Camillo Carlomagno, il medico, l’artista, l’amico

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Scritto a cura di Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

Dal libro “Voglie Candà” di Camillo Carlomagno a cura del Cenacolo Culturale Francescano-Agnone
“non abbandonerò mai la gente che mi ha aiutato.”
É questa una frase fondamentale per poter comprendere la vita e l’opera di Camillo Carlomagno.

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Era da poco finita la seconda guerra mondiale ed il dott. Camillo Carlomagno, reduce da lunga prigionia che lo aveva visto prigioniero in Egitto, in India, in Australia, doveva reinserirsi nella vita di tutti i giorni a svolgere la sua attivita di medico. Gli si offri la possibilita di occupare in prestigioso posto di dirigente sanitario nella città di Genova, ma non ebbe la forza di allontanarsi dal Molise. Si sentiva infatti debitore nei confronti della gente di Agnone, che, durante la guerra, aveva molto aiutato i suoi piu cari familiari, costretti dai bombardamenti di Isernia a rifugiarsi profughi in Agnone. Decise cosi di sciogliere questo suo debito nei confronti della gente di Agnone dedicando ad essa la sua vita di medico. Questa gente, assieme alla terra molisana, divenne la sua principale fonte d’ispirazione delle sue opere poetiche.

Camillo Carlomagno, per tutti “don Camillo,” era nato in Agnone il 09 Dicembre 1909, visse la maggior parte della sua fanciullezza ed adolescenza in Isernia, di questo lungo periodo isernino resto` un notevole segno nel suo idioma: era infatti abbastanza frequente cogliere nel suo dialetto, come pure nei sui versi, parole, riflessioni, accenti del dialetto isernino. Studio` Medicina e Chirurgia presso l’Università di Napoli, specializzandosi in Tisiologia, frequentando gli ospedali di Teramo. Nel 1940 sposo` la dottoressa Teresa Ziccardi ma, ironia della sorte, lo stesso giorno fu chiamato alle armi. La lunga prigionia fini nel 1943 quando, per uno scambio di prigionieri, torno` in patria. Fu allora che don Camillo si stabili definitivamente in Agnone a svolgere la sua professione di medico.

Dovunque si trovasse, qualsiasi momento della sua giornata e qualunque cosa facesse, costituivano sempre il momento giusto, un’occasione ideale, un luogo favorevole a scrivere una poesia o, meglio fissare su un pezzo di carta un’idea, un’immagine, un’impressione che in quel monento viveva.

Solo nel 1963 raccolse alcuni suoi scritti e pubblico` “Parole al vento”, in quello stesso tempo compi un viaggio in Terra Santa, visitando i luoghi dove visse e mori Gesu Cristo; di qui ne scaturi una nuova raccolta di versi dal titolo “Pellegrino in Terra Santa.” Gli anni successivi costituirono un periodo molto proficuo nella produzione poetica di don Camillo Carlomagno e, questo fu pure il periodo che don Camillo fu molto vicino ai giovani di Agnone i quali si ritrovavano nella Gioventu` Francescana, guidandoli come regista nell’allestimento di opere teatrali… (Processo a Gesu,) (La potenza delle tenebre, ecc…) Le quali riscossero notevole successo tra la popolazione locale, ma sopratutto sensibilizzarono l’animo dei giovani di allora al culto del teatro, della poesia, della musica e, a tutta la problematica etico-religiosa che dall’interpretazione di quelle opere derivava.

Fu Sindaco di Agnone e Consigliere Provinciale. Nel 1967 pubblico` “Dalla rampa de mio cuore”, “Voce de mundagna”, un saggio su Eugenio Cirese, “Gente nustrana, voce de monde, hocce de mare”. L’ultima raccolta di poesie dato alle stampe fu “Lo Scalpello” nel 1970.

