4]. Ed infatti in tutti i paesi prossimi ad Agnone, sia in territorio abruzzese che in territorio Molisano, è o­vun-que rispettata rigorosamente.

Non trovo invece traccia nei vicini paesi dell’Abruzzo, di un’altra usanza agnonese, relativa alle visite di condoglianza. Tali visite si ricevono di regola, negli otto giorni successivi alla morte del congiunto, e solo nella casa ove la persona morta; sarebbe per esempio considerato di cattivo augurio far visita di condoglianza ad una donna sposata nella casa maritale, per la morte di una persona deceduta nella sua casa di ragazza. Per tale motivo i parenti del morto per il periodo indicato restano riuniti tutti nella casa ove è avvenuto il decesso. Le persone che si recano a fare visita, uscendo, vanno in chiesa o in altro locale pubblico, per lasciare il morto. Se si andasse a casa senza far sosta in altro luogo chiuso, si porterebbe il morto in casa, e si avrebbe ben presto un lut­to in famiglia. Ora, trascorsi gli otto giorni prescritti per ricevere le visite, ai familiari del morto è lecito uscire; fino ad alcuni anni fa, invece, si rimaneva in casa per vari me­si; tuttavia ancora adesso vi sono molte famiglie, più fedeli alle antiche tradizioni, che attendono per uscire almeno fino al trigesimo giorno della morte, quando si fa celebrare il funerale per il defunto: per tutto questo periodo evitano perfino di tener aperti finestre e balconi di giorno, o quando c’è già la luce accesa, cosa che potrebbe essere considerata come prova di scarso affetto e rispetto per il morto.

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[1] Lucia Amicarelli, Molisana di Agnone (IS), fu Prof.ssa Di Lettere. Suo il libro su “Tradizioni popolari di Agnone”
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[3] A. De Nino, op. cit., vol. I, p. 129.
[4] Ivi, p. 130.

[divider] Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine [divider]

 

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