Cap. 35 – I rivali di Roma – Brutolo – Parte trentacinquesima

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Storia romanzata di Paride Bonavolta

Qui incontriamo Brutoloquarto personaggio della storia romanzata, dopo il bisnonno Papio Pentro, il nonno Tauro e il padre Mamerco. Egli è portato a idealizzare il padre sentendosi fiero della fama militare tanto di suo padre quanto dei suoi nonni visto che ora anche la memoria di Brutolo Papio era stata riabilitata. Primi approcci sessuali, poi preparazione militare e infine l’amore per una giovane di estrazione sociale inferiore; vince le convenzioni sociali e la sposa.

Giovane soldato sannita

320-300 a.C. I primi ricordi di Brutolo furono legati, e come sarebbe potuto essere altrimenti, alla figura del padre Mamerco, nonostante che fosse stato il grande assente della sua infanzia. Ma come non avrebbe potuto colpire la fantasia di un ragazzo un padre che gli sembrava di avere sempre visto nella sua splendida tenuta da soldato e che sembrava godere del rispetto dell’intera comunità in cui vivevano e della venerazione di coloro che con lui avevano combattuto? Di lui erano raccontate le tante imprese compiute, i combattimenti cui aveva preso parte, il ruolo importante che aveva svolto, in armi e non, al servizio del paese. Il primo chiaro ricordo che ne aveva era legato al suo ritorno da una battaglia vittoriosa e sarebbe stato impossibile non respirare l’atmosfera di orgoglioso rispetto, per lui, per le sue imprese, ed indirettamente per il popolo sannita, che da parte di tutti aveva circondato quel ritorno. Per lui il padre era il fiero soldato che impersonava lo spirito forte del suo popolo e tale sarebbe sempre rimasto. Sapeva anche di portare il nome di un altro campione sannita, il nonno Brutolo Papio, e di lui aveva sentito magnificare il valore e le grandi, innovative, idee introdotte nel modo di combattere sannita prima e romano poi. Conseguentemente aveva sempre pensato che il suo futuro sarebbe stato quello di seguire l’esempio del padre e di entrambi i nonni, Tauro e Brutolo Papio D’altronde, mentre di solito le madri cercavano di distogliere i figli dai loro sogni giovanili di inseguire la gloria e l’avventura intraprendendo la vita militare, sua madre non l’aveva mai osteggiata, e forse aveva anzi incoraggiata, questa che lui riteneva essere la sua naturale propensione. E Brutolo le era sempre stato grato per questo. La sua casa era stata spesso frequentata da quelli che erano considerati i più famosi comandanti sanniti che lui aveva, spesso di nascosto, spiato cercando di assimilarne i discorsi. Da quei discorsi, ad un’età nella quale i suoi coetanei poco si interessavano alle noiose discussioni dei grandi, aveva percepito l’antagonismo che opponeva Roma al suo popolo ed aveva visceralmente condivisa l’idea di coloro che volevano combattere questa entità nemica che da anni era sul cammino della sua gente.

Altra figura emblematica e di riferimento della sua infanzia era stato lo zio Ovio proprio perché quello zio non vestiva i panni del soldato e, se parlava di Roma e di cose militari, ne parlava con il tono di un cronista o comunque non di chi sentisse di avere un ruolo diretto in quella atavica contrapposizione. Ricordare lo zio Ovio, sempre apparentemente serio e sicuramente portatore di idee e consigli che tutti intorno a lui sembravano voler ascoltare, lo portava anche a ricordare la bella zia Papia che stranamente, a differenza di tutte le donne sposate, non aveva mai al suo fianco o fra le braccia un figlio suo e di zio Ovio.

Sua madre era stata la grande presenza della sua vita che tutto gli aveva insegnato con il grande amore con il quale l’aveva allevato. Ma proprio per il fatto di essere stata la grande costante della sua vita di lei non aveva particolari ricordi infantili. Spesso, da piccolo, si era chiesto perché non avesse, come la maggior parte dei suoi coetanei, fratelli o sorelle ma, in effetti, non ne aveva sentita la mancanza perché la sua giornata era sempre stata pianificata dalla madre in modo che non avesse spazi vuoti nei quali sentirne la mancanza e poi, crescendo, aveva apprezzato il fatto di essere l’unico figlio perché così non aveva da dividere l’affetto e le attenzioni, così preziose, del padre con altri fratelli. Altro ritorno del padre impresso nella sua giovane memoria era stato quello conseguente ad una tregua raggiunta con Roma (sempre Roma!) perché in quell’occasione lui, sempre così sereno e tranquillo quando era a casa, si era spesso, e stranamente, lamentato, con toni furenti ed inusuali per lui, del fatto che quella tregua avesse tradito le speranze di una ormai certa vittoria su Roma (sempre Roma!). Quella volta suo padre era così infuriato che perfino sua madre aveva dovuto alzare la voce, cosa ancor più insolita in lei, per pregarlo di moderare la sua furia per non svegliare proprio lui che, a loro insaputa, stava invece ad ascoltarli.

