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Cap. 31 – I rivali di Roma – Mamerco

Storia, guerre, passioni nei trecento anni di lotta dei Sanniti, i veri rivali di Roma

 Storia romanzata [1] di Paride Bonavolta

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Fine 315 e 314 a. C. – Mamerco torna a casa per un breve congedo – Tornato sul campo di battaglia l’esercito Sannita con a capo Gavio Ponzio e, in seconda, Mamerco, viene spostato al sud per contrastare lo sbarco a Taranto degli spartani – I Romani ne approfittano per dare una dimostrazione della loro possente forza.

Guerre Romano-Aurunce

 I rivali di Roma – Mamerco – Parte trentunesima

Inverno 315-314 a. C. – Mamerco chiese ed ottenne un breve congedo di due mesi per tornare a casa. D’altro canto pur mantenendosi l’esercito in stato di mobilitazione si erano stabiliti turni di avvicendamento che consentissero al maggior numero possibile di combattenti di far ritorno alle proprie case per un periodo di riposo o per riavviare attività troppo a lungo trascurate ed indispensabili al buon andamento dell’economia nazionale. Al suo rientro Mamerco gioì riabbracciando Aracoeli ed il piccolo Brutolo che trovò notevolmente cresciuto. Brutolo, forse perché colpito dalla brillantezza dell’armatura paterna e dai vivaci colori delle sue insegne e delle piume dell’elmo, sembrò particolarmente felice di riabbracciarlo. Aracoeli, consapevole del breve periodo di congedo dello sposo, trascurò “in modo vergognoso”, come lei stessa dichiarava, gran parte delle attività quotidiane per dedicarsi al marito non senza però aver pianificato un rigoroso calendario di quelli che riteneva essere i loro “doveri sociali”. Non mancò, per completare la riunione di famiglia, l’arrivo sempre gradito di Papia ed Ovio cui Mamerco si sentiva molto legato al di là del rapporto di parentela che li univa. Con stupore Mamerco notò di trovarsi perfettamente inserito nel suo sereno ambiente familiare e di non rimpiangere, come aveva creduto, la vita del campo ed i suoi impegni a lui molto più familiari. Tra i suoi doveri ci furono le visite alle famiglie dei suoi soldati per portare conforto ed aiuto a quelle che piangevano un caduto o per portare notizie e parole di assicurazione a quelle dove i suoi uomini non sarebbero, per il momento, potuti ritornare.

Prima di tornare a Terventum andò a trovare Ursidio per conoscere, fra l’altro, le due figlie che erano nate e che non aveva ancora conosciute. Ursidio, come sempre molto meticoloso, volle rassicurarlo circa la sua amministrazione dei beni in comune rinnovando la più completa disponibilità a continuare ad interessarsene e garantendo ogni possibilità di concreto aiuto ad Aracoeli laddove fosse stato necessario.

Qualche giorno della breve licenza Mamerco dovette spenderlo anche a Bovianum per riferire al Consiglio sulle operazioni concluse ed in corso e per pianificare operazioni di reclutamento ed approvvigionamento. Durante le riunioni del Consiglio notò, con evidente soddisfazione, di godere di un’alta considerazione da parte di quel consesso che indiscutibilmente vedeva in lui uno dei propri comandanti più affidabili e di sicura esperienza sul quale fare affidamento alla inevitabile ripresa delle operazioni. A Bovianum, con altrettanto piacere, constatò anche la posizione di rilievo e di personale prestigio raggiunta, come del resto era prevedibile, da Ovio da tempo subentrato negli alti incarichi che erano stati di suo padre. Con altrettanto piacere constatò l’armonia dell’unione tra Papia ed Ovio e la loro visibile felicità nonostante che, come Aracoeli lo aveva informato, i due giovani si erano dovuti rassegnare all’idea che dalla loro unione non sarebbero loro potuti nascere figli. Lo stesso Ovio, sicuramente grazie alla presenza della moglie ed alla sua naturale disponibilità verso il prossimo, sembrava aver abbandonata quell’ austerità che era frutto della severa educazione paterna. Una doverosa visita al tempio maggiore gli offrì infine un quadro significativo del particolare momento storico perché traboccava letteralmente dei trofei strappati ai nemici, ora dedicati agli dei, e di offerte votive provenienti da ogni parte del Sannio. Si divertì agli spettacoli tenuti nel grande anfiteatro dove, sia pure con una notevole dose di ingenuità, venivano rappresentati lavori teatrali basati sugli episodi di Caudium e di Latulae e, assistendo a tali spettacoli, non poté non stupirsi che quelle battaglie da lui vissute in tutta la loro crudezza potessero ora formare oggetto di un divertimento che i presenti sembravano gradire forse per tranquillizzarsi che lontano, dove si combatteva, tutto procedesse per il meglio.

