Cap. 52 – I rivali di Roma – Gavio

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Storia romanzata [1] di Paride Bonavolta 

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225 a.C. I Galli attaccano Roma e propongono ai Sanniti di tornare a combattere contro i romani. Roma, a sua volta,  chiede ai Sanniti di contrastare i Galli. Il popolo sannita non più organizzato in Lega non sa decidere. I Pentri, i Caudini e gli Irpini, decidono di non allearsi con i Galli, considerati poco affidabili; I Caraceni si astengono. Gavio prende il comando di un contingente sannita da affiancare a Marco Valerio (marito della sua antica amante). le operazioni militari infine si concludono nel marzo del 222. Gavio partecipa al trionfo a Roma. Gavio ritrova Giulia. La sposa e la porta tra la sua gente. Rinuncia al suo incarico di Meddix. Muore sua madre Placidia.

225 A.c La battaglia di Telamone – Roma e i suoi alleati sanniti contro i Galli

            Il 225 appena cominciato si mostrò subito foriero di grandi eventi. Come previsto da Marco Valerio le tribù galliche dei Boi e degli Insubri sentendosi minacciate avevano riunite le loro forze e reclutati ausiliari tra i Galli Transalpini avevano invaso l’Etruria con 50.000 fanti e 20. 000 cavalieri travolgendo a Chiusi le forze romane che cercavano di contrastarle.

            Emissari dei Galli informarono i maggiorenti sanniti della intenzione  di prendere nuovamente le armi contro Roma non più in modo disorganico come finora era avvenuto ma con un coinvolgimento totale del loro paese. La richiesta che formulavano al più antico rivale di Roma era quella di scendere in campo al loro fianco per tentare la grande rivincita.

            In pari tempo emissari romani chiedevano al popolo sannita, in virtù del trattato in atto, di reclutare un forte contingente da inviare proprio contro i Galli.

            La Pentriacome del resto le altre genti sannite, si trovò a dover valutare due distinte ma contrastanti richieste. Un tempo delle due richieste si sarebbe dibattuto nel consiglio della Lega e nell’ambito dello stesso si sarebbero assunte decisioni che tutti avrebbero accettate ma ora l’antica Lega non esisteva più e fu difficile procedere a discrete consultazioni che potessero dare una parvenza di certezza che si sarebbe arrivati a conoscere  la reale volontà dell’intero paese.

            Nel frattempo i giovani si preparavano alla guerra perché in un modo o nell’altro il Sannio avrebbe comunque finito per essere coinvolto in quella guerra.

            Era chiaro che il paese si andava dividendo sulla decisione. I più anziani sembravano disponibili ad accogliere la richiesta dei Galli mentre i più giovani non avevano una ben precisa posizione pur essendo attirati, per l’antica tradizione guerriera della gente del Sannio, dalla prospettiva di una avventura militare.

            In vista dell’incontro con gli altri meddix sanniti Gavio ritenne suo dovere consultare gli anziani ed i vari meddix minori della Pentria per potersi rendere portatore di una decisione comune.

            Ad essi Gavio espose il problema in termini ben precisi.

            – E’ a tutti evidente che non potremo in nessun modo sottrarci a questa contesa nata al di fuori dei nostri confini. E’ altrettanto evidente che la nostra decisione deve essere presa in tempi rapidi perché rinviare una risposta alle richieste di Roma ci porrebbe subito come sospetti con probabili ed immediate conseguenze. Aspetto di conoscere il vostro parere per farmene poi portavoce.

            I  presenti dettero avvio ad una rumorosa quanto inconcludente discussione e   alla fine Gavio fu unanimemente sollecitato ad esprimere il proprio personale convincimento.

