Cap. 58 – I rivali di Roma – Herio – Parte cinquantottesima

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Storia romanzata [1] di Paride Bonavolta 

Sintesi: 127 a. C.- Herio si immerge nella lettura del libro di Gavio – Gestisce la sua vita con i valori riscoperti nel libro – Conosce le delizie del sesso – Conosce anche l’amore per un po’ – Lascia la Pentria alla ricerca di un mondo sannita, perduto

Morto il nonno Porzio, il mondo patriarcale che aveva guidato con bonomia e con mano ferma lentamente cominciò a sgretolarsi.

            I figli si divisero le proprietà secondo le disposizioni paterne ed Herio di sua parte ebbe la casa avita e la parte delle terre che la circondavano più da vicino. Sempre per volere del nonno si ritrovò al fianco Metello, il liberto preferito di suo nonno, che prese in mano con competenza la gestione della casa e della proprietà.

            Libero da problemi pratici e contingenti, grazie alla presenza di Metello, quasi rimasto solo, ora che la famiglia si era smembrata,  si poté liberamente domandare cosa   voleva  fare in quel futuro che ormai gli apparteneva.

            Per prima cosa si immerse nella lettura del libro di Gavio consapevole dell’effetto che l’attenta lettura,  man mano che ripercorreva la vita dei suoi avi e la storia del suo paese, gli procurava.

            Sulla scorta delle descrizioni contenute nel libro cercò nel bosco vicino al lago di individuare il posto dove era stata  la piccola casa che era stata così cara a Tauro e Paculla e con gioia ne ritrovò  traccia in un folto ammasso di rovi.

            Si occupò quindi di ricostruire la casa così come dalle descrizioni immaginò dovesse essere stata un tempo e di ripristinare, dopo tanto abbandono, i luoghi circostanti. In questo  lavoro volle escludere Metello per sentirsi idealmente più vicino al suo passato. La casa nel bosco lo avvicinò alla caccia ritenuta dal nonno un futile passatempo, vedendola finalizzata solo a procurare  cibo e perciò delegata ad un anziano guardacaccia di nome Emiliano.

            E fu proprio Emiliano, dapprima scontroso per l’invasione del suo mondo,  che man mano aprendosi con il giovane padrone gli insegnò tutti i segreti e lo addestrò nell’uso delle armi bandite dalla casa paterna sempre su disposizioni del nonno.

            Emiliano, nato povero, visto che ogni nazione italica non doveva più fornire come nei primi tempi una quota fissa di soldati ma un numero proporzionato al numero di cittadini in età militare, aveva per anni militato nelle legioni romane trovando nei lunghi periodi delle ripetute ferme tutto quanto sufficiente a soddisfare i suoi bisogni materiali e di avventura.  Nei bivacchi notturni che seguivano le loro battute di caccia si era rivelato ben lieto di rievocare le sue esperienze di soldato partendo dalla campagna per la conquista della Sardegna per arrivare attraverso la guerra contro i macedoni, alla guerra nella penisola iberica dove una grave ferita aveva posto fine alla sua errabonda vita di soldato che per lui come per molti giovani sanniti era stata l’unica occasione di lasciare la via stentata dei campi.  Congedato, a differenza di altri soldati sanniti che avevano preferito ottenere un appezzamento di terra  in lontane province, aveva deciso di rientrare in patria anche se questo automaticamente lo escludeva dalla possibilità di ottenere qualcosa di suo.

            E fu proprio, complice il lago,  la ricostruita casa nel bosco  e la nuova  vita che conduceva che permisero ad Herio di scoprire l’amore fisico che il suo giovane corpo sembrava sempre più imperiosamente esigere.

            Accadde in un pomeriggio assolato quando, avendone ricevuto da lui il permesso, dei mercanti si erano accampati sulla sua proprietà.

