Cap. 29 – I rivali di Roma – Mamerco

1
457

 Storia, guerre, passioni nei trecento anni di lotta dei Sanniti, i veri rivali di Roma

 Storia romanzata [1] di Paride Bonavolta 

Per Cap. 28 Cliccare Qui


318 – 316 a. C.Nascita di Brutolo – Reazioni di Roma all’umiliazione delle Forche Caudine – Nuovo Incontro con Emilia – Preparazione al nuovo scontro con Roma (la seconda guerra sannita, iniziata con piccole guerriglie nel 328, prosegue)

 I rivali di Roma – Mamerco – Parte ventinovesima

La nascita del figlio maschio, Brutolo, fu per Mamerco motivo di ulteriore gioia essendo atavico il sentimento che una discendenza maschile garantiva il legame di appartenenza ad una nazione, ad una tribù ed ad un’antica linea di sangue. Dovette ammettere che questa sua discendenza, che già nell’attesa lui aveva sempre vista maschile, veniva a completare quel qualcosa che aveva ricercato in Aracoeli. Finalmente il suo seme era passato a qualcuno che gli sarebbe stato concesso di stringere a sé a differenza di quegli altri due figli dei quali tutto ignorava e che certamente non avrebbe mai rivisto.

Per il nuovo nato aveva segretamente preparato, fin dall’annuncio di Aracoeli che erano in attesa di un figlio, una gran culla sulla quale aveva scolpito una bella testa di toro simbolo della sua stirpe e simbolo di suo nonno. Sempre per il figlio aveva comprato un cavallo e fatto preparare, per quando sarebbe stato grande, un grande scudo sul quale aveva fatto sbalzare ricorrendo al suo simbolo ed a quello di suo padre, un gigantesco toro avvinto da un serpente. Questo perché in cuor suo desiderava un figlio maschio nel quale già vedeva il guerriero che sarebbe diventato ed al quale lui, non appena fosse stato possibile, avrebbe insegnato tutto quello che un soldato doveva imparare.

Con grande gioia di Aracoeli sembrava che Mamerco non avesse occhi che per suo figlio e ricordava con piacere il giorno del parto quando Mamerco, impaziente, aveva atteso di vedere il figlio. Lei conoscendolo si era affrettata a porgergli il piccolo nato annunciandone il sesso. e Mamerco, raggiante, aveva alzato fra le braccia il figlio, quasi ad offrirlo alla protezione degli dei, ed Aracoeli dopo qualche istante aveva dovuto richiamarlo all’ordine.

Dovresti permettergli di riprendere il pasto interrotto. Pensa piuttosto a decidere un nome e di pregare Papia ed Ovio di raggiungerci così che si possano trarre gli auspici e compiere insieme un’offerta agli dei.
– Un nome? Non ci ho pensato e gli dei sanno con quanta impazienza ho atteso questo figlio!
– Forse temevi che ti avrei partorita una femmina? Credi che non sappia dei regali che hai cercato di preparare a mia insaputa per il tuo erede maschio?
– Non ti si può nascondere nulla. Ma tu come stai?
– Sto bene anch’io come un toro sannita. Il nome?
– Potremmo … … … avevo pensato che Brutolo potrebbe essere un bel nome se sei d’accordo.
– Ti ringrazio Mamerco hai saputo toccare il mio cuore con questa scelta.
– Tuo padre è stato un grande soldato e molto ha insegnato a me ed alla sua gente, mi sembrava giusto ricordarne il nome dandolo a nostro figlio. Ma dimmi come stai?
– Sto bene soldato e presto sarò in grado di dimostrartelo stringendoti nuovamente nelle mie braccia. Chissà quante schiave o giovani vergini avrai deliziato con le tue attenzioni mentre io portavo in giro questa orribile pancia.
– Non dire sciocchezze, non avrei potuto farlo. L’aspettarti mi renderà più dolce il momento nel quale ti potrò dimostrare quanto sia vero quello che ti ho detto.

Aracoeli preso il piccolo fra le braccia lo rimise al seno e Mamerco, deliziato dalla vigoria che Brutolo dimostrava, rimase a lungo sul letto vicino alla moglie sentendosi ulteriormente completato. Carezzò poi il viso della sua donna, la testa del figlio e inavvertitamente la mano finì per accarezzare il seno turgido della madre. La sua tunica si tese presso l’inguine ed Aracoeli, notandolo, sorrise contenta.