            -Il parere che mi chiedete non è facile neanche per me. La nostra storia ci dovrebbe portare a rispondere all’appello dei Galli già altre volte nostri alleati contro Roma ma il raziocinio mi porta ad optare per ben altra soluzione. Combattendo al fianco dei Galli dovremo gettare in campo tutte le nostre risorse e forze e correre il rischio di vedere nuovamente truppe romane nella nostra terra, nuovi smembramenti, nuove colonie. Accettando la richiesta di Roma impegneremo solo alcuni nostri reparti e terremo  il nostro paese fuori da una contesa che in pratica nasce al di fuori di noi e che ci trova sicuramente impreparati.  I Galli per giunta altre volte non hanno aderito a nostre richieste analoghe a quelle che ora ci formulano o hanno tergiversato o non si sono dimostrati alleati affidabili. Non è da trascurare il problema che già in tempi migliori ci si è posto e che ora con l’accerchiamento in atto si presenta in termini più pesanti e cioè il fatto che non sarà possibile realizzare alcun ricongiungimento con le truppe dei Galli.  La storia precedente ci ha poi sempre dimostrato che la non contiguità dei rispettivi territori è sempre stato un ostacolo ad una conduzione unitaria della guerra che in pratica si è concretizzata nella costituzione di due distinti fronti e non possiamo non pensare anche alle numerose colonie latine sul nostro territorio che ci rendono vulnerabili prima ancora di poter dare avvio ad una vera e propria iniziativa congiunta fra le nostre stesse componenti. Da un altro punto di vista è indubitabile che il nostro paese stia attraversando un periodo di pace che,  sia pure con limitazioni della nostra sovranità,  sta consentendo una ripresa della nostra economia già troppo sconvolta dalle guerre precedenti. Ritengo che il Sannio non sia preparato ad affrontare una guerra ed i rischi che ne possono derivare. Ho assunto informazioni presso altri popoli italici un tempo al nostro fianco, o comunque non decisamente favorevoli ai romani, e credo di poter affermare con assoluta certezza che non si lasceranno coinvolgere in una guerra contro Roma limitandosi invece a fornire alla stessa, secondo i trattati in atto, i contingenti richiesti. I Galli in passato, lo ribadisco,  non sempre sono stati solleciti ai nostri appelli di scendere in campo contro Roma e questo ci ha creato non poche difficoltà .  Non vedo perché oggi noi dovremmo accogliere, giocoforza in tempi ristretti,  una loro richiesta.

            La assemblea cominciò a rumoreggiare man mano che l’opinione di Gavio si andava delineando e quindi ritenne opportuno concludere rapidamente la propria esposizione.

            -Credo  che al di là di ogni implicazione emotiva ci convenga onorare il trattato con Roma.

            Sovrastando ancora una volta le voci dei dissenzienti invitò i presenti a lasciarlo concludere.

            – C’è un’altra considerazione da fare, e questo lo dico per chi sembra di essere di parere diverso dal mio. Accedendo alle richieste di Roma potremo nuovamente armare i nostri soldati e permettere loro di fare esperienze in un campo che oggi ci è interdetto, ricordate che i nostri giovani sono cresciuti lontani dai campi di battaglia e che i veterani, da sempre preposti all’addestramento delle nuove truppe, non si contano, purtroppo, in gran numero. Senza coinvolgere il paese potremo ricostituire delle unità combattenti che un domani potranno tornare utili per nostri personali fini quali che essi siano.

            Immediate si levarono alcune accuse nei suoi confronti.

            -Traditore!   – Amico dei romani!   – Sei venduto ai tuoi amici di Roma!

            Ma altre voci cominciarono a richiedere che la decisione finale venisse messa ai voti e così fu fatto.

            L’esito della votazione mostrò una preponderante maggioranza a favore dell’opinione espressa da Gavio e quando ogni clamore fu placato  lo stesso concluse l’assemblea.

            -Ho preso atto del voto espresso dal popolo della Pentria e me ne farò interprete. Ma se Caudini Irpini e Caraceni dovessero giungere a conclusioni diverse e contrastanti dalla nostra, noi, in rispetto dell’irrinunciabile principio dell’unitarietà del nostro popolo,  saremo impegnati a rispettare la decisione che verrà globalmente assunta nel nostro prossimo incontro.  

            La successiva riunione dei meddix delle diverse etnie sannite si tenne in Irpinia. Con grande piacere, Gavio ritrovò come rappresentanti delle altre parti del Sannio due dei suoi amici di un tempo. Quinto Festazio era il carismatico meddix dei Caudini mentre Stazio Trebulo avrebbe presieduta la riunione,  in quanto questa si teneva in Irpinia, ma non avrebbe rappresentato il suo popolo essendo a ciò delegato Lucio Mopsa.

