Cap. 44 – I rivali di Roma – Murcus – Parte quarantaquattresima

0
201

Storia romanzata [1] di Paride Bonavolta 

Pirro è ormai lontano dal Sannio. Roma si lecca le ferite pronta a riprendere l’offensiva contro i popoli vicini. La Lega Sannita si dispone a fronteggiare la minaccia romana, ma intende farlo da sola senza andare in aiuto di altri popoli italici attaccati dai romani. Murcus, cui è stato affidato il coordinamento della Pentria, deluso dalle decisioni del Consiglio, va alla ricerca dell’amico Lollio. Lo trova su una rocca inaccessibile, ma ben vasta e tale da contenere abitazioni e depositi per migliaia di giovani sanniti pronti a morire per salvare il Sannio di un tempo, ma non seguendo le linee adottate dal Consiglio. Vorrebbe restare con loro, ma non può, nonostante la presenza di una donna che lo ha incantato. (Enzo C. Delli Quadri)

Campo Imperatore – Abruzzo – in una foto del BMW Motorroad Club Romagna

Con Pirro ormai lontano, al Sannio non restava che riprendere da solo quella guerra coraggiosamente iniziata già prima dell’arrivo dell’epirota. Roma aveva sicuramente risentito le due sconfitte inflittale da Pirro ma non c’era da farsi alcuna illusione sul fatto che con il re epirota lontano volesse riprendere il controllo del Sannio ribelle.

La Lega si dispose a fronteggiare la minaccia romanaaffidando il comando supremo ad Egnatio Caudio sicuramente valoroso e di illustre discendenza e, ripartendo i vari incarichi nel paese, affidò a Murcus il coordinamento della Pentria. Murcus si sarebbe aspettato che il Consiglio, riconoscendo il ruolo avuto da Corfinio gli affidasse il coordinamento nella Pentria e vide quindi con dispiacere che la scelta era caduta su di lui.

Ritenne suo dovere scusarsene con Corfinio che, tuttavia, non apparve per niente dispiaciuto della decisione.

– Da che mondo è mondo gli incarichi di fiducia sono affidati ai membri delle grandi famiglie anche se alle volte gli stessi non sarebbero all’altezza del ruolo loro affidato. Io sono un uomo “nuovo” come direbbero i romani e non avrei mai potuto ricoprire quell’incarico e forse non l’avrei neanche voluto. Tu sei l’uomo giusto per guidare la Pentria in questo momento di riorganizzazione. E’ sempre stata la tua famiglia che ci ha guidato e tu hai sicuramente dato buona prova di te e comunque,  visto che assurdamente ritieni quasi di doverti scusare con me,  ti sarò al fianco visto che mi dimostri tanta fiducia. Del resto questo tuo incarico è la migliore prova che ho saputo tener fede alla parola data a tuo padre e questo per me è la migliore cosa che io possa aver fatto. 

Con la collaborazione di Corfinio e di Herio,  Murcus si dedicò anima e corpo alla riorganizzazione della Pentria. Furono ricostruite le fortezze distrutte dai romanied altre ne vennero iniziate a protezione dei principali passi. Si provvide a nuove leve militari ed al loro addestramento finalizzato ad un sollecito inserimento dei giovani nei reparti già in armi. Particolare attenzione fu dedicata, cercando di contemperare le esigenze di guerra con quelle di pace, alla ripresa dell’agricoltura, del commercio e dell’artigianato. Se il Sannio si andava riorganizzando era certo che anche i romani stessero facendo altrettanto e  non passò molto tempo che dalle zone di confine cominciarono ad arrivare notizie di scontri che tuttavia non sembravano preludere ad operazioni su più vasta scala.

Furono proprio queste le notizie che mossero Murcus a prendere la parola nel corso di una riunione del Consiglio della Lega.

– Credo che tutti noi siamo al corrente delle numerose ambascerie che ci vengono inviate da popoli amici che stanno già subendo la vendetta romana e che quindi sollecitano un nostro intervento. Nonostante che a molti di quei popoli siamo legati da antichi vincoli di solidarietà e di amicizia queste richieste sono cadute nel vuoto nonostante che il nemico comune resti lo stesso per entrambi. Dovremmo ricordare che spesso siamo stati noi a sollecitare quegli stessi popoli a combattere le nostre guerre.
E’ vero il Sannio è direttamente minacciato ma è pur vero che potremmo tranquillamente privarci di parte delle nostre truppe per aiutare i nostri alleati in difficoltà. Penso che lasciare Roma riguadagnare le posizioni perdute ci metta in una condizione di pericolo costringendoci in un tempo non lontano ad affrontare da soli l’offensiva romana sul nostro stesso territorio.
Un nostro gesto di oggi potrebbe far sì che un domani non ci troveremo da soli contro i romani che per giunta potrebbero avere nelle loro fila quei soldati che oggi ci sono amici e che un domani non potranno astenersi, in virtù di nuovi trattati, a rispondere alle coscrizioni di Roma.