Era stato quindi naturale, già a dieci anni, essere un abile cavallerizzo anche perché questo gli consentiva di accompagnare il padre nelle sue cavalcate. Quelle cavalcate erano per lui l’agognata ricompensa per le lunghe attese alle quali si era dovuto abituare con un padre sempre impegnato dai suoi molteplici compiti di soldato.In quelle occasioni spiava ogni atteggiamento paterno cercando di assimilarlo così come, avidamente, assimilava ogni sua parola diretta ad insegnargli le tecniche di un buon cavaliere, le astuzie di un cacciatore, l’acume di un esperto cercatore di piste. Quelle cavalcate gli erano molto invidiate dalle sue cugine, le figlie dello zio Ursidio, solo perché insofferenti a quella che doveva essere la vita che il loro metodico e tranquillo padre imponeva loro.A Brutolo,che spesso con i suoi genitori tornava nel paese natale di suo padre, era sempre parso difficile accettare che lo zio Ursidio fosse fratello di suo padre perché i loro caratteri e mondi erano assolutamente divergenti ed anche perché, e forse proprio per le vita diversa che ognuno aveva scelto di seguire, non si assomigliavano neppure fisicamente.Suo padre aveva il fisico di un soldato ed un viso che esprimeva autorevolezza mentre lo zio Ursidio era quasi spropositatamente grasso ed aveva un viso che tradiva la bonomia del suo carattere. Forse non avrebbe pensato lo stesso dello zio Murcus ma purtroppo era morto giovane combattendo contro Roma (sempre Roma!).

Suo padre, sempre affettuoso con lui e sicuramente avido di trascorrere con lui il poco tempo disponibile, era stato quindi il maestro esigente di tutte quelle attività fisiche e virili che Brutolo ardentemente desiderava praticare per emularlo e per assecondare la sua indole. Grande era quindi stata la sua gioia quando proprio suo padre, con finto rammarico e con evidente soddisfazione, si era lamentato con lui di non aver più nulla da insegnargli. Quello stesso giorno, cavalcavano in un verdissimo campo di grano ondeggiante sotto le folate di un vento caldo e piacevole, suo padre, per la prima volta, l’aveva interrogato su cosa volesse fare del   suo futuro.

-Cosa vuoi fare della tua vita?Il sacerdote come lo zio Ovio o il possidente come lo zio Ursidio?

La domanda così posta, forse volutamente, lo aveva, in principio, indispettito.

-Perchè non mi chiedi anche se voglio fare il soldato come te, come il nonno Tauro e l’altro nonno?-era stata la sua secca risposta.
-Forse perchè non ti ho neanche chiesto se vuoi fare lo studioso od il medico come tuo nonno Papio-aveva replicato, sicuramente divertito della sua reazione, suo padre.

Brutolo aveva poi compreso che il padre aveva volutamente scherzato con lui e sorridendo ma con estrema certezza aveva espresso il suo sogno futuro.

-Seguirò il tuo esempio padre.

Da quel giorno quello che fino ad allora era stato un tirocinio non finalizzato si era trasformato ufficialmente in un duro tirocinio per un futuro soldato.

Quasi nello stesso periodo, occasionalmente, si era risvegliato in lui l’interesse per l’altro sesso. Andava a caccia da solo nel bosco quando era stato attirato da allegre risate che provenivano dal vicino fiume e quasi certamente da un punto dove si formava una cascata naturale, un angolo a lui molto familiare perché era solito prendervi il bagno al rientro dalla caccia o dalle cavalcate. Diresse quindi in quella direzione con passo spedito e scorse alcune delle loro schiave che facevano il bagno nella conca naturale che la cascata formava nel suo corso. Rendendosi conto della nudità delle ragazze e del fatto che il suo arrivo non era stato notato, pur senza comprenderne il motivo, si era ritratto per non essere visto. Così riparato ai loro sguardi aveva cominciato a studiare i loro corpi attratto sopratutto dalle parti più intime e dalle differenze che poteva mettere a raffronto. I seni delle donne che quando erano coperti dai vestiti sembravano due rotondità pressoché simili, fatto salvo il loro diverso volume, visti scoperti, ed in una realtà in movimento causata dal gioioso schizzarsi reciproco, gli apparvero così vivi e così diversi uno dall’altro per forma, volume, coloritura ed ampiezza dei capezzoli peraltro eretti al tonificante e fresco contatto con l’acqua. Altrettanto differenziata per colore, ampiezza e foltezza era in ciascuna di loro la peluria che ne copriva il sesso. Mentre osservava e paragonava quanto aveva sotto i suoi occhi sentì il suo membro reagire e trovò naturale prenderlo in mano e muovere la mano come gli era capitato di aver visto fare una volta ad un ragazzo più grande di lui. Il piacere che la sua stessa mano gli procurò lo stupì ma sopratutto fu colto di sorpresa quando il montante piacere che ne derivava lo portò zampillando al suo culmine naturale. Esaurito il piacere restò in lui il desiderio di mescolarsi alle ragazze per toccarne e saggiarne con mano i giovani corpi che tante nuove sensazioni avevano sollecitato in lui.Ma si trattenne, nascosto osservatore, fino a che si furono rivestite prendendo poi la strada di casa.

Vincendo una resistenza interiore da quel giorno era spesso tornato alla cascata attirato dal rituale che si offriva ai suoi occhi e godendo del piacere che da solo si procurava pur provando un senso di frustrazione nel non poter prendere una parte attiva e di non poter soddisfare le crescenti curiosità che sentiva montare in sè.

