Cap. 39 – I rivali di Roma – Brutolo – Parte trentanovesima

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Storia romanzata [1] di Paride Bonavolta 

Siamo sul finire della terza guerra sannitica – Brutolo viene convocato ad Aquilonia – Qui vengono formati i linteati – Gli scontri con i romani diventano sempre più cruenti – Da Aquilonia Brutolo si sposta a difendere Cominium e lì trova la morte.

Un ordine perentorio raggiunse Brutolo, alcuni ufficiali, ed un buon numero di capimanipolo e veterani tutti convocati ad Aquilonia. Arrivando a destinazione Brutolo ed i suoi compagni trovarono sul posto un gran numero di ufficiali e soldati come loro convocati senza ulteriori spiegazioni e perplessi per l’ordine ricevuto. Era però chiaro ad ognuno dei presenti che in quel posto fosse stato riunito il fior fiore dell’esercito sannita. Quando sembrò ad un invisibile regia che tutti i convocati fossero giunti gli uomini furono indirizzati verso un grande spiazzo al centro del quale era stato approntato un quadrato di duecento piedi per lato protetto alla vista dall’esterno da alti graticci ed altrettanto alti teli di lino bianco. Davanti all’unico accesso del grande recinto erano allestiti altari sacrificali sui quali numerosi sacerdoti, nel più rigoroso silenzio, stavano facendo rituali sacrifici ed una volta terminati comparve Ovio vestito dei suoi più sontuosi paramenti ufficiali che prese posizione di fronte ai soldati convenuti e dopo aver guardato verso gli uomini in attesa iniziò a parlare.

-Voi tutti avete saputo del sacrale giuramento che è stato imposto ai nostri soldati (morire per il Sannio) e che di fronte agli dei rende la loro vita di esclusivo possesso del popolo sannita facendo ricadere sulle loro famiglie l’ira divina in caso di violazione del sacro giuramento. Molti di voi hanno già prestato tale giuramento e a molti non è stato richiesto in considerazione del loro lignaggio e dell’assoluta fiducia riposta in loro dal popolo sannita. Oggi voi giurerete non collegialmente come è stato chiesto di fare alla gran massa dei nostri soldati ma singolarmente di mano in mano che il vostro nome sarà chiamato e che entrerete nel sacro recinto. Voi tutti siete stati accuratamente selezionati dai vostri comandanti per costituire un reparto di eccellenza al quale il nostro popolo affida le sue speranze. Il comando di questa legione, che vestirà candide tuniche di lino corazze, elmi e scudi d’argento e che sugli elmi porterà piume candide quanto le loro vesti, sarà assunto da Gavio Ponzio che già ha giurato di fronte a me. Voi, dopo aver prestato il giuramento, più di ogni altro soldato sannita, non apparterrete più né a voi stessi ne alle vostre famiglie.Voi oggi, dopo il giuramento, apparterrete al solo vostro popolo. Oggi vi impegnate a morire sul campo di battaglia per il vostro popolo, per la vostra terra, per i vostri compagni. Da oggi voi sarete un simbolo del popolo sannita ed il vostro nome sarà sempre ricordato dalle generazioni future. A voi saranno richiesti atti di valore individuale e collettivo che dovranno eccedere il vostro dovere di uomini e di soldati. Il popolo romano dovrà ricordarvi, quale che sia l’esito della battaglia, come la massima espressione del valore e dell’orgoglio militare sannita. Il giuramento solenne vi impegnerà a tutto ciò e l’ira divina ed il disprezzo della vostra gente cadrà su voi e sulle vostre famiglie se verrete meno ad esso. Una volta nel sacro recinto vi sarà dato da leggere il sacro lino con il testo del giuramento, se dubiterete o se sarete spaventati dalla sacralità delle parole che leggerete a voce alta e non giurerete troverete la morte subito in quello stesso recinto.

