Cap. 1 – I rivali di Roma – Papio

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Storia, guerre, passioni nei trecento anni di lotta dei Sanniti, i veri indistruttibili rivali di Roma –

 Storia romanzata di Paride Bonavolta [1]

(Nota di Enzo C. Delli Quadri) Quando molti anni orsono, Paride Bonavolta, mise mano a questo lavoro fu a lungo combattuto tra l’idea di “scrivere di storia” e quella di “romanzare la storia” per renderla più avvincente se vissuta da personaggi con la stessa interagenti. Scelse la seconda, anche perché, di storicamente definito, nonostante l’opera del canadese E.T. Salmon professore emerito alla Mc. Master University in Canada e di altri studiosi, c’è poco e quel poco rifà alla storia scritta dai romani, cioè dai vincitori. Cosicché, i Sanniti, dai loro scritti, non hanno ottenuto quella visibilità e giustizia che forse avrebbero meritato.

Attraverso la vita di 7 personaggi immaginari (Papio, Tauro, Mamerco, Brutolo, Murcus, Gavio, Herio), la storia dei Sanniti di Paride Bonavolta si dipana dal 354 a.C. (data del primo trattato dei sanniti con Roma) al 70 d.C. (morte dell’ultimo dei sette personaggi, quasi 20 anni dopo la Guerra Sociale). Ma, attraverso i ricordi del primo personaggio, Tauro, la storia riprende anche avvenimenti iniziati nel 440 a.C.

I sette personaggi della stessa famiglia, nell’arco di questo periodo, vivranno gli avvenimenti storici che contrapposero romani e sanniti nel contesto più generale degli avvenimenti della penisola italica interagendo quindi con personaggi famosi quali il re epirota Alessandro il Molosso, Pirro, Annibale ed infine Spartaco.

La vita del primo personaggio, Papio, interagisce con la conquista, da parte dei Sanniti, di Capua e Cuma, con Numerio, figlio di Capi (da cui Capua), con l’interesse di Roma di accaparrarsi la Campania, con la peste del 400 a.C..


 

Sintesi della storia che riguarda Papio

Papio appartenente all’etnia sannita dei Pentri,stanziata nella parte interna e montagnosa del Sannio,e di famiglia di antiche tradizioni e ricchezza negli anni giovanili sogna una vita da soldato e giovanissimo prende parte alla spedizione che la sua gente sotto il comando di Capi porta nel Sud della penisola contro le città ancora in mano etrusca di Volturno (in onore di Capi poi ribattezzata Capua ) prima e di Cuma poi.

A Cuma , dove è stato mandato sotto mentite spoglie con Numerio, figlio di Capi, e suo amico,fingendosi uno studente frequenta con crescente interesse la scuola di Archelao incontrando ed innamorandosi della sua giovane nipote Demetra con la quale intesse una storia d’amore.

Successivamente prende parte alla conquistata Cuma (421 a.C.). In considerazione dell’interesse dimostrato da Papio allo studio il consiglio della Lega sannitica,su proposta di Capi, lo incarica di viaggiare in altri paesi per essere “gli occhi e le orecchie”sannite negli stessi.Papio parte quindi con Demetra diretto in Grecia e successivamente nei diversi paesi del Mediterraneo toccando Cartagine,i territori dei Lusitani e degli Illirici per poi arrivare a Roma dopo essere stato in Gallia ed in Etruria.Un viaggio che durerà cinque anni e che Papio metterà a frutto imparando ed a sua volta insegnando per mantenersi.Morta Demetra durante il soggiorno romano Papio rientrato in patria va a trovare il suo vecchio amico Numerio attendendo che la sua famiglia come da lui richiesto gli trovi una moglie.Sposatosi quindi con Gaia (415) apre una sua scuola ad Aesernia,città della moglie,e la stessa acquista rinomanza in tutto il paese.

Quando Roma, impegnata sui confini del Sannio contro Volsci ed Ernici (410 a.C.) colpita da una carestia si rivolge al Sannio per ottenere grano, Papio consiglia di accogliere la richiesta anche per evitare che Roma possa guardare per il futuro alla ricca Campania.Il 400 una pestilenza colpisce il Sannio e Papio si prodiga per curare i malati ed evitare il contagio e ,per la malattia perde la moglie ed i figli ormai ventenni.Nello sconforto decide di lasciare il paese e andare a studiare medicina in Egitto.A cinquantadue anni(388) rientra in patria ed ancora una volta la sua prima visita è per Numerio che trova gravemente malato e vedovo.Ritrova Lucrezia la figlia dell’amico,conosciuta bambina,e la sposa anche perché è il suo amico morente a chiederglielo.Rimasto in Irpinia apre una nuova scuola alternando l’insegnamento agli incarichi pubblici di volta in volta affidatigli quale abile diplomatico dalla Lega. Il 372 a.C., quando Papio contava 68 anni e Lucrezia 40 nasce loro un figlio al quale viene dato il nome di Tauro.    


