C’era una Volta Castel di Sangro… …. …. Benedetto Berardinelli

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Tratto dal Libro di Carlo Fiocca [1] edito da Neo Edizioni [2] di Castel di Sangro (AQ). 

castel di Sangro

Vorrei richiamare alla memoria dei più anziani ed alla attenzione dei giovani quei personaggi, di più bassa statura, che per una battuta, per un aneddoto o un comportamento si imponevano alla attenzione degli altri. Tanti di questi hanno caratterizzato un’epoca, hanno inventato realtà, che poi sono diventate tradizione. Parleremo di essi, dei giochi e delle nostre tradizioni, che vorrei non si estinguessero del tutto.

Spinti, pressati dalla necessità del guadagno, per vivere la nostra vita improntata ad un edonismo sfrenato, restiamo disattenti alla opportunità di trasmettere ai nostri figli memorie, usi, regole, costumi e testimonianze: i valori, che sono la ricchezza vera di un popolo. Così come la Storia è maestra di vita, il nostro passato più o meno recente ci potrà dare sempre insegnamenti preziosi.

Il mio paese ha visto spesso situazioni di dualismo: due figure, due personaggi, presenti spesso nello stesso campo della vita castellana. E si azzuffavano non poco:

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dei preti don Francesco Catullo e don Peppe Sansonetti
e più recentemente don Adelchi Sansonetti e don Dante Rossi;
dei medici il dott. Fortunato Sbarra e don Girolamo Scarpitti;
dei farmacisti don Emidio Frattura e don Pietro Rossi;
degli avvocati don Eliodoro D’Achille e l’avv. De Vincentis (Spaccariell);
dei panettieri Benedetto e Pasquale Berardinelli.

Non ho citato quelle realtà perchè penso fossero edificanti, ma perchè in paese la vicinanza, la continua frequentazione crea più facilmente rivalità esasperanti. Uno dei personaggi, che ho appena citato, è stato per esempio Benedetto Berardinelli, di cui son stati raccontati episodi e storielle, che hanno lasciato il segno per la loro originalità. Fratello di Pasquale bisticciò a vita con lui, dicendone sempre male ed accomunando, all’osteggiato fratello, la di lui moglie donna Adalgisa. Si racconta che un giorno un povero contadino di un comune a noi vicino domandò a Benedetto dove poteva trovare don Pasquale Berardinelli. La risposta, che ovviamente gelò il poveretto, fu: “Puozz jettà le sang. E che cazz? Fra 4000 pérson a Castiell, vié a dummannà proprie a mi?!” Quel “Puozz jettà le sang” è rimasto come pietra miliare fra le espressioni del nostro dialetto.

E di lui se ne racconta ancora un’altra.

Come tanti possedeva una capretta, che era affidata per la custodia ad un pastore. Quest’ultimo andò da lui per esigere il canone della custodia dell’animale ed intanto gli chiese il costo della monta subita dalla capretta da parte del capro, di proprietà del pastore (la urcitura). Dopo alcune imprecazioni, nel consegnare il denaro, si dice che il nostro personaggio si sia così espresso: “Eh! Che vuò fa? A ‘stu munn chi fotte e chi paga!”. Non è assolutamente certo che la espressione sia stata coniata da lui per primo.

Avrai capito, caro Lettore, che il Berardinelli doveva avere un carattere rissoso, che lo portava a cozzare contro tutti.

Si scontrò anche con don Domenico Rossi, un signore di vecchio stampo, dipendente della Ditta Balzano e poeta piuttosto fecondo. Si arrabbiò tanto, don Domenico, che scrisse per Benedetto l’epitaffio, che qui riportiamo:

In morte di maledetto maldicente

Qui giace maledetto maldicente
che in vita sua fe’ lite con tutti
a cominciar dai prossimi parenti.
Ei fu l’onesto e gli altri farabutti.
Niu lo compiange
e tutti preser atto
ch’ei nacque mezzo pazzo
e morì matto.

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[1] Sono di puro sangue castellano ed ho sempre amato il mio paese di origine. Ho vissuto in esso, affascinato dalla intelligenza e dalla mentalità  aperta dei miei concittadini. Possiamo dirci orgogliosi che i nomi di tanti castellani hanno travalicato i confini nazionali. Oggi Castel di Sangro è una bella cittadina ed io ne ricordo gli aspetti caratteristici di quando era solo paese. Scomparsa la mia generazione, non rimarrà più nulla delle tantissime cose, che avvenivano allora e che ogni giorno costituivano la vita di tutti. A mio avviso la storia di una comunità deve essere conosciuta dai suoi figli. Ho scritto queste pagine unicamente perché rimanga una traccia di come vivevano i nostri padri, perché le future generazioni siano edotte circa le loro origini e ne traggano semmai insegnamento (Carlo Fiocca)
[2]
I edizione: agosto 2012 – Neo Edizioni Via Volturno, 2 – 67031 – Castel di Sangro (AQ) – info@neoedizioni.it – ww.neoedizioni.it 

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Editing: Enzo C. Delli Quadri

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