            Herio aveva da poco terminato di prendere come d’abitudine un lungo bagno nel lago e si stava asciugando  al sole quando vide tre ragazze,  che sicuramente facevano parte della carovana, arrivare chiaramente intenzionate a cercare nell’acqua un refrigerio all’opprimente caldo. Giunte in prossimità del lago una delle tre,  sopravanzando le altre, era corsa nell’acqua sollevando intorno alla vita la lunga tunica invitando le altre ad imitarla.  Herio si sentì legittimato a non dare segno della sua presenza anche perché i suoi vestiti erano molto discosti dal posto dove si era steso.

            Le altre due ragazze, anch’esse apparentemente intorno ai vent’anni, tentate dall’invito dell’amica, a loro volta erano entrate in acqua dando vita all’allegro gioco di spruzzarsi a vicenda e ben presto le loro tuniche di stoffa leggera poco o nulla nascondevano dei loro corpi  che Herio guardò con crescente interesse.

            Lo spettacolo si fece più piacevole quando la ragazza che per prima era entrata in acqua  sfilatasi la tunica era rimasta nuda in ciò presto imitata da una seconda.

            Se Herio era inesperto in fatto di sesso non lo era certo in fatto di nudità femminili perché in quella che era stata l’affollata casa del nonno da piccolo gli era spesso capitato di vedere la nudità di una zia, di una cugina o di una schiava. Con le cugine aveva tentato i primi timidi approcci ricorrendo a giochi infantili, quasi camerateschi, ma senza dubbio maliziosi, con i quali i giovani alle soglie della pubertà di solito cercavano il primo contatto fisico con il sesso opposto.

            Ma poi, crescendo, le zie, che prima sembravano ignorare la sua presenza, avevano cominciato, quasi per scherzo, ad escluderlo dai momenti di maggior libertà e successivamente avevano preteso che lo stesso facessero anche le ragazze sue coetanee.

            Fra l’altro i suoi contatti con il mondo femminile erano pressoché inesistenti da quando da circa un anno la sua casa era diventata vuota e il misogino Metello sembrava far di tutto per tenerne lontane le schiave.

            Ora dopo un lungo periodo due corpi femminili nudi risvegliavano sensazioni che non aveva mai provato. Affascinato ammirò i seni voluminosi delle due giovani donne ed il misterioso triangolo del pube che quando si mettevano in piedi nell’acqua bassa sembrava far ruscellare l’acqua dalla folta peluria. Il fatto di poter osservare contemporaneamente due corpi lo portò a valutarne le analogie e le differenze non sapendo decidersi se preferisse i seni più voluminosi della prima o quelli più piccoli e più saldi della seconda.

            Mentre guardava interessato la terza ragazza, che  rimproverava le amiche per la loro audacia,  queste, avvicinatisi a lei, con un gesto abile le sfilarono la tunica che, lanciata lontana, piovve su Herio che istintivamente così investito balzò in piedi rivelandosi loro.

            Inevitabili le grida di sorpresa delle donne e i loro maldestri tentativi prima di coprirsi con le braccia e le mani e poi di rifugiarsi nell’acqua per sottrarsi alla sua vista.

            Herio scoppiò in una divertita risata che sembrò contagiare le ragazze e due di loro decisero di riemergere rinunciando a coprire i loro corpi tanto più che Herio per nulla intimidito si ergeva di fronte a loro in giovanile e tesa nudità.

            Le ragazze scambiandosi un sorriso malizioso si diressero decise verso di lui mentre la terza, ancora immersa nell’acqua, le supplicava, ma invano, di buttarle qualcosa con cui coprirsi.

            La prima delle ragazze a dispetto dei seni volutamente tesi in avanti per meglio farli risaltare e con la tunica in mano ma non ancora indossata, con voce che sarebbe voluta essere irritata rimproverò Herio.

            -Chi ti ha dato il permesso di spiare il nostro bagno?

            -Non credo di doverlo chiedere a nessuno per solo  fatto di essere sulla mia terra e sul mio lago.

