Coi binari fra le nuvole, Pettorano…. la transumanza

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Transiberiana pettorano 1

Cronache dalla Transiberiana d’Italia, Tratte da libro COI  BINARI  FRA  LE  NUVOLE[1] di Riccardo Finelli, edito dalla Neo Edizioni[2] di Castel di Sangro (AQ). (Le foto sono state selezionate e aggiunte da Enzo C. Delli Quadri)

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Anche noi, quando inizia a farsi timidamente largo il cono di luce dell’uscita, un po’ eroi ci sentiamo. All’uscita della galleria, la linea si stiracchia in una “esse”, che battezza il tracciato alla sua montuosità. Inizia qui la vera pendenza della ferrovia, ventotto millimetri di ascesa ogni metro percorso, da qui e per ventisette chilometri, fino alla Galleria di Monte Maiella. Roba impegnativa, anche se tutto sommato inferiore a quella di altre tratte, come la Sulmona-Roma, ad esempio, che arriva al trentuno per mille o la Sulmona-Rieti-Terni, che sale addirittura fino al trentacinque per mille.

Per non fare salire oltre quel numerello, nonostante l’imbarazzante salto altimetrico che il treno doveva compiere per salire dai 348 metri della stazione di Sulmona, ai 1.269 della stazione di Pescocostanzo-Rivisondoli,  ci volle la migliore espressione dell’ingegneria costruttiva di fine Ottocento, che seppe srotolare il tracciato, con gallerie e viadotti, in perfetta aderenza al profilo delle valli, ricavandone un effetto sponda utile a proiettarlo con la dovuta dolcezza fino ai quasi milletrecento metri degli altipiani fra Palena e Roccaraso.

Ma neppure una ferrovia capace di insinuarsi nelle pieghe del territorio, fino a confondersi in esso come una rana pescatrice fra le canne, è riuscita ad addomesticare la natura attorno che, con la forza della fisica e dell’evidenza, si è sempre presa le sue rivincite verso un piccolo esercito di servitori dello Stato col cappello da ferroviere.

Soprattutto se in testa a certi convogli ci sono motrici orgogliose ma rattoppate, che si trovano a trainare vagoni anche oltre le trecento tonnellate massime ammesse sulla tratta. E allora, quando alla  stazione di Pettorano la natura dava il suo colpo di coda, toccava fare il “dimezzamento”. Una parte dei carri si staccava e rimaneva giù, sul binario di transito, mentre l’altra parte di treno, alleggerita, poteva salire fino allo sbocco della Galleria Maiella, dove, finalmente, si riguadagna un po’ di momentanea pianura.

Transiberiana pettorano 2 transumanzaSuccedeva soprattutto con i treni della transumanza, che per decenni hanno caratterizzato la linea, rappresentandone, in fondo, l’essenza. Convogli speciali, organizzati a primavera per far salire negli alpeggi di Palena, Pescocostanzo, Rivisondoli, Alfedena o San Pietro Avellana pecore e vacche che avevano svernato in Puglia. All’inizio dell’autunno, poi, agli stessi armenti veniva fatto compiere il percorso contrario, verso le stazioni di Foggia e San Severo. Per almeno tre generazioni di macchinisti, è stata proprio la stazione di Pettorano il luogo in cui la natura lanciava la propria sfida all’uomo e alle sue macchine. Il primo momento della verità in un viaggio di appena quarantatré chilometri (tanta la distanza fra Sulmona e Palena), che però poteva durare anche una giornata intera. Un po’ come per il treno del terremoto, il rischio a Pettorano era di non riuscire a ripartire in caso di fermata. Soprattutto con carri stipati oltre il limite di portata del treno. E allora toccava “dimezzare“, appunto, che equivaleva a perdere tre ore buone di tempo e lasciare un carico belante fermo in stazione, in attesa di essere passato a riprendere.

            A Pettorano, il binario su cui si parcheggiavano i treni per il dimezzamento non c’è più. Interrato da quando la stazione, come quasi tutte le altre, fu declassata a semplice fermata, con quella denominazione che nella grammatica della burocrazia ferroviaria sapeva già di condanna a morte: “impresenziata”.

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Pettorano sul Gizio

Oggi non c’è più niente. Solo tre edifici ancora in piedi ma già svaniti nei ricordi e nella cura dell’uomo. Una flora da rovina fatta di erbacce e rampicanti circonda tutto, avvicinandosi rapida alla sala d’aspetto come una iena sulla carogna.