 

I rivali di Roma – Papio – parte prima

In questa prima puntata del capitolo dedicato a Papio, siamo con lui che ricorda gli inizi della sua giovinezza.

Quella notte Papio, nel suo letto e nella sua ultima notte romana, si era sentito ad un tempo più vecchio e più leggero. Sapeva che Tauro aveva compreso più di quanto egli stesso, sempre avaro di parole in famiglia, avesse potuto dirgli. Come era diverso questo suo figlio superstite da quelli che aveva avuto e che non aveva potuto vedere crescere fino a diventare uomini. Erano infatti nati quando lui era giovane e il naturale divario di età tra padre e figli, il fatto di essere cresciuti insieme ed il maggior tempo che aveva potuto loro dedicare avevano plasmato il loro carattere in modo non dissimile a quello che lui stesso aveva avuto nei suoi primi anni giovanili ormai lontani. E il ricordo lo aveva riportato indietro nel tempo.

Era stato, lo ricordava bene, un giovane insofferente che male si adattava alla monotona vita delle sue terre dominate da grigie montagne di roccia calcarea che più che una continua catena montuosa si presentavano come un intricato labirinto di massicci, contrafforti inframmezzati da vallate spesso senza sbocco dove scorrevano abbondanti corsi d’acqua che il disgelo delle nevi spesso rendeva tumultuosi ed invalicabili. Una terra dove la principale attività, giocoforza, era prevalentemente indirizzata nell’allevamento del bestiame anche se con cura si procedeva, seguendo quel rigoroso calendario che il tempo e la tradizione imponevano, al terrazzamento dei pendii per ottenere raccolti che garantissero una discreta autonomia .

La famiglia di Papio, pur se all’occorrenza forniva validi soldati, era una famiglia che doveva la propria relativa prosperità tanto all’allevamento del bestiame quanto all’agricoltura. Due attività che il giovane Papio non sentiva congeniali e per evadere dalle quali aveva sempre pensato che la sola via di evasione non poteva che essere costituita da una esclusiva dedizione a quella vita militare che serviva a garantire al paese di disporre in permanenza di ufficiali e soldati in grado di garantire la difesa dei confini nazionali e di intervenire tempestivamente per fronteggiare impreviste emergenze nel lasso di tempo durante il quale si sarebbe proceduto, se del caso,ad un più vasto reclutamento. Pur di evadere dall’opprimente quotidianità, a differenza dei suoi fratelli, si era sempre dichiarato disponibile a qualunque incombenza potesse portarlo fuori dagli angusti confini del suo villaggio. Era sempre il primo a offrirsi quando veniva richiesto un corriere, un cacciatore esperto per stanare un lupo solitario che minacciava le greggi del villaggio o per procurare selvaggina. Questa sua smania di essere sempre in prima fila, un volontario per vocazione, gli aveva, in un certo senso, permesso di sottrarsi, molto più dei suoi coetanei, alla quotidianità.

Ricordava come suo padre Numerio, sorridendo, lo prendesse in giro.
Ti servirebbero le piume di un’aquila, ma non sull’elmo come si conviene ad un soldato, ma sulle spalle per volare dietro i tuoi perenni sogni lontani.
Papio – si lamentavano i fratelli- non puoi sempre sottrarti ai lavori più ingrati inventando incombenze che ti portino lontano.
Figlio – gli diceva la madre – tu non riuscirai mai a fare qualcosa di buono della tua vita continuando a dividerti fra mille cose. Non troverai mai una donna che ti prenda sul serio se non riesci a star fermo e guardarti intorno.

Ma Papio sorrideva ed era sempre più che mai pronto a cogliere ogni occasione per evadere. La sua prima, memorabile, esperienza di soldato, l’aveva vissuta quando, avendo da poco ricevuto l’anello virile, e poteva quindi ancora considerarsi più un ragazzo che un uomo, alcuni uomini della sua tribù avevano partecipato, unendosi ad una spedizione caracena, ad un’incursione nella terra dei Peligni. Ne era uscito particolarmente esaltato e rafforzato nella convinzione che la sua giovanile smania di azione ed il suo fato sembravano destinarlo alla vita militare.

La medesima esperienza era anche indissolubilmente legata al suo primo vero dolore ed al suo primo cavallo, Irpo, che era sempre stato il suo migliore amico in quanto come il suo padrone impaziente di affrontare gli spazi liberi e le galoppate più sfrenate. In groppa ad Irpo si era temerariamente lanciato contro un gruppo numericamente preponderante di cavalieri nemici finendo per trascinare alla vittoria i suoi compagni disorientati ma quel giorno, non vergognandosene, aveva anche pianto la morte del suo primo cavallo ed amico caduto sotto i colpi nemici. Quando si era trattato di dividere il bottino, piuttosto cospicuo, aveva rinunciato alla sua parte chiedendo solo di poter scegliere un nuovo cavallo di suo gradimento.