Non sapevo quanta bellezza potesse esserci nel vedere un figlio al seno della madre– commentò Mamerco- Ed il piccolo Brutolo è sano? E’ tutto a posto?
– Tranquillo guerriero tuo figlio sarà il toro che aspettavi.
– Non parliamo mai molto di cose . . . diciamo sentimentali ma credo proprio di doverti ringraziare per la gioia che mi hai dato da che stiamo insieme.
Lo dici anche– sorrise maliziosa Aracoeli- per le cose che facciamo e che ti hanno appena procurato un erede?
– Certamente! Sei una compagna deliziosa anche sotto quell’aspetto. Da soldato, e dalle mie precedenti esperienze, come ben sai, non ho mai avuto modo di capire che il piacere non è tutto se il cuore e la mente non interagiscono con il corpo. Questo me lo hai insegnato solo tu.

Felice di questa asserzione che le rivelava una parte sempre celata del suo uomo Aracoeli provvide scherzosamente a liquidarlo.

– Affrettati ad andare o temo che dovrò presto calmare un’irrequieta parte di te e non direi che sia il momento più adatto.
– Rivolgerò la mia mente impudica agli dei e andrò ad offrir loro un sacrificio di ringraziamento. Per i sacrifici ufficiali attenderemo Ovio e Papia.

L’arrivo della sorella e del cognato, il fatto che Aracoeli avesse ripreso il controllo della casa portò a giorni di grande attività e gioia. Mentre Aracoeli e Papia provvedevano ad occuparsi di Brutolo e si dedicavano ad incombenze connesse alla casa, Mamerco approfittò per fare due chiacchiere, da uomini, con il cognato.

– Che novità mi porti da Bovianum. In effetti quando sono a casa poco o nulla vengo a sapere di quanto sta succedendo.
Non buone se ti riferisci a Roma.
– Da alcuni mercanti che venivano giusto da quella città ho appreso che il popolo romano, superata la scioccante sconfitta dei suoi due eserciti consolari e la conseguente umiliazione patita, ora chiede a gran voce che l’onore di Roma sia ripristinato ed in pratica sembra non voler ratificare, almeno ufficialmente, la pace accettata dal console sconfitto.
– A Caudium abbiamo sbagliato! Era quello il momento di colpire!
– Lo so. Anch’io la penso come te ma mi rendo anche conto che il nostro popolo aveva bisogno di una pace quale che essa fosse. Tu stesso ne sei una prova evidente. Oggi sei a casa, hai una moglie una famiglia, un figlio appena nato per il quale fai programmi per l’avvenire. Certo se avessimo proseguita l’azione avremmo potuto contare su di un’altra e ben più definitiva pace, ma con quale certezza? Roma non sarebbe stata comunque una facile preda e molte famiglie sarebbero state costrette a vestire l’abito del lutto ed in molte case sarebbe mancato il cibo.
– Spesso, penso che se anche fossimo riusciti a sconfiggere Roma non saremmo ugualmente riusciti a piegarla. La mia esperienza a Fregelle mi ha reso fin troppo chiaro che noi non saremmo mai disposti ad usare i metodi dei nostri rivali per domare un popolo vinto. Forse ora dovremmo combattere ancor più spietatamente. Forse se anche avessimo vinto la guerra si sarebbe comunque rotto un equilibrio e saremmo stati impelagati a dirimerne i conseguenti problemi.
– Quello che mi preoccupa è che tutto lascia ritenere che i romani si stiano preparando a riprendere la loro politica di penetrazione in Apulia. Loro truppe grazie alla disponibilità loro offerta da Arpi fronteggiano quasi Luceria e mi si dice si siano vissuti momenti di tensione perché si temeva un loro attacco che per fortuna non c’è stato. Si è persino parlato del fatto che i romani non ci abbiano attaccati non tanto per i buoni uffici di Tarentum quanto per la sua minaccia di intervenire in aiuto di chi per primo fosse stato attaccato. Ovviamente si è trattato solo di una voce fatta circolare da persone legate a Taranto per fare intendere che quella città troverebbe preoccupante una rottura degli attuali equilibri di forze tra noi e Roma. Quello che è certo è che da Arpi, controllando praticamente tutta la Daunia, truppe romane si sono mosse contro i Frentani per vendicare il fatto che dopo la nostra vittoria a Caudio abbiano rotta l’alleanza con Roma.
– Anche questo comportamento è stato visto come una non violazione dei reciproci patti?-fu l’accalorato commento di Mamerco che da buon soldato comprendeva come i romani stessero riprendendo la precedente politica di accerchiamento del Sannio.