Il periodo trascorso a Bovianum fu soprattutto, in avvenire, legato agli appassionati abbracci di Aracoeli che, affidato totalmente il piccolo Brutolo alla cognata, aveva a suo dire spudoratamente dichiarato di volere seguire Mamerco ed averlo tutto per sé “per ricompensarlo della sua lunga astinenza e per rimandarlo al campo così distrutto da non voler per lungo periodo pensare ad altre donne”. Con il tempo il rapporto con Aracoeli era diventato sempre più importante e cominciava a chiedersi se quello che provava potesse definirsi amore. Pur essendo certo che i loro rapporti fossero evoluti da tempo in quella direzione, almeno per quanto lo riguardava, continuava a rifuggire dall’accettazione di questa realtà e, pur nella sempre più completa intimità fisica e psicologica, i suoi stati d’animo non venivano in alcun modo tradotti in parole. Parole, ne era sicuro, che comunque nulla avrebbero potuto aggiungere alla completezza del loro rapporto.

Inesorabile giunse il giorno della partenza e sulla via del ritorno meditando sulla quieta felicità dei giorni passati si consolò al pensiero di aver finalmente goduto di una serie di piacevoli sensazioni che avevano senza dubbio addolcito il suo animo tanto da fargli pienamente apprezzare la vita tranquilla, ed ad un tempo intensa, che aveva vissuto in famiglia. Alla consapevolezza di combattere per il proprio paese e per la propria gente si era aggiunta, o rafforzata, anche la consapevolezza di combattere per la propria famiglia.

314 a.C. Ripresa la quotidianità della vita al campo questa si rivelò tutt’altro che monotona perché se anche non erano previste a breve operazioni su vasta scala erano frequenti limitati scontri in quanto entrambi i contendenti volevano dimostrare di non aver abbassata la guardia. L’argomento principale di ogni discussione verteva principalmente sulla situazione in Apulia e sulla brutale decimazione dell’elemento filo-sannita operata in vista dello insediamento di una colonia romana. Ma su quello stesso fronte altri avvenimenti preludevano a ulteriori sviluppi per le voci di uno sbarco a Taranto di Acrotato, figlio del re di Sparta Cleomene II. Il timore generale era che questo condottiero greco, chiamato da Taranto a difesa dei propri interessi, avesse avuti contatti con i romani per minacciare il Sannio alle spalle. La situazione portò quindi alla decisione che buona parte delle truppe di Gavio Ponzio si spostassero sul fronte meridionale e Mamerco seguì il suo comandante come comandante della cavalleria e vice comandante dello stesso Gavio Ponzio. L’ordine non fu comunque ben accolto perché avrebbe comportato un indebolimento del fronte del nord dove invece i risultati raggiunti potevano, alla ripresa delle operazioni, mettere in grave difficoltà la stessa città di Roma.

Non ci voleva proprio questo!-sbraitò Gavio Ponzio ricevendo l’ordine- o almeno finché non si fosse chiarita la posizione che gli Etruschi intendono tenere.
Ma si decideranno mai gli Etruschi a scendere in campo?-aveva replicato Mamerco- L’occasione favorevole l’hanno già avuta alla fine dell’anno passato quando era chiaro che Roma non si sarebbe potuta difendere su due fronti. E che hanno deciso?
Forse hai ragione. L’altro giorno ho parlato con Pomponio Satrio che ha condotto le trattative con gli Etruschi e che mi ha riferito che, se da un lato sarebbero disponibili ad affiancarci, dall’altro temono di favorirci memori di quanto, in loro danno, a suo tempo abbiamo fatto in Campania.
Lo vedi? Eppure senza di noi, anche se dovessero intervenire al loro fianco i Galli, non potranno mai sperare di affrancarsi da Roma.
Non è me che devi convincere. Noi vediamo la cosa da soldati, loro ragionano da politici.
Ma purtroppo alla fine è a noi soldati che si chiede di risolvere i problemi rischiando la vita nostra e dei nostri uomini.
Purtoppo, dopo Latulae avremmo dovuto ignorare gli ordini ricevuti e tentare un’iniziativa diretta su Roma, ma come è possibile per un soldato disubbidire ad un ordine anche se lo reputa sbagliato? In barba ai politici, all’inverno ed ai tentennamenti degli Etruschi oggi tutto avrebbe potuto essersi risolto e forse gli stessi Etruschi, dopo averci fatto sostenere gran parte dello scontro, si sarebbero decisi a scendere in campo se non altro per non darci tutto il merito e per dividere le spoglie del nemico.
-Purtroppo quando abbiamo mosso le nostre riserve all’ordine di interrompere le operazioni il Consiglio, se lo ricordi, in pratica ci fermamente invitati ad occuparci dei nostri compiti di soldati e a non immischiarci nelle decisioni politiche non di nostra competenza.

