Cap. 37 – I rivali di Roma – Brutolo

0
456

Storia romanzata [1] di Paride Bonavolta 

Per il Cap. 36 Cliccare QUI


295 a.C. – Al termine di un assalto vittorioso contro i romani, a Camerinum, Brutolo incontra Era – Tra le sue braccia riesce a dimenticare la moglie scomparsa e a riconciliarsi con il pensiero di avere un figlio – I romani, intanto, avevano assorbita la disfatta di Camerinum e vanno riorganizzando le forze – Brutolo deve lasciare Era e riprendere le armi.

Grande fu la sua sorpresa osservandola perché la donna sembrava un’incerta copia della sua Ania. La donna era quindi certamente bella e rispetto ad Ania dimostrava una maggiore maturità, messa in risalto da un’aria altera che denotava un alto rango. Nei suoi occhi era poi chiaramente leggibile il disprezzo e la sfida per quel conquistatore che l’aveva voluta per prendere con lei il suo piacere. Scosso, lasciando la donna interdetta, Brutolo si precipitò fuori dalla sua tenda andando a sbattere contro una persona che sostava immediatamente fuori. Pronto a coprire di improperi l’intruso e sfogare su di lui il turbamento che lo aveva invaso gli lanciò uno sguardo di fuoco.

-Corfinio!Ma sei proprio tu!
-Chi altro vorresti che fossi. Sono arrivato che dormivi e non ho voluto svegliarti dopo una dura giornata.Mi sembri scosso, se è per la donna che ti ha appena raggiunto sappi che l’ho personalmente scelta per te. Ero qui quando hai chiesto una donna ed ho preteso di essere io a sceglierla per te visto che non avevi espresso particolari richieste. Con l’aiuto di alcune donne ho cercato di renderla il più possibile simile a mia sorella. Ma ho sbagliato vero?- concluse mortificato.

Brutolo lo lasciò a lungo sulle spine avendo ancora il volto contratto poi scoppiò in una fragorosa risata.

-Non so se hai sbagliato ma certo mi hai scosso. Siedi, beviamo qualcosa e raccontami cosa hai combinato in questi ultimi tempi.

Mentre Corfinio lo aggiornava, si aggiunse loro anche Lollio.

-Sono stato incaricato di andare incontro alle truppe dei galli ed operare un primo affiatamento con loro poi raggiungerò i nostri incaricati di riportare in patria i trofei per i nostri templi ed i prigionieri per destinarli diciamo…ai lavori forzati-annunciò -dopodichè rimarrò a combattere nel Sud. Quindi il nostro è un addio.
-Speriamo sia un arrivederci.

Una volta partito Lollio anche Corfinio si congedò dichiarandosi stanco del lungo viaggio che l’aveva ricondotto fra i suoi. Prima di allontanarsi, poiché Brutolo non gli aveva chiesto nulla della sconosciuta, pensò opportuno dargli qualche informazione.

-La donna che ho scelto per te si chiama Era figlia di Volumnio e sposa, o meglio vedova, di Veio entrambi maggiorenti della città di Camerinum.
-Ma io avevo chiesto una donna pensando ad una prigioniera e non certo ad una donna dei nostri alleati.
-Il resto domandalo a lei.

Rientrato in stanza trovò la donna in piedi nello stesso punto nel quale l’aveva lasciata.

Credo che ci sia stato un malinteso-esordì-Mi hanno detto che la tua è una importante famiglia di Camerinum.
-Quello che tu dici era vero fino a ieri. Oggi gli uomini che piango e che erano dei grossi commercianti di grano sono considerati nemici da coloro che fino a ieri li adulavano e che ora li hanno uccisi. Il loro errore, se errore è stato, è di aver parteggiato per Roma. Tecnicamente sono quindi una nemica per la mia gente e come tale sono stata mandata a te.
-Hai figli?
-Un maschio ed una femmina ancora molto giovani che sono stati risparmiati a condizione che io……io sia gentile con te.
-Sciocchezze!Domani ci occuperemo dei tuoi figli e tu riavrai le tue proprietà se, come credo, ti sono state confiscate. Sono stanco e voglio dormire. Torna dai tuoi figli.

