Cap. 47 – I rivali di Roma – Murcus – Parte quarantasettesima

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Storia romanzata [1] di Paride Bonavolta 

Gli anni 272 – 269 a. C.  riportarono nel Sannio l’orrore,  precedentemente già vissuto,  dello spadroneggiare delle truppe romane. Roma perseguitò soprattutto gli istigatori. Marcus non fu considerato tra essi. Maleventum, venne ribattezzata in Beneventum per celebrare la vittoria su Pirro. I territori dei pentri, caudini, irpini e carracini furono ridimensionati, smembrati …. Il Sannio conosciuto fino a quel momento non esisteva più. Murcus si sentiva vinto definitivamente, ma la notizia che Lollio era riuscito a liberarsi dalle prigioni romane, risvegliò l’orgoglio sannita. (Nota di Enzo C. Delli Quadri).

Compsa, area archeologica di Conza della Campania

         Gli anni 272 – 269 a. C.  riportarono nel Sannio l’orrore,  precedentemente già vissuto,  dello spadroneggiare delle truppe romane anche se questa volta gli ordini ricevuti dalle forze romane sembravano mirati a colpire prevalentemente gli istigatori dell’ulteriore rivolta sannita risparmiando la popolazione civile.

         Murcus,  nonostante il suo ruolo attivo nella partecipazione sannita alla guerra con Pirro,  stranamente non doveva essere fra coloro che le truppe romane avevano ordine di cercare e di inviare fra gli ostaggi e, quindi, deposte le armi, si adoperò in ogni possibile iniziativa  che potesse aiutare il paese a risollevarsi da questa ulteriore prova.

         A casa non ritrovò Corfinio che sapendo di essere sulla lista dei soldati romani aveva scelto per tempo la via di un dorato esilio a Cartagine;  ritrovò invece Herio  che,  ferito gravemente,  era tornato,  e con successo,  alla coltivazione dei campi e a rimettere in ordine gli affari di famiglia troppo a lungo trascurati.

         Da  Placidia apprese che Lollio,  in contrasto con ogni sua precedente decisione,  ed in un vano tentativo di arginare il dilagare delle truppe romane,  aveva alla fine abbandonata la sua rocca per accorrere con i suoi uomini a combattere il nemico in una guerra che non sentiva ben condotta e che era caduto in mano romana e condotto come prigioniero a Roma per essere esibito con altri maggiorenti nel trionfo dei consoli insieme ad Egnatio Caudio anche lui caduto in mano nemica.

         Placidia lo accolse con gioia avendo spesso dubitato di poterlo un giorno riabbracciare non avendo da tempo sue notizie. Nella gioia del loro incontro Murcus soffriva di quanto era successo e spesso si sfogava con la moglie.

Ora non si tratta più di concordare con Roma il risarcimento di una battaglia,  o guerra che sia,  persa. Ora che ovunque i romani hanno riportato l’ordine, dettano le loro condizioni per farci pagare la nostra ribellione e l’intervento a fianco di Pirro. Il conto era stato,  infatti,  solo rinviato e non chiuso.  E a noi chiedono molto più di quanto hanno preteso da Lucani,  Tarentini e Bruzi. La Lega è stata sciolta d’autorità ed in effetti non avrebbe più ragione di esistere visto che il Sannio nel quale siamo nati e vissuti in pratica non esiste più.  Abbiamo dovuto accettare di vederci privati di buona parte del nostro territorio ed ora l’Irpinia ha perso una ampia parte del suo territorio ed è ormai geograficamente separata dalla Pentria e dal resto del Sannio,  Maleventum,  ribattezzata in Beneventum per celebrare la vittoria su Pirro,  è stata trasformata in una colonia latina e la capitale dell’Irpinia,  così come ora è stata ridisegnata,  è stata portata a Compsa (in seguito diventata Conza della Campania).

In pratica anche la terra dei Caudini ha subito degli smembramenti.  Telesia,  Caiatia,  Culbateria e Trebula Balliensis sono state scorporate dal Sannio e riconosciute come città indipendenti “alleate”di Roma. La stessa Caudium in pratica non può più considerarsi come una città sannita. Nella nostra Pentria abbiamo dovuto accettare la perdita dei territori lungo il confine occidentale, Allifae è diventata una Prefettura romana come anche Venafrum ed Atina.  Aesernia ed Aufidena sono colonie latine,  Sepinum è stata abbandonata ed una nuova città è stata ricostruita più a monte per controllare le nuove vie romane e fungere da mercato di scambio. Ovunque saranno smantellate le nostre fortificazioni e dovranno essere abbandonate le posizioni come era quella di tuo padre che risultassero facilmente difendibili. Come ti ho detto il Sannio che noi conoscevamo non esiste più e rispetto a quello che era quando sono cominciate le guerre con i romani ne abbiamo perduto più della metà  e anche quello che rimane così come le parti che ne sono state scorporate sono ormai ridotti in veri e propri stati isolati più o meno della stessa ampiezza che hanno gli altri “stati” alleati di Roma.  C’è perfino da chiedersi se in futuro qualcuno si ricorderà di quello che era il Sannio e del legame che ha unito le vecchie quattro tribù visto che lo stesso nome delle tribù originarie ora che ogni città finisce per dare il nome al suo territorio presto finirà per cadere nell’oblio.   E’ amaro per me farti questo quadro ma questa è purtroppo la realtà che dovremo abituarci a conoscere.

