C’era una Volta Castel di Sangro: Vincenzo Vitale,

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Tratto dal Libro di Carlo Fiocca[1]
edito da Neo Edizioni[2] di Castel di Sangro (AQ). 

“Nu vecchie che ce more è come ‘na biblioteca che ci’abbruscia”

antica farmacia
Antica Farmacia

Fra i più antichi dei personaggi originali di Castel di Sangro si annovera un certo Vincenzo Vitale, un signore, per quanto mi è stato riferito, intelligente, addirittura geniale, ma poco propenso al lavoro continuativo e proficuo. Doveva presumibilmente disporre di parecchio tempo e si divertiva a prendere in giro il prossimo.

L’unica farmacia presente allora a Castello era di proprietà di don Annibale Fraracci. Sul bancone delle vendite era sistemato un elegante vassoio, contenente dei saporiti biscotti. Mentre don Annibale sostava nel retrobottega, il Vitale affondava la mano ed infilava nella sua tasca tre o quattro biscotti per volta. Se ne accorse il proprietario e confezionò dei biscotti con un potente purgante: la scialappa, che dispose nel vassoio sopra gli altri.

Vincenzo Vitale subì l’onta, capì che don Annibale lo aveva scoperto ed architettò la sua vendetta.

La farmacia si arricchì un bel giorno di una vetrina bellissima e costosissima. Era una vera opera d’arte, la prima che si vedeva nel nostro paese.

Una notte Vincenzo, che disegnava benissimo, sulla preziosa vetrata creò l’immagine di un sasso scagliatole contro.

Al mattino una nutrita folla si era radunata per vedere lo scempio e don Annibale era disperato per il danno subito.

Arrivò pure Vincenzo e dopo che si era gustato i commenti dei curiosi e la visione del Farmacista distrutto dalla pena, si fece dare da questi uno sgabello ed uno strofinaccio. Appena su, con due colpi cancellò il suo capolavoro. Aveva avuto la sua vendetta.

mulino elettrico

Ho scritto che era geniale e questa sua dote la dimostrò in occasione dell’acquisto da parte dei Berardinelli, del primo mulino elettrico. Erano giunte da tempo le enormi casse con tutti i pezzi e bisognava montarlo, ma i tecnici specializzati tardavano da settimane ad arrivare. Nel giro di tre giorni, da solo riuscì a montare il mulino e renderlo perfettamente funzionante.

Quando giunsero da Milano i tecnici, con il titolare della Ditta, non fecero che constatare il lavoro egregiamente eseguito.

Il Vitale ebbe subito la proposta di andare a lavorare con quella ditta, ma rifiutò.

Si racconta ancora che un altro degli scherzi atroci lo fece a don Sofronio Ferri, un signore irascibile, irritabile, che era sempre arrabbiato.

Era ovviamente per il Vitale il bersaglio preferito.

Una sera a casa di don Sofronio, per una festa si erano radunati tanti amici e quasi tutti avevano alzato abbondantemente il gomito.

Vincenzo Vitale, che non era stato invitato, pensò di murare il portone della casa di don Sofronio ed eseguì.

Quando a notte inoltrata gli ospiti fecero per uscire, rimasero intasati nelle scale, alla ricerca della uscita. Don Sofronio, chiamato da loro per risolvere il mistero, toccava i muri e dove c’era prima il varco, trovava altro muro.“Ma che cazzo succede? Qua, in questo punto c’era il portone. E mo?”

Allo stesso don Sofronio ne fece un’altra. Le sere d’inverno gli uomini le trascorrevano al Caffè Porta Pia, gestito dai Mattamira.

Ci si riscaldava intorno ad un braciere di fuoco, mentre si intessevano i vari discorsi. Il soprabito di allora era costituito per i più dal mantello a ruota e don Sofronio ne possedeva uno di buona qualità. Mentre sedeva con gli altri intorno al braciere un lembo del mantello scivolò nel braciere e cominciò a bruciare.

Vincenzo Vitale notò quanto accadeva, ma gli altri, compreso il proprietario, non se ne erano accorti, perchè il fumo dei sigari e l’aria pesante mascherava anche l’odore di bruciato.

Fece passare un po’ di tempo e si rivolse poi a don Sofronio, dicendogli: “Io ti dovrei dire una cosa, ma se te la dico tu poi ti arrabbi” “E non me la dire” Dopo un altro po’ di minuti: “Ma io te la devo dire. Tu però sono sicuro che ti arrabbi” Dopo un po’ già irritato don Sofronio gli rispose: “Oh, se me la devi dire, dimmela e basta” “Vedi che ti si sta bruciando il mantello” E là seguirono naturalmente le bestemmie e le minacce, che possiamo immaginare.

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[1] Sono di puro sangue castellano ed ho sempre amato il mio paese di origine. Ho vissuto in esso, affascinato dalla intelligenza e dalla mentalità  aperta dei miei concittadini. Possiamo dirci orgogliosi che i nomi di tanti castellani hanno travalicato i confini nazionali. Oggi Castel di Sangro è una bella cittadina ed io ne ricordo gli aspetti caratteristici di quando era solo paese. Scomparsa la mia generazione, non rimarrà più nulla delle tantissime cose, che avvenivano allora e che ogni giorno costituivano la vita di tutti. A mio avviso la storia di una comunità deve essere conosciuta dai suoi figli. Ho scritto queste pagine unicamente perché rimanga una traccia di come vivevano i nostri padri, perché le future generazioni siano edotte circa le loro origini e ne traggano semmai insegnamento (Carlo Fiocca)
[2] I edizione: agosto 2012 – Neo Edizioni Via Volturno, 2 – 67031 – Castel di Sangro (AQ) – info@neoedizioni.it – ww.neoedizioni.it 

 Editing: Enzo C. Delli Quadri 

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