Nel recinto era stato apprestato un altare, vicino al quale, quasi fosse egli stesso il Dio che veniva chiamato a ricevere il giuramento, Ovio attendeva i chiamati mentre dai fumanti bracieri si elevavano vapori ed aromi di erbe e spezie che contribuivano a dare alla scena un che di irreale e di suggestivo che accresceva e rendeva palpabile quella sacralità che si voleva dare a quanto stava avvenendo. Prima di approssimarsi all’altare per leggere il giuramento Brutolo fu fatto spogliare ed il suo corpo fu rapidamente unto, dalle mani dei sacerdoti, di un olio profumato che suggellava il fatto che da quel momento non gli appartenesse. Dopo il giuramento altre mani di altri sacerdoti lo rivestirono delle candide ed argentee dotazioni che ne avrebbero fatto un linteato”, un uomo vestito di candido lino che si era votato alla morte per il bene supremo del suo popolo. Quel giorno sedicimila sanniti giurarono di morire per la patria e di uccidere chi di loro avesse vacillato in combattimento. Il Sannio si preparava quindi a fermare gli invasori posizionando le sue truppe ad Aquilonia minacciata dal console Carvilio e a Cominium obiettivo dell’altro console che già aveva prese Rufrae e Venafrum. I “linteati” presero posizione ad Aquilonia per garantire con il loro sacrificio la salvezza del Sannio. Ad Aquilonia Brutolo si incontrò con Corfinio amareggiato di non poter essere al suo fianco.

-Pensi cognato mio che io non sia all’altezza di voialtri superuomini per vestire la tenuta dei linteati? Certo il mio sangue ed i miei ascendenti non sono all’altezza dei vostri eppure anch’io sono pronto a dare la mia vita per mio popolo.
-Non parlarmi così Corfinio, mi addolori soltanto. Non è questione di sangue né di giuramenti! La nostra tradizione ha una sua simbologia ed il vestire questa tenuta, tramandataci dalla più antica storia e tradizione dei nostri progenitori, è purtroppo la prova più evidente che il nostro paese teme come non mai di soccombere. Io sono ben lieto che tu non sia con me perché questo mi lascia un margine di speranza che tu possa uscire vivo da questa avventura ed essere al fianco di mio figlio. Se in un futuro si dovesse per lui rendere necessario prendere le armi non sarà certo Ovio che potrà insegnarglielo. Ci sono poi tante cose pratiche da guardare per lui ed io mi auguro che possa essere tu a farle perché anche Anio non può essere eterno.
-Non chiamarti la sventura addosso con questi discorsi!
-Non nascondiamoci la verità. Essendo diventati un simbolo sacrale pochi di noi avranno la fortuna di rimanere in vita. Anche se mi auguro di essere fra quelli penso che sarà difficile sopravvivere. Considera queste mie parole come le mie volontà rivolte a mio figlio e se il caso vorrà che un giorno ci ritroveremo le considereremo parole inutili. Abbracciami!

Lo speciale reparto biancovestito ebbe il tempo necessario per affiatarsi e per diventare una splendida macchina di guerra come mai si era riusciti a fare. Gavio Ponzio si dimostrò un comandante capace e seppe ottenere il massimo grado di coesione per la stessa fiducia che personalmente loro ispirava. Il far parte di un corpo votato agli dei ed alla morte non tolse anzi aumentò l’allegria che regnava nel campo ed ognuno era orgoglioso dell’onore che gli era stato fatto chiedendogli di indossare quelle vesti candide e le rilucenti corazze d’argento. Brutolo seppe essere esigente per quanto si trattava di argomenti militari ed indulgente per quanto riguardava il resto. L’atmosfera del campo era quindi apertamente festosa e non mancavano allegre bevute e compiacenti presenze femminili.Brutolo raramente si unì alle bevute serali e mai si avvicinò alle donne. Mai come in quel momento i suoi pensieri erano rivolti al futuro di Murcus ed al ricordo di Ania della quale sembrava sentire costante la presenza al suo fianco. Qualche volta il suo pensiero corse anche ad Era e gli capitò più volte di sognare che Ania ed Era, come fossero due vecchie amiche, parlassero di lui. In uno dei sogni nel quale erano presenti entrambe le donne, Era tranquillizzò l’amica.

-Sii paziente Ania, tra poco Brutolo ti raggiungerà e sarete finalmente insieme ed io lo perderò per sempre.

Questo sogno così reale invece di turbarlo gli dette molta serenità. Del resto era sempre più personalmente convinto che i suoi giorni volgessero al termine e, se non fosse stato che per il fatto che non avrebbe più potuto rivedere Murcus, l’idea in un certo senso lo attirava. Dedicò quindi il tempo libero a scrivere ad Ovio e Papia, ad Anio ed a Corfinio lettere che riguardavano l’avvenire del figlio consigliando, a seconda degli umori del momento, che fosse indirizzato verso gli studi come il bisnonno Papio Pentro o verso la vita militare come suo padre ed i suoi nonni.Ma molte di quelle lettere non finirono mai per essere affidate ad un corriere ed alimentarono il fuoco di un braciere.