Un giorno dal suo, ormai abituale, posto di osservazione vide una sola delle ragazze. La riconobbe per Lucrezia la giovane schiava sidicina che più di ogni altra aveva suscitato il suo interesse tanto da rinunciare alle volte a guardarle tutte per concentrare la sua attenzione solo su di lei. Lucrezia aveva sicuramente terminato il suo bagno solitario perché stava risalendo a riva ma, invece di dirigere verso i vestiti poggiati su di una roccia, si stava dirigendo proprio nella sua direzione. Convinto di essere stato individuato le mosse incontro allo scoperto quasi a voler nascondere il suo segreto spiare. Lucrezia ancora stillante d’acqua gli sorrise e con la massima naturalezza si sedette sull’erba invitandolo a fare altrettanto.

Mi fa piacere incontrarti da sola. -esordì- Se vuoi puoi toccare il mio corpo perché penso che dopo tanto guardare tu lo voglia.A me, almeno così penso, piacerebbe farlo se fossi un maschio della tua età.

La proposta franca e senza vergogna lo colse impreparato e pur sedendosi vicino a Lucrezia, imbarazzato, non sapeva più dove posare lo sguardo. Reagì poi portando le mani ai seni della ragazza e, seppure con imbarazzo, ne iniziò una lenta carezza assaporandone tattilmente la rotondità e la levigatezza della pelle sentendo sotto le sue mani i capezzoli di lei rispondere al contatto.

-Ti piacciono?
-Come non potrebbero. Poterli carezzare è certamente più piacevole che guardarli.
-Hai ragione.Sai anch’io sono fiera dei miei seni.Noi donne al riguardo ci poniamo molti problemi e, pur se non lo ammetteremo mai, ci confrontiamo con le altre sempre con il terrore di sfigurare di fronte ad un seno più bello del nostro.Ma se vuoi puoi carezzare anche altre parti del corpo e mi farà piacere se mi troverai bella da toccare.

Brutolo ormai superato l’imbarazzo iniziale scese a carezzarle la schiena ed i fianchi incerto se spingersi oltre. Lucrezia senza imbarazzo presa la sua mano incerta l’aveva portata a sfiorarle i riccioli del pube mentre si distendeva per terra costringendolo ad imitarla.

-Ti piace quello che senti?
-Non crederai di essere la prima donna che tocco.
-Vorrei invece sperare di esserlo e credo che la tua carezza me lo confermi.Ci dovrà sempre essere per tutti una prima volta ed a me farebbe piacere essere la prima donna che la tua mano carezza.

Brutolo sorrise e cominciò a saggiare la morbidezza di quel bruno triangolo.

-Sai è questo il punto che a noi donne dà maggiore piacere, la tua mano sta suscitando in me piacevoli sensazioni e molte di più me ne darà se la tua carezza… si farà più audace -e così dicendo lo guidò all’interno di sé indicandogli in che modo carezzarla.

Con il membro teso allo spasimo Brutolo assaporò esplorandola la parte più intima di lei e si accorse, sentendosi bagnato, di aver raggiunto il punto culminante del piacere. Lucrezia alla quale non era sfuggito quanto era accaduto lo rimproverò affettuosamente.

-Tu hai avuto il tuo piacere. Io no. Vuoi aiutami a raggiungerlo?
-Certo che lo voglio…ma…
-Vedi questo è il punto segreto di una donna. Carezzalo lentamente con un dito.Sì..così va bene. Senti come il mio intimo si apre per te, è il segno che la tua carezza sta facendo di me una donna felice. Non smettere.

Brutolo sopraffatto dal mondo che andava scoprendo non avrebbe certamente smesso anche perché sul viso di Lucrezia poteva ormai leggere il progressivo montare del piacere. Con gli occhi chiusi Lucrezia coprì la mano di Brutolo con la sua spingendola ad una più profonda e conclusiva carezza e raggiunse il piacere che distese il suo viso già sognante. Quando Lucrezia si riscosse Brutolo le pose la domanda che sentiva urgere in lui.

-Posso carezzarti ancora? Insegnami!
-Con piacere, ma promettimi di non essere impaziente. Ci sono molti modi per un uomo ed una donna per prendere il loro piacere e non vorrei essere una maestra frettolosa. Dovrai progressivamente imparare, ma con calma, perché in queste cose è più bello per entrambi se si arriva a raggiungere insieme il piacere.Non è cosa consueta e purtroppo molti uomini lo ignorano o vogliono ignorarlo.Un egoista non farà mai contenta la sua donna.Tienilo a mente.

Parlando Lucrezia lo aveva liberato dei vestiti ed entrambi nudi si carezzarono scoprendo di essere pronti entrambi per la lezione successiva. Lucrezia tenne fede alla promessa di essere una buona maestra, frenò quando necessario la sua giovanile impazienza, lo guidò nella più antica posizione dell’amore e si aprì a lui con la gioia che quel corpo giovane e il piacere della sua iniziazione avevano risvegliato in lei.

-Potrò rivederti ancora da sola? Potremmo farlo ancora?
-Certo se tu lo vorrai. Io dal canto mio sono già sicura di volerlo.

E gli incontri si ripeterono e Brutolo percorse con la massima naturalezza le varie tappe della sua iniziazione sessuale. Lucrezia a sua volta paga di quanto riceveva fu un’insuperabile maestra, spontanea, composta ed audace ad un tempo. La sua frase che in seguito Brutolo avrebbe sempre ricordata e della quale l’avrebbe più volte ringraziata fu quel sussurrato “Dolcemente, dolcemente” che gli insegnò il modo di raggiungere il suo piacere insieme a quello della sua compagna. La loro relazione si protrasse a lungo e fino al giorno che Brutolo sentì sua madre annunciare che Lucrezia avrebbe lasciato la casa avendo ottenuto il permesso, da donna libera quale era da poco diventata, di sposare un colono irpino che frequentava la loro casa. Quella partenza gli sembrò un tradimento e ne chiese spiegazioni a Lucrezia.

