Cap. 56 – I rivali di Roma – Gavio – Parte cinquantaseesima

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Storia romanzata [1] di Paride Bonavolta 

206-203 a.C.– Gavio riprende la via di casa – Trascorre del tempo con la sua famiglia – Torna a combattere – Scipione sbarca in Africa e assedia Utica –  Magone, l’altro fratello di Annibale sbarca in Liguria – Annibale viene sconfitto a Crotone – Termina la seconda guerra punica – Gavio torna a casa.

Claudio Francesco Beaumont, Annibale giura odio ai Romani 

 

            206 – 205 a.C.  E finalmente Gavio avendo ricevuto il cambio da truppe fresche poté riprendere la via di casa. Il suo impegno militare probabilmente non poteva considerarsi concluso ma tuttavia sapeva di poter contare su un lungo periodo di riposo.

            Mancava ormai da casa da circa nove anni, un tempo assurdamente lungo.           Percorrendo il più  rapidamente possibile la strada che doveva riportarlo alla sua famiglia mentalmente calcolò che dei diciannove anni di matrimonio ne aveva passata quasi la metà lontano da casa.

            Il pensiero lo assillava sempre più man mano che si avvicinava a destinazione.  Calcolò che Giulia doveva avere quasi trentacinque anni ed i suoi tre figli Marzia, Marco ed Ottavio ne avevano rispettivamente sedici, quattordici e tredici. In pratica, salvo l’affetto che sentiva per loro, sarebbero stati per lui degli estranei dei quali,  avendoli lasciati bambini, nulla sapeva.

            Il suo arrivo del tutto imprevisto colse i suoi impreparati.  Giulia fu la prima a correre fuori di casa e volò fra le sue braccia.

            Dimentichi di tutto i due si scambiarono avidi baci toccandosi quasi a voler avere una conferma della realtà di quell’incontro tanto atteso. Parole di gioia e domande, che   venivano poste non certo per avere una pronta risposta,  ristabilirono  un legame da tempo interrotto e servirono a scaricare l’ansia e la gioia dell’incontro ed a darsi reciproca attestazione che l’amore che li aveva uniti non aveva subito incrinature.

            Quando alla fine si staccarono l’uno dall’altra si resero conto che i loro abbracci avevano avuto come silenziosi spettatori i tre figli, la servitù, i coloni e molti degli abitanti del villaggio accorsi non appena avevano saputo del suo rientro.

            Staccatosi a malincuore da Giulia abbracciò i figli e dovette stringere le numerose mani di coloro che erano accorsi a salutarlo e che lui spesso stentava a riconoscere.

            Quando i saluti ebbero termine Giulia prese il controllo della situazione facendo intendere a tutti che voleva restare sola con i figli ed il marito. Rientrata in casa si dedicò a preparare tutto quanto necessario al marito bisbigliando a Gavio un personale e malizioso messaggio.

            -Goditi i figli. . . per il momento. Più tardi ti voglio tutto per me.

            Rimasto solo con i figli,  che fecero a gara per imporsi alla sua attenzione,  Gavio ebbe modo di impadronirsi dei loro visi, di studiarli cercando di intravederne il carattere,  e di fare intendere loro il suo messaggio di padre affettuoso che si rammaricava per la lunga, ma forzata, assenza.

            Avrebbe richiesto tempo riscoprire i figli ma Gavio oltre a volerlo fare il più rapidamente possibile sapeva di poter contare su un lungo periodo di permanenza a casa.

            Marzia era l’esatta copia della madre alla stessa età e come lei sembrava una ragazza assennata .

            Ritrovarsi con una copia giovane della moglie gli permise di constatare come nonostante gli anni trascorsi,  e non certo del tutto facili, la moglie avesse conservato la sua bellezza e una  figura che la facevano apparire più giovane della sua età e sicuramente desiderabile.

