Casa Preziosi (in Sant’Angelo del Pesco)

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di Luca Fasano[1] con le note di “From A Distance”
suonate da Richard Clayderman  e Editing di Enzo C. Delli Quadri

Nel suo libro “Scì benditt’ lu citro” [2], Luca Fasano racconta alcuni episodi della vita santangiolese (Sant’Angelo del Pesco). Qui riporta i ricordi su Casa Preziosi – “La Cioppa”

sant'angelo del pesco
Sant’Angelo del Pesco

Casa Preziosi

Un altro luogo che ci è sempre stato particolarmente caro e che ha accompagnato tanti momenti delle nostre frequentazioni santangiolesi è stata casa Preziosi, meglio nota, non so perché, come “la cioppa”.

Luigino Preziosi, all’epoca della guerra segretario comunale, fu colui che ebbe il triste compito di comunicare a tutti i santangiolesi l’ordine tedesco di sfollare, per poi dare loro anche la straziante notizia della distruzione di Sant’Angelo. Cugino in primo grado di mamma, in quanto figlio di Colomba, sorella di Don Ciccio de Palatis, il Luigino che conobbi io era un uomo già anziano, d’altri tempi, non molto alto, sempre in cappello e completo grigio, leggermente ricurvo, ma che emanava il fascino di chi aveva vissuto la Storia ed aveva avuto la fortuna di sopravvivere per raccontarla.

Con lui viveva la moglie Aminta, per tutti “la maestra”, insegnante di generazioni di santangiolesi, e la cugina Linda Morgano, “za Linduccia”, dolcissima nonnina, un concentrato d’amore in un corpo infinitesimale. Quest’ultima, ogni volta che andavamo a trovarla, non poteva fare a meno di offrirmi i suoi biscotti all’anice, fatti in casa, rigorosamente conservati nelle scatole di alluminio quadrate o rotonde con le ballerine sul coperchio.

Pur indossando sempre una vestaglietta scura a fiorellini bianchi, alla sua veneranda età, conservava tuttavia una certa vanità, almeno nella cura del vestito che avrebbe dovuto accompagnarla l’ultimo giorno della sua esistenza terrena, e che teneva gelosamente custodito in una valigia. Ricordo infatti che, a intervalli regolari, mamma veniva convocata da “za Linduccia” per fare “le prove generali” e consigliarla se era il caso o meno di apportare delle correzioni ad eventuali piccoli difetti del vestito. Tutto ciò per evitare brutte figure quando, sicuramente in Paradiso, si sarebbe trovata di fronte al… Padrone di casa.

Luigino e Aminta, invece, dopo aver già perso un figlio, il piccolo Tonino, in circostanze tragiche (una banale caduta dalle scale), avevano vissuto un altro atroce dramma il 13 maggio del ’44, quando una cannonata assassina dei tedeschi, la penultima (!) prima del cessate il fuoco, stroncò la vita della loro amatissima figlia quindicenne Giuseppina. Ebbene, Luigino che, a dispetto del suo nome, era piuttosto in carne e dava l’impressione di un uomo autoritario e severo, in realtà era l’esatto contrario. Nei miei confronti, in particolare, si mostrò sempre oltremodo gentile, arrivando persino a ricompensarci economicamente, quando io e Palà, allora baldi giovani di belle speranze, dopo un’abbondante pioggia, gli facevamo omaggio delle amate “ciammarughe” (lumache di terra – N.d.A.).

Ovviamente, quando a casa Preziosi si radunavano i figli Michelino e Bruno, le figlie Angelina e Gemma, con rispettive mogli, mariti e nipotame vario, con l’aggiunta dei quattro Fasano e di qualche altro ospite più o meno di passaggio, non era raro assistere a tavolate bibliche, dove la facevano da padrone: tagliatelle o sagne a pezzi al ragù con le “tracchiulelle” (spuntature) di maiale, “taccunelle” (pasta fatta in casa) con i fagioli, megabrodi di gallina, “magliatielli” (involtini di carne piccanti con budelline di agnello – N.d.A.), agnelli alla brace con patate arrosto, caciocavalli, “turcniell” e “pizzelle” (tipici dolci santangiolesi), “cicerchiate” (gli “struffoli” napoletani) e altri dolci di tutti i tipi, fiumi di Montepulciano, e chi più ne ha più ne metta. Io, tra una portata e l’altra, legai in particolare con Luigi e Luca, i figli di Bruno e dell’amata Lucia, purtroppo scomparsa prematuramente, che avevano ed hanno qualche anno meno di me, e con i quali divisi gran parte del mio tempo a casa Preziosi (almeno quello non impegnato dai megapranzi o dalle megacene).

Uno dei nostri passatempi preferiti era quello di arrampicarci sull’albero di gelsi che protendeva i suoi rami fin sul terrazzo di casa Preziosi, riducendoci un’autentica schifezza con l’indelebile succo dei saporitissimi frutti.

Il tempo, inevitabilmente, ha portato via tante delle persone che animavano “la cioppa”, tant’è che oggi la grande casa è disabitata per lunghi periodi dell’anno, per rianimarsi solo in rare occasioni, per l’arrivo di Michelino e della cara moglie Maria, o di Bruno, rimasto sempre legatissimo a S. Angelo e alle sue tradizioni. Tra le poche cose rimaste immutate o quasi negli anni, la grossa motocicletta NSU, verde militare, abbandonata tra le ragnatele in un angolo della cantina, che, come mi raccontava Michelino, un tempo lontano sfrecciava con il sidecar tra le masserie di Pizzoferrato, segnalando, con il suo rombo inconfondibile, l’imminente arrivo a S. Angelo anche a chilometri di distanza.

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[1] Luca Fasano, Giornalista pubblicista, ha già pubblicato, per “ilmiolibro.it” del Gruppo editoriale l’Espresso, quattro opere: “Il cassintegrale” (2009), “Roma-Caserta solo andata” (2010), “Scì benditt’ lu citro” (2011) e “Viaggio al centro della Terra…di Lavoro” (2014), tutte dichiaratamente autobiografiche.
[2]

Sciambenditt.

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