Detto questo Brutolo crollò sul letto addormentandosi di colpo. L’indomani fu il sole, già alto, a risvegliarlo e aprendo gli occhi fu stupito di trovare Era ancora nella stanza seduta sulla cassa che conteneva i suoi pochi effetti personali.

-Mi sembrava di averti detto di tornare a casa tua.
-Non credo di avere più una casa e i miei figli sono in campagna dalla loro nutrice. Non pensavo poi fosse sicuro per me lasciare la tua tenda mentre dormivi.La mia poteva sembrare una fuga o peggio. Ho preferito aspettarti così che tu possa di persona, se ancora lo vuoi, cambiare l’ordine che ho ricevuto.Ti ho preparato un bagno e qualcosa da mangiare e credo tu abbia bisogno di entrambe le cose.

Brutolo ubbidì. Mentre consumava il pasto notò che la somiglianza della donna con sua moglie, alla luce del sole, era piuttosto superficiale perché Era fra l’altro doveva avere una diecina di anni in più della moglie e quindi di lui, i suoi capelli erano castani invece che ramati e gli occhi azzurri invece che verdi. In più, mentre lui dormiva, doveva essersi pettinata abbandonando la pettinatura sicuramente imposta da Corfinio per sottolineare la somiglianza ad Ania. Ristorato dal bagno e dalla colazione, e dopo aver dato le disposizioni che riguardavano la donna e la sua famiglia, raggiunse Gellio Egnatio ricevendo la buona notizia che il giorno prima anche i galli senoni avevano intercettate e sconfitte truppe romane pronte ad intervenire su Camerinum e che se non ostacolate avrebbero sicuramente condizionato l’esito della vittoria sannita. Ma sembrava che le buone notizie non fossero finite.

-I Sabini ci hanno informati che adotteranno una neutralità che non ci ostacolerà in nessun modo. Potremmo quasi pensare a muovere su Roma. Il momento tanto atteso sembra ormai essere a portata di mano ma così facendo lasceremo alle nostre spalle delle truppe romane che potrebbero giocarci qualche brutto scherzo. D’accordo con i nostri alleati abbiamo pertanto deciso di liberarci prima di queste truppe che sembrano essersi acquartierate alle nostre spalle a Sentinum. Questa dilazione del programma servirà ad amalgamare i galli nelle nostre fila. Mentre ci prepariamo a dirigere su Sentinum procederemo anche ad assicurarci la completa fedeltà di quelle città, e non sono poche, nelle quali l’elemento filoromano potrebbe giocarci qualche brutto scherzo. Ma questo sarà un compito solamente nostro e dei Galli volendosene, ovviamente, tenere fuori gli etruschi.

Muovendo al nord verso Sentinum reparti sanniti e galli iniziarono le previste operazioni in Etruria. Grazie a queste azioni congiunte, Brutolo strinse amicizia con Placidio, un gallo proveniente dalle lagune del Nord che era fiero di una recente amicizia stretta con un sannita, che si rivelò essere Lollio, e da lui si fece insegnare l’antica pratica di combattimento con i carri che tanto aveva reso famoso quel popolo. Placidio fu ben lieto di insegnare a Brutolo, che presto la padroneggiò, questa inconsueta ma efficace tecnica di combattimento. Di Placidio l’affascinavano i racconti delle terre abitate dai galli, dalle fertili pianure, dai grandi fiumi che in primavera dopo il disgelo diventavano navigabili per quasi tutto l’anno. Per intendersi i due dettero vita ad un proprio linguaggio formato da un misto delle loro due lingue ed inizialmente da tanti gesti quando mancava loro un termine di riferimento.

