Chiauci e i Sanniti

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2017

di Adelaide Trabucco [A],
tratto dal suo libro “Memorie Storiche e Artistiche di Chiauci e delle sue Chiese


Chiauci 2

Chiauci è un paese di antiche origini ubicato in quella regione dell’antico Sannio o Saphinim i cui abitanti erano i Saphineia o Sanniti, secondo un’appellazione attestata ancora nel II secolo a. C. da un’iscrizione di Pietrabbondante.

I Sanniti facevano parte dell’area delle popolazioni italiche di lingua Osco-Umbra o Umbro-Sabella comprese tra l’Umbria e la Calabria. Tali popolazioni avevano in comune anche un certo dinamismo migratorio secondo il rituale del Ver Sacrum.

     ll Ver Sacrum o Primavera Sacra era un rituale religioso adottato non solo dai Sabini, ma anche, sostiene lo storico romano Livio, dai Celti della Gallia Cisalpina[1] e dagli stessi Romani a causa dell’invasione della penisola italica da parte di Annibale[2]. Lo storico romano Strabone[3] ed anche altri autori descrivono il Ver Sacrum sabello: per vincere una battaglia o allontanare un grave pericolo, i Sabelli promettevano al dio Mamerte di sacrificargli tutto ciò che sarebbe nato la primavera successiva. Nel caso dei bambini non avveniva l’immolazione alla divinità, ma una consacrazione: i bambini venivano sacrati e, una volta divenuti adulti, dovevano lasciare la tribù d’origine e cercare nuovi pascoli, sotto la guida di un animale guida come un cervo, o un lupo, o un orso. Secondo la tradizione, i primi guerrieri-pastori sacrati a stabilirsi nel Sannio furono condotti da un “Comius Castronius”e da un toro a Bovianum che divenne la culla della nazione[4].

   I Sanniti propriamente detti risiedevano nell’Abruzzo meridionale, nel Molise, nella parte orientale della Campania ed erano dello stesso gruppo etnico dei Sabini, migrati dal Lazio nell’Italia meridionale proprio in seguito alla suddetta migrazione armata della Primavera Sacra – verosimilmente causata da ragioni di sovrappopolazione.

   L’originaria comunanza etnica tra Sanniti e Sabini è emersa dal ritrovamento e dall’analisi dei reperti archeologici: “Lo studio dei testi paleo-sabellici ha messo in luce come la distinzione tra Sabina e Sannio appartenga solo alla lingua latina, probabilmente dovuta ai differenti rapporti intercorsi tra le varie etnie e i Romani”[5].

   La distinzione tra Sanniti e Sabini, dunque, è stata fatta a posteriori dai Romani in base a considerazioni di ordine politico, conseguenti alle differenti scelte operate all’interno della stessa etnia. La dimensione unitaria della civiltà sabino-sannitica anteriore al sec. VIII, si sciolse infatti quando i Sabini scelsero di partecipare alla formazione e al primo sviluppo di Roma, mentre dal VI sec. i Sanniti gravitarono verso le popolazioni meridionali, specie campane.

I, 1. 1. Guerrieri Sanniti - dalla Tomba del Guerriero - IV sec. a. C. - pittura parietale – Paestum – elaborazione fotografica A. T.
I, 1. 1. Guerrieri Sanniti – dalla Tomba del Guerriero – IV sec. a. C. – pittura parietale – Paestum – elaborazione fotografica A. T.

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Con il sec. V vediamo iniziare il momento espansionistico dei Sanniti i quali, a contatto con l’area Campana e con la Magna Grecia, da queste assumono caratteri culturali propri delle civiltà etrusca ed ellenica. Appartiene a questo periodo l’adozione dell’alfabeto etrusco di Capua che si evolverà nella caratteristica grafia osca, diffusa in tutto il III ed il II sec. a. C. nei territori sannitici.

I, 1. 2. Tabula Agnonensis o Tavola Osca - 250 a. C. - bronzo inciso - Londra, British Museum – elaborazione fotografica A. T.
I, 1. 2. Tabula Agnonensis o Tavola Osca – 250 a. C. – bronzo inciso – Londra, British Museum – elaborazione fotografica A. T.

Il periodo ellenistico coincide, per i Sanniti, inizialmente con la loro massima espansione in Italia, indi con il loro progressivo declino politico e forzato inserimento nell’orbita della potenza romana: “Di tutte le tribù e popoli con i quali i Romani si trovarono a dover contendere la supremazia sull’Italia, nessuno fu più minaccioso dei Sanniti del Sannio. Forti e valorosi, essi possedevano un territorio più ampio e un temperamento più risoluto di qualunque altra popolazione della penisola”, afferma l’archeologo E. T. Salmon, professore emerito alla Mc Master University in Canada. Il professore Salmon, il quale dedicato numerosi studi alla storia dei popoli italici e dell’antica Roma, ha scritto Samnium and the Sannites ricevendo il premio Merit Award dell’American Philological Association[6].

