Come eravamo in Altosannio – Scopa alla finestra

0
1293

Usi e Costumi trascritti da Oreste Conti nel Libro “Letteratura Popolare Capracottese” edito da Luigi Pierro, Napli 1911[1].

donna al balcone

Le donne, in genere, sono loquaci; quelle del popolo, specialmente, perché piene di impulsività, sono facili all’amore e all’ira, onde, per una parola, per un gesto, per un malinteso, trascendono subito all’alterco, all’insulto che finisce in rissa. L’arma della donna è la lingua e, con questa, accanitamente combatte. Le offese, limitate dapprima alle loro poco rispettabili persone, si estendono, ben presto, ai parenti vivi e morti.

  • “La faccia t’aja é capace de chesse e cchiù de chesse, ca nen tié unore e manche vgergogna e tutte ru munne é ru tié” –
  • “Chigna. E tu, dissiparrobba, iuste tu vuò parlà? Tu ca nen te sié saputa fa mia re cunte e nen pienze che a fa panunte e vevete de vine!!!”

E qui, mentre una delle protagoniste séguita la diatriba feroce e voi credete che sia il principio della fine, ecco che la terribile avversaria ricompare dall’alto della finestra, con una compagna poco ragguardevole … la scopa, che lascia penzoloni di fuori, non senza farsi sfuggire, evidentemente soddisfatta, un  :

  • “Parla che chesta che é la para téia”

 

 ___________________________________
[1] Nota dell’autore: per 4 anni, nel breve periodo delle vacanze estive, mi sono recato tutti i giorni nelle nostre remote campagne, a raccogliere i canti dei nostri montanari, or lamentevoli, or dolci, ma che sempre esprimono il sentimento del mistero della vita, la tristezza impenetrabile dell’ amore.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.