            Pentri ed Irpini si dichiararono contrari ad accogliere le richieste dei galli mentre i Caudini furono invece di diverso avviso. Quando toccò al rappresentante caraceno comunicare la decisione della sua gente questi ammise che non era portatore di una decisione unanime e che il suo mandato era quello di schierarsi per la decisione che al momento del suo voto si fosse rivelata prevalente.  Passò quindi la mozione che avrebbe tenuto il Sannio fuori da una guerra contro i romani.

            Sciolta la riunione i tre amici di un tempo si riunirono a casa di Stazio Trebulo per ricordare i giorni trascorsi a Roma giorni che ora  sembravano risalire a tempi ormai lontani.

            –Sono soddisfatto di quel che è stato deciso– esordì Stazio – anche se ne soffro. Nelle tue parole Gavio ho apprezzate le motivazioni di prudenza che ho forse letto anche nella scelta dei caraceni e sono contento che la decisione presa contenga una speranza di riscatto che viene solo rinviata a tempi più opportuni. Ma Lucio Mopsa e molti irpini schierati sulle sue conclusioni sembrano aver accettato per definitivo il controllo di Roma e lui stesso è praticamente al guinzaglio di Roma.  Aspira, come altri italici del resto, a diventare cittadino romano. Io non ho assolutamente questa aspettativa e sono lieto che la decisione oggi presa abbia comunque reso evidente che nessuno di noi, e quindi la gente che rappresentiamo,  intende questa decisione come una  rinuncia alla nostra identità ed all’idea di un possibile riscatto se e quando se ne dovesse ripresentare l’occasione .

            – Sono contento che tu abbia compreso questo -ribatté Gavio- perché questo è il messaggio della mia gente e quindi credo di averlo saputo esprimere. Neanche io ho tra i miei sogni segreti quello di diventare cittadino romano!

            – Oggi ho preso la mia decisione – riprese Stazio –Domani partirò in volontario esilio per mantenere il mio punto.  Andrò a Cartagine perché penso che da lì partirà prima o poi la scintilla che rimetterà in dubbio la supremazia di Roma sulla nostra penisola.

            – Io –affermò al contrario Gavio- penso che non sarà un male per i nostri giovani fare un’esperienza di guerra per metterla, se possibile, un domani al servizio della mia gente e quindi guiderò il contingente  che dovremo fornire ai romani.

            Quinto Festazio si astenne da personali commenti sul ruolo che avrebbe personalmente assunto ma fu chiaro che avrebbe pazientemente atteso senza alcuna presa di posizione che gli eventi gli mostrassero la via da seguire e i tre amici si separarono nella convinzione che eventi successivi avrebbero sicuramente comportato un loro futuro incontro.

Una lettera di Marco Valerio gli rinnovò la richiesta di essere al suo fianco in Gallia promettendo in pari tempo il suo interessamento per fargli ottenere il comando del contingente sannita .

            D’istinto rispose comunicando la sua accettazione e cominciò a scegliere con cura le truppe che si sarebbero unite alle legioni romane cercando di privilegiare non solo i migliori e più fidati elementi ma soprattutto coloro che un giorno non avrebbero esitato a prendere le armi in nome della propria gente. Venticinquenne avrebbe affrontato anche lui la sua prima esperienza di soldato ad un’età ed in condizioni ben diverse di quelle dei suoi antenati. Quando il capo dei reclutatori romani avendolo cercato lo trovò tra i soldati già in addestramento gli consegnò un messaggio scritto.

– Questo messaggio per te viene direttamente da Roma. La cosa mi sembra insolita ma qualcuno mi dice che hai amici di rango.

            Il messaggio era di Marzia Licinia che dopo avergli dato notizia del suo matrimonio gli comunicava che Marco Valerio era riuscito a fargli ottenere il grado di legato il che lo poneva automaticamente al comando del contingente sannita in addestramento. La procedura era piuttosto insolita visto che i contingenti forniti dagli alleati erano sempre sotto comando di ufficiali romani ma le amicizie di Marzia ed il fatto che proprio Marco Valerio avrebbe comandato uno dei due eserciti consolari in Gallia avevano reso possibile il fatto.