         –Ma allora tutto quanto abbiamo fatto non è servito a nulla?

         -Per il momento sicuramente no perché da “amici” siamo ormai “alleati “di Roma con tutto quello che comporta. Ma forse un giorno,  anche se lo vedo improbabile,  qualcuno si ricorderà dell’orgoglioso Sannio che oggi in pratica non esiste più.

         Il nostro paese è ormai dimezzato,  i romani stanno adoperandosi per cancellare il Sannio di un tempo e,  tu sai quanto io ne soffra,  ma non possiamo fare nulla per cambiare tutto questo. Credo che purtroppo che sia stata combattuta e persa l’ultima guerra del Sannio. Non saremo certo più noi e quelli della nostra generazione che potremo sperare di rivedere il Sannio orgoglioso dei nostri avi.

         Dopo questo lungo e doloroso sfogo Murcus fu naturalmente portato ad una considerazione più personale.

         –Tutto questo mi porta a non rimpiangere che dalla nostra unione non siano nati dei figli. Con me finirà il nome della mia famiglia non dissimilmente dal fatto che anche il nome del Sannio sembra destinato a scomparire.

         Placidia che non meno di lui per l’educazione ricevuta soffriva per quanto era successo cercava con scarsa convinzione di incoraggiarlo a non disperare.

Siamo stati sconfitti,  è indubitabile,  ma questo non significa che siamo finiti. Dobbiamo lottare per mantenere vivo lo spirito del Sannio in cui crediamo. Se i romani cercano di cancellare il nostro essere sanniti noi dobbiamo combattere per mantenere integra la nostra identità. Ci hanno imposte le loro leggi,  si parla ormai dovunque la lingua romana,  sono i loro giudici e magistrati che amministrano la giustizia e regolano la nostra vita.  Bene! Accettiamo tutto questo perché altro non possiamo fare,  ma accettiamolo solo per sopravvivere! Nessuno potrà cancellare nel nostro cuore l’orgoglio della nostra stirpe! Dobbiamo mantenere la nostra lingua,  le nostre tradizioni e continuare a pregare i nostri dei alla maniera antica!

         Murcus sentiva la ragionevolezza del ragionamento di Placidia e sperava  che il tempo e soprattutto l’amore per la sua donna gli ridessero un po’ di pace. Come era stato nella sua infanzia si ritrovava ancora una volta ad odiare  i romani.

         –Se verrà l’occasione-ripeteva a coloro che guardavano a lui come una guida-dovremo essere pronti a riprendere le armi. Ma dovremo essere preparati ed agire con cautela per non lasciarci trascinare in pericolose avventure.  Sarebbe una follia volere la guerra per la guerra. Le nuove strade romane attraversano la penisola dando alle legioni una mobilità che un tempo sarebbe stata impensabile. Molti dei popoli che un tempo erano pronti a prendere le armi contro Roma vanno lentamente assimilandosi al mondo romano cercando solo di stemperarne le asprezze nei loro confronti.  L’esperienza di Pirro ci ha insegnato a non credere in condottieri stranieri che vengono per  loro particolari mire. Dobbiamo rassegnarci all’idea di essere,  sempre più,  i soli rimasti in campo per una ipotetica ulteriore guerra contro Roma. Ma la storia è volubile e nulla è immutabile,  tutto potrà un giorno cambiare e noi quel giorno dovremo essere pronti!

         Ed il tempo sembrò dargli ragione perché sul finire dell’inverno del 270 si sparse la voce che Lollio, fortunosamente fuggito dalle prigioni romane,  era tornato nel Sannio e aveva raggiunto la rocca di Corfinium pronto a riprendere la lotta.

         Lungo i tratturi del Sannio giovani entusiasti e vecchi adepti cominciarono isolatamente od in gruppi a mettersi in marcia per riunirsi a lui che correva voce  già potesse contare su una discreta e determinata forza combattente.

         Murcus e Placidia accolsero con grande gioia la notizia anche se la presenza di Lollio nuovamente in armi nella sua rocca di Corfinium pose un problema di non facile soluzione.