            Marco ed Ottavio, molto simili fra loro, ricordavano nei lineamenti entrambi i genitori. Erano ben costruiti nel fisico da una vita di sport e di lavoro e denotavano una maturità superiore di certo a quella che ci si sarebbe potuti aspettare considerando la loro età.

            Sicuramente nella sua lunga assenza Giulia doveva aver ben lavorato nel plasmare i figli.

            Quando Giulia si riunì a loro con voce scherzosamente autoritaria, ma comunque imperativa, impartì ai figli un ordine che fu prontamente eseguito.

            -Ora scomparite!Vostro padre ha diritto di prendere un bagno e di riposarsi un pochino. Ci vedremo alla solita ora per mangiare tutti insieme. Fino a quell’ora che ognuno si attenga ai compiti abituali!

            Usciti i ragazzi Giulia si strinse al marito e dopo un bacio appassionato lo guidò verso il loro appartamento e verso la grande vasca fumante che lo attendeva.

            Con gesti rapidi provvide lei stessa a liberarlo dei vestiti e quando fu spogliato contemplò con aria da padrona il suo corpo.

            -Sembra proprio che tu desideri ancora tua moglie. -commentò maliziosa.

            -Come potrebbe essere diversamente essendo stato appena denudato dalla più desiderabile donna del mondo?-replicò sorridendo Gavio avvicinandosi alla moglie con l’intento di stringerla a sé.

            -Dentro l’acqua soldato!Vorrai almeno toglierti di dosso la polvere del viaggio e il profumo delle altre donne.

            -Ma. . .

            -Lascia perdere le scuse e non inventare pietose bugie. Se hai avuto altre donne non voglio saperlo e forse ritengo giusto che tu lo abbia fatto.  L’importante per me è che tu mi abbia rispettato nel cuore e che mi desideri ancora e quanto a questo una certa parte di te mi ha già tranquillizzata.

            Detto questo Giulia lo spinse d’autorità verso la vasca e cominciò a sfregarne il corpo con efficiente perizia ed indubbio piacere .

            Il tempo del bagno servì a raccontarsi sommariamente i fatti salienti di quegli anni trascorsi lontani.

            Gli occhi di Gavio puntati su di lei con compiacimento palese resero evidente a Giulia che la sua tunica ormai bagnata non nascondeva molto del suo corpo.

            -Se continui a guardarmi con questo sguardo non riusciremo più a mettere due parole in fila . Inoltre mi fai sentire quasi in imbarazzo. E’ ora che ti dimostri che non sono una ragazzina da guardare con cupidigia ma una moglie innamorata che pretende di esigere i suoi diritti.

            Così dicendo Giulia si alzò in piedi e rapidamente denudatasi,  dopo aver lasciato che lo sguardo di Gavio si impadronisse nuovamente del  corpo che gli veniva offerto, si lasciò scivolare nella vasca ormai tiepida.

            La lunga astinenza fece rapidamente il resto.

            – L’acqua è ormai fredda- constatò Giulia- Vieni fuori, non crederai di essertela cavata con questo assaggio.

            Grondante d’acqua emerse dalla vasca invitandolo a seguirla. Si asciugarono reciprocamente indugiando  in piacevoli carezze e finirono per lasciarsi, per l’urgenza del desiderio,  scivolare sui teli ancora bagnati.

            Fu nuovamente Giulia a prendere l’iniziativa.

            -Ricordati che ora sei a casa e che disponiamo ancora di un comodo letto. Potremmo anche comportarci con un po’ di dignità-scherzò lei.

            Sul letto in un rapporto più pacato i loro corpi si ritrovarono ancora una volta con gioia e sullo stesso letto, con la ritrovata calma, ripresero a raccontarsi le tante cose che ognuno sentiva di dover raccontare all’altro.

            Solo dopo molti giorni che in parte avevano cancellata la lunga assenza Giulia pose al marito la domanda che tutti  fino a quel momento avevano evitato di porre.

            – Fino a quando potrai restare con noi?

