Canti popolari  dell’Altosannio 12-13

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Raccolti da Oreste Conti nel Libro “Letteratura Popolare Capracottese” edito da Luigi Pierro, Napli 1911[1]

la-finestra

Premessa ai canti  1-15

Eterno tema prediletto del popolo è l’amore. Da noi, per lo più, il giovine comincia a volger lo sguardo alla donna amata, in chiesa, poi la segue alla fontana, e infine, a tarda notte, timidamente, le manifesta la sua passione.
La vergine, intanto, che ha tutto indovinato, dalla camera buia, ascolta, non vista, la serenata.
In ogni parola sale a lei l’immagine del suo adoratore, sin che cessato l’omaggio notturno, che è una rivelazione, i due giovani vanno a dormire, ma per riportare nel sogno il pensiero alla donna amata. Da quella notte, per la prima volta, la fanciulla perde la pace, la passione l’avvolge nelle sue spire, il cuore le vien rapito e crede di sognare ad occhi aperti. Il giorno dopo, qualche compagna compiacente le porta l’attesa ambasciata: l’amore è corrisposto, l’idillio incomincia. 

12

Oh, che bell’aria che c’è in questo paese,
beato chi vi ha l’innamorata:
c’è una figlia che fila la seta
e fa i bottoncini ricamati.
– Bella, attaccamene quattro a questo vestito,
te li voglio pagare mille ducati –
Ella si volta e tutta gentile:
“I bottoncini dell’amore non si pagano”

13

Amore, quando al mattino vi alzate,
trema la terra li dove vi vestite,
e quando alla finestra vi affacciate
fin’anche al sole il raggio impedite,
prendete una bacinella e vi lavate,
prendete un asciugamani e vi pulite,
prendete uno specchio e vi rimirate,
non serve a rimirarvi, chè bella siete.


[1] Nota dell’autore: per 4 anni, nel breve periodo delle vacanze estive, mi sono recato tutti i giorni nelle nostre remote campagne, a raccogliere i canti dei nostri montanari, or lamentevoli, or dolci, ma che sempre esprimono il sentimento del mistero della vita, la tristezza impenetrabile dell’ amore.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

1 COMMENTO

  1. Una coppia di giovani che oggi (anno 2017) vivesse l’innamoramento con la delicatezza espressa in questa lirica del 1911 sarebbe oggetto di lazzi e sberleffi da parte di tutti (o quasi). E’ uno dei tanti effetti della sostituzione della fede in Dio, Amore, con quella nell’idolo sedicente “progresso” (che tanti di noi, me compreso – mea culpa -, hanno entusiasticamente contribuito a far trionfare).

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