   Per più di un mezzo secolo, dal 343 al 290, i Sanniti impegnarono i Romani nei tre successivi conflitti che da loro presero il nome di guerre sannitiche. Non solo, ma, tramanda lo storico romano Lucio Anneo Floro, anche dopo che i Romani ebbero celebrato ventiquattro trionfi su di loro, i Sanniti erano pronti a ricominciare la loro resistenza ogni volta che ne avevano l’occasione[7]. Salmon compie un’osservazione e nel contempo esprime un giudizio di rilevante significato: “Se si considera l’importanza del ruolo svolto da questo popolo, è sorprendente che esso abbia suscitato un così scarso interesse. Nessuna versione della storia romana può fare a meno di dedicare loro abbondante spazio, ma ciò avviene invariabilmente tra le vicende di Roma e non facendone l’oggetto di una ricerca indipendente, benché essi meritino certamente attenzione di per se stessi”[8].

   Già in epoca preromana, dal suddetto periodo ellenistico, si era diffusa tra il IV e il II secolo tra i Sanniti l’esigenza di dotare e munire il territorio di centri fortificati per difendere le popolazioni dalle incalzanti invasioni degli eserciti romani.

I, 1. 3. ANTONIO MASCIA Corsieri – 1987 – matite colorate e inchiostro su cartolina postale - Collezione privata
I, 1. 3. ANTONIO MASCIA Corsieri – 1987 – matite colorate e inchiostro su cartolina postale – Collezione privata

Gran parte di questi centri è stata di recente individuata sulla sommità di alture e presentano varie tipologie, da quella più semplice, con recinto anulare e superficie limitata, a quella più articolata per la presenza di successivi ampliamenti realizzati nel tempo. I centri fortificati minori svolgono spesso funzione di difesa nei riguardi del vicus (il villaggio) a quota più bassa.

   È per noi particolarmente interessante il complesso di fortificazioni situato lungo l’alto corso del Trigno, ove il fiume compie un ampio gomito intorno ai monti di Pietrabbondante ed è affiancato per un tratto dalla strada che si iniziava da Aufidena, il centro dei Sanniti Caraceni o Carecini (che insieme ai Sanniti Pentri tenevano tutto il Molise interno, mentre i Sanniti Frentani tenevano la fascia costiera), per giungere nelle piane della Daunia e del Tavoliere pugliese, nell’antico centro dauno di Lucera. Il tracciato di questa strada è ancora esistente nel tratturo Castel di Sangro-Lucera. L’importanza di questo collegamento in epoca preromana è provata dai centri fortificati che si susseguono a poca distanza l’uno dall’altro lungo il suo tragitto. Tra essi, il centro fortificato di Chiauci, preceduto da quelli di Pescolanciano e di Carovilli e seguito da quelli di Civitanova e di Duronia. Proprio a Chiauci, precisamente a Colle Sant’Onofrio, a monte della Fonte “Capo Sorgenza” da un lato e della Sella Venditto dall’altro, l’altura è racchiusa da una cinta di mura, risalenti al IV secolo a.C., che seguono l’andamento delle curve di livello a una quota di circa 30 metri più bassa della sommità, in modo da impedire l’ascesa di eventuali aggressori. – In altri casi, come a Civitanova e a Duronia, le mura sono state costruite a difesa soltanto dei lati facilmente accessibili, non protetti da barriere rocciose naturali[9]. Costruite come un baluardo contro le invasioni, queste fortificazioni sono disposte in modo da essere visibili l’una con l’altra, costituendo un sistema di avvistamenti a catena. Sono i più antichi monumenti degni di nota del Sannio, particolarmente numerosi nella Pentra che fu il cuore della resistenza ai Romani, sopravvissute nonostante le ripetute distruzioni perpetrate dai Romani e da altri dopo di loro.

I, 1. 4. ANTONIO MASCIA: TrompetteBioSannita – 2009 – penna biro su carta – Collezione privata
I, 1. 4. ANTONIO MASCIA: TrompetteBioSannita – 2009 – penna biro su carta – Collezione privata

Di sicuro la densa popolazione del Sannio viveva in insediamenti nelle vallate, che offrivano migliori risorse per l’agricoltura. Le località in posizioni elevate, tuttavia, erano un indispensabile completamento garantendo ai Sanniti la massima sicurezza, che essi ricercarono non solo sfruttando appieno le risorse naturali e costruendo un cospicuo numero di villaggi arroccati in cima ai monti, ma anche dotando questi centri montani della protezione di mura circolari, come avvenne per Chiauci. Se è vero che “murus erant montes”, è indubbio che i Sanniti rafforzarono queste difese naturali mediante ostacoli artificiali, costruiti nel cosiddetto stile ‘ciclopico’: massi grezzi, o al più approssimativamente lavorati, in roccia calcarea, di moderate dimensioni, che venivano sovrapposti senza cemento, tenuti insieme dal loro stesso peso. Talvolta circondavano l’intera sommità del monte, nonostante l’enorme mole di lavoro che ciò comportava.