La risposta a questa appassionata perorazione venne proprio da Egnatio Caudio che replicò con tono distaccato e non certo amichevole.

– La tua esposizione è corretta e tutti noi condividiamo i tuoi timori. Ma a differenza di te che allora eri solo un ragazzo, molti di noi sono stati testimoni delle razzie e del sangue versato quando le legioni di Roma hanno messo piede nella nostra patria. Ci siamo risollevati a prezzo di altro sangue ed oggi possiamo con orgoglio affermare che il Sannio è risorto. Non ci lasceremo quindi coinvolgere in guerre che non ci riguardino direttamente.

Parole che furono seguite da un mormorio quasi generalizzato di consensi e poche furono le voci contrarie.  A Murcus non restò, ancora una volta, che accettare una decisione che non condividevae,  quasi a sfogare il suo malumore,  decise di andare a Carvilium a ritrovare Lollioche da tempo,  disgustato della politica del Consiglio,  aveva deciso di ritirarsi in un volontario esilio.

Giunto a destinazione, alle sue richieste gli venne indicata una rocca montuosa e scoscesa che dominava la piana circostante.

L’uomo che cerchi è lassù– gli fu detto da un anziano con voce che tradiva una scarsa considerazione per l’uomo che Murcus cercava – Vive con un gruppo di giovani che ha deciso di seguirlo nella sua pazzia. Si vede raramente fra noi e par si prepari ad una personale guerra contro Roma.

Murcus sorrise a questo caustico commento che descriveva proprio lo spirito ribelle del Lollio che lui tanto bene conosceva. Si inerpicò quindi per la difficile salita rendendosi presto conto che ogni suo passo,  su quei sentieri più adatti ad una capra che ad un uomo,  era seguito da occhi vigili quanto a lui invisibili.

Fu infine fermato solo quando, stremato, giunse alla base dei giganteschi massi che costituivano le mura della rocca. Ma fu una voce amica quella che gli diede il benvenuto.

– Mi meravigliavo che tu non fossi ancora venuto Murcus. So che hai avuti numerosi battibecchi con i nostri anziani consiglieri e pensavo che prima o poi ti saresti fatto vivo.
– Vedo che dal tuo irraggiungibile rifugio segui ancora le cose del mondo.
– Non che è che le segua, visto che mi sono astratto da quello che si decide laggiù,  e credo di non perdere molto,  ma purtroppo  altrettanto non può dirsi per la nostra gente che si sente in dovere di riferirmi quanto succede  anche se al solo scopo di dimostrarmi come il mio comportamento sia quanto meno anacronistico. Ma anche tu sembri  non godere del  favore del Meddix.
– Diciamo che su molti punti le nostre idee sono differenti.
– Vieni,  parleremo dopo che ti sarai ripreso da questa credo non facile scalata.
– In effetti,  sembra più il covo di un’aquila che un rifugio di uomini.
– E’ per questo,  infatti,  che sono qui. Ti farò visitare il tutto perché mi interessa molto il tuo parere.

Con fare amichevole Murcus venne introdotto nella rocca e, con sua grande meraviglia,  scoprì che a differenza di quanto appariva dal basso, la rocca presentava al suo interno spazi tanto vasti da contenere numerose abitazioni e depositied un ampio piazzale nel quale dei giovani stavano addestrandosi all’uso delle armi. Non mancava un piccolo ma molto aggraziato tempio e numerosi alberi che tradivano una sicura abbondanza di acqua anche perché circondati da vaste zone verdi in buona parte dedicate alla produzione di prodotti destinati alla mensa dei numerosi uomini presenti.

Perbacco! Ma questa è una fortezza in piena regola!-si stupì Murcus dopo il primo sommario colpo d’occhio. – Peccato che anche per un amico sia così difficile raggiungerla.

Lollio replicò sorridendo compiaciuto del complimento.

– La tua obiezione costituisce la mia soddisfazione perché volevo proprio un posto inaccessibile. Ma tu sei salito per quella che un domani potrebbe essere la via di un nemico armato di cattive intenzioni, ma per gli amici e per le persone che sono qui con me esistono altre strade ben più comode che partono dalla base della montagna e che consentono un rapido accesso.

