Come eravamo – San Martino

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di Lucia Amicarelli[1]

La zucca di San Martino 5Il Pansa vuole che il culto di questo Santo, legato al concetto della prosperità, si riallacci agli antichi riti agrari e solari e che, poiché, secondo alcuni, l’abbondanza è simboleggiata dal cornucopia, si attribuisca a San Martino anche una protezione molto meno lusinghiera[2]. Infatti in Agnone, quando si vuol indicare che un marito è stato tradito, si dice che ha partecipato alla processione della notte di San Martino col cero acceso. Tale espressione è in voga anche in molti paesi d’Abruzzo (Castiglione Messer Marino, Schiavi d’Abruzzo,Torrebruna, Celenza sul Trigno), ma nè ad Agnone nè altrove, stando al ricordo dei più vecchi, c’è mai stata alcuna processione per la festa di San Martino.

É probabile che il modo di dire tragga origine, più che dal ricordo di un’usanza oggi scomparsa, da un riferimento ai solenni festeggiamenti tributati al suo Santo Patrono da Atessa. Che ad Atessa la processione dell’undici novembre si facesse nei tempi andati di sera, non é da escludere, specie se si tien conto dell’uso, riferito dal Pansa, di accendere per la processione torce è falò[3]. Infatti a quanto ho potuto constatare di persona, in molti dei nostri paesi, i fuochi di rito in alcune festività, ardono generalmente di sera (fuochi in onore di Sant’Antonio Abate a Celenza e a Schiavi, di San Michele ad Agnone e Castiglione poi i fuochi della vigilia di Natale, ecc.).

Ma, per la concezione che fa di San Martino il largitore dell’abbondanza, egli é «il Santo più familiare degli abruzzesi»[4]. Nei campi, al seminatore si augura: Sand Martine e Sand Martine si dice alle donne, allorché sono occupate a fare il sapone, a mettere il lievito, ad impastare i mac­cheroni, a tingere le tele; e Sand Martine si dice quando si­ pigia l’uva, si cuoce il mosto, si tramuta il vino, s’insacca la carne del maiale. Le tradizioni che accompagnano la festa di San Martino, richiamano alla memoria, per alcuni aspetti, i giorni del car­nevale. La ricorrenza, che non comporta riti religiosi particolarmente solenni, è invece festeggiata da tutti con un ricco pranzo a base di gnocchi e di carne di maiale (la porchetta al forno), che costituiscono i cibi di rito che si concludono spesso con solenni ubriaca­ture, tanto più che nel giorno di San Martino si procede al­l’assaggio del vino nuovo. «A Sand« Martìn«, ógni muscte é fat­t« vin«», dice un proverbio molisano, ed è con vera festa che si vanno a spillare le botti e si riempiono i boccali.

Ma sopratutto punti di contatto tra la festa del San Martino[5] e il Carnevale, sono evidenti negli scherzi, talvolta addirittura spietati a cui dà luogo l’altro patronato che si attribuisce al Santo. Non è raro vedere, la mattina dell’undici novembre, due grosse corna disegnate da buontemponi spensierati, col favore delle tenebre notturne, sul portone di una casa o scritto qualche motto mordace che alluda alla poca fedeltà della moglie, o sentire durante il giorno crocchi di uomini che, seduti davanti alla cantina o al bar rivolgono parole allusive a qualche marito sfortunato: «Sei stato alla processione? chi c’era con te?» e così via su questo tono. Però, mentre durante il testamento del carnevale tutti accettano lo scherzo senza protestare, non si può dire che accada la stessa cosa a San Martino, anzi spesso si dà il caso che il beffeggiato faccia pentire amaramente i derisori.

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Questo articolo è tratto da libro “Tradizioni popolari di Agnone” di Lucia Amicarelli e “Folklore di Agnone” di Michele Di Ciero, libro curato e valorizzato dallo studioso molisano di tradizioni popolari Domenico Meo[6], il quale, nell’ introduzione, ha voluto accennare alla storia dell’antropologia culturale e fare il punto sui contributi folklorici e di lingua dialettale riguardanti Agnone dalla fine dell’Ottocento ad oggi.

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[1] Lucia Amicarelli, Molisana di Agnone (IS), fu Prof.ssa Di Lettere. Suo il libro su “Tradizioni popolari di Agnone”
[2] G. Pansa, op. cit., vol. II, p.119 e ss..
[3] Ivi, p. 122.
[4] T. Bruni, op. cit., p. 209.
[5] [N.d.C.] Cfr. D. Meo, Le feste . . ., cit., pp. 171-172; Aa. Vv., Scritti vari in onore di San Martino di Tours Protettore di Nereto, Grafiche Martintype, Colonnella (TE), 2010, pp. 52, 79.
[6] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.


Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

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