Le notizie che giungevano al campo davano ormai per certo che l’esercito romano presto si sarebbe presentato ai suoi fatali appuntamenti in un rapporto di forze che, ottimisticamente, ed a favore dei romani, veniva calcolato in proporzione di tre ad uno. Nell’imminenza dello scontro il quadro della situazione venne illustrato ai combattenti.

-I due eserciti consolari quasi certamente attaccheranno contemporaneamente le nostre posizioni per evitare, forti della loro superiorità numerica, che da parte nostra si possano disimpegnare truppe da un caposaldo ad un altro. In effetti quello che noi stessi desideravamo attendendoli su queste posizioni. Probabilmente quindi ognuna delle due battaglie non potrà essere influenzata dall’esito dell’altra. Due battaglie si gestiscono meglio di una nella quale muovano schieramenti di grandi proporzioni e lasciano aperta una possibilità che l’esito finale non dipenda tutto da un solo scontro. Contando sul fatto che Aquilonia è presidiata principalmente dai linteati, si è deciso di distaccare dal resto delle nostre truppe venti coorti in modo di rinforzare i difensori di Cominium. Ci troveremo quindi di fronte ad un nemico ancor più spropositatamente superiore di forze al quale opporremo la vostra vita che ormai non ci appartiene.

Le truppe romane presero posizione di fronte ad Aquilonia così come sicuramente avevano fatto a Cominium. Le tende del campo nemico sembravano in numero davvero spropositato rispetto ai difensori ma questo non sembrava turbarli.La città era prmai stata abbandonata in gran parte abbandonata dalla popolazione civile ed era stata trasformata in un vasto campo trincerato perché si era previsto che il combattimento nella sua parte finale potesse trasformarsi in un combattimento casa per casa e una delle poche speranze di vittoria dei difensori risiedva appunto in questa parte finale perché oltre alla conoscenza del luogo il frazionarsi degli scontri avrebbe permesso di far valere il valore individuale dei suoi uomini. In città quasi simbolicamente erano rimasti gli anziani che costituivano il governo locale e chi, comprese alcune donne, aveva deciso di rimanere per solidarietà con i propri soldati e nella speranza di poter dare un proprio contributo ai combattenti. Nell’attesa nessuno sembrava preoccupato di quando sarebbe successo e in un certo senso si attendeva con impazienza l’assalto finale. La notte precedente il combattimento i fuochi dei due campi avversi si fronteggiarono minacciosi e l’indomani allo spuntare del sole tutto era pronto.

Brutolo ed i suoi in prima fila nello schieramento sannita sembravano impazienti che tutto avesse inizio. La giornata era limpida e la temperatura ideale per un combattimento che si sarebbe protratto per lunghe ore.

-Il tempo ideale per combattere e forse per morire-pensò Brutolo passando in rassegna il proprio reparto fiero del magnifico spettacolo che offriva e che sicuramente avrebbe fatto impressione anche al nemico nel momento che si fosse trovato di fronte a quei candidi guerrieri. Molti dei linteati si erano fatti segnare in rosso dai medici sulla candida tunica il punto esatto del cuore ed ognuno aveva al fianco un corto pugnale che all’occorrenza erano pronti ad usare per darsi la morte o per darla nel modo più rapido ad un compagno.