Lieto dell’impressione suscitata in Murcus, Lollio lo guidò verso quella che doveva essere la sua casa mentre Murcus non finiva di meravigliarsi del gran numero di giovani soldati che si muovevano intorno a loro occupati nei più svariati compiti. Qualcuno, riconoscendolo, lo salutò ed altrettanto fece lui  di rimando.

Una volta entrati in casa saltò agli occhi la spartaneità dell’alloggio e, ciò nonostante, sicuramente in suo onore,  era stata approntata una tavola stracolma di cibo e dominata da un grande orcio di vino,  sicuramente ghiacciato,  visto che trasudava di una miriade di piccole gocce.

– Allora amico a che devo questa tua gradita ed attesa visita?
– Come hai mostrato di sapere non sono proprio in linea con l’atteggiamento assunto dalla Lega ma ciò nonostante eseguo i compiti che mi vengono affidati in vista di una  ripresa della guerra che tutti però vogliono fingere lontana nel tempo. Non appena i romani avranno rimesso un poco d’ordine fuori dei nostri confini sicuramente rivolgeranno tutta la loro attenzione a noi e penso che con Egnatio Caudio come Meddix non avremo molte possibilità di difesa visto anche il generale impoverimento del nostro paese e la non certo ottimale preparazione delle nostre truppe.

Murcus attese invano un commento di Lollio ma da questi non venne parola.

Non dici nulla?-domandò quasi spazientito
– Che dovrei dire? Mi dici cose che conosco da anni e che da tempo mi hanno spinto a ritirarmi quassù.
– Speravo che tu volessi aiutarmi!
– Aiutarti? Io non sono,  come del resto Corfinio,  un patrizio e sono solo un soldato in grado di combattere ma non di dare consigli ai nostri saccenti anziani che proprio per le mie origini non ritengono di dovermi alcuna considerazione e tanto meno ascoltare la mia voce. Ma essendo un combattente e un patriota combatterò la mia guerra secondo i miei metodi e per farlo, come sto facendo e farò, ignorerò direttive che non condivido e sono certo che così facendo mi renderò utile alla nostra causa. So che le nostre ore sono contate e con me lo sanno i giovani che hai visto nella rocca. Solo che noi abbiamo deciso di morire combattendo in modo diverso da quello che Egnatio Caudio potrebbe richiederci. Noi vorremmo morire da sanniti e costituire un simbolo per le generazioni future di quello che era e dovrebbe ancora essere lo spirito del vecchio Sannio che ora qualcuno sembra aver dimenticato.
Ma questo è solo stupido orgoglio– scattò Murcus – Tu sottrai forze al tuo popolo e comunque non potrai far molto.
– Lo so benissimo ma quando i nostri eserciti saranno allo sbaraglio,  quando i nostri concittadini saranno nuovamente ridotti in schiavitù e le nostre città romanizzate, su questa vetta ancora vivrà il Sannio di un tempoper far sognare i più giovani e per lasciare un messaggio di speranza e,  perché no,  di orgoglio per il futuro. Non chiediamo altro!
– Ma tu parli come un disfattista,  dai tutto come un fatto scontato!
– Credi forse di avere una visione del nostro futuro diversa dalla mia? Non credo,  perché allora non capirei il senso della tua venuta.
– Io non mi tirerò certo indietro quando sarà il momento di combattere e non priverò il Sannio della mia esperienza e della mia spada.
– Libero di farlo. In un certo senso il tuo è il comportamento corretto e sono io che ne ho assunto uno distorto. Ma, visto che tutti dovremo morire,  io e questi giovani vogliamo dare un senso diverso alla nostra morte. Se, per un puro scherzo degli dei, i vostri eserciti dovessero prevalere sui romani, siamo pronti a pagare con la vita quello che potrebbe essere visto come un tradimento. Saremo noi stessi a consegnarci ai vostri carnefici. Ma le nostre ferite sono troppo profonde, le nostre rocche, per quanto tu ed altri vi stiate adoperando, non sapranno fermare le legioni di Roma,  ed allora questa terra non avrà più avvenire. E questa scelta, non credere facile,  noi l’abbiamo sofferta. Rispetto le tue scelte ma ti prego di rispettare le nostre!Ti ho mostrate cose che a nessun altro avrei mostrato ma sono certo di poter contare su di te.

Lo sfogo di Lollio sembrava finito quando una ragazza piombò nella stanza senza accorgersi che il padre non fosse solo.

– Padre, vieni, Glauco ha condotto con se un nuovo gruppo di giovani!