Placidio non era certo persona di grande cultura ma era sicuramente un compagno piacevolissimo che fin dall’inizio scalfì il riserbo di Brutolo. Bevitore accanito, amava la lotta ed era sempre pronto ad un amichevole scontro con i propri connazionali o con chi dei sanniti osasse cimentarsi con lui. Oltre alla mole possente che ne faceva un lottatore nato nei suoi scontri sapeva usare e dosare con parsimonia le sue forze dopo un’attenta valutazione delle possibilità dell’avversario cercando sempre di ridurre al minimo gli inevitabili danni. La sua possente e muscolosa corporatura era coronata da una folta capigliatura rossa che gli ricadeva sulle spalle così come rossa era anche la incolta barba che lo rendeva distinguibile anche a grandi distanze.La risata sonora e contagiosa era un’altra delle sue caratteristiche e contribuiva a renderlo ovunque ben accetto.Ma il suo debole erano le donne e godeva fama di essere un grande amatore. A Brutolo rimproverava in continuazione la sua compostezza.

-Sei troppo serio. Mai donne, mai risate. Domani tu forse morire ed allora perché non godere?

Con grandi pacche sulle spalle proseguiva.

-Bello di essere soldato è non credere in domani. Prendere tutto come ultimo giorno.

Brutolo, in effetti, comprendeva che la ragione era dalla parte del suo chiassoso amico ma aveva un suo segreto e lo custodiva gelosamente.

Dopo il primo incontro con Era, l’aveva rimandata a casa e dai suoi figli, si era assicurato che non le venissero fatti torti finché l’esercito era rimasto a Camerinum aveva preso l’abitudine di andarla a trovare per scambiare con lei piacevoli chiacchiere ritrovando nella dolcezza di lei il piacere di riaprire, anche se faticosamente, il suo cuore.

-Sono stato molto innamorato di mia moglie e credo di esserlo tutt’ora.Quando ho chiesto per me una donna, ed ancora mi meraviglio di averlo fatto, in pratica ho cercato, come vedi con scarsi risultati, di forzare il mio carattere.Ma sono contento di averti conosciuta.
-Anch’io ora come ora sono contenta di averti incontrato.Sei un piacevole compagno e ti devo oltretutto molto perché grazie a te mi sono stati ridati i miei beni ed i miei figli sopratutto.Almeno non dovrò preoccuparmi per il loro futuro.
-Non mi devi ringraziare, mi fai pensare altrimenti che anche tu come molti altri ritieni che noi sanniti, come i romani amano dipingerci siamo rozzi montanari privi di cultura.
-Non è quello che penso e lo sai.Il tuo comportamento nei miei confronti ti eleva sopra la maggior parte delle persone che ho conosciuto e serberò per te sempre una sincera amicizia quale che sarà la nostra personale sorte.
-Ti ringrazio.La tua amicizia per me è molto importante perché era da tanto tempo che non mi sentivo più a mio agio in compagnia di una donna anche perchè in pratica, dopo mia moglie, non ne ho conosciute altre.
-Quando parli di tua moglie ne parli sempre come se non fosse più la tua compagna.Forse è perché è da tanto tempo che siete lontani?
-No.Mia moglie è morta cinque anni fa dando alla luce il mio unico figlio.Ne sento dolorosamente la mancanza perché l’amavo fin da quando eravamo ragazzi.Con lei è morta gran parte di me.
-Ma tu sei giovane.Non puoi chiuderti al mondo.
-Forse cambierò, ma non sono sicuro di volerlo.
-E tuo figlio?
-Si può dire che non lo conosca.E’ affidato alla sorella di mio padre che sono certo saprà dargli tutto quanto gli occorre.A me alle volte riesce difficile convincermi che ho un figlio.Nei primi tempi forse gli rimproveravo la morte di sua madre ma ora questo non mi succede più e comincio a provare un gran desiderio di rivederlo.Ma sono sempre stato lontano da casa e chissà se, quando tutto questo avrà fine, saprò capire cosa significhi essere padre.

Era comprendeva che Brutolo probabilmente non si era mai aperto con altri come ora stava facendo e ritenne opportuno dire qualcosa.