-Non rimproverarmi Brutolo. Sposare un colono benestante ed avere una mia famiglia è il più grande sogno che da schiava potessi sognare. Devo molto a tua madre che oltre alla libertà mi ha concesso il permesso di seguire il mio futuro sposo. Tu sei giovane ed il tuo mondo non è il mio, è giusto che le nostre strade si dividano. Sono stata felice di stare con te e spero che tu non mi scordi come io certamente non scorderò te. La nostra storia finisce senza che nessuno di noi ne abbia sentito il peso, imparerai che questo è il modo migliore.

Brutolo in cuor suo sentì di doverle dare ragione e di doverle molto per quanto gli aveva insegnato. Con lei aveva scoperto ed esplorato, senza passare attraverso sotterfugi, timori, incomprensioni, falsi pudori e quant’altro avrebbe potuto capitargli e forse segnare i suoi futuri rapporti, uno dei più importanti mondi segreti. Il loro era stato un pulito e paritetico rapporto che gli aveva evitato di conoscere la brutalità di un rapporto preteso e non condiviso o peggio ancora un rapporto interessato e frettoloso. Lucrezia gli aveva dato le certezze e l’esperienza che, quale sarebbe stata la sua vita, lo avrebbero guidato in quello che intuiva il non facile campo dei rapporti fra i diversi sessi. Conseguentemente, accettò la situazione e, partita Lucrezia, riversò la sua giovanile esuberanza sulla futura formazione militare.

Quando suo padre aveva condiviso la sua aspirazione di diventare un soldato, come era consuetudine, lo aveva affidato alle cure di un veterano che con lui aveva diviso numerose esperienze e che ora l’età e una grave ferita avevano costretto a casa. Anio, così l’uomo si chiamava, aveva accolto con gioia quel compito che gli permetteva ancora di sentirsi utile e si era rivelato un buon maestro. Il vecchio veterano, avendo perso il suo unico figlio in guerra, viveva ora con i due nipoti e Corfinio, il suo nipote maschio, era da tempo l’inseparabile amico di Brutolo. Coetanei avevano sempre sognato di servire in armi il loro paese e da sempre avevano fantasticato di un loro glorioso futuro ricco di battaglie e di onori. Per ore ripercorrevano la storia delle più famose battaglie del popolo sannita, conoscevano i nomi dei più importanti comandanti e, quando la memoria non li aiutava, ricorrevano al nonno di Corfinio che conservava vivissimo il ricordo delle battaglie cui aveva preso parte ed i racconti di quelle che, a sua volta gli erano state descritte, in tanti anni di servizio, da altri veterani. Altro argomento di conversazione era il parlare di donne sopratutto dopo che Brutolo aveva messo al corrente l’amico delle sue esperienze con Lucrezia. Corfnio, ancora inesperto in quel campo, lo assillava spesso con richieste di descrizioni e di sensazioni.

-Ma come fai a sapere che il tuo trave non le facesse male?
-Se sai preparare una donna e se lei desidera quanto te farlo si apre all’uomo come una forma di burro ad un coltello.
-Ma quando raggiungono il piacere hanno un getto come il nostro?
-In loro è diverso perché diverse sono le loro parti segrete. Quel che è certo che dai loro movimenti, dai loro occhi e dalle parole che pronunciano, quasi fossero fuori di se, si può essere certi del fatto che abbiano raggiunto il piacere. E per di più, a differenza di noi, possono godere più volte prima che noi si possa raggiungere il nostro piacere.
-E quando ti prende il trave in bocca?

A Brutolo piaceva vantarsi della sua esperienza e dell’ acquisita familiarità con le cose del sesso, ma tuttavia cercava egualmente di mantenere sulle stesse un certo riserbo.

-Invece di fare tante domande perché non ti cerchi una donna ed impari senza pormi tante domande?
Noi siamo poveri lo sai. In casa mia non ci sono schiave e seppure ne avessimo una sarebbe sicuramente vecchia e brutta. Le ragazze poi, quelle per bene, non consentirebbero mai di farsi toccare da noi ragazzi, figurati poi da me che lavoro la terra per conto d’altri. Altrettanto dicasi per le vedove disponibili! Penso che se non sarà una guerra ad offrirmi l’occasione di violentare una donna morirò vergine. Non temo di morire in guerra ma se dovesse succedere spero solo di aver prima potuto possedere una donna.

Poi aveva aggiunto tra lo sfiduciato ed il mortificato.

-Ho pure cercato di spiare la mia gemella Ania per farmi almeno un’idea ma oltre alla vergogna di essere stato scoperto ho pure dovuto assaggiare la frusta e per giorni ho dovuto dormire sulla pancia. Sapessi quanto è scomodo!

Quando Mamerco partì per raggiungere Staio Mina, Brutolo, sia pur a malincuore, dovette convenire che i suoi undici anni non gli avrebbero mai consentito di partire con lui né di prendere parte ad operazioni militari di qualunque tipo. Cercò disperatamente, purtuttavia, di offrirsi per compiti di non combattente ma le sue richieste non furono prese in considerazione. L’aiuto del padre, sul quale aveva molto contato, gli fu egualmente negato.