Mamerco, intanto, manteneva un costante impegno militare che gli permetteva lunghi periodi a casa. Il suo principale compito era, infatti, provvedere alla formazione ed addestramento di nuovi contingenti di truppe e di sovrintendere a quanto altri stavano facendo. Frequenti erano anche le convocazioni a Bovianum quando si rendeva necessario procedere a valutazioni della preparazione bellica in vista di un’eventuale rottura della pace. A trent’anni si trovava ad avere per esperienza, ascendenza e censo un ruolo di primo piano fra la sua gente ed i suoi pareri, così come era stato per quelli di suo padre e di suo nonno, erano tenuti in gran conto. Convinto assertore delle teorie di Brutolo Papio si adoperò perché le stesse venissero accettate.

E’ vero – sostenne in una riunione – che solo le grandi battaglie campali risolvono una guerra. Tutti noi l’abbiamo verificato quando due eserciti si sono trovati contrapposti, tanto da fare muro contro muro, perché solo quando uno dei due schieramenti cede si può essere certi di aver inferto un colpo decisivo al nemico. Ma è altrettanto vero che non è più il tempo che una guerra si risolva, come un tempo, con un grande scontro campale. Oggi, una guerra si combatte spesso su più fronti e le vicende dell’uno non è detto che possano influenzare quelle dell’altro in modo determinante. Una guerra si combatte anche, come Brutolo Papio ci ha insegnato, in tanti piccoli scontri che logorano il morale e le forze nemiche. I nostri confini sono estesi, i punti nevralgici da presidiare numerosi, le vie di comunicazione e di rifornimento sono lunghe. Occorre quindi che ci diamo un’organizzazione più snella e che i nostri eserciti tradizionali possano facilmente scomporsi in unità più piccole, maneggevoli, facili a spostarsi e che possano fare affidamento su quelle necessità minime di rifornimento che possono procurarsi da sole. Il concetto romano della Legione anche conservando molti elementi di validità può essere considerato superato dalle nuove esigenze di una guerra lunga e su più fronti. Se, a differenza dei romani, adotteremo nuove tattiche di guerra avremo un indubbio vantaggio su di loro che sarà pur tuttavia temporaneo perché non è detto che la stessa Roma, risentendone gli effetti, non adotti la stessa strategia così come a suo tempo ha adottato i nostri giavellotti per sostituire la lancia finora usata ed in tal senso sono le notizie che seguendo gli schemi di Brutolo Papio stiano pensando di adottare nelle legioni i manipoli che altro non sono che le piccole formazioni della nostra guerriglia.

(nelle foto che seguono, tratte da sanniti.info,  sono riproposti alcuni esemplari di dischi che formavano la corazza sannita a tre dischi)

L’assemblea l’aveva ascoltato con interesse e per Mamerco fu di grande soddisfazione riabilitare il nome e l’operato di Brutolo Papio. Fu quindi incaricato di viaggiare sui vari fronti per organizzare tale nuova strategia operativa e per formare i quadri dei comandanti. In più occasioni ebbe modo di incontrare Gavio Ponzio che più volte sollecitò il suo inserimento nel proprio comando. Strinse nei vari incontri un particolare legame di stima e di amicizia con un altro comandante sannita, quello Staio Decidio che gli era subentrato nel comando a Fregelle e che ora era responsabile dello schieramento sannita che, controllando la valle del Liri, più direttamente si trovava a contatto con le forze romane.

La maggior parte del tempo disponibile lo dedicava alla famiglia ed in particolare al piccolo Brutolo ma tuttavia andava sempre più sentendo, quando era lontano da casa, la mancanza di Aracoeli, della sua dolcezza, dei suoi abbracci appassionati cosa questa che finiva di tenerlo lontano dalle compagnie femminili immancabili là dove ci fossero soldati giovani e lontani dalle loro case. Pur consapevole che Aracoeli, in quanto figlia di un soldato, non avrebbe criticata la sua adesione a quei festini, che in pratica rinsaldavano il legame tra commilitoni, si stupiva del fatto che ormai gli sembravano privi di buona parte del piacere che un tempo ne aveva tratto quando negli incontri femminili aveva cercata la sola componente sessuale.