Già da allora don Camillo aveva subito un cambiamento e come uomo e come poeta. Si chiuse molto in se stesso, dedicandosi a pieno tempo alla sua professione e affrontando nelle sue liriche argomenti di attualità che difficilmente si trovavano negli scitti precedenti. Il Vietnan, i fatti di Praga, le lotte razziali, la condizione degli sfruttati e degliemarginati costituirono sempre piu` spesso l’argomento delle sue liriche, nelle quali comparve una velatura di pessimismo.

Un male oscuro piano piano lo allontano` dalla professione, dalla gente e anche dalla sua terra. Mori inaspettatamente a Roma il 14 Aprile 1976. Aveva 67 anni.

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Voglie Candá

Voglie Candá, é una raccolta di poesie inedite, scritte in dialetto dal nostro poeta, Dott. Camillo Carlomagno e, tradotte in lingua dal maestro Costantino Mastronardi, raccolte in un magnifico volume ad opera del “Cenacolo Culturale francescano di Agnone” il cui titolo é giustamente “Voglie Candà…L’uomo, L’amore, Dio.” Il libro contiene anche bellissimi dipinti eseguiti dal Prof. Luciano Tavarozzi, anch’egli agnonese. Eccone qualcuna per capire lo stato d’animo e l’amore per il proprio paese di questo grande amico dei sofferenti e della natura.

Lu rechiame
“M’attira lu Segnore…- A lu rechiame – i corre…corre pe crede – e beve – a la fonda de la vita”

Il richiamo
Mi attira il Signore, al suo richiamo io corro, corro per credere e bere alla fontana della vita.

L’Anima de rhu paiese
L’anema de rhu paiese, é la fundane, acqua fresca, segliozza e ride a la vasca, nu bagne de recuorde.

L’anima del paese
L’anima del paese/ é fontana./ Acqua fresca/ sighiozza e ride dentro la vasca/ un bagno di ricordi.

Sta terra pe nnu…
Sta terra pe nnu jè comme na mamma – ce vo bene e ce premette bene alla fatica. Tu la jepre che rhu vomere, che la sgrana, la ferisce pe falla germinà. Essa è cuntenta e te fa fà, pecché te vo rà a magnà.

La terra per noi
La terra per noi é come una mamma:/ ci vuole bene e ci promette bene/ a la fatica./ Tu la apri col vomere/ che la sgrana, la ferisce per farla germinare./ Essa é contenta/ ti fa fare, perché vuol darti da mangiare.

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L’opera e la memoria di Camillo Carlomagno vengono conservate e rivitalizzate con una attività costante operata dal Cenacolo Francescano di Agnone.

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Lo ricordo con affetto e commozione. Fu Camillo Carlomagno che forgiò molti di noi alla sua scuola teatrale che iniziò un lungo perido di acculturamento e di educazione ai comportamenti. Io ebbi l’onore di interpretare San Francesco, nella prima rappresentazione teatrale inaugurata in Agnone nel lontano 1958  che raccontava appunto la storia del Santo di Assisi. Con me sul palco c’erano, tra altri, Giuseppe d’Onofrio, Franco Porfilio, Lucio di Lollo, Luciano d’Onofrio…e, giovincello affinava le due doti di regista, Giuseppe De Martino (Enzo C. Delli Quadri)

Editing: Enzo C. Delli Quadri

2 Commenti

  1. Ricordo con affetto mio cugino Camillo Carlomagno la sua attenzione verso il malato la sua preparazione scientifica.

  2. GRAZIE!!!! STUPENDO ARTICOLO A RICORDO DELLA SPECIALE PERSONA CHE E’ STATA ED E’ DON CAMILLO CARLOMAGNO PER LA MIA FAMIGLIA. ESSENDO STATI NOSTRI PADRINI DI BATTESIMO LUI E LA SUA DOLCISSIMA PRESIDE ZICCARDI. CON VOI HO CONOSCIUTI ASPETTI DELLA SUA VITA CHE NON SAPEVO E CHE MI HANNO RIEMPITO IL CUORE DI GIOIA AL SOLO SUO PENSIERO !!!

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