            – Non credo di poterlo dire perché in effetti io stesso non lo so. Spero che non mi giungano ordini che mi costringano nuovamente a lasciarvi ma so bene che prima o poi arriveranno.  Dovrò comunque tornare di quando in quando al mio reparto ma non credo, se nulla cambia, che le mie assenze potranno essere lunghe. Di certo non saranno lunghe come la precedente.

            Gavio dette la risposta in tutta onestà ma tacque,  vergognandosene, sul fatto che in occasione del suo primo viaggio avrebbe fatto tappa a Nola non tanto per il desiderio di rivedere Amina quanto per un senso di lealtà ed in un certo senso di responsabilità verso la donna che era stata a lungo al suo fianco e della quale non sapeva più nulla.

            La tranquilla vita di famiglia gli permise di conoscere a fondo i figli e di dedicare loro tutto il tempo e l’affetto del quale avevano diritto. Il primo viaggio fu motivato da una convocazione del Consiglio della Pentria, al quale aveva già sommariamente riferito quanto doveva. Il motivo della convocazione rattristò Gavio perché era legato alla scomparsa del suo amico Numerio ed alla richiesta del Consiglio di riprendere il suo posto di Meddix.

            Nel successivo rientro al reparto, così come si era riproposto, passò per Nola e fu ben lieto di constatare che Amina si era trovata un influente e ricco amante romano che le avrebbe assicurata ogni futura tranquillità.

            Amina “in nome della vecchia amicizia” gli propose, con rinnovato slancio, di dividere il suo letto ma rifiutò l’offerta.

            204 – primavera 203 a.C.Mentre era a casa la guerra era continuata e se Scipione in primavera era sbarcato in Africa e assediato, incontrando non poche difficoltà, Utica. Magone, l’altro fratello di Annibalericostituito un esercito l’aveva sbarcato in Liguria, a Genua,  ed occupatala aveva ristabilito i contatti con Galli ed Etruschi e poi tentato,  non riuscendoci per l’opposizione delle truppe romane, di  penetrare nella valle del Po.

            Gavio fu richiamato in sevizio dopo che i romani ebbero riconquistata Locri e prese parte ad una serie di scontri man mano che si procedeva alla sistematica riconquista dei territori controllati dai cartaginesi.

            L’unico ed ultimo scontro di rilievo si ebbe a Crotone quando Annibale cercò di rompere l’ormai sempre più stretto accerchiamento. Ma le sorti dei cartaginesi furono decise dalle defezioni di interi reparti .

            Nello scontro Gavio più volte ferito non volle a nessun costo lasciare il campo per essere vicino ai suoi uomini convinto di essere ormai giunto al termine di quella lunga guerra e determinato a prendervi parte fino in fondo anche se ciò avesse potuto costargli la vita.

            Quando le truppe cartaginesi iniziarono il ripiegamento nelle file romane molti gettarono a terra l’equipaggiamento pesante per poter più speditamente inseguire un nemico al quale non si voleva concedere  alcuna via di scampo. La prudenza del console romano, timoroso di cadere in una trappola,  riuscì a frenare quel disordinato inseguimento ed una parte delle truppe cartaginesi riuscì quindi a disimpegnarsi ancora una volta.

            A quel punto Gavio crollò a terra anche perché una ennesima ferita alla gamba destra gli stava facendo perdere molto sangue.

            I suoi uomini lo soccorsero e gli praticarono le prime urgenti cure ben sapendo che i medici avrebbero, come di consueto, rivolte le loro cure ai feriti italici solo dopo aver prestato soccorso ai cittadini romani.

            Le cure dei suoi,  che si alternarono con devozione al suo fianco nei lunghi giorni che fu privo di conoscenza,  gli salvarono la vita. Nei rari momenti di lucidità una sola e ripetitiva frase veniva alle sue labbra .

            -Devo tornare da Giulia e dai miei ragazzi. !

            E sicuramente fu questa assillante determinazione che lo impegnò nella lotta,  in parte cosciente, per sopravvivere.