I romani iniziarono la loro cadenzata avanzata protetti dai grandi scudi e con alla testa i vari comandanti delle centurie e le insegne. Non occorreva certo un gran calcolo per verificare che le previsioni fatte circa il rapporto di forze erano esatte, ma ormai, nell’imminenza dell’attacco questo sembrava un particolare insignificante. Quando parte della distanza che divideva i due eserciti fu consumata dalle file sannite cominciarono a piovere sugli avversari nugoli di frecce. Anche dalle file romane gli arcieri presero a lanciare le loro frecce verso l’alto per imprimere loro la voluta e micidiale traiettoria e a momenti sembrava quasi che il cielo fosse oscurato da una nuvola passeggera. Fra un lancio e l’altro lo schieramento romano procedeva inesorabile ad avanzare incontro al fronte sannita che vedeva Brutolo come comandante dell’ala destra, Decidio Saxa, un gigantesco caudino, che comandava l’ala sinistra ed al centro Gavio Ponzio.I linteati erano stati ripartiti per coorti nelle tre partizioni del fronte costituendone una ben visibile macchia bianca di riferimento e di guida. Quando le truppe romane ruppero il passo per iniziare la corsa anche le file sannite mossero nello stesso modo loro incontro. L’assordante rumore delle spade cominciò a coprire, lungo tutto lo schieramento, i comandi degli ufficiali, quello dei corni e progressivamente le urla strazianti dei feriti che a centinaia giacevano al suolo. A lungo si combatté a piè fermo e le prime file man mano che si creavano vuoti venivano alimentate da rincalzi. Risultò presto praticamente impossibile continuare a tenere la linea iniziale degli scontri perché i corpi dei caduti rendevano impossibili i movimenti. Di norma uno dei due comandanti decideva un arretramento, assolutamente non significativo ai fini dell’andamento dello scontro che il nemico consentiva senza cercare di trarne vantaggi. Ma quel giorno nessuno ad Aquilonia volle impartire quell’ordine. Alla fine furono i romani a dare il comando e ripiegando si disposero in quadrato per meglio far fronte all’incalzante avversario. Brutolo che da ore ormai combatteva nella prima fila stupendosi di essere ancora praticamente illeso sentiva sempre più appesantirsi le braccia nello sforzo alternativamente o quasi ripetuto di vibrare colpi e di proteggersi con lo scudo. Intorno a lui i linteati fedeli al giuramento sembravano aver decuplicate le proprie forze ed attiravano la massima concentrazione nemica il che inevitabilmente richiedeva un maggior impegno ed un più alto prezzo di sangue. La cavalleria di entrambi i contendenti restava per il momento estranea allo scontro attendendo che un cedimento o l’apertura di un varco rendessero il terreno manovrabile per i cavalli ed alla fine gli uomini lasciati i cavalli presero a combattere come semplici fanti. I combattenti ormai si muovevano come automi in una lotta che sembrava destinata a non aver fine. Ma questo per i sanniti, inferiori di numero, era una riprova che il loro sforzo aveva successo. Così come tutto sembrava immutabile così tutto improvvisamente cambiò quando un forte polverone sembrò annunciare per i romani l’arrivo di rinforzi salutati da grida di gioia dei legionari. Seguì un momento di sbandamento nelle file sannite e le truppe romane ne approfittarono per scompaginarle. Inutilmente i vari comandanti cercarono di trattenere i soldati che si fermarono solo quando trovarono alle loro spalle altri commilitoni e molti dei linteati che avevano l’ingrato compito di passarli per le armi in virtù del giuramento che tutti avevano prestato. Brutolo ed i linteati che erano con lui non retrocessero divenendo più che mai oggetto della pressione delle truppe avverse che ora potevano circondarli. Ma lo sbandamento iniziale aveva ormai compromesso l’esito dello scontro. Brutolo comprese che ogni resistenza sembrava compromessa in quanto gran parte delle forze sannite, pur disponendosi nuovamente a combattere erano finite accerchiate e presentavano un fronte disunito e quindi vulnerabile. Fedeli al giuramento i linteati che erano rimasti nella iniziale posizione continuarono a battersi con perdite sempre più forti. Lo stesso Brutolo accusò più di un colpo ma le ferite, pur facendolo sanguinare abbondantemente, non gli impedirono di continuare il combattimento. Del resto non migliori erano le condizioni di chi combatteva al suo fianco anche se alcuni dei suoi uomini guardavano a lui sperando di ricevere un ordine di ripiegamento che inutilmente avrebbero però atteso. Un urlo di rabbia e di delusione si levò da alcuni gruppi isolati di sanniti rivolti con lo sguardo verso i temuti rinforzi romani. Ora che la distanza era diminuita quelli che erano parsi dei rinforzi si rivelarono una lunga fila di muli che, condotti da pochi soldati romani, trascinavano lunghe fascine che avevano in tutti prodotta la verosimile impressione di nuovi arrivi.