Durante uno dei suoi frequenti spostamenti si ritrovò a Fregelle accolto da Staio Decidio che con il consueto calore lo volle ospite della sua casa.

Ti farò conoscere la mia compagna. E’ una vera bellezza ed è la sorella del governatore locale, Auro. Viviamo insieme e non sfigurerebbe al confronto di nessuna delle nostre donne. Un giorno, anche se non é sannita, forse le chiederò di sposarmi.

Fu così che Mamerco incontrò nuovamente Emilia che finse di non conoscere, anche se Emilia, che sapeva del suo arrivo, sembrò inizialmente dispiaciuta dal suo comportamento. In casa dell’amico incontrò nuovamente anche Auro che inizialmente stentò a riconoscere perché notevolmente appesantito e con un’aria assolutamente conforme a quella che doveva avere il governatore di un’importante città. Riabbracciò con slancio Auro complimentandosi per i visibili progressi della città e quindi tutti e tre affrontarono gli specifici problemi locali. Dai discorsi che seguirono apparve chiaro che al di là del Liri, i romani avevano cominciato ad ammassare truppe con quello che sembrava essere l’intento di entrare nel territorio degli Ernici, e fare di Satricum una nuova base per minacciare il Sannio visto che Fregelle non era più in loro mano. Auro garantì il pieno appoggio dei suoi concittadini alla causa sannita in quanto ancor vivo era il doloroso ricordo della colonia romana e del sangue versato. Rimasti soli i due sanniti furono concordi nel ritenere che qualcosa si stesse preparando anche perché la diplomazia romana sembrava molto attiva tanto verso i marrucini quanto verso i frentani dimostrando chiaramente che avevano ricominciato a tessere   la loro tela intorno al Sannio ed essere in grado di riaprire la via adriatica verso l’Apulia. Con il Sannio minacciato da due diversi fronti l’importanza di Fregelle e del territorio dei volsci era notevolmente accresciuta così come quella del territorio degli ernici che insieme costituivano un cuscinetto contro le truppe romane. Sull’altro fronte era invece il territorio dei frentani a tenere lontane le truppe romane dai confini sanniti.

Quando più tardi Mamerco si fu ritirato nella stanza a lui destinata, sentì bussare alla porta e aprendo si trovò di fronte Emilia.

– Fammi entrare, te ne prego, non vorrei che qualcuno mi veda.
– Entra ma cosa fai qui a quest’ora?
– Non potevo rivederti e sopportare il fatto che dovessimo fingere di non conoscerci.
– Mi sembra scorretto verso Staio riceverti. Tiene moltissimo a te.
– Lo so, ma per me non è lo stesso. Non sa che sono in questa casa perché l’ho informato che per lasciarvi discutere liberamente dei vostri problemi avrei trascorso la notte nella mia casa di campagna. Ricordi? E’ quella che tu mi hai regalato. Auro è al corrente di questo mio sotterfugio ma non mi tradirà.

Questo spiegava il mantello che indossava e che una volta tolto rivelò una tunica trattenuta da una spilla a forma di serpente. Mamerco ritenne opportuno non lasciare cadere fra loro un pericoloso silenzio.

Vi ho trovati cambiati. Auro così appesantito sprigiona autorevolezza mentre tu sei diventata una bellissima donna e non più la ragazzina che ho conosciuto.
– Parlami di te – lo interruppe Emilia
– Io … … io ho finito per sposarmi. Non l’avrei creduto possibile ma ne sono molto contento perché ho sposato una vecchia amica e siamo legati da tantissimi interessi e da uno splendido figlio
– Sei dunque finalmente felice?
– Sì, mia moglie è figlia di un soldato del quale sono stato molto amico, non condiziona minimamente la mia vita, ed è un’ottima padrona di casa. Eravamo da tempo amici ed abbiamo aggiunto quindi solo qualcosa ad un precedente rapporto che già funzionava.
– E’ bella? Vedo che hai sempre il vecchio timore di aprirti ai sentimenti quasi ne avessi paura. Io, al contrario so guardare nel mio cuore, ti ho sempre amato e continuo a farlo. Quando sei partito avrei voluto morire ma poi ho pensato che forse un giorno saresti ritornato. Quando ho accettato di diventare la donna del tuo amico, l’ho fatto per aiutare Auro e per avere un uomo al mio fianco. Con lui non voglio impegni, parla di portarmi con sé quando dovrà partire ma non voglio crederci forse perché non è questo che voglio.