            Le accluse lettere per le autorità locali romane risolsero ogni problema connesso alla insolita situazione e Gavio mosse con i suoi uomini per unirsi al resto delle truppe sannite  che risultarono alla fine composte da settantamila fanti e settemila cavalieri.

            Il ricongiunsero all’esercito romano venne effettuato a Telamone e Marco Valerio volle inviare ai soldati sanniti un personale messaggio.

            – Desidero che sappiate che considero un onore avere sotto il mio comando truppe del Sannio per la prima volta inquadrate nelle legioni romane sotto un diretto comando sannita. So che il Sannio ha sempre messo in campo soldati valorosi e spero che il fatto di dover combattere per il nemico di un tempo non vi suoni sgradito, perché oggi quell’inimicizia non ha più nessuna ragione di esistere. Spero che anche in avvenire il Sannio vorrà dare, e non solo  in virtù dei trattati,  il proprio contributo a guerre,  anche in terre lontane,  dove portiamo la civiltà di questa nostra comune patria e spero, al di là di parole vuote e retoriche, che non vi sentiate estranei fra noi.

            Nella successiva riunione che ebbe con i suoi comandanti ed alla quale fu presente anche Gavio  Marco Valerio ritenne opportuno presentarlo personalmente.

            -Fra voi con il grado di legato c’è un sannita, Gavio Pentro, che ho avuto già modo di conoscere quando  a Roma, anni addietro, ha preso parte ai giochi italici. Ho personalmente richiesto che gli si riconoscesse il suo grado e vorrei che tutti voi lo consideraste come in effetti è,  uno di noi. Vorrei anche che,  al di là del suo grado specifico, sia, se necessario, il vostro riferimento per i rapporti con il contingente sannita che opererà al nostro fianco in questa campagna. Sono certo che vorrete accogliere questo mio invito come sono certo che troverete in Gavio Pentro ogni possibile collaborazione.

            Dopo questo discorso Marco Valerio consapevole di aver già fatto non pochi strappi alle regole non volle personalmente incontrare Gavio deciso a riservare a lui lo stesso trattamento che avrebbe riservato ai suoi pari grado.

            Lo scontro con i Galli avvenne proprio nei pressi di Telamone dove i Galli furono assaliti su due fronti dai romani . Il contingente sannita, pur prendendo parte alla battaglia,  fu utilizzato con un ruolo  non di rilievo perché, fra i contingenti italici,  furono privilegiati, per permettere loro di vendicare vecchi torti subiti,  quelli dei popoli confinanti con la Gallia . Dopo la vittoria di Telamone e per tutto l’anno successivo gli eserciti romani operarono vittoriosamente nel territorio dei Boi costringendoli alla sottomissione.

            Gavio ebbe occasione di distinguersi in diverse occasioni e come lui anche i suoi uomini e le occasioni non mancarono perché contro la maggioranza espressa in Senato il console in carica nel 223 continuò le operazioni militari attraversando il Po per ampliare i possedimenti romani e per ottenere una vittoria anche sugli Insubri.  Dopo che questa fu ottenuta e si pensò fosse prossima la pace Marco Valerio confidenzialmente anticipo’ a Gavio che ancora una volta il nuovo console in carica era determinato a continuare le operazioni fino alla completa sottomissione degli Insubri ed alla conquista di Mediolanum.

            . Quando le operazioni militari infine si conclusero nel marzo del 222 per espressa richiesta di Marco Valerio fu deciso che Gavio al comando di una parte del contingente sannita avrebbe preso parte al trionfo con il quale a Roma si sarebbe solennizzata  la vittoria riportata.