Alto si levò il suono del corno che ordinava alle truppe sannite il ripiegamento nella vicina rocca di Aquilonia e quest’ordine con grande sollievo di Brutolo e dei suoi linteati autorizzava anche un loro disimpegno dal sanguinoso scontro. Al riparo delle mura squadrate di Aquilonia si fece il punto della situazione. Gavio Pontio visibilmente prostrato dal combattimento, del quale anch’egli portava le visibili tracce di numerose ferite appariva scosso da quella che si preannunciava una sconfitta. L’atmosfera di scoramento crebbe quando da Cominium giunse la notizia che anche su quel versante le truppe sannite battute in campo aperto avevano ripiegato in città. La stima delle perdite subite in quel giorno di fronte alla rocca di Aquilonia fu ulteriore motivo di sconforto. Furono stimate in quindicimila caduti senza contare che in mano romana erano finite più di novanta insegne. Gavio Pontio concluse un rapporto dei suoi ufficiali comunicando la decisione presa di disimpegnare nottetempo le truppe da Aquilonia per cercare di operare un ricongiungimento con quelle acquartierate a Cominium. Fuori delle mura di Cominium ora assediata avrebbe riunito alle sue truppe anche le venti coorti a suo tempo inviate verso quella città ma che vi erano arrivate quando lo scontro era ormai concluso.

-Lascio a malincuore la città in balia dei romani ma ciò facendo vengo anche incontro ad una richiesta scaturita da una libera determinazione assunta dall’assemblea cittadina. In città sono voluti rimanere prevalentemente vecchi, donne e bambini mentre a Cominium tutta la popolazione civile è stata evacuata e quindi sarà lì che cercheremo di difenderci casa per casa lasciando ai civili di Aquilonia una possibilità di salvezza che non avrebbero certo in caso di assedio o di occupazione della città. Nottetempo metteremo in atto un’azione diversiva e ne approfitteremo per lasciare la città. Spero che i romani una volta tanto, in riconoscimento del valore da noi dimostrato in campo, mostrino clemenza per la popolazione e spero altresì che la stanchezza dello scontro odierno e la certezza di averci in loro mano ci consenta di lasciare Aquilonia e una volta a Cominium di violare in senso inverso l’accerchiamento. La manovra diversiva, affidata a Brutolo, conseguì l’obiettivo così come anche sotto le mura di Cominium fu Brutolo a guidare i suoi nell’attacco alle forze assedianti permettendo il ricongiungimento dei due eserciti, o meglio di quello che ne restava di entrambi. Cominium come del resto la gran parte delle rocche sannite era ben difendibile come lo sarebbe stata la stessa Aquilonia e vi si erano potute ammassare più scorte che potessero consentire di resistere ad un lungo assedio.Le truppe sannite di Cominium,al comando di Plozio Potilio, pur essendo anch’esse reduci da un duro scontro erano tuttavia in forma migliore perché il combattimento era stato cruento ma di breve durata perché fin dall’inizio si era previsto che, in attesa del risultato,ritenuto più determinante, di Aquilonia che Potilio ripiegasse in città. Dopo un sonno ristoratore e dopo essersi sottoposto a indispensabili cure mediche che le sue ferite richiedevano ormai con urgenza Brutolo ,mentre i suoi uomini finalmente riposavano,si aggirò per la città sperando di avere notizie di Corfinio.

-Che gli dei mi fulminino se quell’ammasso di fasciature non è il mio amico Brutolo!

Era l’inconfondibile voce di Corfinio e Brutolo, giratosi verso il punto di provenienza della voce, scorse l’amico constatando che non presentava la minima traccia di ferite e tantomeno di stanchezza. Dopo essersi abbracciati Brutolo si complimentò con l’amico.

-Ti vedo come non mai in forma splendida!
-In effetti è così. Sono stato tremendamente fortunato perché conoscevo Plozio Potilio fin dai tempi di Aufidena e lui, riconoscendomi le doti organizzative allora dimostrate ,mi ha incaricato di provvedere all’evacuazione della popolazione e all’approntamento di quanto necessario a sostenere l’assedio.Non essere un linteato ha i suoi vantaggi.Ti vedo piuttosto malconcio.
-Nulla di grave per fortuna.
-Non perdiamoci in chiacchiere vieni a casa mia,potrai godere di qualche piccolo privilegio e credo che tu lo meriti.

Guidato da Corfinio raggiunsero un imponente palazzo patrizio e un servo si affrettò ad aprire loro il pesante portone di bronzo introducendoli in un grande atrio ricco di marmi. Non appena entrati comparvero due sorridenti ragazze e Corfinio sentì di dover fornire delle spiegazioni.

