Ateleta

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Ateleta

 

Comune  della  Provincia di  L’Aquila  in  Abruzzo.  Negli Negli anni la sua popolazione è scesa, da  un massimo di  3.433 abitanti,  agli attuali 1.194.

 

Dati amministrativi
Regione             Abruzzo
Provincia             L’Aquila
Sindaco             Giacinto Donatelli (lista civica) dal 05/04/2005

Territorio
Altitudine             760 m s.l.m.
Superficie             41,62 km²
Abitanti             1.174   (31-12-2010)
Densità             28,21 ab./km²
Frazioni             Carceri Alte, Carceri Basse, Colli, Sant’Elena
Comuni confinanti         Castel del Giudice (IS), Gamberale (CH), Palena (CH), Pescocostanzo, Roccaraso, San Pietro Avellana (IS)

Altre informazioni
Nome abitanti         ateletesi
Patrono             san Vincenzo Ferreri
Giorno festivo         5 aprile

Geografia
Ateleta è posta su territori della sponda sinistra del fiume Sangro, ad una altitudine compresa tra 737 metri della stazione ferroviaria ed i 1.883 metri di Monte Secine. La superficie comunale è di 4.169 ettari. Comprende il nucleo abitato del capoluogo e le frazioni di Carceri Alte, Carceri Basse e Sant’Elena. Gli abitanti sono circa 1.230 con elevato indice di persone anziane. È il più a sud dei comuni della provincia dell’Aquila. La montagna ateletese per antonomasia è il Monte Secine, ma è frequentata d’estate anche la zona del Monte dell’Ellera (Merzoni) che raggiunge l’altezza di 1.481 metri.
Il Monte Secine domina la vallata dove fra un’ansa e l’altra scorre il Sangro, che con le sue acque scava la roccia e fa ritrovare sulle sue sponde centinaia di esperti pescatori di trota e dove un tempo non molto lontano nuotava il gambero d’acqua dolce, ormai rimasto un ricordo nelle menti degli ateletesi più vecchi.  Folti boschi ricoprono colline e pianori; cerri, faggi ed alberi a foglia caduca colorano con diverse tonalità di verde il paesaggio (particolarmente suggestivo nella stagione autunnale). Il sottobosco regala prataioli, spinareie e qualche volta anche porcini; ma soprattutto per delizia del palato e dell’olfatto i tartufi di cui questa terra è particolarmente ricca.
L’unico sito archeologico sono i resti di un antico castello, nella zona Carceri, ormai andato distrutto nel terremoto del 1456.

Cenni storici
I primi agglomerati risalgono a un periodo non lontano dall’anno Mille e sono localizzati nelle zone di Roccapizzi, Carceri ed Asinella, siti poi distrutti dal terremoto del 1456.  Nel Settecento alcune famiglie di Pescocostanzo, a causa della crisi della pastorizia, si trasferirono in queste zone,; la popolazione raggiunge, alla fine del secolo, 607 persone. Durante l’occupazione napoleonica, Giuseppe de Thomasis fece pressione presso Gioacchino Murat, affinché fosse istituito il comune di Ateletae per incentivare l’arrivo di coloni, venne abolito il pagamento della tassa fondiaria e, infine, il 14 febbraio 1811 fu istituito il nuovo Comune di Ateleta. Col passare del tempo, la popolazione arrivò a toccare i 3.000 abitanti, ma all’inizio del ‘900, a causa della povertà e di mille difficoltà, molti emigrarono verso le Americhe. Durante la Seconda guerra mondiale Ateleta conobbe la devastazione di quasi il 90% del suo territorio disgraziatamente posizionato sulla linea Gustav. Dopo gli anni ’50 riprese ancora una volta il flusso migratorio verso nazioni che offrivano prospettive di vita migliori.

Urbanistica
Appena usciti dalla Fondo Valle Sangro, che collega il mare con la valle del Sangro, girando a sinistra abbiamo di fronte la Funticella, residuo restaurato dell’antico lavatoio con annesso abbeveratoio degli animali, quindi ci si immette in via Sangrina verso il paese, ma subito sulla destra si incontra la caserma dei carabinieri; continuando all’imbocco del ponte che scavalca il torrente S. Cristoforo a destra si incrocia la strada che porta alla zona residenziale del parco delle Tereselle e successivamente alla frazione di S. Elena. Attraversando il ponte c’è il panificio ed ancora a sinistra ci si immette nel parco pubblico dove al centro fa bella figura di sé un monumento che simboleggia una catena spezzata. Adesso c’è la strada che va in piazza Duca degli Abruzzi e quindi attraversando la zona artigianale si arriva a Trampaino. Proseguendo via Sangrina sbocchiamo nella piazza XX settembre, centro di ritrovo dei paesani; da qui proseguendo a sinistra si arriva all’ufficio postale ed alla stazione della Sangritana, e ancora allo stadio e verso il fiume Sangro. Sempre dalla piazza XX settembre continuando diritti ci portiamo, attraverso un viale di ippocastani, al cimitero del paese e così via ci si inoltra sulla vecchia strada che conduce a San Pietro Avellana e Castel di Sangro.
Nella precedente piazza si nota una lunga scalinata; via Roma, che si dirige verso piazza Carolina dove si trovano gli uffici del comune; da qui seguitando in una ragnatela di strade e stradine si sfocia nella via che ci fa arrivare a Carceri ed anche alle altre frazioni fino alla stazione di posta dove è adibita un’area da pic-nic. Alla destra di piazza XX settembre c’è un breve scalinata, interrotta dalla Circonvallazione, che ci permette di andare alla chiesa parrocchiale di S. Gioacchino . La circonvallazione ci collega con le residenze delle Coccinelle, paesino che si presenta con stradine intersecantesi, orti a ridosso di vecchie mura cadenti, scalinate inerpicantesi, selciati e giardini ricchi di fiori ed alberi fruttiferi.

Luogo di interesse
Museo della Civiltà Contadina

Gastronomia
Il piatto forte di questa zona è certamente l’agnello, cucinato in vari modi ma specialmente alla brace, sopra i tizzoni ardenti di legna di cerro da dove si effondono profumi che stimolano la voglia di mangiare; l’agnello di queste parti è particolarmente saporito, probabilmente ciò è dovuto alla caratteristica delle erbe e dei fiori che si trovano nei prati e dei quali si nutrono gli animali; appunto per questo agosto è festeggiato con la sagra dell’agnello.
Possiamo poi assaggiare le pizzelle, dolce tipico fatto di un impasto di uova, farina, zucchero ed un po’ di liquore, il tutto spalmato sopra un ferro caratteristico che reca intarsi a forma di rombi ed al centro le iniziali delle famiglie, e messo a scaldare sopra il fuoco del caminetto.
Le pizze fritte: farina, uvetta scorza di limone o arancio ed a tipo frittella l’impasto va cotto in olio bollente.
Come primo piatto abbiamo la zuppa, fatta di frittelle tagliate a dadini dove compaiono: uova, sale, farina e facoltativo il prezzemolo, immerso in un brodo di gallina.
Caratteristica è anche la pasta alla chitarra, dove la pittra, la sfoglia di pasta, viene rullata con yu-laanar, il mattarello, sopra l’apposito attrezzo chiamato per l’appunto: chitarra, il tutto viene condito col sugo d’agnello, particolarmente la parte della pancetta.
Le brasciole, dove si amalgamano cacio grattato grossolanamente, uova e prezzemolo, impastato a mo’ di polpetta che va fritta e poi messa dentro un sugo di pomodoro.

fonte: wikipedia

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