C’era una volta Castel Di Sangro… Mario Petrarca

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Tratto dal Libro di Carlo Fiocca[1] edito da Neo Edizioni[2] di Castel di Sangro (AQ).

“Nu vecchie che ce more è come ‘na biblioteca che ci’abbruscia”

Altra figura di un certo spicco fu Mario Petrarca, geometra e poi specie in tarda età capace di conseguire cinque lauree.

Le sue imprese gastronomiche sono diventate leggenda.

Pare che un giorno si sia presentato in una osteria di Pettorano sul Gizio ed abbia preannunciato alla padrona l’arrivo di sei o sette amici, che avevano l’intenzione di mangiare una bella frittata.


La pregò quindi di farne una di 24 uova e di preparare la tavola per sette clienti. Fece finta di aspettare gli altri sulla soglia del locale e quando la frittata fu pronta, per evitare che si asciugasse, se la fece portare. Piano, piano, accompagnandola con un fiasco di vino, finì per mangiarla tutta.

fiasco-di-vino1Un avventore, cha aveva osservato strabiliato tutta la scena, pregò la padrona di dirgli che, se fosse stato capace di mangiarla, gliene avrebbe offerta una di 12 uova.

Mario ci pensò un poco su e poi disse: “Si può fare, ma… ci vuole un altro fiasco di vino”.

Si racconta ancora che una sera il nostro eroe doveva con alcuni amici andare a fare una spaghettata in una casa della civita, un quartiere al di sopra della Chiesa Matrice. Ognuno degli amici portava qualcosa ed a Mario affidarono due chili di spaghetti.

Salendo, salendo cominciò e continuò a spezzarne alcuni ed a mangiarli così, crudi. Quando giunsero a destinazione i due chili di pasta erano finiti.

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[1]
Sono di puro sangue castellano ed ho sempre amato il mio paese di origine. Ho vissuto in esso, affascinato dalla intelligenza e dalla mentalità  aperta dei miei concittadini. Possiamo dirci orgogliosi che i nomi di tanti castellani hanno travalicato i confini nazionali. Oggi Castel di Sangro è una bella cittadina ed io ne ricordo gli aspetti caratteristici di quando era solo paese. Scomparsa la mia generazione, non rimarrà più nulla delle tantissime cose, che avvenivano allora e che ogni giorno costituivano la vita di tutti. A mio avviso la storia di una comunità deve essere conosciuta dai suoi figli. Ho scritto queste pagine unicamente perché rimanga una traccia di come vivevano i nostri padri, perché le future generazioni siano edotte circa le loro origini e ne traggano semmai insegnamento (Carlo Fiocca)
[2]I edizione: agosto 2012 – Neo Edizioni Via Volturno, 2 – 67031 – Castel di Sangro (AQ) – info@neoedizioni.it – ww.neoedizioni.it 

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

2 Commenti

  1. Il racconto sembra uscito dalla penna di Rabelais come dire è sicuramente “PANTAGRUELICO” cioè esagerato e denota il gran bisogno di cibo della gente d’una volta….[–fame e digiuno anticamente piuttosto diffusi ] e nel contempo la grazia occorsa a chi poteva talvolta “spegnerlo” con un’abbuffata … Poi tutto veniva ingigantito, sia da chi aveva goduto della prodigalità dell’offerta, che da parte di chi quell’offerta l’aveva fatta e quindi guadagnava qualche merito…In paese è sempre esistito chi sapesse così bene raccontare episodi ironici e faceti che finivano col diventare barzellette da goduria collettiva, come questa proposta assurda e leggendaria, ma spassosa e divertente: un’apologia dell’abbondanza e della buona tavola.

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