-Le ragazze sono due schiave romane del precedente proprietario di casa che hanno preferito non lasciare la città nella speranza che i loro compatrioti occupando la città le liberino.In effetti ho dovuto dire anch’io qualche parolina al loro padrone che non era affatto lieto di perdere tanto ben di dio.Ma credo,come vedi, di essere stato convincente.

Le due ragazze sorrisero alle sue parole e si affrettarono a porgere al nuovo padrone ed al suo ospite delle coppe che riempirono di ottimo vino.

-Il mio amico ha bisogno di un buon bagno, di qualche massaggio e di cambiare le fasciature. Provvedete a tutto quanto possa occorrergli.

Le ragazze scomparvero e poco dopo invitarono Brutolo a seguirle in una ampia stanza dominata da una grande vasca da bagno. Brutolo attese che le donne si allontanassero ma vedendo che non ne avevano la minima intenzione rimanendo in attesa di conoscere suoi ordini o desideri cominciò a liberarsi della corazza,dei gambali e della tunica. Mentre una delle due provvedeva a portar via quanto si era appena tolto,sicuramente per restituirglielo più tardi in perfetto ordine,l’altra avvicinataglisi provvide con mani abili a togliergli le fasciature e l’ultimo indumento che ancora lo copriva. Il gesto imbarazzò Brutolo che si affrettò ad immergersi nella vasca assaporandone il piacevole tepore che sembrava sciogliergli di dosso buona parte della stanchezza che il breve riposo non era riuscita a cancellare. Immerso nel tepore con gli occhi socchiusi sentì delle abili mani che provvedevano a lavarlo e abbandonandosi a quella duplice piacevole sensazione si addormentò. Fu la voce divertita di una delle schiave a risvegliarlo.

-Prenderai freddo signore. Vieni ti asciugheremo e poi ungeremo il tuo corpo.

Obbediente uscì dalla vasca e si affidò loro lasciando che i suoi occhi indugiassero sui loro corpi ben visibili attraverso le leggere tuniche che il vapore aveva reso trasparenti.

Avranno vent’anni-pensò Brutolo-Non molti meno dei miei ventisette,ma io a differenza di loro mi sento un vecchio!

Dopo il bagno Corfinio offrì all’amico un pranzo principesco, soprattutto per una città assediata,e servito con grazia e indubbia competenza dalle due schiave.

-Sono certo che pur approfittandone disapprovi questi miei lussi.E’ vero mi tratto bene perché sono convinto che i nostri giorni siano contati e quindi tanto vale approfittarne.Dovrei forse lasciare che siano i romani a godere di tutto ciò?
-Il tuo realismo potrebbe suonare come disfattismo ma in tutta onestà credo di essere perfettamente d’accordo con te.
-Ai vecchi tempi!-Corfinio alzò la coppa invitando l’amico e cognato ad un brindisi.
Ai vecchi tempi!

Dopo essersi reciprocamente informati di quanto era loro occorso nei pochi giorni che erano stati separati Corfinio, fattosi improvvisamente, serio pose una domanda della quale temeva la risposta.

-Quanto tempo pensi che passerà prima che Cominium cada?
-Forse una quindicina di giorni, poco più o poco meno.Nel giro che ho fatto prima di incontrarti ho visto che i romani stanno raccogliendo il materiale per riempire il fossato e credo che buona parte della terra provenga dagli scavi con i quali scavando sotto le mura stanno cercando di provocare dei crolli.Per fortuna queste nostre rocche sono ben fondate e costruite con solidi massi.
-Non vedi speranze per noi?
-Temo proprio di no. Il nostro destino è segnato e con noi, purtroppo, quello del nostro paese. Credo molto difficile che qualcuno possa uscire vivo di qua ma sono altrettanto sicuro che se qualcuno dovesse riuscirci quello sarai tu.E questo lo spero per il tuo bene e per quello di Murcus.
-Non metterti a pensare a cose tristi. Io devo lasciarti perché ho del lavoro da sbrigare.Ti lascio le ragazze tutte per te…goditi la vita.

Rimasto solo fu accompagnato in una stanza dove un gran letto lo attendeva.Si lasciò cadere su di esso e immediatamente si addormentò. Fu risvegliato da un piacevole sogno nel quale mani di donna lo spogliavano e poi lo carezzavano con dolcezza. Rimpiangendo il piacevole sogno realizzò che quanto credeva fosse un sogno in effetti era realtà. Giaceva nudo sul letto ed al suo fianco,una per lato ,aveva le due ragazze a loro volta nude che carezzavano il suo corpo risvegliandone la virilità. Se a mente fredda avrebbe giurato che non avrebbe approfittato della palese offerta che Corfinio gli aveva fatta delle due schiave ora così risvegliato gli sembrò naturale carezzare a sua volta quegli splendidi corpi.

