Cap. 49 – I rivali di Roma – Gavio – Parte quarantanovesima

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Storia romanzata [1] di Paride Bonavolta 

245-228 a.C.Infanzia Di Gavio – Sua prima esperienza con una donna – Imbevuto di storia del Sannio, sogna di poter un giorno trovarsi anche lui in armi

245-228 a.C.   L’infanzia di Gavio fu felice in quanto il felice e sereno rapporto che univa i suoi genitori seppe dargli tutto il possibile amore che solo una coppia affiatata   poteva dare ai propri figli.

            Cresciuto in un periodo di pace per il suo paese,di bell’aspetto e prestanza fisica, appartenendo ad una delle più antiche e ricche famiglie della Pentria poté dedicarsi alle classiche attività virili quali l’amore e la caccia.

            Estroverso di carattere fin da piccolo aveva saputo guadagnare il favore dei precettori scelti dai genitori riuscendo a mettere a frutto le sue lezioni con il minimo sforzo così da avere tempo disponibile per i divertimenti.

            Grazie al fatto di essere nato in campagna e di aver condotta una vita in prevalenza all’aria aperta fin da piccolo si era distinto nelle diverse attività agonistiche  divenendo presto  un vero campione nel lancio del giavellotto e nella corsa.

            Presente ovunque si trattasse di competere con atleti, anche di molti anni maggiori di lui,seppe sempre con il suo piacevole carattere ,e per l’assoluta mancanza di ogni manifestazione di superiorità o di vittimismo,conquistarsi l’amicizia e dei vinti e dei vincitori.

            Quello che sarebbe stato il suo futuro  era sempre stato chiaro nella sua mente sapendo che un giorno avrebbe preso il posto di suo padre nella conduzione della azienda agricola di famiglia e convinto di questo vi si impegnava con ogni possibile assiduità trovando piacevoli i rapporti che lo legavano tanto a schiavi e liberti quanto ai più diretti collaboratori paterni.

            Fra loro cercava la competizione mirando a non essere secondo a nessuno sopratutto là dove si richiedeva un notevole impegno fisico.

            Prescelto per i giochi che periodicamente riunivano a Roma i migliori atleti del sempre più vasto mondo romano si rivelò subito l’indiscusso leader del gruppo di coetanei con i quali doveva misurarsi.

            E fu a Roma che,appena quindicenne la notte prima dell’attesa gara di giavellotto, ebbe la prima esperienza con una donna.

            Quella notte che gli altri atleti dedicarono al sonno per potersi presentare in gran forma nell’arena, la passò tra le giovani braccia della bellissima moglie di un anziano senatore.

            L’incontro con la donna era stato del tutto casuale quando al foro si era offerto, conoscendo il greco, di aiutarla in una difficile contrattazione con un agguerrito mercante levantino.

            La donna inizialmente colpita dalla sua conoscenza della lingua rimase poi affascinata dall’abilità con la quale aveva saputo condurre in porto la trattativa facendole  risparmiare non poche monete.

            Divertita dal suo prezioso intervento e considerata la straordinaria prestanza e bellezza del ragazzo  non si era fatta scrupolo di farsi scortare a casa dal suo sconosciuto interprete e qui giunta di iniziarlo, senza falsi pudori e senza molti preamboli, ma con molta dolcezza, alle arti amatorie.

            Il mattino della gara quando già tutti i suoi compagni temevano che non si sarebbe presentato, o peggio, gli fosse accaduto qualcosa, comparve appena in tempo per prendere parte ai giochi e, con l’entusiasmo e la sicurezza di chi sentiva di aver acquisita fra le braccia della donna un’ulteriore sicurezza, non solo partecipò alla gara ma la vinse superando di larga misura gli altri concorrenti.

            Poiché i giochi dovevano durare più di quindici giorni ed altrettanti ne erano stati necessari alla preparazione degli atleti il mese trascorso a Roma si rivelò indimenticabile.

            La giovane patrizia romana sicuramente doveva essersi vantata nella sua altolocata cerchia di amicizie e della sua conquista e delle doti amatorie del giovane atleta perché Gavio si vide presto al centro di molte attenzioni da parte di altre patrizie romane.

            Con tatto seppe respingere e adulare le più mature dedicandosi alle più giovani ed avvenenti, meravigliandosi, ma tuttavia apprezzandola, della libertà che delle giovani spose romane, di ottima condizione sociale, sembravano godere concedendosi dei piaceri che nella sua terra sarebbero stati considerati condannabili.

