C’era una volta Castel Di Sangro… Lo Sposalizio

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Tratto dal Libro di Carlo Fiocca[1] edito da Neo Edizioni[2] di Castel di Sangro (AQ). 

  “Nu vecchie che ce more è come ‘na biblioteca che ci’abbruscia”

Una festa importante di quei tempi era lo sposalizio, del quale ricordo due momenti caratteristici: il corteo ed il pranzo di nozze.

Il corteo

Qualunque fosse il tempo di quel fatidico giorno, ci si recava in chiesa e si tornava indietro a piedi, partendo dalla abitazione della sposa.

 

La prima coppia era costituita da quest’ultima al braccio del padre o del parente più prossimo ed autorevole. Formavano la seconda coppia lo sposo e sua madre. In terza posizione la mamma della sposa ed il padre del futuro marito. Poi tutti gli altri.

Il pranzo di nozze

Al posto di onore la comare ed il compare di battesimo. Era quello un vincolo, che assumeva una importanza fondamentale nei rapporti fra le due famiglie. Mi è stato detto che il rispetto reciproco addirittura induceva il compare a scappellarsi, quando passava davanti casa dei nuovi parenti.

Si restava a tavola per numerose ore (almeno una dozzina) e si consumava, di solito, il seguente menu:

antipasto all’abruzzese;
brodo di carne con le polpettine ed i fans (gli ingredienti di una frittata cotti al forno);
il lesso;

(dopo una breve pausa si riprendeva con)

la lasagna;
la carne al sugo e vari contorni, distribuiti per tutti gli altri secondi piatti;
la carne alla genovese;
un piatto di pesce (per lo più la trota del Sangro);
l’arrosto
(ed infine)
la frutta
la torta nuziale.

(Al termine, canti e balli e…..)

 

 

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[1]Sono di puro sangue castellano ed ho sempre amato il mio paese di origine. Ho vissuto in esso, affascinato dalla intelligenza e dalla mentalità  aperta dei miei concittadini. Possiamo dirci orgogliosi che i nomi di tanti castellani hanno travalicato i confini nazionali. Oggi Castel di Sangro è una bella cittadina ed io ne ricordo gli aspetti caratteristici di quando era solo paese. Scomparsa la mia generazione, non rimarrà più nulla delle tantissime cose, che avvenivano allora e che ogni giorno costituivano la vita di tutti. A mio avviso la storia di una comunità deve essere conosciuta dai suoi figli. Ho scritto queste pagine unicamente perché rimanga una traccia di come vivevano i nostri padri, perché le future generazioni siano edotte circa le loro origini e ne traggano semmai insegnamento (Carlo Fiocca)
[2]I edizione: agosto 2012 –
Neo Edizioni Via Volturno, 2 – 67031 – Castel di Sangro (AQ) – info@neoedizioni.it – ww.neoedizioni.it 

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

 

 

1 COMMENTO

  1. In quei tempi la musica della vita suonava di un’armonia celestiale ed era intonata alla vita che si conduceva, semplice, schietta, vera, vicino al progetto di Dio per l’Umanità. Io azzarderei una proposta, un progetto a lungo termine per chi ci crede. Ritornare in un certo senso alle origini, riportare in voga quegli atteggiamenti, comportamenti, usi e costumi che ci contraddistinguevano dal resto del mondo, iniziare a rivivere la vita vera (ora che abbiamo capito) iniziamo a sfidare, in un certo senso, la lobbi del progresso mettendo un vincolo a ciò che ci piace e che vogliamo anche per i nostri figli. STOP all’abuso e sfrenatezza del progresso, ritorniamo ad essere popolo unito e fattivo di questo mondo.

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