Ascensione di Nostro Signore

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Scritto di Domenico Meo [1]

L’Ascensione è una festa mobile ricorrente fra il 30 aprile e il 3 giugno, che celebra l’ascesa di Gesù al cielo, avvenuta quaranta giorni dopo la Resurrezione. Nel 2016 cade il 5 Maggio.

Il giorno dell’Ascensione è contrassegnato, un tempo più di oggi, da una particolare sacralità per un misterioso collegamento delle forze celesti con la terra. Questo giorno di festa, ritenuto carico di presagi dalla tradizione popolare, cade nel periodo di maggiore floridezza della natura, ed è caratterizzato dall’uso dell’ acqua e del latte, simboli di rigenerazione e di purificazione.

«Tre giorni avanti all’Ascensione sono le Rogazioni che furono istituite nel 396 da San Mamerto Vescovo. Nell’ 805 San Leone III Sommo Pontefice le ordinò di precetto, in tutta la chiesa per implorare la liberazione dai peccati e la moltiplicazione e la conservazione dei frutti della terra. Queste processioni sembrano ricordare le Ambarvalia, antiche feste romane celebrate alla fine di maggio in onore di Marte e di Cerere. Durante il rito, nel quale venivano sacrificati un porco, una pecora e un toro (suovetaurilia) dopo averli portati in processione intorno alla città, venivano impetrati la purificazione delle messi e un buon raccolto».[2]

Anche ad Agnone, fino a circa quaranta anni fa, si praticavano le Rogazioni. Il giorno dell’Ascensione, dopo la messa solenne, ogni parrocchia svolgeva la processione col suo Santo particolare. Nella parrocchia di San Marco sfilava in corteo San Cristanziano, in quella di San Pietro il Santo omonimo, a Sant’Amico si portava San Rocco, a San Biase e a Sant’Emidio il Santo omonimo, e a Sant’Antonio si recavano in processione Sant’Antonio di Padova e San Vincenzo Ferreri. I Santi venivano portati in aperta campagna, uscendo dalle antiche porte di accesso del paese. I fedeli pregavano e cantavano litanie, mentre il sacerdote, con una particolare benedizione,  invocava il Signore per la liberazione dai flagelli e dalle opere diaboliche.

Nel giorno dell’Ascensione, per evitare una maledizione, gli anziani raccomandavano di non andare a lavorare in campagna. Si soleva dire: Ne ìète ngambagna ca ve maledicene gné le frusche (non andate in campagna che vi maledicono come gli animali dannosi).

Al ritorno della processione, prima di rientrare nelle chiese, il sacerdote aspergeva con l’acqua santa alcune crocette di legno colorate, precedentemente affisse sui muri. Le crocette, che servivano a delimitare i confini fra una parrocchia e l’altra, identificandosi con la figura di Nostro Signore, volevano significare l’ascesa e la purificazione.

La festa dell’Ascensione era caratterizzata anche dall’abbondante uso di latte. Il giorno precedente, o la mattina della festa, i contadini si recavano nelle case dei signori, degli artigiani e degli amici, e in genere di tutte le persone con cui avevano un obbligo, portando in dono grossi recipienti di latte. Quantità particolarmente abbondanti le ricevevano i professionisti, ed in particolare i medici. I contadini e parecchi artigiani, consumavano, per la colazione, la giuncata (latte rappreso, non salato, messo a scolare in un cestello di giunchi chiamato in dialetto frescèlla).

Nella giornata, seguendo un’antica credenza popolare, i contadini non lavoravano i formaggi. In caso contrario, le mucche non avrebbero più prodotto il latte. Ancora oggi, il  riso con il latte costituisce il cibo rituale di alcune famiglie agnonesi.

 

 

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[1] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[2]A.M. Antoni e C.Lapucci, I proverbi dei mesi, Ed. Cappelli, Bologna 1975, pp. 125-126.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

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