-Un figlio è una cosa troppo importante e per te è quello che ti rimane dell’amore di tua moglie.Pensa come soffrirebbe se ti sentisse parlare così.Ora che sono vedova, pur avendo sempre amati i miei figli, sento di dover dare loro di più perché non hanno un padre che possa aiutarli.Devo dare di più e ricordare loro il padre così che sentano sempre vivo il legame interrotto.E poi parlare di lui, che ho amato, è per me un modo di illudermi che ancora esista per noi.
-Sicuramente sei nel giusto.Ne sono convinto da tempo ma non riesco a staccarmi dalla moglie che non ho più.Sento ancora di appartenerle e mi tengo lontano da qualunque cosa che potrebbe offuscarne il ricordo.

Tacquero a lungo ognuno immerso nei personali ricordi che li riportavano a tempi, luoghi e sensazioni diverse. Poi Era si avvicinò a Brutolo e con affetto lo strinse al seno carezzandogli il viso come avrebbe potuto fare con un figlio grande ma che avesse bisogno di aiuto.

-Siamo rimasti entrambi soli senza il compagno che ci eravamo scelti ed al quale avevamo dato il nostro cuore.Ma la vita continua tanto per noi quanto per coloro che ci sono cari e verso i quali abbiamo degli obblighi.Dobbiamo riprendere la nostra strada e sicuramente lo vorrebbero loro che ci hanno lasciati. Aiutami a convincermi che Veio non potrà più tornare da me.
-Come posso farlo?
-Prendimi tra le braccia. Se Veio non fosse morto non tradirei mai la parola che un giorno gli ho data, ma è morto come è morta la tua donna. Dobbiamo permettere a qualcun altro di prendere il loro posto.Forse…forse se lo faremo ci sentiremo liberi di riprendere il nostro cammino e potremo farlo senza rimorsi.
-Vorresti dire…?
-Ti scandalizzi? Io non ho avuto altro uomo all’infuori di Veio ma sono consapevole che essendo giovane ed avendo sopratutto degli obblighi verso i figli dovrò prendere in considerazione l’ipotesi di risposarmi.Il mondo non consente grandi spazi ad una donna sola e specialmente in questi tempi.E…se qualcun altro dovrà prendere il posto di Veio, anche se non nel mio cuore, preferirei che almeno la prima volta, la più difficile credo, sia qualcuno che ha i miei stessi problemi ed i miei stessi sentimenti.Tu potresti essere quel qualcuno!
-Era…non credo di essere pronto.
-Anch’io non credo di esserlo ma vorrei, senza traumi se è possibile, riprendere a sentirmi libera.Vieni!

Presolo per mano si avviò verso la sua stanza.Brutolo si staccò da lei, perplesso, ma Era proseguì. Sentendosi sciocco e comprendendo che quanto gli era appena stato proposto con molta franchezza e grazia era proprio quel qualcosa che da tempo sentiva il bisogno automaticamente la seguì. La trovò distesa sul letto protetta da una coperta ed ai piedi del letto ordinatamente ripiegate le vesti. Imbarazzato e non guardandola in volto si sedette ai piedi del letto e con mani indecise ma ad un tempo risolute prese a spogliarsi infilandosi poi veloce sotto la coperta. Solo allora guardò Era e vide il suo viso rigato di lacrime mentre al di sotto della leggera coperta il suo seno sembrava scosso da singhiozzi che la donna si sforzava di trattenere.Fu istintivo avvicinarsi, facendo attenzione che i loro corpi non si sfiorassero, e le carezzò il viso ed i capelli quasi a infonderle quel coraggio che lui stesso sentiva di non avere.Rivide le tante volte nelle quali aveva così carezzato Ania e la sua mano si bloccò.Era, tesa allo spasimo, comprese che i suoi ricordi erano tornati indietro al suo passato ed asciugatisi gli occhi con il dorso della mano la tese poi per prendere quella di Brutolo per riportarla sul suo volto a riprendere la carezza interrotta. La fioca luce del lume, che appena rischiarava la stanza, tremolò per una improvvisa folata di vento ed all’esterno un gufo prese a lanciare i suoi richiami notturni.D’improvviso nella casa si levò un pianto di bimbo.D’istinto Era scostata la coperta balzò fuori dal letto pronta ad assolvere al suo compito di madre, ma si bloccò rendendosi conto della sua nudità. Così come si era levato il pianto tacque ed Era attese in piedi vicino al letto che il successivo silenzio la tranquillizzasse. Fu certa che gli occhi di Brutolo fossero sul suo corpo e le mani istintivamente, per atavico pudore, coprirono il seno ed il ventre.Ma lentamente si riabbassarono quando mosse per tornare nel letto così precipitosamente abbandonato.Anche Brutolo al pianto del bimbo si era levato in ginocchio sul letto e la coperta non copriva più il membro suo malgrado eretto alla vista della nudità di lei.

