La bbanda d’Agnéun’

1
770

Poesia di Giuseppe Delli Quadri [1] tratta dal libro “Poeti Dialettali di Agnone” curato da Domenico Meo[2]

Banda anno 1930 - Ponte canale Villoresi
Così doveva apparire la Banda di Agnone descritta nella poesia di Giuseppe Delli Quadri

 

La bbanda d’Agnéun’ 

Arru pajés’ mójja andicamènd’
štava na bbànda bbén’ ammaj’štrèata;
sunèava prassìe vùon’ veramènd’
e a tutt’ l’ mègli’ fèšt’ éva chjamèata.
La v’rtà durètt’ picca: nghélla bbanda
chir’ bbrav’e valènd’ sunatìur’
vulévan’ èss’ tutt’ cap’bbanda.
Ru maéštr’ éva bbandišta iss’ pìur’:
sunava tand’ vùon’ ru bbumbardóin’
ch’ r’ facéva parlèa. Facéva parlèa
ru bbass’ ru cap’bbanda. Évan’ fóin’
tutt’e ddu, ma nz’ putévan’ suppurtèa.
ìern’a sunèa nu jurn’a cért’ vójj’:
e léuch’ ru cap’bbanda, p’ d’spìett’
d’ ru maéštr’ ch’ vuléva cumbarójj’,
facètt’ na štécca. Quìr’ s’ n’addunètt’,
r’ uardètt’ tùort’e dòpp’ nitt’e chjìer’
ch’ ru sùon’ d’ ru bbumbardóin’, j’ d’cètt’:
«Có tó malica tìa zampugnèar’!».
Quìr’ ch’éva fatta la štécca r’ capètt’
diss’ arraìet’: «Zampugnèar’ sci tu»
e pó sunann’ ch’ ru bbass’ arr’spunnètt’:
«P’ la Majèlla ng’ véngh’ cchjù».
E pó acchjappètt’ la vójja e s’ n’ jètt’.
Supèrbia, pr’sunziéun’, gg’lusójja
r’ facévan’ arv’ndèa gné chìen’e ghètt’.
La bbanda llappérlà mmés’ alla vójja
p’ chélla lit’ ššiòima s’ sfaššètt’.

La banda di Agnone

Al mio paese anticamente
c’era una banda ben ammaestrata;
suonava davvero bene
ed era chiamata alle migliori feste.
In verità durò poco: in quella banda
quei bravi e valenti suonatori
volevano essere tutti capibanda.
Il maestro era anche lui bandista:
suonava tanto bene il bombardino
che lo faceva parlare. Faceva parlare
il basso il capobanda. Erano bravissimi
entrambi, ma non si potevano sopportare.
Un giorno andarono a suonare in un luogo,
e lì il capobanda per dispetto
del maestro che voleva fare bella figura,
fece una stecca. Quello se ne accorse:
lo guardò e dopo chiaramente
con il suono del bombardino gli disse:
«Ti maledica Dio zampognaro!».
Quello che aveva fatto la stecca lo capì
disse inquietato: «Zampognaro sei tu»
e poi suonando il basso rispose:
«Per la Maiella non ci vengo più».
E poi se ne andò.
Superbia, presunzione, gelosia,
li facevano diventare come cani e gatti.
La banda lì per lì in mezzo alla strada
per quella stupida lite si sfasciò.

__________________________________
COPERTINA POETI DIALETTALI 3[1] Giuseppe Delli Quadri nasce il 19 febbraio 1903 ad Agnone, dove frequenta le Elementari e la Scuola Tecnica per poi imparare il mestiere di falegname. Socialista convinto, il 3 settembre 1922 mentre passeggia in via Lucci viene aggredito da una squadra di fascisti e ferito con una pugnalata sotto la scapola. Gli avversari la fanno franca, mentre il Delli Quadri, da poco orfano di padre, resta in carcere per più di cento giorni. All’età di trent’anni, quando ha tre figli, si rimette a studiare da autodidatta e, fra non poche difficoltà, nel 1935 acquisisce il diploma al Magistrale di Chieti. Insegna nei paesi limitrofi e nelle scuole dell’agro di Agnone. Per i suoi precedenti politici si vede costretto a sostenere il concorso di direttore didattico a Venezia e qui finalmente lo vince. Dirige prima la scuola di Bonefro e in seguito le Elementari di Agnone, dove rimane fino al 1968, anno in cui va in pensione. Persona seria nei suoi ideali politici, morali e etici, assertore dei valori delle tradizioni e del vernacolo, collabora con il Devoto, che sovente studia i dialetti italiani. Le sue poesie sono quasi tutte inedite, come pure i bozzetti comici. Pubblica due lavori, “Ricerche, ricordi e fantasie di un ottuagenario molisano” (1985), in cui racconta episodi di storia politica e sociale di Agnone nel’900 e “Libero Serafini”. Dramma storico in tre atti (1986), opera teatrale che narra la vicenda dell’omonimo patriota agnonese morto nel 1799 per difendere la Repubblica partenopea. Delli Quadri muore ad Agnone il 9 maggio 1990.
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone. . In questo suo ultimo lavoro Domenico Meo opera per resistere contro il livellamento estremo della globalizzazione, ridando luce e voce alle tante bellissime sfumature del nostro dialetto, attraverso la scoperta o la riscoperta dei nostri Poeti Dialettali. (Il libro è disponibile telefonando allo 0865 78647)

1 COMMENTO

  1. Bella ironia, messa in poesia: una situazione che potrebbe verosimilmente essere accaduta .. Nei nostri paesi d’una volta c’era grandee vera fraternità, fra compaesani, ma spesso anche ignoranza del perdono; anzi la ripicca era facile, NON solo tra cummare e cummrelle, ma anche fra gli uomini.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.