Murcus si scoprì folgorato dalla irruenta comparsa della ragazza. Bruna,  dai grandi occhi verdi,  con un corpo splendida, Placidia,  e non poteva essere altro che lei,  sembrò rappresentare tutto quanto lui aveva sognato. Decisamente femminile e molto bella il suo corpo ed il suo slancio sembravano quelli di un giovane soldato ed il tutto era sottolineato dal fatto che indossava una corta tunica non dissimile da quella dei soldati sanniti stretta alla vita sottile da una cintura dalla quale pendeva un corto pugnale. In pratica il solo fatto che i suoi capelli fossero fermati in una lunga coda e che la tunica rivelasse dei seni saldi la distingueva dagli altri giovani che abitavano quella rocca.

Lollio distratto dall’improvvisa comparsa della figlia osservò divertito il più che evidente interesse che la sua comparsa aveva prodotto in Murcus, leggendo sul suo volto quella che doveva essere stata anni prima la stessa espressione che il suo stesso viso doveva aver assunto quando la prima volta aveva vista la ragazza che sarebbe poi diventata sua moglie. Frenata dal padre, Placidia realizzò la presenza di Murcus, restando a sua volta interdetta.

– Se non fossi un vecchio disincantato– pensò Lollio- penserei che si sia verificato un vecchio miracolo che pensavo irripetibile! Questi due ragazzi si sono innamorati!
Andiamo Placidia– sdrammatizzò poi la situazione- ti presento Murcus Pentro,  credo che tu sappia qualcosa di lui. Vieni Murcus accompagnaci.

Fuori della casa ogni attività era cessata e tutti circondavano quelli che dovevano essere i nuovi arrivati fra i quali Murcus,  sempre più stupito,  notò alcune ragazze.

Benvenuti amici– li salutò Lollio – Se Glauco vi ha condotti con sé, vuol dire che sapete già tutto del nostro gruppo ed avete accettato di seguirne le regole. Voglio solo ricordarvi che l’unica certezza che il nostro futuro ci riserva è la morte. . . una morte con onore!
Il giuramento che ci lega è che nessuno di noi debba cadere vivo in mano nemica e ciascuno deve quindi essere pronto a darsi la morte ed a darla all’amico che non potesse farlo da solo. Da noi c’e spazio per l’amore come per la guerra ma con un’unica regola che Glauco vi avrà detta ma che vi ripeterò.
Se ad una coppia dovesse nascere un figlio non c’è posto per lui fra di noi. La madre dovrà allontanarsi dal nostro gruppo da sola o con il proprio compagno dopo aver giurato solennemente agli dei di non far parola di quanto  succede in questa nostra rocca. Tutti divideremo senza la minima distinzione il medesimo lavoro dal più umile al più rischioso.  I vostri nuovi compagni vi introdurranno rapidamente nelle regole e nelle abitudini di questa rocca ed io personalmente vi rinnovo il mio benvenuto!

I due gruppi finora distinti si mescolarono in un cameratesco abbraccio e tutti diressero verso delle tavole dove nel frattempo era stato allestito il pasto. Murcus sentì che Placidia gli prendeva la mano per guidarlo verso una tavola e notò che lo stesso stavano facendo altri giovani con i nuovi arrivati. Per quanto spartano il pranzo che venne servito si rivelò uno dei più buoni che Murcus ricordasse ma sicuramente questo era dovuto al clima di cameratismo e di gioia che era pressoché impossibile trovare in un normale campo militare.

Forse– pensò Murcus- è perché non ci sono gerarchie e privilegi, perché sono tutti giovani,  perché uomini e donne si sentono degli eguali.

Al pasto seguirono suoni e danze presto rischiarati dalla luce dei falò che illuminavano di una luce calda e gioiosa quegli splendidi giovani entusiasti accorsi al richiamo di Lollio. Solo quando il suono di un corno annunciò la fine della giornata Murcus realizzò di non aver lasciata per un solo attimo Placidia e di essersi unito a lei,  con spontaneità non familiare,  a balli e canti trattenendo,  come se fosse la cosa più naturale del mondo,  la sua mano per quasi tutta la serata. Al suono del corno i giovani cominciarono a disperdersi verso i rispettivi alloggi chiaramente divisi a secondo dei rispettivi sessi. Con dispiacere Murcus seguì i compagni dividendosi da Placidia ma girandosi a guardarla per un’ultima volta notò con piacere che anche lei si era voltata per cercare il suo sguardo ed il suo tacito saluto.