Vieni..la invitò tendendole una mano

Imbarazzata Era mosse verso di lui compiendo a fatica i pochi passi che li dividevano consapevole di offrirsi così a lui e consapevole del suo desiderio. E la mano tesa di Brutolo, presa la sua, l’attirò al suo fianco ed i due corpi aderirono in una mutua ricerca di quel calore che entrambi desideravano. Le labbra si cercarono con piccoli baci dolci che presto si tramutarono in una frenetica ricerca di un più profondo contatto.Le mani, mosse alla ricerca del corpo del compagno, da carezzevoli divennero audaci e crollarono entrambi sul letto in preda ad una passione imprevedibile e più forte di loro.Le mani di Brutolo scesero fra le gambe di lei per cercarla e la trovò pronta e disponibile come anche gli fece intendere l’aprirsi delle gambe di lei.In un attimo le fu sopra ed Era lo guidò dentro di se trattenendolo poi con l’altra mano sopra di sé.In pochi secondi l’atto fu concluso e il piacere che ne scaturì fu l’ultimo saluto che entrambi rivolsero ai rispettivi sposi che non avrebbero più potuto stringere.Ma compresero anche, e ne furono certi, che la vita era rifluita nei loro corpi. Nella notte animatasi di nuovo del grido gutturale del gufo, dalle frenetiche corse degli scoiattoli sopra il tetto che li copriva si amarono più volte fino a che il sole sorgente affievolì del tutto la fioca luce della ormai del tutto consumata lampada ad olio.

Da quel giorno la vita di Brutolo cambiò. Aveva ritrovato un calore ed una tenerezza dimenticata ed il suo giovane corpo gioiva nelle braccia di Era. Per rispetto verso la compagna da quel giorno si adoperò perché la loro relazione restasse un segreto per evitare che, quando lui sarebbe inevitabilmente partito, la cosa potesse rivelarsi disdicevole per Era. Questo ovviamente non impedì loro di frequentarsi e la riscoperta della loro spontaneità e la precarietà del legame che li univa rese i loro incontri ad un tempo carichi di tenerezza e passione. Intimamente Brutolo comprese di essersi finalmente staccato dal suo passato come impedimento a riprendere una vita normale pur mantenendo nel cuore immutato l’amore per Ania. Questo cambiamento interiore lo portò a scrivere una lunga lettera a Papia per avere tutte le possibili notizie di Murcus ripromettendosi non appena possibile di correre da loro per riabbracciare il figlio.Unì alla lettera un grosso pacco di regali per il figlio, in ciò facendosi consigliare da Era, e come emblema per un futuro scudo del figlio scelse un gufo perché sentiva di aver ritrovato al canto di quell’uccello i dimenticati sentimenti paterni.

Il latore del tutto fu Corfinio perché fu certo che solo lui gli avrebbe assicurato,cosa ora molto importante per lui, una consegna in tempi brevi e nelle giuste mani. Era fu felice di tanto entusiasmo sentendosi parte della riscoperta dei sentimenti paterni di Brutolo e della sua ritrovata gioia di vivere.Tra loro non si parlò mai d’amore ma ciò nulla tolse alla loro perfetta intesa sul piano tanto emotivo che sessuale. Fu Brutolo in un certo senso a violare questa loro tacita regola. Dopo una appassionata notte, dopo molto averci meditato, avanzò una proposta:

-Qando partirò, perché questo è inevitabile, mi prometti che mi aspetterai o meglio ancora, se vorrai, che andrai nella mia terra ad aspettarmi? Ovviamente portando i tuoi figli.