            -Sei dunque il proprietario di questo piccolo paradiso? O forse sei il figlio di quell’Herio che ci ha concesso il diritto di sostare?

            – Quell’ Herio sono io. Potrei conoscere i vostri nomi, visto che sapete il mio?

            Mentre parlavano le due ragazze si erano senza alcun imbarazzo rivestite ed infine accorgendosi della loro amica ancora in acqua le avevano gettato di che rivestirsi.

            -Io sono Claudia e la mia amica è Cecilia. La nostra pudica amica in acqua è Xenia.

Anche Herio aveva annodata  una fascia intorno ai fianchi  non riuscendo tuttavia a nascondere, come lo sguardo divertito delle donne dimostrava, la sua eccitazione.

            Era stata Claudia a riprendere il discorso.

            -Da dove viene questo delizioso odore di cibo?

            -Stavo cuocendo della cacciagione.

            -Visto che siamo entrati per così dire. . . in confidenza potresti invitarci a mangiare qualcosa?Abbiamo detto al campo che saremmo tornate all’imbrunire ma abbiamo dimenticato di prendere qualcosa da mangiare.

            -Ovviamente siete le benvenute.

            Le due amiche più intraprendenti e ciarliere aiutarono Herio nei preparativi, visto che nella capanna non mancava nulla per un sontuoso spuntino. Xenia, che ora si rivelava la più giovane delle tre, collaborò in silenzio arrossendo ogni volta che gli sguardi di Herio la sfioravano.

            Fu ancora Claudia a dargli ulteriori informazioni su di loro e sul motivo del viaggio intrapreso.

            – Io e Cecilia siamo le mogli di due benestanti commercianti di olio di Nola.  I nostri mariti ci hanno concesso di accompagnare la nostra amica Xenia da Roma, dove vive, a Nola dove andrà in sposa al fratello di mio marito. Come scorta è venuto con noi mio marito mentre quello di Cecilia, che era con noi all’andata, si è trattenuto a Roma. Xenia, la nostra giovane amica è greca ed è figlia di un ricco commerciante di olio.  Abbiamo chiesto di sostare qui qualche giorno perché mio marito è stato colto da forti febbri. Se tu sei Herio, il padrone di queste terre, chi è quel signore un pò strano che in tuo nome ci ha concesso ospitalità? Noi l’avevamo inizialmente preso per il padrone.

            – E’ Metello, il mio liberto, e non stento a credere che vi sia apparso come il padrone anche perché in pratica agisce come se lo fosse, visto che sicuramente è molto più pratico di me.

            – Ci è sembrato turbato quando si è accorto che del nostro gruppo facevano parte anche delle donne. Ed era turbato come se la cosa non gli piacesse affatto. Forse Metello preferisce i ragazzi?

            Herio non aveva mai pensato a questo ma ora che le ragazze gli avevano posto la domanda dovette ammettere che con il loro intuito femminile dovevano aver colto nel segno e forse questa era la ragione perché intorno a loro in pratica non si vedessero donne.

            – Non sarai anche tu come lui?domandò Claudia tra il preoccupato ed il faceto.

            – Spero proprio di no anche se. . . devo ammetterlo non ho mai goduto della compagnia di una donna.

            – Un così bel ragazzo. . . ancora vergine?-rise Claudia scambiando una divertita occhiata con Cecilia – Questo è grave con quel Metello in giro. Che dici Cecilia potremmo cercare di salvare questo bel ragazzo.

            La chiara allusione turbò Xenia che si affrettò ad abbandonare la capanna.

            Rimaste sole le donne, tra sorrisi complici e maliziosi,  avvicinatesi ad Herio  sciolsero la fascia che gli cingeva i fianchi.

            Sempre Claudia allungò una mano sul membro teso di Herio mentre la sua bocca cercava quella di lui. Cecilia la imitò baciandogli le orecchie ed il collo con lingua guizzante mentre le sue mani seguivano la muscolatura del suo torace.