Non molte ore dopo ancora una volta fu il lungo suono di un corno a chiamare i giovani alle diverse  occupazioni e sembrò che ogni nuovo arrivato si ritrovasse al fianco un tutore che lo avrebbe dovuto rapidamente inserire nella nuova realtà.  Murcus,  pur conscio di non essere presente per le stesse motivazioni che avevano portato lì i nuovi arrivati,  trovò naturale che qualcuno lo guidasse in quei compiti che gli erano stati affidati per la giornata.

Non molto dopo il suo inserimento nel generale fermento comparve Lollio che chiese al giovane tutore di Murcus di lasciarli soli.

Spero che tu abbia ben riposato Murcus e scusa l’equivoco dei miei che ti hanno considerato un nuovo adepto.
– Nessun problema,  e quanto al riposo era da tempo che non riposavo tanto bene.
– Penso che sia giunto il momento di fare due chiacchiere. Io non ti ho nascosto nulla della mia attività ma come avrai intuito da noi non c’è posto per chi non decida di rimanere con noi. Quali sono le tue decisioni?
– Quali decisioni vuoi da me?
Nulla di particolare,  hai avuta un’idea del nostro mondo e dei nostri,  diciamo,  obiettivi. Per te, ricordalo,  è stata fatta un’eccezione alle nostre regole ma se conti di tornare nel tuo mondo ti pregherei di farlo senza indugio. La franchezza di Lollio lo costringeva a prendere una decisione che non pensava di dover prendere in tempi così brevi ma comprese che l’amico aveva tutte le ragioni per imporgli una rapida scelta. Sentiva di essere molto vicino alle idee di Lollio ma sentiva forte il senso di dovere che lo legava alle decisioni del Consiglio. In pratica sapeva che doveva andare via ma capiva che il pensiero di Placidia sembrava legarlo alla vita della rocca e dei suoi giovani soldati.
Non vorrei essere scortese ma aspetto una risposta– insistette Lollio
Il mio posto non è tra voiper quanto tutto mi spingerebbe a farlo. Ti ringrazio per l’ospitalità e per la fiducia che mi hai  dimostrato.
Bene– commentò Lollio e richiamato il tutore che era rimasto in attesa di istruzioni gli impartì i suoi ordini.
– Accompagna il mio amico nella pianura. Puoi fare la nostra strada segreta perché è bene che la conosca se un giorno dovesse cambiare idea. Addio Murcuse ricorda che sarai sempre il benvenuto fra noi.

Detto questo si allontanò e Murcus, attraverso una ripida scala ricavata nella roccia fu rapidamente ricondotto a valle. Lungo la scala rare torce illuminavano alla meno peggio il percorso inframmezzato da piazzole dove un limitato corpo di guardia vigilava per sicurezza quell’accesso segreto pronto se del caso a bloccarlo con dei grossi massi.

Giunti all’esterno, Murcus si rese conto della impossibilità per una persona che transitasse sul posto di individuare l’accesso alla scala appena percorsa e cercò di imprimere nella sua mente ogni particolare che avrebbe potuto un domani consentirgli di ritrovare la via.


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 


[1] (Nota di Enzo C. Delli Quadri) Quando molti anni orsono, Paride Bonavolta, mise mano a questo lavoro fu a lungo combattuto tra l’idea di “scrivere di storia” e quella di “romanzare la storia” per renderla più avvincente se vissuta da personaggi con la stessa interagenti. Scelse la seconda, anche perché, di storicamente definito, nonostante l’opera del canadese E.T. Salmon professore emerito alla Mc. Master University in Canada e di altri studiosi, c’è poco e quel poco rifà alla storia scritta dai romani, cioè dai vincitori. Cosicché, i Sanniti, dai loro scritti, non hanno ottenuto quella visibilità e giustizia che forse avrebbero meritato.

Attraverso la vita di 7 personaggi immaginari (Papio, Tauro, Mamerco, Brutolo, Murcus, Gavio, Herio), la storia dei Sanniti di Paride Bonavolta si dipana dal 354 a.C.(data del primo trattato dei sanniti con Roma)al 70 d.C. (morte dell’ultimo dei sette personaggi, quasi 20 anni dopo la Guerra Sociale). Ma, attraverso i ricordi del primo personaggio, Tauro, la storia riprende anche avvenimenti iniziati nel 440 a.C.

I sette personaggidella stessa famiglia, nell’arco di questo periodo, vivranno gli avvenimenti storici che contrapposero romani e sanniti nel contesto più generale degli avvenimenti della penisola italica interagendo quindi con personaggi famosiquali il re epirota Alessandro il Molosso, Pirro, Annibale ed infine Spartaco.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here