         Placidia, pur anelando di riabbracciare il padre per la cui sorte aveva tanto temuto,  si mostrò la più prudente dei due.

         –Non possiamo venir meno a quanto abbiamo sostenuto in questi ultimi tempi. Non possiamo gettarci alle spalle i consigli alla prudenza che abbiamo cercato di inculcare nella nostra gente solo perché mio padre è tornato e va lanciando la sua ennesima sfida a Roma. Cosa mai potrà fare lui dalla sua rocca contro lo strapotere di Roma?

         Murcus l’ascoltava ma sapeva già di aver presa in cuor suo la decisione,  era,  infatti,  convinto che la rocambolesca ricomparsa di Lollio fosse il segnale che tanto aveva atteso e che avrebbe potuto riaccendere la lotta contro Roma se non altro per liberarsi della presenza di truppe romane nel Sannio e per porre le basi di una ripresa della nazione sotto una guida sannita.

         -Non sono così cieco da non vedere che tuo padre non può certo cambiare il destino del Sannio e riportarlo a quello che era un tempo. Ma una scintilla, per quanto debole essa sia,  alle volte può fare miracoli. Sono un soldato ed il mio dovere è quello di combattere se solo c’è una possibilità di farlo. Alle volte anche sacrificare la vita per un sogno può servire a ridare l’orgoglio ad un popolo! Dobbiamo riprendere le armi per diventare come del resto tuo padre ha sempre sostenuto un esempio per il nostro popolo e soprattutto per le generazioni future e dobbiamo farlo per la nostra dignità, per le nostre idee, ed anche  per il nostro passato. Dobbiamo raggiungerlo Placidia costi quello che costi!

         -Parli così a me come se io non fossi cresciuta imbevuta delle idee e dei sogni di mio padre. Non credi che io sia la prima che muoia dalla voglia di riabbracciarlo? Ma tra questo e correre da lui per riprendere le armi il passo è notevole!

         –La mia decisione è presa Placidia– annunciò Murcus- Se tu vorrai potrai venire con me per rivedere tuo padre  per poi tornartene a casa.  E se non sarai tu a decidere di tornare  sarò io stesso a chiedertelo. Io andrò e non cercherò di convincere altri a seguirmi ma andrò come uno dei tanti che hanno sentito di dover rispondere al suo appello.

         La presenza di Lollio in armi sembrava aver riportato in superficie,  nella sua pienezza,  l’atavico sentimento di ostilità per Roma che Murcus negli anni appena passati sapeva essere soltanto sopito in lui. Sentiva che nell’impresa di Lollio non poteva esserci razionalmente alcun futuro ed affrontava l’impresa sicuro dell’ineluttabilità del fato che lo attendeva. Ma sapeva di non poter fare nulla di diverso se voleva mantenere il rispetto di se stesso e tener fede al suo giuramento di ragazzo. Il suo come quello di chi come lui avrebbe ragionato sarebbe stato solo un segno che la sua generazione doveva lasciare a quelle future.

         Placidia dovette arrendersi,  forse con piacere,  alla sua decisione e i due giovani senza neanche accennarne a Herio partirono per Carvilium.

         E come loro altri giovani partirono da ogni parte del paese.


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 


[1] (Nota di Enzo C. Delli Quadri) Quando molti anni orsono, Paride Bonavolta, mise mano a questo lavoro fu a lungo combattuto tra l’idea di “scrivere di storia” e quella di “romanzare la storia” per renderla più avvincente se vissuta da personaggi con la stessa interagenti. Scelse la seconda, anche perché, di storicamente definito, nonostante l’opera del canadese E.T. Salmon professore emerito alla Mc. Master University in Canada e di altri studiosi, c’è poco e quel poco rifà alla storia scritta dai romani, cioè dai vincitori. Cosicché, i Sanniti, dai loro scritti, non hanno ottenuto quella visibilità e giustizia che forse avrebbero meritato.

Attraverso la vita di 7 personaggi immaginari (Papio, Tauro, Mamerco, Brutolo, Murcus, Gavio, Herio), la storia dei Sanniti di Paride Bonavolta si dipana dal 354 a.C.(data del primo trattato dei sanniti con Roma)al 70 d.C. (morte dell’ultimo dei sette personaggi, quasi 20 anni dopo la Guerra Sociale). Ma, attraverso i ricordi del primo personaggio, Tauro, la storia riprende anche avvenimenti iniziati nel 440 a.C.

I sette personaggidella stessa famiglia, nell’arco di questo periodo, vivranno gli avvenimenti storici che contrapposero romani e sanniti nel contesto più generale degli avvenimenti della penisola italica interagendo quindi con personaggi famosiquali il re epirota Alessandro il Molosso, Pirro, Annibale ed infine Spartaco.

 

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