            Quasi senza accorgersene rispondendo alla piacevole violenza delle due ragazze Herio si trovò disteso sulle pelli che formavano il suo giaciglio.

            Con raffinato affiatamento le due donne presero a baciare e carezzare il suo corpo ben attente a controllare il piacere di Herio per evitare di essere private di quanto si aspettavano,  a loro volta, di ricevere da lui.

            Con gesti languidi si erano spogliate e avevano preso a guidare le mani e le labbra di Herio sui loro corpi. La mano di Herio passò dall’abbondante pelo scuro del ventre di Claudia alla sottile striscia castana che appena mascherava la femminilità di Cecilia.

            Imitando quanto le donne, alternandosi,  facevano a lui cercò la loro femminilità con la lingua scoprendo odori ed umori che stravolsero i suoi sensi. Raggiunsero così il loro piacere.

            – Ora – annunciò Claudia soddisfatta del piacere che aveva dato e preso- è il momento di insegnarti il resto perché questo è stato solo un assaggio e perché vedo che sei già pronto a proseguire la  lezione.

            Mentre Cecilia le faceva posto, Claudia salì a cavalcioni del corpo disteso di Herio guidandolo dentro di sé e prendendo un ritmo che presto li portò ad un nuovo orgasmo.

            – Ora tocca a me Claudia– annunciò Cecilia che aveva seguito il loro atto carezzandosi. Con un voluttuoso bacio risvegliò la virilità di Herio e si distese supina invitandolo a stendersi su di lei prendendo posizione fra le sue gambe divaricate.

            -Sei stato un allievo davvero volenteroso e degno – risero le amiche e pensiamo che ripeteremo l’esperienza perché sarebbe un peccato non insegnarti tutto quello che sappiamo.

            Poi quasi a volersi scusare della loro condotta, sicuramente anomala per due gentildonne, ritennero di dover fornire delle spiegazioni.

            – I nostri mariti ci trascurano come donne. La loro esistenza la trascorrono circondati da parassiti, lenoni, prostitute, gente di teatro.  I loro appetiti sessuali si sono evoluti ed arrivano ormai a preferire effeminati attori di teatro o donne che sappiano degradarsi al loro livello. Non c’è più spazio per noi che, nella loro mentalità di padroni assoluti dei nostri corpi, dobbiamo rimanere al di sopra delle loro bassezze. L’idea di essere una volta tanto noi a condurre il gioco e di poter iniziare un piacevole giovane all’amore é stata per noi una stimolante tentazione  ed in più abbiamo potuto calmare  la nostra insoddisfazione.

            –Dovrò quindi essere grato ai vostri mariti?-scherzò di rimando Herio

            -Tu pensa a ringraziare noi, la tua spontaneità e l’occasione che ci ha permesso di trovarci in circostanze del tutto particolari in questa piacevole situazione. Quanto è successo non è abituale per noi che potremmo anche confessarti, se vorrai crederci, che il nostro comportamento in effetti ci ha stupito. Ma. . . non siamo assolutamente pentite di quanto abbiamo fatto e parte del merito è tuo.

            –Ma. . vi fermerete a lungo?-interrogò Herio speranzoso che i loro incontri potessero ancora ripetersi.

            –Riprenderemo il viaggio non appena mio marito si sarà ristabilito.-annunciò Claudia.

            -Darò ordine al mio liberto di far di tutto per prolungare la visita di tuo marito anche quando si sarà ristabilito. La mia proprietà potrebbe offrirgli ottimi spunti commerciali che potrebbero anche rivelarsi fruttuosi per entrambi.

            –Se sarà così-interloquì Cecilia- avremo molto piacere di ripetere questa affascinante esperienza.

            La capanna del lago finì per diventare l’abituale ritrovo dei loro quotidiani incontri che finirono di completare l’iniziazione sessuale di Herio.

            Divenne loro abitudine prendere i bagni nudi mentre Xenia volutamente si allontanava da loro per prendere poi, a sua volta,  il bagno quando nella capanna avevano inizio gli incontri amorosi.