   Livio definisce i Sanniti ostinati, pazienti, coraggiosi. Anche quando le fortune delle guerre erano contro di loro, essi affrontarono i Romani “con più coraggio che speranza” e “solo la morte poteva aver ragione della loro risolutezza”. Forse per questo motivo i Romani, che pure erano soliti secondo Livio risparmiare i popoli conquistati, non risparmiarono invece i Sanniti. In particolare l’alto Molise subì la damnatio memoriae, la cancellazione di tutto ciò che lo riguardava, da parte di Silla il quale soleva ripetere: “Fin quando vivrà un solo Sannita, Roma non avrà mai pace”, e pertanto “ita ruinas ipsas urbium diruit, ut hodie Samnium in ipso Samnio non requiratur”[10].

I, 1. 5. GIUSEPPE GUASTALLA Il Guerriero Sannita - 1921 - bronzo - Pietrabbondante (Bovianum Vetus) – elaborazione fotografica A. T.
I, 1. 5. GIUSEPPE GUASTALLA Il Guerriero Sannita – 1921 – bronzo – Pietrabbondante (Bovianum Vetus) – elaborazione fotografica A. T.

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   Scrive Salmon nella conclusione del suo studio: «Furono fatti scomparire, dispersi e assorbiti nell’avvolgente diluvio latino, cosicché la lingua da loro parlata è rimasta a lungo silenziosa e il loro modo di vita è svanito quasi al di là della nostra comprensione. Possiamo rimpiangere la sconfitta degli ultimi campioni delle libertà locali in Italia, o approvare la soppressione di un ostinato e pericoloso regionalismo – e indubbiamente bisogna ammettere che la loro indipendenza era sinonimo di danno per i loro vicini -, ma l’ammirazione per l’umano coraggio e la costanza rimane, e non vi è luogo in cui sia espressa più eloquentemente che nelle parole del più patriottico degli storici romani: “Non fuggivano la guerra, ed erano così lontani dallo stancarsi di una difesa anche senza successo della loro libertà, che preferivano essere conquistati piuttosto che rinunciare a sforzarsi di vincere” (Livio X 31.14)»[11].

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[A] Adelaide Trabucco,
sannita, procede sulle orme culturali e artistiche dei genitori, Erminio Trabucco e Mattea Messina, svolgendo la sua attività di docente, iconografa, ricercatrice ed autrice nella  consapevolezza che la coscienza delle proprie radici dona le ali per l’armoniosa realizzazione del proprio futuro. info@adelaidetrabucco.it www.adelaidetrabucco.it
[1] LIVIO V 34. 3 sg.
[2] LIVIO XX 9. 10; XXX 44. 1; XXXIV 44. 1.
[3] STRABONE V, 4. 12.
[4] Ivi.
[5] L. FRANCHI DELL’ORTO, Samnium et Sabina, E.A.A. Treccani, ROMA 1995.                                                                       [6] E. T. SALMON, Samnium and the Samnites, Cambridge 1967, trad. it., Il Sannio e i Sanniti, Torino 1995, p. 5.
[7] Cfr. L. A. FLORO, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum septigentorum, I 11. 8.
[8] E. T. SALMON, op. cit., p. 5.
[9] A. LA REGINA, I Sanniti, in G. Pugliese Carratelli (ed.), Italia omnium terrarum parens, Milano 1989; Le vestigia dell’antico      Sannio, in AA.VV., Molise, DE Agostini, 1991; G. CONTA HALLER, Ricerche su alcuni centri fortificati in opera poligonale in area campano-sannitica, Napoli 1978.
[10] L. A. FLORO, op. cit., I 16: “Così distrusse le rovine stesse delle città, che oggi non avresti la possibilità di trovare più niente di  sannitico nello stesso Sannio”.
[11] E. T. SALMON, op. cit., pp. 421-422 ; Cfr. AA. VV., Antiche genti d’Italia ( cat. ), Roma 1994 e 1995.                                                                                                                                                                                                                                               

Sono in rapporto con la presenza della dominazione romana i reperti archeologici ritrovati non più nella cinta difensiva sannitica, bensì  nella località Fonte Casale-Quaglieto, non distante dal tratturo Castel di Sangro-Lucera, alla sinistra del Trigno. Benché siano soltanto dei frammenti, è possibile individuare e riconoscere nei resti di laterizi romani, di pavimenti, di una cisterna in calcestruzzo, le tracce di un insediamento abitativo romano.           


Copyright Adelaide Trabucco
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                     

1 COMMENTO

  1. Interessante articolo, colto e curato nei particolari, scritto con orgoglioso spirito sannita e un pizzico di cuore “femminile” così che la trattazione risalta …entro mura forti e gentili…

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