Mentre parlava le mani nervosamente giocherellavano con la spilla.

Voglio dormire con te. – affermò poi decisa – Voglio sentire le tue mani ed il tuo corpo sopra di me. Non mi negare questa gioia.
Ma … … ma siamo entrambi diversi – si difese Mamerco- non siamo più quelli di un tempo.
– Per me nulla è cambiato, né i miei sentimenti né il desiderio che ho di te. Lo so è sfacciato che una donna così apertamente si offra ad un uomo che sembra non volerla ma non mi importa e comunque non sarebbe la prima volta che lo faccio con te. Prendimi fra le braccia e non temere di essere coinvolto in complicazioni. So bene che anche questa volta partirai e come ho già fatto non ti chiederò nulla neanche ora. So stare al mio posto!
– Non è questo che mi preoccupa ma sono io che sono cambiato, ho una moglie, un figlio. Mi sentirei, anche se è sciocco dirlo, in colpa con loro oltre che con me stesso. Restiamo amici è meglio!
No!- urlò lei avvicinandoglisi.

Avvicinatasi gli slacciò la fibula della cintura e aprì la sua tunica baciandolo sui capezzoli. La mano intanto cercava il suo membro liberandolo dall’ultimo indumento. Mamerco sentì il ben noto profumo aggredirlo e l’istintivo gesto fu di cercare a sua volta le sue parti intime che sentì pronte per lui. In piedi e sommariamente svestiti si baciarono e, incapaci di staccarsi si dettero reciprocamente il piacere. Fu Emilia a staccarsi e a guidarlo verso il letto dove con gesti lenti finì per svestirlo. Si chinò poi in ginocchio di fronte a lui risvegliando con le labbra avide il suo membro. Mamerco cercò di attirarla sul letto ma lei si allontanò da lui e scostata la tenda della finestra finì di spogliarsi investita dai raggi di una luna splendente che sembrava carezzare il suo corpo e che esaltava la sua piena bellezza. I seni un tempo piccoli erano ora dei perfetti seni di donna anche se i capezzoli, già turgidi, erano rimasti quelli piccoli e rosei di una bambina e che inconsciamente Mamerco raffrontò a quelli di Aracoeli di per sé più grandi ed ora trasformati dalla gravidanza e dal lungo allattamento. Anche i fianchi di Emilia conservavano qualcosa della ragazzina di un tempo ma la peluria che le ricopriva il sesso era ora quella di una donna e non più, come la ricordava, quella di una ragazza appena maturata. Emilia si lasciava guardare con gioia, quasi che il suo sguardo le desse il piacere che cercava ed a sua volta valutava il corpo nudo di Mamerco ritrovando forme e sensazioni a lei care. Quando per entrambi divenne intollerabile guardarsi senza toccarsi si avvicinarono e le loro mani cercarono il corpo dell’altro. Ed ancora una volta in piedi sentirono di non poter attendere oltre e fu Emilia che guidò il pene di lui a penetrarla sentendo l’urgenza del suo desiderio già pronta ad esplodere. In pochi colpi raggiunsero nuovamente il piacere e solo dopo Emilia lo fece distendere sul giaciglio dimostrando ancora una volta di voler essere lei a condurre il gioco. La bocca, le mani, i seni ed i capelli di lei ancora una volta risvegliarono la virilità di Mamerco e fu lei a montargli addosso per offrirsi ai suoi occhi e per carezzarsi da sola i duri capezzoli mentre con l’altra mano acuiva il piacere che la penetrazione di lui già le assicurava. Fu un ritrovarsi in vista di un imminente nuovo addio e questo dette loro una vigoria ed una disponibilità totale perché ogni istante li avvicinava ad una nuova separazione.