            Quando il marito di Claudia sembrò ristabilirsi, Metello seppe interessarlo all’attività agricola della tenuta e probabilmente anche a qualche giovane schiavo e quindi la data della partenza venne di volta in volta rinviata.

            La silenziosa presenza-assenza di Xenia cominciò a turbare Herio che era rimasto molto colpito dalla dolcezza della ragazza e dalla sua indubbia bellezza sottolineata dai capelli, di un biondo incredibile, che le incorniciavano il viso e le scendevano morbidamente sulle spalle.

            Herio inoltre non riusciva a togliersi dalla mente la fugace visione avuta del corpo nudo di Xenia e del biondo triangolo del suo sesso così apparentemente diverso da quello delle amiche.

            Capitò che un giorno, risalendo a riva dal loro bagno mentre dirigevano verso la capanna dove sarebbero seguiti i loro giochi d’amore, s’imbatterono in Xenia addormentata sotto un albero.

            Fu istintivo per Herio arrestarsi per ammirarla. Le due amiche dovettero intuire i suoi  pensieri e presero a parlargli della loro amica.

            –Povera Xenia, lei non sa ancora cosa l’aspetta a Nola quando raggiungerà l’uomo che deve sposare-esordì Cecilia

            –Mio cognato-proseguì Claudia-è volgare e brutale e non merita certo la purezza di una ragazza dolce come Xenia.

            –A lei la scoperta dell’amore fisico non potrà che portare dolore e delusione. Non avrà certo la tua fortuna, povera Xenia– riprese Cecilia – Certo tu grazie a noi hai avuto un ottimo approccio al sesso. Tutti dovrebbero avere la medesima opportunità.

            Herio, ormai conoscendo l’intesa tra le due donne, temette che stessero architettando qualcosa che lo avrebbe riguardato e fece per muovere verso la capanna sentendosi imbarazzato e sopratutto nudo.

            -Fermati con lei Herio. Sarebbe bello se tu fossi il suo primo uomo. Avete la stessa età, siete giovani e belli e tu ormai saresti per lei un ottimo maestro. Non merita certo che la sua verginità sia presa da un ubriacone che forse non sarà neppure in grado di accorgersene e che comunque non capirà il dono che riceve.

            –Non mettetevi idee per la testa-replicò Herio pur consapevole di desiderare molto l’opportunità che gli veniva prospettata.

            -Non essere sciocco. Noi non proponiamo un regalo a te, anche se in pratica lo è, ma alla nostra amica. Forse anche lei potrebbe esserci riconoscente come credo lo sia tu per quanto c’è stato fra noi.

            Herio  tentato ed ormai convinto domandò allora se dovesse rivestirsi.

            – Perché mai? Sembri un dio così bello e così nudo. Ricorda solo che Xenia non ha mai avuto il minimo contatto con un uomo. Sii dolce con lei perché sai esserlo.

            Le due amiche si allontanarono e, dimentico di loro, Herio si distese al fianco di Xenia restando a lungo in silenzio a contemplarne la quieta bellezza.

            Preso un filo di erba lo fece scorrere sul viso e sul collo della ragazza che reagì cercando con una mano di allontanare quello che  doveva ritenere un insetto od una foglia. Poi si spostò e le sue labbra finirono per trovarsi vicine a quelle di Herio.

            Delicatamente Herio baciò quelle labbra che presero a schiudersi in una inconscia reazione. Solo quando il bacio divenne più penetrante Xenia dischiuse gli occhi che mostrarono dolcezza, curiosità e stupore. Le labbra di lei si staccarono e con occhi  furenti, ma con voce pacata chiese spiegazioni.

            – Herio– sussurrò –cosa stai facendo?

            -Ti bacio e desideravo da tempo farlo.

            -Non è giusto! Non possiamo!