            La prima mattina che si risvegliò sentendosi lucido notò che ovunque nel campo tutti sembravano in preda ad una irrefrenabile euforia. Il suo primo pensiero fu di allungare una mano verso la gamba che tanto dolore gli aveva procurato e che temeva,  così come gli pareva di aver percepito nello stato di incoscienza nel quale si era a lungo dibattuto, gli fosse stata amputata.

            La gamba era al suo posto e così rassicurato cercò di comprendere il motivo di tanta animazione.

            Apprese che la guerra era finitae che i successi di Scipione in Africa avevano indotto il Consiglio cartaginese a richiamare Annibale in patria e il cartaginese si era imbarcato lasciando la penisola.

Nei giorni che seguirono Gavio incominciò a recuperare le forze e quando fu in grado di muovere i primi passi constatò che la gamba destra era rimasta irreversibilmente lesa e che mai più avrebbe potuto articolarla. La cosa tuttavia non lo turbò più del dovuto ben sapendo di dovere riconoscenza agli dei per avergli salvata la vita. Un tempo si sarebbe sentito disperato perché quell’invalidità gli avrebbe preclusa la vita di soldato ma ora pensava proprio di aver comunque conclusa quella fase della sua vita.

            Con l’avvento della pace gli eserciti furono sciolti e Gavio procedette verso casa non forzando come le altre volte la sua marcia.

            Risalì la penisola attraversando volutamente l’Irpinia rimanendo turbato dalle disastrose conseguenze che quella terra aveva subito per essere stata al fianco di Annibale.  Notò anche che con la pace ristabilita speciali commissioni romane battevano il territorio per punire chi avesse presa parte attiva alla guerra o nelle decisioni che avevano portato a denunciare il trattato con Roma.

            Il territorio dei Caudini al confronto sembrò aver pagata meno duramente la defezione e le vicende della guerra e quando infine varcò il confine della Pentria poté gioire di essere stato uno degli attori determinanti della scelta dei Pentri. E’ vero,  le campagne apparivano incolte ed abbandonate ed il paese denotava evidenti segni di povertà ma almeno non c’erano come altrove nel Sannio evidenti tracce della guerra e tutto denotava che il paese con il rientro dei combattenti sarebbe stato in grado di risollevarsi.

 

 


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 


[1] (Nota di Enzo C. Delli Quadri) Quando molti anni orsono, Paride Bonavolta, mise mano a questo lavoro fu a lungo combattuto tra l’idea di “scrivere di storia” e quella di “romanzare la storia” per renderla più avvincente se vissuta da personaggi con la stessa interagenti. Scelse la seconda, anche perché, di storicamente definito, nonostante l’opera del canadese E.T. Salmon professore emerito alla Mc. Master University in Canada e di altri studiosi, c’è poco e quel poco rifà alla storia scritta dai romani, cioè dai vincitori. Cosicché, i Sanniti, dai loro scritti, non hanno ottenuto quella visibilità e giustizia che forse avrebbero meritato.

Attraverso la vita di 7 personaggi immaginari (Papio, Tauro, Mamerco, Brutolo, Murcus, Gavio, Herio), la storia dei Sanniti di Paride Bonavolta si dipana dal 354 a.C.(data del primo trattato dei sanniti con Roma)al 70 d.C. (morte dell’ultimo dei sette personaggi, quasi 20 anni dopo la Guerra Sociale). Ma, attraverso i ricordi del primo personaggio, Tauro, la storia riprende anche avvenimenti iniziati nel 440 a.C.

I sette personaggidella stessa famiglia, nell’arco di questo periodo, vivranno gli avvenimenti storici che contrapposero romani e sanniti nel contesto più generale degli avvenimenti della penisola italica interagendo quindi con personaggi famosiquali il re epirota Alessandro il Molosso, Pirro, Annibale ed infine Spartaco.

 

 

 

 

 

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