Ormai in marcia verso il Sud, con l’animo amareggiato, non restava loro che cercare di immaginare quale sarebbero state le iniziative romane una volta che si fosse saputo, cosa che sicuramente sarebbe presto avvenuta, che le forze rimaste a Terracina, al comando di Staio, erano state ridimensionate.

E le notizie che temevano li raggiunsero mentre erano ancora in marcia.

Eravate appena partiti – riferì un trafelato messaggero – che il nostro campo è stato accerchiato da così tanti romani che sicuramente i nostri si sono dovuti battere in rapporto di uno contro dieci. Staio ed i nostri si sono battuti da leoni e credo che oggi più della metà dei cittadini di Roma e del Lazio stia piangendo i suoi morti, ma non è stato possibile fare molto e lo stesso Staio è caduto ucciso in battaglia. Dopo aver sconfitto i nostri, le legioni romane si sono divise in piccoli reparti ed hanno messo a ferro e fuoco l’intero territorio degli Aurunci (Il territorio degli Aurunci si estendeva a sud di quello del Volsci, tra il fiume Liri e il Volturno), piegando ogni resistenza con estrema crudeltà e durezza e c’è chi dice che oggi trovare un aurunco in vita sia come trovare un tesoro. Sora è stata ripresa e Capua si è riconvertita ai romani.

Amareggiati da queste seppur temute notizie i due comandanti ripensarono alle dure repressioni romane delle quali erano stati personalmente testimoni in più occasioni e il commento amaro, ma realistico, di Gavio Ponzio trovò Mamerco d’accordo.

– E’ questo metodo che finirà per rendere Roma sempre più grande.

Poi Gavio aveva chiesto ulteriori notizie del fronte appena lasciato.

– Le città a Nord di Roma che bene o male, chi più chi meno, ci avevano garantito un appoggio risplendono illuminate a giorno dalle pire sulle quali bruciano coloro che hanno sfidato Roma e le strade sono piene di croci, e di conseguenza di gente crocifissa, in numero tale che chiunque sia sano di mente penserà a lungo prima di pensare ad una eventuale futura rivolta per affrancarsi da Roma.

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Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

[1] (Nota di Enzo C. Delli Quadri) Quando molti anni orsono, Paride Bonavolta, mise mano a questo lavoro fu a lungo combattuto tra l’idea di “scrivere di storia” e quella di “romanzare la storia” per renderla più avvincente se vissuta da personaggi con la stessa interagenti. Scelse la seconda, anche perché, di storicamente definito, nonostante l’opera del canadese E.T. Salmon professore emerito alla Mc. Master University in Canada e di altri studiosi, c’è poco e quel poco rifà alla storia scritta dai romani, cioè dai vincitori. Cosicché, i Sanniti, dai loro scritti, non hanno ottenuto quella visibilità e giustizia che forse avrebbero meritato.

Attraverso la vita di 7 personaggi immaginari (Papio, Tauro, Mamerco, Brutolo, Murcus, Gavio, Herio), la storia dei Sanniti di Paride Bonavolta si dipana dal 354 a.C.(data del primo trattato dei sanniti con Roma) al 70 d.C. (morte dell’ultimo dei sette personaggi, quasi 20 anni dopo la Guerra Sociale). Ma, attraverso i ricordi del primo personaggio, Tauro, la storia riprende anche avvenimenti iniziati nel 440 a.C.

I sette personaggi della stessa famiglia, nell’arco di questo periodo, vivranno gli avvenimenti storici che contrapposero romani e sanniti nel contesto più generale degli avvenimenti della penisola italica interagendo quindi con personaggi famosi quali il re epirota Alessandro il Molosso, Pirro, Annibale ed infine Spartaco.

About Paride Bonavolta

Paride Bonavolta, agnonese nella testa, nel sangue e nel cuore, da anni è tornato a vivere in Molise con tanta voglia di mettersi a disposizione per il bene del territorio. Chiunque, interessato alle sue aspirazioni, può contattarlo tramite i seguenti contatti.  e-mail: paride.bonavolta@virgilio.it; cellulare: 335 6644839

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