            Non avendo Xenia accennato ad allontanarsi  Herio riavvicinò le labbra alle sue che, senza sottrarsi,  ricambiarono, consapevolmente, il dolcissimo bacio che certamente a sua volta desiderava. Piccoli baci portarono lentamente le labbra dei giovani a familiarizzare e sembrò che entrambi non desiderassero altro.

            Fino a quel momento il loro unico contatto erano state le labbra e gli occhi sorridenti di entrambi ma quando Herio le scostò i lunghi capelli biondi dal viso le sue mani scesero a carezzarle il collo ed una spalla, Xenia non si sottrasse a quel contatto che sembrò anzi procurarle un piccolo fremito di piacere e la mano di lei sfiorò il torace di lui. Con dolcezza Herio scese a carezzarle un seno che tendeva  visibilmente la tunica ma questa volta Xenia si scostò di scatto protestando.

            -No! Non possiamo! Non è giusto!

            Arrossì realizzando solo in quel momento della nudità di lui e, pur scostandosi per evitare che i loro corpi venissero a contatto  prese a carezzargli le spalle studiandone la compattezza e la muscolatura e ignorando con gli occhi la restante parte del suo corpo.

            –Non mi toccare– mormorò- non è giusto

            Ma Herio non ubbidì ed implorandola con gli occhi tornò a posarle la mano sui seni  che reagirono al contatto. Xenia stupita delle forti reazioni che la pervadevano si guardò intorno cercando l’aiuto delle amiche. Le vide poco lontane, ormai rivestite. Tese una mano quasi a stabilire con loro un rassicurante contatto e chiedere aiuto e fu Claudia che avvicinandosi strinse la mano tesa.

            –Va tutto bene Xenia. Siamo qui con te.

            –Andiamo via-la supplicò Xenia mentre con la mano libera controllava che la tunica le coprisse i seni.

            -Va tutto bene Xenia. Siamo donne ed abbiamo  capito quanto Herio ti desiderasse avvicinarti  ma ciò nonostante c’è stato bisogno che lo spingessimo a farlo.
-Perché?

            –Perché è giusto,  bambina,  che tu ti avvicini all’amore nel modo migliore.  Questo non potrà farlo, quando sarà il momento, tuo marito. Oggi puoi avere la tua occasione per scoprire che l’amore è fatto di dolcezza, tenerezza e forti sensazioni che solo un uomo innamorato può darti. Tu stessa, non nasconderlo, non hai occhi, da tempo,  che per Herio. Approfitta di questo magico momento come del resto abbiamo fatto noi. Solo i ruoli ora si sono invertiti perché il maestro sarà Herio e tu l’allieva. Noi ti vogliamo bene lo sai-concluse Claudia con un dolce sorriso incoraggiante mentre ritirava la mano. –Fai la tua scelta e probabilmente un giorno ce ne sarai grata. La vita può nel tuo immediato futuro non riservarti altro che delusioni e dolori.

            Detto questo si allontanarono nel bosco lasciando l’amica sola di fronte ai suoi problemi morali ed al suo corpo nuovo all’amore. Xenia,  in piedi e con Herio ancora disteso per terra che la guardava con occhi certamente innamorati,  visse con angoscia il dilemma  che le si era posto  con la  complicità delle sue più care amiche. Le mani mossero poi lentamente ai fermagli della tunica e la fecero lentamente scivolare sul corpo rimanendo, avvampando di timore e vergogna,  nuda di fronte ad  Herio. Herio comprese che la scelta era stata fatta e alzatosi la condusse verso la capanna cercando di evitare che i suoi occhi, così come avrebbe invece desiderato, si soffermassero sulla sua nudità.

            –Sono stata allevata nel rispetto della volontà dei miei genitori-prese a dire Xenia- e pur non conoscendo l’uomo che sposerò obbedirò alla loro volontà.  Claudia da amica non ha mai cercato di dipingere il mio futuro sposo come un marito ideale ma la mia educazione mi imporrebbe di resistere al vostro complotto. Ma non so farlo e credo sopratutto di non volerlo fare perché è indiscusso che tu mi sei piaciuto a prima vista e che vergognandomi ho sognato qualcosa di simile. Sediamoci qui in riva al lago perché ho paura e non mi sento preparata a quello che seguirà e che non conosco.