-Figlio mio per quanto sia in parte pronto devi ancora completare e il fisico e la preparazione. Una campagna di guerra comporta grandi fatiche fisiche, grandi marce, il peso di armi e di carichi pesanti e tutto questo spesso fiacca anche le persone adulte. Pazienta fino al raggiungimento dell’età virile ufficiale e sarai più che mai pronto. A suo tempo, quando anch’io ero giovane ed impaziente, mio padre mi disse “l’occasione certo non ti mancherà” e fu buon profeta. Lo stesso oggi dico a te. Approfitta del tempo che ancora hai per apprendere dallo zio Ovio le tante cose che, altrettanto utili, ti sta insegnando. Non avere fretta figlio mio, dai tempo al tempo.

Rassegnato accettò la decisione e sfogò la sua foga giovanile in scontri simulati con Corfinio che spesso finiva per protestare per la sua irruenza.

-Sempre finti duelli! Vincessi almeno qualche volta!Non potremmo andarcene al fiume a prendere un bagno e sperare di incontrare delle donne spogliate?

Ma la prolungata assenza dei giovani impegnati nelle campagne militari costrinse Brutolo a prendere, sia pur controvoglia, il loro posto nelle consuete attività civili che non potevano subire un rallentamento. In tutto ciò aveva sempre al suo fianco l’inseparabile Corfinio e prese a frequentare più spesso la sua casa dove a loro si univa sovente Ania la gemella del suo compagno. Essendo orfana della madre e sola donna nella casa del nonno, Ania era sempre indaffarata per mandare avanti la casa e per preparare i pur semplici pasti per i suoi uomini e per lo stesso Brutolo che sempre più spesso si tratteneva a pranzo da loro, non rendendosi conto dell’aggravio che la sua presenza costituiva per quella povera tavola. Quando, vergognandosi realizzò che la sua presenza alla tavola di Anio costituiva per lui un onere del quale però non si sarebbe mai lamentato, fece in modo di andare a trovare gli amici portando loro, con poco credibili scuse, qualche provvista ed in pari tempo convinse sua madre a trovare al nonno un lavoro, non molto impegnativo, nelle scuderie.

Pur essendosi impegnato ad obbedire agli ordini paterni, fu spesso tentato di abbandonare tutto e presentarsi ad una unità combattente certo che in tanta confusione nessuno avrebbe dato peso alla sua età o dubitato se si fosse aumentati gli anni. Qualcuno dei suoi coetanei lo aveva già fatto ma, sia pur a malincuore non si sentì di farlo perché sarebbe venuto meno alla promessa fatta al padre o comunque avrebbe tradita la sua fiducia. Ma per sua fortuna venne formata una milizia locale con base territoriale e questo embrione di vita militare colmò in parte il suo desiderio di evasione tanto più che il comando fu, in virtù dei suoi numerosi anni di militanza nelle truppe sannite combattenti, affidato al vecchio nonno Anio anch’egli nuovamente felice di tornare ad una parvenza di quella che per tanti anni era stata la sola vita che conoscesse.

Nel frattempo le notizie che giungevano dai vari fronti di guerra annunciavano la vittoria riportata a Calatia e il conseguente ruolo avutovi da Mamerco, e poi il successivo ed altrettanto vittorioso scontro di Nola. Come una doccia fredda arrivò poi la notizia della sconfitta a Campus Stellatis e non meno preoccupante fu apprendere che per la prima volta le truppe romane erano entrate nel Sannio conquistando Bovianum. Le successive informazioni lasciavano intravedere la possibilità che a breve si potesse trattare la pace e questo gelò particolarmente i giovani miliziani ormai certi di un loro prossimo impiego in veri reparti combattenti.

Ma nonostante si parlasse di pace il reparto di Brutolo ebbe la sua prima occasione di misurarsi con reparti romani sguinzagliati a razziare in territorio sannita e, per quanto di modeste proporzioni, lo scontro fu vissuto da Brutolo e dai compagni come un evento memorabile. Brutolo e Corfinio finalmente poterono mettere in pratica il frutto di tanto rigoroso addestramento e la soddisfazione di uccidere, o forse credere di avere uccisi, i loro primi nemici in combattimento. A scontro finito vollero volutamente ignorare, come fatti irrilevanti, le urla dei feriti e l’immobilità dei morti quasi che questo non facessero parte dello scenario al quale un giorno, e su ben più vasta scala, si sarebbero dovuti abituare. Al rientro vennero festeggiati come veterani reduci da una importante e vittoriosa battaglia e Brutolo fu tra i pochi che poté esibire, oltre allo splendido scudo regalatogli dal padre, una insegna tolta al nemico che, su suggerimento dell’onnipresente Ovio, dedicò agli dei del tempio. La stessa Aracoeli cessato il suo trepidare al ritorno del figlio lo salutò con orgoglio esagerando volutamente la portata dello scontro ed il coraggio dei giovani che vi avevano preso parte.