            Gavio che in quegli anni di guerra si  era trovato spesso combattuto tra lo struggente desiderio di rivedere Giulia, cosa che lo induceva a sperare nella fine della campagna, non poté non prendere atto dell’entusiasmo e dell’esaltazione che gli dava il combattere in un esercito che ammirava per la disciplina e l’armamento.  Fu entusiasta quindi all’idea di andare a Roma con i suoi uomini ritenendo  giusto che i sanniti, avendo preso parte alla campagna con un contingente numericamente superiore a quello di ogni altro popolo italico,  ricevessero quel  riconoscimento che un giorno avrebbe potuto anche consentire di rivendicare una revisione del trattato in atto od una applicazione più equa dello stesso. Ma ovviamente lo fu anche, per una ragione del tutto personale, perché non dovendo subito guidare i suoi soldati in patria avrebbe sicuramente anticipato l’ incontro con Giulia che  gli ultimi recenti eventi avevano giocoforza posticipato.

            L’imminenza di questo incontro gli poneva però il problema di quale possibile legame formale poteva proporle visto che la legge romana non consentiva ad un cittadino di stringere un legame matrimoniale con un non cittadino. Fu Marco Valerio che durante la marcia di avvicinamento a Roma affrontò l’argomento.

            –Presumo che tu ti stia ponendo il problema dei tuoi futuri rapporti, su di un piano formale, con Giulia. Io e Marzia Licinia ci siamo posti lo stesso problema. Le nostre leggi al riguardo sono ingiuste e lo sappiamo perché a Roma,  per tutelare antichi e nuovi privilegi, si dà molto peso alla cittadinanza romana e si è molto avari nel concederla. Questo non consente quella pacificazione che invece si dichiara di volere e non potrà non scatenare in futuro gravi problemi e turbative. Ma  io stesso, pur non condividendo tali idee e pregiudizi,  non posso oppormi  perché sarei subito tacciato di essere un traditore. Il vostro problema è tecnicamente irrisolvibile ma questo,  per quello che riguarda Marzia e me,  non costituirà un ostacolo ai vostri progetti. La sola persona che di noi dovrà prendere una decisione sarà Giulia e credo che si sia già posto ed abbia risolto il problema. Sa fin troppo bene che se vorrà essere la tua compagna si porrà al di fuori della legge romana ma sa pure che noi saremo comunque dalla sua parte.

            -Ti ringrazio ma mi chiedo, e lo chiedo anche a te,  se sia giusto che io ponga Giulia di fronte ad una simile scelta.

            -Se conosco, come credo, Giulia non dovrai porle alcuna domanda perché sarà lei stessa a comunicarti le sue decisioni.

            Se questo tranquillizzò Gavio, non risolse del tutto i suoi problemi perché,  seppure del suo probabile matrimonio con una romana in patria si era già parlato al momento della sua nomina a Meddix,  questo non comportava che la società sannita accettasse, pur in mancanza di leggi che lo vietassero, un matrimonio misto. Ma su questo argomento fu Marco Valerio a chiedere a lui delle conferme.

            -Tu sei il Meddix della Pentria sei sicuro che la tua gente accetterà Giulia?

            -A livello ufficiale il problema è già stato affrontato e favorevolmente risolto ma se anche si dovessero riproporre dei problemi sono pronto a lasciare ogni incarico pubblico. Per quello che riguarda la società sannita più in generale saprò rispondere a qualunque sgarbo venisse fatto a Giulia essendo nella condizione sociale di potermelo permettere.

            Giunti a Roma, dove Giulia lo aspettava con evidente impazienza, la ragazza volò tra le sue braccia suggellando con un bacio la promessa tacita ma mai espressa che si erano fatta. Fu poi, come Marco Valerio aveva previsto, la stessa Giulia a risolvere il problema del loro futuro rapporto e una volta che fu chiaro il desiderio dei due giovani di vivere insieme la loro vita, Marzia annunciò  di aver dato ordine ai servi di preparare per loro la villa di Tusculum.

            -Per noi e per gli dei il vostro legame è perfezionato e, poiché voglio godere in tutta libertà il ritorno del mio sposo, penso che lo stesso vogliate fare voi due.

            Fu così che, nell’intimità della villa di Tusculum, Gavio e Giulia trascorsero la loro prima notte. Giulia trovò in Gavio un dolce, esperto e sopratutto innamorato iniziatore e Gavio, a sua volta, trovò nella  compagna quella fiducia e quello slancio disinibito che furono la migliore riprova dell’amore di lei.