L’indomani, a differenza del loro precedente addio, fu Mamerco a risvegliarsi mentre Emilia iniziava a rivestirsi. Emilia intuendo il suo risveglio, offrì ancora una volta ai suoi occhi il suo corpo, ora illuminato dal sole, sapendo che le loro energie erano ormai esaurite e che il guardarsi offriva loro l’unico modo possibile di fare, ancora una volta insieme, l’amore. Non appena Emilia ebbe richiusa la porta alle sue spalle, Mamerco si sentì vincere dal sonno e solo molto più tardi la voce di Staio Decidio ed i colpi alla porta lo risvegliarono del tutto. Al suo fianco sul letto trovò un anello con un serpente ed un biglietto di Emilia con una sola parola. Grazie!

Rientrato a Bovianum fece un’accurata relazione della situazione esprimendo il convincimento che tutto stava a dimostrare che Roma si preparava a riprendere le ostilità. Fu deciso che messaggeri sarebbero subito partiti tanto per le città volscie per accertarsi della lealtà delle stesse tanto per allertare i comandi sanniti di Iuvanum, Luceria e Venusia. Messaggeri furono anche inviati alle città alleate del sud essendo determinante che Nola, Nuceria Pompei, Stabiae ed Herculaneum conservassero una più volte dichiarata lealtà alla causa sannita. A Staio, al quale in sottordine venne destinato Mamerco, fu invece comunicato che avrebbe presto ricevuti rinforzi e che a lui veniva affidato il comando del fronte del Liri con il preciso ordine di puntare se del caso su Satricum onde evitare un colpo di mano dei romani mentre a Gavio Ponzio, considerato uno dei migliori comandanti dei quali il paese disponesse fu invece affidato il comando supremo delle forze sannite. Prima di raggiungere il suo comando Mamerco ebbe la possibilità di un breve rientro a casa e giungendovi fu stupito che le decisioni della Lega erano già note a tutti. I suoi uomini erano pronti a partire ed Aracoeli aveva, da buona figlia di un soldato, preparato il suo bagaglio forse cercando con ciò di rubare qualche momento in più per averlo per sé. Il loro addio fu appassionato e Mamerco apprezzò che Aracoeli si astenesse dal chiedergli notizie sui suoi futuri impegni e sulla prevedibile data di un ritorno limitandosi alle più banali raccomandazioni che ogni moglie in quei giorni avrebbe fatto al marito soldato che partiva. Lo colpì la frase di saluto della moglie.

– Torna e riporta con te tutti i tuoi soldati.

 


Per il Cap. 30 Cliccare QUI

 


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

[1] (Nota di Enzo C. Delli Quadri) Quando molti anni orsono, Paride Bonavolta, mise mano a questo lavoro fu a lungo combattuto tra l’idea di “scrivere di storia” e quella di “romanzare la storia” per renderla più avvincente se vissuta da personaggi con la stessa interagenti. Scelse la seconda, anche perché, di storicamente definito, nonostante l’opera del canadese E.T. Salmon professore emerito alla Mc. Master University in Canada e di altri studiosi, c’è poco e quel poco rifà alla storia scritta dai romani, cioè dai vincitori. Cosicché, i Sanniti, dai loro scritti, non hanno ottenuto quella visibilità e giustizia che forse avrebbero meritato.

Attraverso la vita di 7 personaggi immaginari (Papio, Tauro, Mamerco, Brutolo, Murcus, Gavio, Herio), la storia dei Sanniti di Paride Bonavolta si dipana dal 354 a.C.(data del primo trattato dei sanniti con Roma) al 70 d.C. (morte dell’ultimo dei sette personaggi, quasi 20 anni dopo la Guerra Sociale). Ma, attraverso i ricordi del primo personaggio, Tauro, la storia riprende anche avvenimenti iniziati nel 440 a.C.

I sette personaggi della stessa famiglia, nell’arco di questo periodo, vivranno gli avvenimenti storici che contrapposero romani e sanniti nel contesto più generale degli avvenimenti della penisola italica interagendo quindi con personaggi famosi quali il re epirota Alessandro il Molosso, Pirro, Annibale ed infine Spartaco.

1 COMMENTO

  1. Una parte che si legge con piacere : la necessaria e imprevista “disinvoltura” degli eventi del Tempo e nel Tempo Romano – Sannita rendono il lavoro un Romanzo Storico e non solo una cronaca storico- sociale; solo guerre e armamenti- per intenderci- che avrebbe calamitato meno l’interesse delle persone comuni, ad eccezione degli storici veri.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.