Ania visse in piena sincerità la grande emozione del ritorno dei suoi eroi baciando Corfinio su di una guancia e catapultandosi poi nelle braccia di Brutolo che, orgoglioso, la strinse al petto e poi, quasi senza rendersene conto, baciò sulla bocca così come aveva imparato a fare con Lucrezia. Quel bacio, frutto di uno slancio gioioso e privo di ogni spinta sentimentale, in pratica trasformò la loro amicizia in amore. Da quel giorno divennero inseparabili e Corfinio, sentendosi messo da parte, li lasciò sempre più spesso soli adducendo reali o pretestuosi impegni. Ma sia Corfinio che il nonno leggendo l’amore negli occhi dei due giovani soffrirono consapevoli della loro appartenenza a mondi diversi e non convergenti e temendo, soprattutto, che Ania un giorno si sarebbe dovuta dolorosamente riscuotere da quel sogno tornando alla realtà. Ma tutto ciò era lontano dai pensieri dei due giovani troppo occupati a scoprire le loro nuove ed entusiasmanti sensazioni. Quando anche Mamerco fu rientrato, spinto dalla vigile Aracoeli ad osservare Brutolo ed Ania nei loro comportamenti, comprese, come già aveva compreso Aracoeli, la spontaneità e la forza del legame che li univa. Così come Brutolo era diventato una presenza familiare in casa di Ania, così Ania lo divenne in casa di Brutolo dove fu accettata come una di famiglia.

I due giovani formavano una bellissima coppia.

Lui alto e robusto più dei suoi sedici anni, con una barba che cominciava ad ombreggiargli le guance, esprimeva dagli occhi nocciola chiaro un atteggiamento sempre vigile ed attento che si addolciva solo in presenza di Ania. Ormai esperto nell’arte militare continuava ad assorbire ogni possibile insegnamento che, a sua volta, con l’aiuto di Corfinio trasferiva ai componenti della sua personale vereia che, voluta per lui da suo padre, dimostrava un alto grado di affiatamento proprio in virtù del forte legame che aveva sempre legato Brutolo ai suoi coetanei.La sua posizione di comandante, se anche sicuramente gli derivava dal suo stato sociale e dall’essere figlio di Mamerco trovava anche, se ce ne fosse stato bisogno, giustificazione nella maggiore esperienza e preparazione e dalla personale conoscenza che aveva del carattere e delle doti individuali di ogni compagno.

Ania alta quanto Brutolo aveva lunghi capelli ramati, occhi verdi e vivaci sempre pronti ad illuminarsi di entusiasmo e di gioia ed una bocca grande e sensuale sempre pronta al sorriso.Le sue forme erano piene e ricche di grazia e quando camminava sprigionava una grazia felina e verginale ad un tempo.

Il particolare legame con Brutolo aveva naturalmente fatto di Corfinio il suo più diretto collaboratore e, anche se qualcuno dei giovani delle famiglie di più antica tradizione avrebbe potuto pretendere di ricoprire quell’incarico, nessuno aveva trovato nulla da eccepire e Corfinio era, molto discretamente, fiero del suo ruolo perché in pratica equivaleva ad un miglioramento sociale in una comunità dove difficilmente avveniva una osmosi tra una classe e l’altra anche se nulla espressamente lo impediva.

Quando Mamerco, in base all’incarico ricevuto dal Consiglio, riuniva per addestramento le varie vereie della Pentria non poteva non notare come quella del figlio, fra l’altro divenuto in tutto e per tutto il suo più diretto collaboratore, fosse la migliore nonostante venisse da lui espressamente sottoposta, proprio perché affidabile, alle prove più impegnative.

Nel tempo che Brutolo e Ania passavano insieme erano soliti tenersi per mano, quasi non potessero fare a meno di quel contatto, e i loro occhi e sguardi erano il chiaro specchio dell’amore che li univa. Dopo quel primo bacio avevano preso a baciarsi sempre più spesso scoprendo la gioia che ne ricavavano. Solo dopo molto tempo sembrò loro che i baci fossero diventati insufficienti e le loro mani si spinsero timidamente alla scoperta dei rispettivi corpi e a questo punto sembrò naturale ad Ania offrire il seno ai baci ed alle carezze dell’amato. Ania ben sapeva dell’esperienza precedente di Brutolo e Lucrezia e ne provava una estrema gelosia perché avrebbe desiderato essere lei la sua prima donna come sicuramente lui sarebbe stato, di questo era sempre stata sicura, il suo primo ed unico uomo. Questa gelosia, della quale si vergognava e che non avrebbe mai ammessa, le impedì a lungo di permettere a Brutolo quelle carezze più audaci delle quali sentiva crescere in se, come del resto in Brutolo, l’urgenza e se da un lato era contenta che Brutolo accettasse di buon grado i limiti che lei gli imponeva alle volte avrebbe invece voluto che lui la spingesse deciso verso le stesse esperienze che aveva già condiviso con Lucrezia. Sapeva però che Brutolo non l’avrebbe spinta a passi successivi per il rispetto che provava per lei che invece sentiva crescere il desiderio di toccarlo laddove la tunica mostrava la sua tesa virilità ben diversa da quella, occasionalmente sotto i suoi occhi, del fratello. Era l’amore che procurava tale trasformazione? Era il desiderio di lei che tendeva il membro del suo adorato? Certamente doveva essere quella la ragione perché nella sua differenza femminile le sue parti più intime le trasmettevano chiari messaggi che dovevano essere l’equivalente femminile di quanto non poteva non osservare in lui. Quando la bocca di Brutolo si soffermava sui suoi seni e sui capezzoli sentiva ondate di calore al ventre e sentiva che il suo intimo si inumidiva quasi a volerle segnalare che era pronta ad accogliere l’uomo che amava. Essendo nata e vissuta in campagna non aveva dubbi su quello che sarebbe stato il passo conclusivo ma immaginava che nel mondo degli umani si sarebbe arrivati a quello attraversando una serie di ulteriori preliminari a lei sconosciuti e che stimolavano la sua curiosità e con essa il suo desiderio. Ma tanto più desiderava di completare il loro rapporto tanto più se ne ritraeva. Ma era inevitabile che le esigenze di due corpi giovani alla fine dovessero prevalere.

