Canti popolari  dell’Altosannio n. 16

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Raccolto da Oreste Conti nel Libro “Letteratura Popolare Capracottese” edito da Luigi Pierro, Napli 1911[1].

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La fanciulla del nostro popolo è molto positiva in fatto di amore: accetta con non molte esitazioni le richieste, sicura che la potente invisibile mano del destino la guiderà all’uomo che saprà comprenderla, che le darà il nome e la comunanza di vita.
Una grande influenza esercita su di lei il primo amore. Oh! Il primo amore! Quante speranze! Quanti affetti! I cuori giovanili si aprono alla divina fiamma, come i fiorellini alla rugiada, si scuotono dal torpore in che giacevano, la vita sembra più bella, più volentieri si fa quello per cui prima si era negato. Una volta sola può amarsi veramente nella vita: la passione non si rinnovella! Chi può dimenticare la persona cara che prima ha toccato il nostro cuore con la fiamma della passione? Chi il luogo ove la vide la prima volta? Chi può giurare che dalla sua mente si sia allontanato il ricordo di quel primo incontro?

Canto popolare dell’Altosannio n.16

Ru prime amore nen se scòrda mai!
Ru prim’ amore è come la ténta,
addò s’appoia nen se stégne mai;
e ru séconde è come la vrénna,
la iétte mmiése all’acca e se ne vai.
Come r’auciégli, che pìzzica r’ pire
e ce lassa r’ sapore ‘nzuccarate,
e ce torna, cuscì chi ze marita,
semp’arretorna ar prime ‘nnammurate.
O giuvinétta, che gentile sèi,
che sia l’amore ancora nen sai,
tu stiètte férme ‘nsine all’iènne miei,
e le péne d’amore apprènderai.

Il primo amore non si scorda mai!
Il primo amore è come la tenda,
dove si appoggia non si stinge mai;
e il secondo è come la crusca,
la butti in mezzo e all’acqua e se ne va.
Come l’ uccello che pizzica il pero
e ci lascia il sapore inzuccherato
e ci torna, così chi si marita,
sempre ritorna al primo innamorato.
O giovinetta, che gentile sei,
che cosa sia l’amore ancora non sai,
tu sta ferma con gli anni miei
e le pene d’amore apprenderai.


[1] Nota dell’autore: per 4 anni, nel breve periodo delle vacanze estive, mi sono recato tutti i giorni nelle nostre remote campagne, a raccogliere i canti dei nostri montanari, or lamentevoli, or dolci, ma che sempre esprimono il sentimento del mistero della vita, la tristezza impenetrabile dell’ amore.

 

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

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