            La loro vacanza trascorse in modo meraviglioso tra servi fidati che sapevano rendersi invisibili e fu chiaro che entrambi avevano amore e determinazione sufficienti ad affrontare insieme una vita felice.

            Pur con dolore Gavio dovette porre termine a quella piacevole parentesi dovendo rientrare con i propri uomini in patria.

            Gli addii che seguirono con Marzia e Marco Valerio mostrarono il perfetto affiatamento tra le due coppie e la solidità del legame che le avrebbe sempre unite e che Gavio si impegnò a rendere costante con frequenti soggiorni a Roma.

            La gente della Pentria riservò a Giulia una accoglienza affettuosa e calorosa che fugò in Gavio ogni residuo dubbio mentre Placidia, dal canto suo, accolse con gioia la sposa del figlio offrendole, dopo un affettuoso abbraccio, le chiavi della casa e dei magazzini volendo con questo simbolico gesto significarle che sarebbe stata lei in avvenire la indiscussa padrona di tutto.

            Gavio, sbrigate le  più urgenti incombenze che gli competevano come Meddix,  ritenne corretto rimettere al Consiglio il suo mandato e, nonostante che la sua richiesta fosse respinta, insistette per recedere dal suo incarico di Meddix.

            A lui subentrò, su sua stessa proposta, Numerio Decidio,  ottimo soldato ed altrettanto ottimo amministratore, che era stato suo compagno e diretto collaboratore nella campagna in Gallia.

            Numerio Decidio assumendo il nuovo incarico espresse a Gavio tutta la  personale gratitudine e quella del popolo pentro per l’opera svolta e successivamente da solo a solo con  gli assicurò la sua personale lealtà.

            -Se di fronte al nostro popolo io sarò il Meddix dei Pentri sappi che nel mio operato ti considererò come il mio personale Meddix e che i tuoi giudizi saranno sempre richiesti ed ascoltati.

            Placidia guidò la giovane sposa nel suo inserimento nella realtà della vita quotidiana e nella società sannita gioendo dei successi evidenti che la ragazza riportava in ogni campo.  Giulia del resto nella lunga attesa di Gavio aveva perfettamente appresa la lingua osca e aveva sopratutto assimilato ogni possibile aspetto della cultura e delle tradizioni di quello che sarebbe stato in avvenire il suo popolo.

            Quando Placidia sembrò considerare chiuso l’apprendistato della nuora si tirò sempre più in disparte affermando che ormai il suo più grande desiderio era quello di raggiungere il suo Murcus.

            Serenamente la cosa si compì ed una mattina fu trovata, come già era stato per il suo sposo, serenamente addormentata nel  sonno eterno.

 

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Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 


[1] (Nota di Enzo C. Delli Quadri) Quando molti anni orsono, Paride Bonavolta, mise mano a questo lavoro fu a lungo combattuto tra l’idea di “scrivere di storia” e quella di “romanzare la storia” per renderla più avvincente se vissuta da personaggi con la stessa interagenti. Scelse la seconda, anche perché, di storicamente definito, nonostante l’opera del canadese E.T. Salmon professore emerito alla Mc. Master University in Canada e di altri studiosi, c’è poco e quel poco rifà alla storia scritta dai romani, cioè dai vincitori. Cosicché, i Sanniti, dai loro scritti, non hanno ottenuto quella visibilità e giustizia che forse avrebbero meritato.

Attraverso la vita di 7 personaggi immaginari (Papio, Tauro, Mamerco, Brutolo, Murcus, Gavio, Herio), la storia dei Sanniti di Paride Bonavolta si dipana dal 354 a.C.(data del primo trattato dei sanniti con Roma)al 70 d.C. (morte dell’ultimo dei sette personaggi, quasi 20 anni dopo la Guerra Sociale). Ma, attraverso i ricordi del primo personaggio, Tauro, la storia riprende anche avvenimenti iniziati nel 440 a.C.

I sette personaggidella stessa famiglia, nell’arco di questo periodo, vivranno gli avvenimenti storici che contrapposero romani e sanniti nel contesto più generale degli avvenimenti della penisola italica interagendo quindi con personaggi famosiquali il re epirota Alessandro il Molosso, Pirro, Annibale ed infine Spartaco.

 

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