C’era una volta Castel di Sangro….La Passatella

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Tratto dal Libro di Carlo Fiocca[1] edito da Neo Edizioni[2] di Castel di Sangro (AQ). Editing e foto a cura di Enzo C. Delli Quadri

“Nu vecchie che ce more è come ‘na biblioteca che ci’abbruscia”

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La Passatella[3]

La si giocava in tanti per bere la birra o, meno spesso, il vino. Veniva estratto “un padrone” ed “un sotto”. A Castello comandava di più il “sotto”. Si mesceva l’intera bottiglia di birra ed i due stabilivano di attribuire, bicchiere per bicchiere, agli altri compagni. Si creavano così delle fazioni, per cui se non raggiungevano l’accordo il “sotto” era costretto a bere tutta la bottiglia. Normalmente si individuava chi aveva più sete o quello a cui la birra piaceva moltissimo, per “mandarlo a ulmo”[4], per lasciarlo così per tutto il tempo senza bere. Né poteva durante il gioco bere altrove.

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[1] Sono di puro sangue castellano ed ho sempre amato il mio paese di origine. Ho vissuto in esso, affascinato dalla intelligenza e dalla mentalità aperta dei miei concittadini. Possiamo dirci orgogliosi che i nomi di tanti castellani hanno travalicato i confini nazionali. Oggi Castel di Sangro è una bella cittadina ed io ne ricordo gli aspetti caratteristici di quando era solo paese. Scomparsa la mia generazione, non rimarrà più nulla delle tantissime cose, che avvenivano allora e che ogni giorno costituivano la vita di tutti. A mio avviso la storia di una comunità deve essere conosciuta dai suoi figli. Ho scritto queste pagine unicamente perché rimanga una traccia di come vivevano i nostri padri, perché le future generazioni siano edotte circa le loro origini e ne traggano semmai insegnamento (Carlo Fiocca)
[2] I edizione: agosto 2012 – Neo Edizioni Via Volturno, 2 – 67031 – Castel di Sangro (AQ) – info@neoedizioni.it – ww.neoedizioni.it
[3] La passatella è un gioco da osteria che ha le sue origini nella Roma antica (ne parlano Catone ed Orazio), e divenne parte della tradizione romanesca nella Roma dei Papi. Lo scopo del gioco è quello di non far bere il vino o altre bevande alcoliche leggere ad un partecipante al fine di screditarlo od umiliarlo.
[4] deformazione romanesca dell’albero dell’olmo. Si suppone che questa locuzione sia dovuta alla natura della pianta, caratterizzata da un legno asciutto che non dà frutti commestibili, oppure alla metafora di mandare l’ingenuo a reggere l’albero, normalmente saldo e robusto, mentre gli altri consumano anche la sua parte.

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Editing: Enzo C. Delli Quadri