La porta di quello che un tempo fu l’ufficio del capostazione è divelta. Dentro, i predoni del rame hanno svolto con minuzia il proprio lavoro, spolpando quadri elettrici e prese. La nicchia di una pulsantiera che parrebbe ancora governare qualcosa di vivo è aperta, alla mercé delle nostre mani. Osserviamo per un po’ e poi richiudiamo delicatamente come a rimboccare le coperte a un bambino.

Buttati sul banco della biglietteria, alcuni fogli incartapecoriti. Uno è l’ordine di servizio n. 61 dell’Ente Autonomo Ferrovie dello Stato datato 30 aprile 1986, in cui si riepilogano le disposizioni in merito alle modifiche delle agevolazioni tariffarie. Su un altro foglio, sono annotati in stampatello i giorni di validità delle diverse tipologie di biglietti chilometrici. Alla parete, un crocifisso osserva muto la scena, a protezione del niente.

Quello che mi chiedo ritornando fuori, sul binario, è se prima di lasciare che tutto questo fosse inghiottito dal nulla c’è stata una messa da morto almeno. Un giorno, un’ora precisa, in cui qualcuno ha riordinato le carte, ha diligentemente raccolto documenti, attrezzi, cancelleria, timbri, ha ripulito per bene e si è chiuso dietro alle spalle, per l’ultima volta, una porta. Magari strozzando un singhiozzo in gola. O se, invece, questo luogo non ha avuto neppure diritto a un addio formale ed è stato lasciato morire per inedia dall’indifferenza formidabile di cui è capace la quotidianità. A giudicare dallo spettacolo, sembrerebbe la seconda.

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Coi binari Copertina-libro[1]
320.000. Tante sono state le traversine che abbiamo calpestato durante il tragitto (per un totale di 120 km percorsi con 10 ore di camminata al giorno). Le ho contate con una buona approssimazione. Traversine di legno o, peggio, di cemento. Spesso, spessissimo, annegate in mezzo a sassi spigolosi da massicciata, distribuiti irregolarmente. Un massacro per i piedi, che si è aggiunto alla fatica muscolare e zuccherina della marcia………..
… … … leggendo le pagine che seguono mi sono reso conto che questo libro di fatica è pesantemente intriso. È stata la fatica da trekker della rotaia a cubare pensieri, tagliare parole e incastrare frasi a colpi di martello e flessibile. Una compagna di viaggio dunque che, sempre paradossalmente, si è rivelata musa per narrare di altre fatiche ben più pesanti delle nostre. Quelle degli uomini e delle donne che la Sulmona-Carpinone l’hanno costruita e fatta vivere con il proprio lavoro. (
Stefano Cipriani)
[2]I edizione: luglio 2012 – Neo Edizioni Via Volturno, 2 – 67031 – Castel di Sangro (AQ) – info@neoedizioni.it – ww.neoedizioni.it 

 

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

2 Commenti

  1. TRANSIBERIANA d’ITALIA Mi pare d’aver già letto e commentato qualcosa sulla TRANSIBERIANA , ma quand’anche questa fosse una ri-lettura, è talmente meritevole di attenzione e soprattutto così intrisa di spunti poetici- versi veri nel contesto della prosa- che voglio solo sottoporli all’attenzione altrui: “una ferrovia capace di insinuarsi nelle pieghe del territorio…. “Pettorano il luogo in cui la natura lanciava la propria sfida all’uomo e alle sue macchine.
    “Oggi non c’è più niente. Solo tre edifici ancora in piedi ma già svaniti nei ricordi e nella cura dell’uomo. Una flora da rovina fatta di erbacce e rampicanti circonda tutto, avvicinandosi rapida alla sala d’aspetto come una iena sulla carogna.
    …richiudiamo delicatamente come a rimboccare le coperte a un bambino. ….Alla parete, un crocifisso osserva muto la scena, a protezione del niente. …si è chiuso dietro alle spalle, per l’ultima volta, una porta. Magari strozzando un singhiozzo in gola
    …dall’indifferenza formidabile di cui è capace la quotidianità!

    Queste alcune tessere del mosaico prese e incollate per destare la curiosità di leggere il magnifico articolo dell’autore . E poi le stesse immagini del video che si sfogliano come un libro -Prodigio della tecnica – a me (mi) piacciono…

  2. La TRANSIBERIANA aveva carpito- PIACEVOLMENTE- la mia attenzione e la mia fantasia –forse un giorno che avevo anch’io la testa fra le nuvole, come quei BINARI FRA LE NUVOLE – già molto tempo prima di sentir parlare di ALTOSANNIO e dei suoi AMICI CULTORI.
    PERCIO’ORA LIETA POSSO TESTIMONIARE LA VALIDITA’ DI QUESTO BLOG CHE LO RIPROPONE A ME E NON SOLO…

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