Il tutto avvenne in un giorno d’estate subito dopo il raccolto. Brutolo come sempre si era offerto di aiutarli nel lavoro di mietitura ed ora il grano raccolto in grandi fasci aspettava di essere trasportato a dorso d’asino al posto tradizionalmente usato per la successiva trebbiatura. Era a torso nudo, coperto solo da una semplice fascia intorno ai fianchi, come sempre abbronzato e con la muscolatura lucida del sudore del lavoro appena ultimato. Durante il lavoro al suo fianco Ania non aveva potuto staccare gli occhi da lui dai suoi muscoli in movimento mentre i suoi sensi tesi percepivano prepotente il suo odore esaltato dalla fatica e si era dovuta spesso trattenere dall’impulso di carezzarlo. Rimasti soli Brutolo si era steso sotto un albero distendendo la tunica non usata per far sdraiare al suo fianco Ania. Ania comprese che il gran momento tante volte rinviato era arrivato, si sedette vicino a lui e la sua mano corse a sciogliere la fascia che cingeva i fianchi di Brutolo mentre inconsciamente scioglieva i suoi lunghi capelli quasi a sottolineare l’ineluttabilità del passo successivo. Brutolo le lesse negli occhi la tanto attesa decisione ed il membro si tese verso la donna amata.Lentamente ed ancora in piedi vicino a lui Ania si liberò a sua volta dei vestiti lasciando che i suoi occhi si impadronissero della giovanile bellezza del suo corpo.Poi fu al suo fianco entrambi storditi dalla novità della situazione ma privi di ogni imbarazzo.

-Non possiamo più lottare contro noi stessi– sussurrò Ania mentre le mani di Brutolo percorrevano il suo corpo. Sfuggendo con le labbra a quelle di lui sentì di dovergli assicurare il suo amore quasi a tranquillizzare più se stessa che lui che certo non ne dubitava.

-Non importa se sarà un errore -bisbigliò- Ti desidero troppo e ti ho fatto soffrire troppo a lungo.
Un errore?-la interrogò Brutolo
-E’ probabile. Mia madre mi ha cresciuta dicendomi che una donna povera, come sola dote al marito, può portare la sua purezza.
-E con questo?
-La mia verginità oggi sarà tua perché lo voglio. Forse quando sarai stanco di me non troverò più un uomo libero che mi voglia, ma non importa, ho fatto la mia scelta e ne sono felice e poi…poi non penso di voler un altro uomo dopo di te. Prendimi, lo desidero troppo.

Brutolo si sentì gelare ed il membro eretto declinò rapidamente. Le parole di Ania, del tutto inattese, lo portavano a considerare quanto di vero poteva esserci nelle parole di lei. Nella loro società, lo realizzava solo ora, le unioni fra uomini e donne avvenivano, per regola tacita, fra appartenenti alla stessa classe sociale e questo non era certo il loro caso. Ania lo implorò nuovamente pur constatando il declino del suo desiderio.

– Stringimi fra le tue braccia, devo forse supplicarti? Non hai detto sempre di amarmi? Perché il tuo corpo sembra non volermi più?

Ciò dicendo si era tirata in piedi nuda di fronte a lui quasi volesse chiedere al suo corpo di risvegliare il suo amore. Ma Brutolo rimase immobile ed in silenzio.

-Allora è vero, non mi vuoi, il tuo corpo parla per te. Devo pregarti? Lo farò! Ti desidero da così tanto tempo che non posso più aspettare! Voglio diventare donna fra le tue braccia, lo capisci? Non avrei potuto farlo con nessun altro perché ti amo da quando ero bambina.

Brutolo si riscosse levandosi in piedi e coprendo, quasi vergognandosene, la sua inerte virilità. Si rivestì e fuggì via per dare da solo libero sfogo alle incomprensibili lacrime che sentiva di non poter trattenere, lui che non aveva mai pianto. Rientrato in tutta fretta a casa e non curandosi di avere l’aria sconvolta cercò il padre. Lo trovò sotto il pergolato mentre chiacchierava con sua madre tenendosi per mano.

-Scusa padre ed anche tu madre, vorrei parlarvi.
-Eccoci qui figliolo!
-Padre io amo Ania!
-Questo lo sappiamo tutti. Non riuscireste a nasconderlo neanche ad un cieco.
-La voglio per moglie!
-Chiediglielo, non credo che ti rifiuterà.
-Ma…..
-Ma, cosa? Mi sembra normale che tu voglia sposare la donna che ami.
-Ma la famiglia di Ania…? Suo nonno lavora una terra che non è sua e loro sono poco meno che poveri.
-Ed allora? Anio è un brav’uomo e cosa importa se è povero? E Ania è così bella che se fossi più giovane e non avessi al mio fianco tua madre direi che sarei io stesso propenso a corteggiarla.

Brutolo era disorientato dalla piega del discorso. Dirigendo verso casa si era convinto che quanto Ania gli aveva detto fosse vero. I loro mondi erano troppo diversi e le regole che vigevano in quei mondi rendeva impensabile una loro unione mentre nulla gli avrebbe invece impedito di farne semplicemente la sua donna senza alcun vincolo ufficiale. Era convinto di essersi chiaramente espresso con i suoi genitori. Aveva detto “voglio Ania per moglie” ne era certo. Ed il padre aveva ribattuto divertito “chiediglielo”. Qualcuno di loro non doveva aver afferrato il problema! Guardò i genitori e vide che lo guardavano sorridenti e felici. Mamerco intuì i pensieri del figlio ed avvicinandoglisi gli confermò con un più lungo discorso la sua approvazione.