            Herio raccolse volentieri l’invito e sedutisi come due vecchi amici sulla riva del lago, Xenia si strinse a lui con un gesto di tenerezza subito circondata dalle braccia protettive di lui. Herio presale la mano la baciò e sentì quella mano guidare il suo viso  verso le labbra di Xenia. Nel bacio prolungato che seguì, e che inequivocabilmente metteva a nudo la passione di entrambi, fu impossibile impedire che le loro mani cercassero  il corpo del compagno. Staccandosi fu Xenia a guidare le labbra di Herio sui suoi seni mentre gli occhi tradivano la gioia di quel nuovo, dolce contatto ed il piacere montante che ne riceveva.

            Nel bacio successivo la lunga carezza di Herio si spostò dolcemente dai seni ai fianchi per scendere carezzevole alla bionda fessura di lei che trovò pronta ad accoglierlo nonostante un iniziale moto di ritrosia. Ma fu Xenia che stringendo le gambe trattenne la mano di lui invitandola a proseguire nella carezza e lasciandosi andare a quelle nuove piacevoli, calde sensazioni che le davano coscienza del suo essere donna.

            A piccoli passi successivi che costarono ad Herio non poco sforzo le labbra e le mani di entrambi procedettero ad una progressiva esplorazione del corpo dell’altro mentre silenziosi lasciavano che i soli occhi parlassero  per loro.

            Xenia sempre più stupita della sua crescente disponibilità e dell’arrendevolezza del suo corpo alle mani ed alle carezze di Herio ritenne fosse suo dovere, ma certo era anche un piacere, prendere tra le mani il membro di lui e studiarlo con le dita perché i suoi occhi si rifiutavano, pur volendo,  di farlo.

            Ormai pronti all’atto conclusivo che sentivano improcrastinabile si distesero l’uno a fianco dell’altra e dolcemente Herio la penetrò e lei istintivamente si aprì ad accoglierlo.  E fu affondando in lei che Herio ne incontrò  la purezza  ed ebbe una momentanea indecisione vinta imperiosamente dalla pressione delle mani di lei sui suoi glutei.  E per Xenia non ci fu dolore, o se anche ci fu,  fu annullato dal travolgente piacere. Quando si staccarono Herio notò fra le gambe di lei piccole macchie di sangue e lei stessa notandole lo invitò a correre in acqua. Ormai liberi da ogni imbarazzo fu Xenia che lo guidò a prenderla nell’acqua e poi ancora una volta non appena risaliti a riva.

            – Xenia, non so come spiegarlo ma con te è stato diverso. Più bello. Non so come dirlo.

            –Dimmelo invece– lo incitò lei.

            – E’ stato diverso perché. . .

            – Perché cosa?

            -Credo di averlo fatto per amore e con le tue amiche non è certo stato così.

            –Per amore?-lo stuzzicò lei

            -Ne sono certo perché non può esserci altra spiegazione.

            –Sono certa che le stesse cose le avrai detto anche alle mie amiche-lo motteggiò lei scherzosamente in quanto si sentiva certa di potergli credere –Non mi devi nessuna spiegazione per quello che è successo perché è stato bello anche per me, forse per la stessa tua ragione, e non posso certo essere gelosa di quello che c’è fra te e le mie amiche. Non ne ho alcun diritto.

            –Ma ora che so di volerti bene non potrò più stare con loro, questo è certo-affermò Herio.

            -Non sarò io a chiederti di non farlo ma devo ammettere che essendo innamorata di te preferirei non dividerti con loro. La mia educazione e la mia morale sono state messe da parte in nome del sentimento ma non credo di poter fare ulteriori passi e comportarmi come una donna emancipata come sono le mie amiche.