-Non posso farlo. Non è questo che ci eravamo riproposti all’inizio della nostra storia.La tua richiesta mi riempie di gioia e sarei molto tentata di risponderti affermativamente. Ma sono molto più grande di te, ho degli impegni verso i miei figli e non posso sradicarli dalla loro terra, dai loro beni e dalla famiglia. Lasciamo che sia il destino a guidare il nostro futuro.

Il discorso non fu più ripreso.

Ben presto l’atmosfera di relativa tranquillità sul fronte si era cominciata a rarefare.Le notizie che giungevano erano che i romani avevano assorbita la disfatta di Camerinum e stavano riorganizzando le forze per riprendere l’offensiva su vasta scala e questo turbava non poco il sempre più irascibile Gellio Egnatio.

-La storia come una maledizione si ripete per il nostro popolo! Avevamo inferto un colpo decisivo ai nostri nemici ed abbiamo temporeggiato anche in attesa di promessi rinforzi che ora mi si manda a dire che non si quando o se potranno raggiungerci.Roma ha già colmati i suoi vuoti, gli etruschi lasciano sulle nostre spalle tutte le operazioni nel loro territorio, i galli per quanto ottimi combattenti rifuggono dall’impegnarsi in una guerra su vasta scala e non vogliono sedere ad un tavolo per programmare azioni di vasto respiro fieri della loro indipendenza operativa e fortemente individualisti. In pratica ci ritroviamo piuttosto soli e credo che ci dovremmo preparare al peggio.

Brutolo dal canto suo si sfogava a sua volta con Placidio che, secondo la corretta analisi fatta da Gellio Egnatio, sembrava esprimere l’animo del suo popolo e non prendeva sul serio i discorsi dell’amico.

-Il mio è un popolo libero. Combattiamo per piacere di farlo. Strategia?Cosa serve? Un uomo vero conta i suoi nemici, studia situazione e affronta combattimento per vincere, prendere prede, donne, cavalli.I romani troppo organizzati, troppi comandanti, troppe regole.Voi sanniti cercare di essere come loro.Troppa, come dici tu, pianificazione.La guerra non avere grandi regole se no essere un lavoro e non un piacere.Per questo Lollio mio buon amico, lui essere diverso quasi uomo gallo.
-Ma tu parli di battaglie, non di fare una guerra! Una guerra, specie se combattuta su più fronti, comporta necessariamente una pianificazione anche tra alleati oltre ovviamente quella all’interno di ciascuna nazione.L’individualismo vale in battaglia non in una guerra.
-Sempre saggio tu sannita.Per questo romani dicono noi essere barbari.

E detto questo scoppiò in una delle sue fragorose risate e trascinò l’amico verso un gruppo di galli che bevevano allegramente circondati da donne più o meno svestite.

-Prendere vino e donna con noi.Domani potere morire!
-Lascia perdere Placidio, andrò a dormire perché domani devo andare a Sentinum per controllare i movimenti delle truppe romane.
-Anche io andare domani lì.Allora andare insieme?

L’indomani i due amici mossero, con alcuni dei loro soldati, verso il comune obiettivo e, nonostante le cautele con le quali procedevano, finirono per cadere in una imboscata.Lo scontro che seguì, e che li vedeva in netta inferiorità numerica, fu duro e sanguinoso ma sanniti e galli riuscirono a disimpegnarsi e rientrare a Camerinum.

Brutolo stava per andare a fare il suo resoconto quando Placidio lo trattenne.

-Aspetta sannita.Ancora un poco.
-Devo andare, ci vediamo dopo.
-Aspetta amico mio.Non tanto tempo.

Brutolo stava per replicare quando notò il pallore sul viso del compagno e la sua tunica intrisa di sangue.

-Placidio ma tu sei ferito!Fammi vedere.
-Io già controllata mia ferita.Voglio piacere da amico.Prendi me vino e portami donna della taverna con i capelli di sole e grossi seni.
-Chiamo qualcuno per curarti.
-Io soldato. Viste molte pance aperte per sapere dover morire.Ma voler morire bene con buon vino e toccando culo e petto di ragazza con capelli di sole.

