C’era una volta Castel di Sangro: Lavannara

1
809

Tratto dal Libro di Carlo Fiocca[1] edito da Neo Edizioni[2] di Castel di Sangro (AQ).

“Nu vecchie che ce more è come ‘na biblioteca che ci’abbruscia”

.

Le prime lavandaie erano costrette a lavare i panni nel fiume, in ginocchio, alle intemperie, sotto il sole e spesso al freddo. Nel 1897 fu costruito il primo lavatoio pubblico: si trattava di una costruzione coperta e le vasche permettevano alle donne di stare in piedi per lavare i panni. Gli strumenti del mestiere erano tanti: il sapone solido a pezzi, la cenere di legna, la tavola da lavare, il colatoio, la conca e tanti altri. Il sapone veniva usato insieme all’acqua per lavare e pulire i panni, ma, una volta asciugati, questi dovevano essere sbiancati. Per farlo era necessaria la cenere e tutto un processo che, grazie alle foglie di alloro, rendeva i panni anche profumati.

 .

Lavannara

Musica Lorenzo Mannarelli[3]
Versi: Domenico Rossi

 

T’jene ditte che chiss’ uocchie malandrine,
lavannara, ne mme fanne cchiù durmì
e perciò quande me passe da vicine
cacce n’aria pe puterme ‘ndispettì.

Lavannara, sciacqua, sciacqua
tu, sse panne dent’a ll’acqua,
l’acqua passa e po’ l’amore
passerà pure stu core.

Quanta vote ‘ncopp’a ssa strecuratora
n’jè spremute, tu, de panne, lavannara
ma stu core affatturate ne nc’è ancore
è n’ n’è fatte pe puterre strecurà.

Lavannara, sciacqua, sciacqua

tu, sse panne dent’a ll’acqua,
l’acqua passa e po’ l’amore
passerà pure stu core.

Mo me pare che te sì fatte capace
che chess’aria nu marite n’ po’ venì,
jè cagnate purtamente e mo me piace,
j t’aspette, lavannara, ‘mbraccia a mmè.

Lavannara, sciacqua, sciacqua
tu, sse panne dent’a ll’acqua,
l’acqua passa e po’ l’amore
passerà pure stu core.

 Lavandaia

Ti han detto che questi occhi malandrini,
lavandaia, non mi fanno più dormire
e perciò quando mi passi vicino
mostri un’aria  (presuntuosa) per potermi indispettire

Lavandaia, sciacqua, sciacqua
questi panni dentro l’acqua
l’acqua passa e poi l’amore
trapasserà anche questo cuore.

Quante volte sopra a quest’asse da bucato
ne hai spremuti, tu, di panni, lavandaia
ma questo cuore non è stato ancora catturato (con una fattura)
e non è fatto per essere lavato su quell’asse

Lavandaia, sciacqua, sciacqua
questi panni dentro l’acqua
l’acqua passa e poi l’amore
trapasserà anche questo cuore.

Or sembra che ti sei fatta capace (hai capito)
che con quest’aria (presuntuosa) un marito non può venire,
hai cambiato portamento e or mi piaci,
io t’aspetto, lavandaia, in braccio a me.

Lavandaia, sciacqua, sciacqua
questi panni dentro l’acqua
l’acqua passa e poi l’amore
trapasserà anche questo cuore.

 


[1] Sono di puro sangue castellano ed ho sempre amato il mio paese di origine. Ho vissuto in esso, affascinato dalla intelligenza e dalla mentalità  aperta dei miei concittadini. Possiamo dirci orgogliosi che i nomi di tanti castellani hanno travalicato i confini nazionali. Oggi Castel di Sangro è una bella cittadina ed io ne ricordo gli aspetti caratteristici di quando era solo paese. Scomparsa la mia generazione, non rimarrà più nulla delle tantissime cose, che avvenivano allora e che ogni giorno costituivano la vita di tutti. A mio avviso la storia di una comunità deve essere conosciuta dai suoi figli. Ho scritto queste pagine unicamente perché rimanga una traccia di come vivevano i nostri padri, perché le future generazioni siano edotte circa le loro origini e ne traggano semmai insegnamento (Carlo Fiocca)

[2] I edizione: agosto 2012 – Neo Edizioni Via Volturno, 2 – 67031 – Castel di Sangro (AQ) – info@neoedizioni.it – ww.neoedizioni.it

[3] Lorenzo Mannarelli. Un uomo piccolino di statura, ma dotato di un naso robusto, che era la gioia dei caricaturisti dell’epoca. Faceva il sarto e conosceva la musica, per cui diresse per anni il Gruppo Folcloristico di Castello, che riscuoteva buoni successi. Compose anche alcune belle canzoni, che sono rimaste nel repertorio della nostra cittadina. Era permaloso, si offendeva facilmente e quando accadeva qualcosa di spiacevole per lui, abbandonava il campo, se ne andava, per cui con la santa pazienza e con le blandizie bisognava riuscire a ricucire lo strappo.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

 

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here