Dannato Corfinio -pensò- già una volta ha infilato nel mio letto una donna, ora, superando se stesso, me ne ha infilate due. Dovrebbe fare il paraninfo.

Il contatto con i due giovani corpi femminili risvegliarono il giovane che era in lui e dopo le carezze cercò, senza doversi porre il problema di una scelta, di prendere una delle due ragazze. Sorridendo con malizia le due schiave si sottraevano a lui ognuna offrendo al suo desiderio l’altra. I loro corpi, così come anche i loro visi ,erano molto simili e ben presto non seppe più di quale delle due stesse baciando e carezzando. Le ragazze, sicuramente esperte in quel loro gioco erotico,si offrivano e si sottraevano con ottima scelta dei tempi per evitare che Brutolo arrivasse al piacere senza aver presa nessuna di loro e Brutolo,nuovo ad una simile esperienza decise di assecondarle. Ma quando il suo desiderio dovette sembrare improcrastinabile alle due attente sue compagne di letto gli fu concessa l’attesa penetrazione ed il raggiungimento del piacere. Apparve subito chiaro che entrambe volevano essere prese da lui perché le ragazze si prodigarono per ridargli nuovo vigore così che lui potesse soddisfare anche l’altra. Quando crollò sfinito da questo secondo amplesso le ragazze decisero di offrirgli un ulteriore piacere che non richiedesse un suo diretto ed improbabile coinvolgimento. Con gesti delicati ed esperti cercarono il corpo l’una dell’altra per darsi reciprocamente il piacere nel modo che solo le donne sanno darsi per la intima conoscenza della loro femminilità. Assaporando questa esperienza altrettanto nuova per lui quanto l’aver goduto di due donne contemporaneamente Brutolo mentalmente riandò con il pensiero a Placidio e mentalmente pensò che il suo amico sarebbe stato finalmente contento di lui.

Ora Placidio anch’io sono pronto a morire -mormorò fra sé.

Nei giorni successivi rinunciò alla generosa ospitalità di Corfinio perché il senso del dovere gli impose di condividere la vita dei suoi uomini. La città stava godendo dei suoi ultimi giorni di relativa tranquillità e le truppe sannite non avevano altro da fare che aspettare il momento dell’assalto finale che con il passare dei giorni sembrava sempre più vicino. I comandanti sanniti valutarono la possibilità di una sortita ma gli apprestamenti ormai realizzati dagli abili ingegneri romani finirono per sconsigliare un simile tentativo. Prigionieri sanniti sotto il vigile occhio dei legionari ogni giorno contribuivano a far progredire il riempimento dei fossati e ad accumulare in punti prefissati vere e proprie montagne di terra che si sarebbero poi trasformate in comode strade che avrebbero consentito ai nemici di penetrare in città dalla sommità delle mura. Altrettanto evidente era il fatto che il lavoro nelle gallerie sotterranee proseguiva senza sosta ed a riprova qua e là occasionali cedimenti del terreno indicavano le direttrici di marcia degli assedianti.

Quando l’attacco fu infine sferrato anche per gli assedianti fu inteso come un atto liberatorio. Suoni di trombe l’annunciarono e subito dopo le legioni in formazione di testuggine mossero all’attacco secondo un copione prevedibile per assalitori ed assaliti. Contestualmente all’approssimarsi delle truppe sulle apposite rampe iniziarono fragorosi crolli di porzioni di mura. Plozio Potilio fra i primi ad accorrere sulle mura fu anche tra i primi a cadere. Le truppe romane superarono presto le mura dove fu tuttavia strenua la lotta e il combattimento dilagò poi nel centro della città. Si combatté , così come si era previsto, strada per strada con i sanniti inesorabilmente respinti sempre più verso il cuore della città. Se i sanniti memori del giuramento prestato erano disposti a morire più che a cedere il passo al nemico era altrettanto vero che l’ordine dei soldati di Roma era di non prendere prigionieri. Fu Brutolo l’ultimo dei comandanti a ritrovarsi con le forze superstiti a combattere l’ultima battaglia intorno al tempio maggiore, Gavio Pontio gravemente ferito e sebbene avesse invocato il suo diritto di darsi la morte o di essere ucciso nella generale confusione era stato affidato ad una esigua scorta ed era stato portato in salvo fuori città sperando che l’eroe di Caudio potesse ancora essere utile alla sua gente. I romani circondato il tempio invece di lanciare l’ultimo attacco presero a bersagliare i difensori con lanci di frecce incendiarie. Le parti lignee del tempio cominciarono a prendere fuoco e Brutolo,pur rendendosi conto dell’inutilità di quanto ordinava,incitò i suoi a spengere l’incipiente incendio.