Dopo aver minacciato l’amico che avrebbe ottemperato alle sue richieste solo dopo che gli avesse mostrata la ferita stimata mortale, la ferita s’affrettò ad aderire alla richiesta.Ritornato con quanto che gli era stato richiesto porse il vino che venne gettato giù a grandi sorsi che sembrarono ridare momentaneo colore alle guance esangui del gallo e la forza di alzarsi dal giaciglio e strappare di netto in un sol colpo la tunica della donna che rimase nuda di fronte a lui. Le mani di Placidio percorsero il corpo della ragazza fermandosi sulle voluminose natiche mentre lasciandosi scivolare per terra finì per affondare il viso nel suo villoso grembo della donna. Lo sforzo per alzarsi doveva averlo sfinito.Allontanò la testa dal ventre della donna con un sorriso soddisfatto e lanciò la sua ultima sfida alla morte.

-Cosa migliore per soldato che morire dopo battaglia con vino in pancia, mani su culo e testa fra cosce di donna!

I Romani, riorganizzati, avevano deciso di attaccare i Sanniti. Ormai era evidente che Gellio Egnatio per non perdere tempo nella sua marcia su Roma intendeva liquidare definitivamente il problema rappresentato da Sentinum così che certo di non essere preso tra due fuochi si potessero muovere su Roma.Si sapeva infatti che a Roma non sapendo su quale direttiva di marcia gli alleati intendessero muovere sulla città si fosse deciso di anticiparne le mosse nemiche riunendo sia le truppe di presidio in città sia richiamando con perentori ordini forze operanti in altri settor.Fu deciso che etruschi ed umbri avrebbero mosso incontro ai rinforzi romani mentre sanniti e galli avrebbero attaccato il campo romano a Sentinum.L’idea di dividere le forze non aveva entusiasmato Gellio Egnatio che già così avrebbe dovuto affrontare forze superiori alle sue ma se non altro si sarebbe evitato quel ricongiungimento che avrebbe comunque resa schiacciante la superiorità numerica dei romani.

-Divisi o uniti ci troveremo comunque in inferiorità numerica, sull’unico fronte o su due fronti distinti.Non credo che ci siano altre alternative a quella di ingaggiare battaglia perché come sapete per noi non sono previsti rinforzi.Forse attaccando ora avremo ancora qualche possibilità di vittoria e se così sarà potremo portare aiuto ai nostri alleati in marcia verso Clusium. Se non dovessimo riuscire a fermare i romani il Sannio resterà praticamente indifeso.Preferisco rischiare il tutto per tutto qui per evitare che lo scontro avvenga sul nostro territorio. Non vi ho nascosto nulla e vi chiedo il massimo del vostro impegno.Ho mandato messaggeri a Bovianum per informarli del nostro tentativo e per metterli comunque sull’avviso qualora non riuscissimo.Se dovessimo vederci costretti a ripiegare dirigeremo verso il Sannio e dovremo farlo combattendo per dare maggiore respiro ai nostri connazionali.Gli dei proteggano le nostre armi e la nostra terra!

Le truppe sannite accolsero in silenzio queste parole poi un grande urlo che esprimeva la forte determinazione dei soldati si levò quasi a garantire l’impegno massimo individuale e collettivo. Approfittando del fatto che le truppe avrebbero lasciato Camerinum l’indomani, di buon’ora, Brutolo ne approfittò per correre da Era avendo nelle orecchie le ultime parole di Placidio. Se prima aveva visto nella morte in battaglia una liberazione al dolore per la morte di Ania ora il pensiero di riabbracciare il figlio gli rendeva la morte nemica. Soffriva anche al pensiero di doversi separare da Era e questo lo portò velocemente verso casa sua. Era sedeva davanti al telaio e le sue mani abili lanciavano velocemente le spole.

Domani parto!annunciò senza preamboli.
-Lo so e ti aspettavo.Sarei rimasta male se non ti avessi potuto salutare.

