Canti popolari  dell’Altosannio – n. 60 … la lontananza

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Canti raccolti da Oreste Conti nel Libro “Letteratura Popolare Capracottese” edito da Luigi Pierro, Napli 1911[1]. Le foto sono state selezionate ed aggiunte da Enzo C. Delli Quadri

Continua la poetica della Lontananza.

 

Vola, suspire ‘n gòppa a chire piènne
abbada che n’ te puse pe la via,
e se re truove a tavula magniènne,
te piglie nu buccone pe parte mia,
e se re truove a liétte,  e sta ‘n supore,
daglie nu vuoce, e lassare durmire,
e se re truove ‘n chièzza e fa ll’amore,
daglie nu colpe, e lassare murire.

 

Vola, sospiro sopra a quei panni,
sta attento a non fermarti per la strada,
e se lo trovi a tavola che sta mangiando,
prenditi un boccone da parte mia,
e se lo trovi a letto, e sta dormendo,
dagli un bacio e lascialo dormire,
e se lo trovi in piazza a far l’amore,
dagli un colpo e lascialo morire.


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[1]
Nota dell’autore: per 4 anni, nel breve periodo delle vacanze estive, mi sono recato tutti i giorni nelle nostre remote campagne, a raccogliere i canti dei nostri montanari, or lamentevoli, or dolci, ma che sempre esprimono il sentimento del mistero della vita, la tristezza impenetrabile dell’ amore.
Inoltre l’autore ci ricorda quel che dicevano:
Giosuè Carducci: Voi potreste, o giovani, andar cogliendo in su la bocca del popolo, da provincia a provincia, la parola, il motto, la imagine, il fantasma che è testimonianza alla storia di tanti secoli; …… voi potreste così ricomporre la demopsicologia dell’Italia e dai monti alle valli, cooperante la natura, ritessere per tutto il bel paese la poesia eterna, e non più cantata, del popolo.
Giuseppe Giusti: So che amo il popolo vero e che mi tengo ad onore di battezzare nell’inchiostro i modi che gli nascono vivacissimi sulle labbra, e che molti non ardiscono di raccogliere, come se scottassero.

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