E’ tutto inutile -pensò-ma non posso fare altro.Il nostro destino è già segnato e devo solo augurarmi che si compia al più presto e che io ed i miei si possa morire con la dovuta dignità.

La notte calò senza che i romani inspiegabilmente decidessero di eliminare quell’ultimo sparuto gruppo di difensori.Il bagliore degli incendi,ormai divampanti in gran parte della città,rese quasi indistinguibile le prime luci dell’alba. Quando la luce fu più nitida il console romano decise di dare il colpo finale. Schierate, come in parata, parte delle sue truppe intorno al tempio le passò in rassegna con i suoi legati tra il tripudio dei soldati che salutavano a gran voce in lui il comandante vittorioso.

-Un gran bello spettacolo -pensò Brutolo- se non fosse che prelude alla nostra morte. Ma se non altro moriremo in un degno scenario.

Quando i romani cominciarono a stringere il cerchio intorno agli ultimi difensori Brutolo a sua volta passò in rassegna l’esiguo manipolo dei suoi ultimi compagni per incoraggiarli e per ringraziarli della vita che stavano per dare per la loro terra e per il loro popolo. Molti tra i più giovani, pur se fermi e tranquilli ai loro posti, avevano il viso tirato e le guance rigate di lacrime. Qualcuno probabilmente stava mentalmente rivolgendo l’ultimo pensiero ai propri cari e qualcun altro pregava gli dei. L’unico veterano ancora in vita seguiva Brutolo nel suo silenzioso addio ai compagni ricordando loro di tener bene a portata di mano il pugnale per uccidersi o per aiutare a morire gli amici. Istintivamente anche Brutolo portò la mano al fianco per accertarsi di avere il pugnale e la sua mano si trattenne sull’impugnatura quasi a salutare un vecchio amico. Quando lo scontro ebbe inizio fu,come prevedibile, di breve durata. Ad uno ad uno gli ultimi difensori di Cominium caddero con le armi in pugno e con dignità e coraggio. Brutolo, che dovette tener testa ad un maggior numero di nemici, si batté con calma e determinazione. Quando lo scudo divenne inutile lo lanciò contro i suoi assalitori in un gesto di estrema sfida. Colpito da più lati e da più spade Brutolo crollò al suolo e la sua vita cessò.

 


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 


[1] (Nota di Enzo C. Delli Quadri) Quando molti anni orsono, Paride Bonavolta, mise mano a questo lavoro fu a lungo combattuto tra l’idea di “scrivere di storia” e quella di “romanzare la storia” per renderla più avvincente se vissuta da personaggi con la stessa interagenti. Scelse la seconda, anche perché, di storicamente definito, nonostante l’opera del canadese E.T. Salmon professore emerito alla Mc. Master University in Canada e di altri studiosi, c’è poco e quel poco rifà alla storia scritta dai romani, cioè dai vincitori. Cosicché, i Sanniti, dai loro scritti, non hanno ottenuto quella visibilità e giustizia che forse avrebbero meritato.

Attraverso la vita di 7 personaggi immaginari (Papio, Tauro, Mamerco, Brutolo, Murcus, Gavio, Herio), la storia dei Sanniti di Paride Bonavolta si dipana dal 354 a.C.(data del primo trattato dei sanniti con Roma) al 70 d.C. (morte dell’ultimo dei sette personaggi, quasi 20 anni dopo la Guerra Sociale). Ma, attraverso i ricordi del primo personaggio, Tauro, la storia riprende anche avvenimenti iniziati nel 440 a.C.

I sette personaggi della stessa famiglia, nell’arco di questo periodo, vivranno gli avvenimenti storici che contrapposero romani e sanniti nel contesto più generale degli avvenimenti della penisola italica interagendo quindi con personaggi famosi quali il re epirota Alessandro il Molosso, Pirro, Annibale ed infine Spartaco.

 

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