Il grido del gufo si ripeté nella notte riportando alla mente di Brutolo un pensiero angoscioso che negli ultimi giorni l’aveva angustiato. Pensava, infatti, che il toro ed il serpente dei loro scudi suo padre e suo nonno l’avevano liberamente adottato e lui ne aveva solo ricevuta una sintesi che nulla aveva innovato nella tradizione della famiglia.Lui, con il suo gufo sbalzato sullo scudo   inviato in regalo al figlio, si era arrogata una scelta non di sua competenza ed aveva abbandonato i simboli della famiglia che fra l’altro avevano sempre conservato il toro così caro alla tradizione ed alla storia del suo popolo.Con decisione improvvisa si rivolse preoccupato ad Era.

-Devi trovare il modo di far saper a Murcus di non usare lo scudo che gli ho inviato. Il gufo potrebbe portargli sventura. Promettimi che lo farai!
-Tranquillizzati, lo farò anche se credo che avrai prima di me occasione di dirglielo di persona.Cosa ti succede?
-Non lo so. Non è certo la mia prima battaglia ma sento che domani potrei essere morto. Proprio ora che ho riscoperto la vita!Non è giusto!
-Non è da te parlare in questo modo.Non chiamarti la sventura addosso con questi discorsi.Vieni vicino, abbracciami.Non dovrei dirlo ma ho anch’io tanta paura.

Brutolo sedette al suo fianco ed Era prese a carezzargli dolcemente il viso ripiegato sul suo ventre e senza rendersene conto Brutolo, ritrovata la pace interiore in quella carezza, si addormentò. Fu risvegliato dal sole e dai rumori di soldati in marcia.Era seduta come quando si era addormentato gli sorrise.

-Devi andare soldato.
-Ma io volevo..avrei voluto…
-Và!Per me è stato egualmente bello averti così tutto per me, quasi come l’averti stretto fra le braccia.Ma il nostro tempo è volato!Forse…forse tornerà.

Si chinò su di lui e gli dette un dolce quanto casto bacio mentre gli occhi le si riempivano di lacrime. Brutolo corse fuori e ben presto vide tra i soldati Stazio Auge che sicuramente lo stava cercandolo perché aveva fra le mani il suo equipaggiamento.

Dove diavolo ti eri cacciato!-lo aggredì-Ti sembra questo il momento adatto per scomparire.I nostri uomini sono pronti, indossa le armi e andiamo.Dobbiamo come al solito muovere in testa alla colonna.

segue ……..


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 


[1] (Nota di Enzo C. Delli Quadri) Quando molti anni orsono, Paride Bonavolta, mise mano a questo lavoro fu a lungo combattuto tra l’idea di “scrivere di storia” e quella di “romanzare la storia” per renderla più avvincente se vissuta da personaggi con la stessa interagenti. Scelse la seconda, anche perché, di storicamente definito, nonostante l’opera del canadese E.T. Salmon professore emerito alla Mc. Master University in Canada e di altri studiosi, c’è poco e quel poco rifà alla storia scritta dai romani, cioè dai vincitori. Cosicché, i Sanniti, dai loro scritti, non hanno ottenuto quella visibilità e giustizia che forse avrebbero meritato.

Attraverso la vita di 7 personaggi immaginari (Papio, Tauro, Mamerco, Brutolo, Murcus, Gavio, Herio), la storia dei Sanniti di Paride Bonavolta si dipana dal 354 a.C.(data del primo trattato dei sanniti con Roma) al 70 d.C. (morte dell’ultimo dei sette personaggi, quasi 20 anni dopo la Guerra Sociale). Ma, attraverso i ricordi del primo personaggio, Tauro, la storia riprende anche avvenimenti iniziati nel 440 a.C.

I sette personaggi della stessa famiglia, nell’arco di questo periodo, vivranno gli avvenimenti storici che contrapposero romani e sanniti nel contesto più generale degli avvenimenti della penisola italica interagendo quindi con personaggi famosi quali il re epirota Alessandro il Molosso, Pirro, Annibale ed infine Spartaco.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.