Una sera che si aggirava inquieto per il villaggio aveva visto arrivare un trafelato messaggero che gli aveva chiesto di indicargli la casa del meddix, che nel loro villaggio riuniva nella sua persona tanto il potere civile delegatogli annualmente dai suoi concittadini anche la carica di sommo sacerdote. Tutto lasciava intuire che lo sconosciuto dovesse essere latore di notizie importanti. Incuriosito si era offerto di accompagnarlo ed era poi rimasto a bighellonare intorno alla casa sperando di avere l’opportunità di incontrarlo nuovamente nella speranza di riuscire a carpirne delle informazioni. Nell’ attesa, considerando che la primavera era ormai inoltrata aveva pensato che, se il suo popolo aveva in mente qualche iniziativa militare, quello era il momento giusto per avviarla. Se fosse stato vero intendeva prendere al volo l’occasione per parteciparvi.

Quando dopo una lunga attesa il messaggero era ricomparso, notando che era giovane fattosi coraggio gli aveva rivolto la parola mentre stava per rimontare in sella per riprendere la via.

Salve amico devi avere notizie ben importanti per riprendere la strada senza approfittare della nostra ospitalità e di un meritato riposo.
Cosa vuoi saperne tu ragazzo. Sono venuto qui per trattare cose da uomini. Spostati e lasciami salire in sella perché ho ancora tanta strada da fare ed altri villaggi da raggiungere.

Papio sentendosi chiamare ragazzo si era subito maldisposto verso quel villano che sicuramente ignorava come egli avesse già visto scorrere per propria mano sangue nemico in battaglia. Ma la voglia di sapere lo aveva trattenuto dal replicare anche se, con voce pacata, aveva tuttavia fatte le sue puntualizzazioni.

Per tua notizia stai parlando a Papio Pentro, un soldato che ha già affrontate le sue battaglie uccidendo numerosi nemici cosa che tu non potrai fare anche se la tua vita, e non so se augurartelo, sarà così lunga da farti vedere i figli dei tuoi figli.

Il tono deciso con il quale aveva parlato avevano lasciato per un attimo interdetto lo sconosciuto, che dovette riconsiderarlo con maggiore attenzione di quanto avesse fatto prima dopodiché il suo viso si era illuminato in un divertito ,ampio sorriso.

Il nostro popolo, non te lo dovrei proprio dire, ma sei un simpatico guerriero ed il nome che porti è quello di una degna famiglia, ha deciso di muovere verso l’etrusca Volturno perché é ora che quella ricca città abitata da gente della nostra stessa stirpe si scrolli di dosso l’egemonia etrusca. Da Volturno sicuramente proseguiremo verso sud per riportare sotto il nostro controllo anche altre ricche città della Campania. Il messaggio che ho portato è un invito alla vostra gente a radunare un centinaio di esperti guerrieri che prenderanno parte a una spedizione che si sta allestendo. Sei contento?

Detto questo era salito a cavallo ma meravigliandosi per il fatto di essersi lasciato indurre a confidare ad uno sconosciuto un messaggio riservato si era fermato ancora un attimo.
Se tu Papio sarai fra i soldati che ci raggiungeranno, cosa della quale dubito fortemente, ci rivedremo e sul campo di una vera battaglia potrai darmi prova di quel valore che con tanta forza oggi hai vantato con me. E se ci rincontreremo sarò ben lieto di offrirti una ricca bevuta. Ricorda, il mio nome é Numerio, figlio di Capi, della terra degli Irpini.
Detto questo spronato il cavallo era scomparso dirigendo verso una successiva destinazione.

Papio aveva cominciato, come del resto era solito fare, a pensare e sognare.

segue nel Cap. 02 – cliccare qui


[1] Paride Bonavolta, agnonese nella testa, nel sangue e nel cuore, da anni è tornato a vivere in Molise con tanta voglia di mettersi a disposizione per il bene del territorio.  Chiunque, interessato alle sue aspirazioni, può contattarlo tramite i seguenti contatti.
e-mail: paride.bonavolta@virgilio.it; cellulare: 335 6644839

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

 

2 Commenti

  1. Proprio così:nella storia “romanzata” sembra che scorra meno sangue, si adoperino meno le armi e le conquiste sono più facili…Ma PAPIO la sa lunga…solo ora comincia il suo vero SOGNO SANNITA …!
    E la lettura sarà più avvincente alla prossima puntata…

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