            Nonostante le nuove conquiste, mantenne la sua relazione anche con Licia, la sua iniziatrice, visto che la donna, pur sapendo delle altre sue avventure, pareva non aversene a male visto che Gavio sapeva organizzare saggiamente la sua giornata dimostrandosi sempre disponibile ad ogni sua richiesta.

            Rientrato nella sua terra dopo le esperienze romane sentì la mancanza dei piaceri appena scoperti e la pesantezza delle regole austere che vi imperavano..

            Nei momenti passati in famiglia  stimolava spesso i genitori a parlargli dei giorni della epica resistenza di Carvilium.

-Ma è possibile mamma che tu combattessi come un uomo?
Tua madre-replicava con orgoglio Murcus- avrebbe potuto dare filo da torcere ai migliori combattenti dei nostri tempi.
-Raccontami del nonno Brutolo
-Raccontami di Aquilonia.
-Raccontami del nonno Lollio.

            Murcus constatando l’interesse del figlio per quelli che ormai sembravano ricordi di un tempo che a lui stesso sembrava lontano rispondeva volentieri alle insistenti domande cercando di trasmettergli con i suoi racconti la storia e l’orgoglio di quel Sannio che sembrava sempre più destinato a scomparire.

            Gavio, molto attento, capiva che suo padre voleva trasmettergli dei messaggi e dimostrava apertamente di essere ricettivo.

            Un suo precettore, orrendamente mutilato durante l’occupazione romana seguita alla disfatta di Aquilonia, gli aveva trasmesso un profondo interesse per la storia in genere e per quella del Sannio in particolare e Gavio disinvoltamente poteva seguire i discorsi paterni perfettamente inquadrandoli in un più ampio contesto.

            Capitava anzi spesso che fosse proprio lui a correggere il padre durante i suoi racconti rettificando qualche inesattezza in fatto di date e nomi.

            Ascoltando per caso un discorso tra i genitori  ebbe una prima idea di quello che il padre si augurava non fosse il suo avvenire.

            – Mi auguro che Gavio non si debba trovare costretto a prendere le armi e che soprattutto ,se lo dovesse fare, che sia  il primo della nostra famiglia a non misurarsi con i romani.Spero che la vita gli faccia scoprire interessi diversi da quelli che hanno condizionato me ed i miei predecessori.

            Ma Gavio così imbevuto di storia e di storia patria in particolare soffriva invece proprio per la mancanza di quelle grandi emozioni che le guerre avevano offerto ai suoi ascendenti e sognava di poter un giorno trovarsi anche lui in armi.Ma questo suo sogno non necessariamente comportava che il suo ipotetico nemico dovesse essere ,come era stato per i suoi,il popolo romano che sembrava incamminato ormai ad assimilare le diverse popolazioni italiche.

            Mancandogli questa esperienza dava ogni energia al suo impegno atletico nel quale era sicuro giocasse un forte ruolo l’orgoglio di appartenere ad un  popolo che aveva a lungo rivaleggiato con Roma.

 


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 


[1] (Nota di Enzo C. Delli Quadri) Quando molti anni orsono, Paride Bonavolta, mise mano a questo lavoro fu a lungo combattuto tra l’idea di “scrivere di storia” e quella di “romanzare la storia” per renderla più avvincente se vissuta da personaggi con la stessa interagenti. Scelse la seconda, anche perché, di storicamente definito, nonostante l’opera del canadese E.T. Salmon professore emerito alla Mc. Master University in Canada e di altri studiosi, c’è poco e quel poco rifà alla storia scritta dai romani, cioè dai vincitori. Cosicché, i Sanniti, dai loro scritti, non hanno ottenuto quella visibilità e giustizia che forse avrebbero meritato.

Attraverso la vita di 7 personaggi immaginari (Papio, Tauro, Mamerco, Brutolo, Murcus, Gavio, Herio), la storia dei Sanniti di Paride Bonavolta si dipana dal 354 a.C.(data del primo trattato dei sanniti con Roma)al 70 d.C. (morte dell’ultimo dei sette personaggi, quasi 20 anni dopo la Guerra Sociale). Ma, attraverso i ricordi del primo personaggio, Tauro, la storia riprende anche avvenimenti iniziati nel 440 a.C.

I sette personaggidella stessa famiglia, nell’arco di questo periodo, vivranno gli avvenimenti storici che contrapposero romani e sanniti nel contesto più generale degli avvenimenti della penisola italica interagendo quindi con personaggi famosiquali il re epirota Alessandro il Molosso, Pirro, Annibale ed infine Spartaco.

 

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