            Il ritorno di Claudia e Cecilia li riportò alla realtà e si affrettarono a ricoprire i  corpi ancora nudi. Le due amiche, dimostrando molto tatto, non si avvicinarono limitandosi a richiamare a loro Xenia.

            – E’ tardi Xenia, meglio non destare sospetti.

            Xenia rispose prontamente al richiamo e per la prima volta fu lei a porre ad Herio una domanda.

            -Ci vedremo domani?

            L’indomani Herio attese con impazienza la donna che amava incerto però sul comportamento che Claudia e Cecilia avrebbero tenuto ma non ci furono problemi perché le due amiche non appena giunte si eclissarono lasciandolo solo con Xenia e lo stesso avvenne anche nei giorni successivi.

            Nell’imminenza della partenza Herio affrontò deciso, come da tempo desiderava fare, Xenia.

            –Non partire, resta con me!

            -Non posso amore mio– fu l’accorata risposta-Lo vorrei ma non posso. Ho dei doveri e quando ho accettato di diventare tua entrambi sapevamo che la nostra sarebbe dovuta essere solo una meravigliosa parentesi. Certo allora, forse perché non conoscevo cosa fosse l’amore,  non avrei potuto immaginare che ti avrei amato quanto ora ti  amo ma ci sono doveri e regole che non possiamo dimenticare. Non ti dimenticherò mai e spero tu faccia lo stesso.

            Rimasto solo, Herio si sentì oppresso dalla  solitudine ed in autunno inoltrato  non potendo più sopportare la lontananza da Xenia annunciò a Metello che si sarebbe messo in viaggio. Fu così che per la prima volta lasciò la Pentria e memore del libro delle memorie vagò senza meta in quei posti i cui nomi gli ricordavano esperienze passate dei suoi antenati.

            Tutto ciò che vide gli parlava di Roma. Le truppe che incontrò nel suo peregrinare erano romane, la lingua era latina, ed i costumi si andavano progressivamente romanizzando. Notò, soprattutto,  con dolore, che alle sue domande volutamente formulate in osco la più parte delle persone preferiva rispondere in latino quasi che si stesse perdendo la lingua dei padri o peggio ancora che la gente avesse timore di usarla. Solo nelle case più povere sembravano ancora rivivere la lingua e i costumi di un tempo e sembrava ancora sussistere un simulacro di un mondo in via di sparizione.

 


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 


[1] (Nota di Enzo C. Delli Quadri) Quando molti anni orsono, Paride Bonavolta, mise mano a questo lavoro fu a lungo combattuto tra l’idea di “scrivere di storia” e quella di “romanzare la storia” per renderla più avvincente se vissuta da personaggi con la stessa interagenti. Scelse la seconda, anche perché, di storicamente definito, nonostante l’opera del canadese E.T. Salmon professore emerito alla Mc. Master University in Canada e di altri studiosi, c’è poco e quel poco rifà alla storia scritta dai romani, cioè dai vincitori. Cosicché, i Sanniti, dai loro scritti, non hanno ottenuto quella visibilità e giustizia che forse avrebbero meritato.

Attraverso la vita di 7 personaggi immaginari (Papio, Tauro, Mamerco, Brutolo, Murcus, Gavio, Herio), la storia dei Sanniti di Paride Bonavolta si dipana dal 354 a.C.(data del primo trattato dei sanniti con Roma)al 70 d.C. (morte dell’ultimo dei sette personaggi, quasi 20 anni dopo la Guerra Sociale). Ma, attraverso i ricordi del primo personaggio, Tauro, la storia riprende anche avvenimenti iniziati nel 440 a.C.

I sette personaggidella stessa famiglia, nell’arco di questo periodo, vivranno gli avvenimenti storici che contrapposero romani e sanniti nel contesto più generale degli avvenimenti della penisola italica interagendo quindi con personaggi famosiquali il re epirota Alessandro il Molosso, Pirro, Annibale ed infine Spartaco.

 

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