-Sposa la tua Ania e siate felici. Noi siamo gente di un certo peso in questa terra ed in questo paese e la nostra condotta c’impone delle regole. Ma proprio per quello che siamo e spero saremo possiamo permetterci, se non si offendono l’onore e la morale, di violare qualche legge che sia scritta o non. Viviamo in tempi difficili, la nostra vita è in pericolo come quella del nostro popolo e ritengo giusto che tu rivendichi il tuo diritto alla felicità e che io sia d’accordo con te. Quello che vuoi non sarà certo una violazione al tuo onore o ad una legge divina. Forse qualcuno potrà trovare la tua scelta diciamo….un po’ non ortodossa e non proprio in linea con la tradizione, ma vale poi così tanto rispettare una tradizione che può solo portare infelicità? Sposa Ania ed hai fin d’ora la nostra benedizione. La tua scelta è la migliore che da genitori potessimo augurarci perché sembrate fatti l’uno per l’altra. Prendi la felicità dove la trovi perché credo che in questo nostro mondo ce ne sarà sempre meno. Prendila e godila finché dura. Ricorda di non venir meno solo a due regole il tuo onore ed il rispetto degli dei, il resto è solo frutto di convenzioni.

Mamerco si stupì del suo lungo e a sua volta poco ortodosso discorso. Avrebbe voluto aggiungere che l’uomo e la donna sono fatti per amarsi più che per prendere reciprocamente il piacere. Avrebbe voluto dirgli quanto a lui fosse un tempo mancato l’amore scoperto poi in età troppo adulta per goderne la gioia con un cuore giovane. Ora sapeva di amare la moglie, gli c’erano voluti anni per ammetterlo con se stesso e proprio questo lo spingeva a riconoscere il diritto dei due giovani di goderne senza porsi problemi. Aracoeli, ben conoscendo Mamerco, comprese quanto stava pensando durante quella lunga pausa e si avvicinò a lui posandogli un bacio su di una mano quasi a ringraziarlo per quella che intuiva fosse anche una dichiarazione d’amore nei suoi confronti. Poi si avvicinò al figlio stringendolo forte a se.

-Corri da Ania, portale la nostra benedizione e dille che l’aspettiamo come una figlia, ma no ..dille che le vorremo bene per tutto l’amore che saprà darti..dille..insomma corri da lei e facciamola finita.

E Brutolo corse con una velocità superiore a quella che aveva impiegato poco prima nel percorso inverso.Travolse al suo arrivo Corfinio chiamando a gran voce Ania e si fermò solo quando dopo tanta irruenza comparve Anio.

-Anio, vecchio nonno, voglio sposare tua nipote!
-Ma che sciocchezze vai dicendo. Torna in te ragazzo, oggi il sole deve averti dato alla testa!
-Ho la benedizione dei miei genitori nonno.Mi hanno detto che aspettano Ania e tutti voi per festeggiare E’ vero nonno, incredibile ma vero ma il Sannio cambia e..in nome dell’amore.

Corfinio, attonito in un angolo, ringraziò mentalmente gli dei per aver dato a quella gente un po’ di buonsenso e di aver permesso alle persone che più di ogni altra amava di essere felici. In tutto questo la grande assente era Ania che però era arrivata in tempo per ascoltare tutto quanto era stato detto. Fu il suo momento di gettarsi verso Brutolo e travolgerlo.

-Dimmi che è vero Brutolo!Non burlarti di me!
-E’ vero Ania, sarai la mia sposa!

E piansero entrambi di gioia uno nelle braccia dell’altra scambiandosi piccoli baci famelici.

Sia resa grazie agli dei-sussurrò Anio- ora potrò chiudere gli occhi in pace.-e poi ad alta voce aggiunse- Non so quanto conti ragazzi ma voglio darvi anch’io la mia benedizione.

Con una gran festa alla quale non potevano mancare Ovio e Paculla, Ursidio e la sua numerosa famiglia composta di sole donne, oltre ovviamente a numerosi ospiti venuti da ogni parte del paese, l’unione venne ufficializzata davanti agli dei ed agli uomini. Gli auspici di Ovio assicurarono che l’unione sarebbe stata benedetta dagli dei e che presto sarebbe stata allietata dalla nascita di un maschio. Brutolo ed Ania erano raggianti e Mamerco ed Aracoeli furono più che mai certi di aver presa la giusta decisione.Come regalo dei genitori gli sposi ottennero le proprietà che Ursidio aveva sempre gestito per il fratello e delle quali Mamerco non aveva mai usufruito essendo rimasto a vivere nelle proprietà della moglie.Al regalo di Mamerco Ursidio volle contribuire, visto che utilizzava la casa avita, costruendo una villa su di una collina che dominava il lago così caro a Tauro e Paculla. E così la famiglia ancora una volta sarebbe ritornata sulla terra avita come già Tauro aveva fatto anni prima. Nella nuova casa Brutolo e Ania conobbero l’amore e concepirono il loro primo figlio. Mamerco ed Aracoeli, informati della grande notizia che era in arrivo un nipotino, accorsero per testimoniare la loro gioia.


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

 

 

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