Canti popolari  dell’Altosannio – Canto n. 61 … … la lontananza

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Canti raccolti da Oreste Conti nel Libro “Letteratura Popolare Capracottese” edito da Luigi Pierro, Napli 1911[1].

Contadina_bellissima

61

Dimme a chi piénze, Amore
se t’arcuorde de me na volta all’ora;
se t’arcuorde de me tre volte arru iuorne,
la matina, la séra e ru mesiurne
se t’arcuord de me tre volte all’anne,
la Pasca ru Natale e r’ capedanne

 

Dimmi a chi pensi, Amore,
se ti ricordi di me una volta all’ora;
se ti ricordi di me tre volte al giorno,
la mattina, la sera e il mezzogiorno,
se ti ricordi di me tre volte all’anno,
la Pasqua, il Natale e a Capodanno.

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[1]
Nota dell’autore: per 4 anni, nel breve periodo delle vacanze estive, mi sono recato tutti i giorni nelle nostre remote campagne, a raccogliere i canti dei nostri montanari, or lamentevoli, or dolci, ma che sempre esprimono il sentimento del mistero della vita, la tristezza impenetrabile dell’ amore.
Inoltre l’autore ci ricorda quel che dicevano:
Giosuè Carducci: Voi potreste, o giovani, andar cogliendo in su la bocca del popolo, da provincia a provincia, la parola, il motto, la imagine, il fantasma che è testimonianza alla storia di tanti secoli; …… voi potreste così ricomporre la demopsicologia dell’Italia e dai monti alle valli, cooperante la natura, ritessere per tutto il bel paese la poesia eterna, e non più cantata, del popolo.
Giuseppe Giusti: So che amo il popolo vero e che mi tengo ad onore di battezzare nell’inchiostro i modi che gli nascono vivacissimi sulle labbra, e che molti non ardiscono di raccogliere, come se scottassero.

editing a cura di Enzo C. Delli Quadri

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